domenica 24 maggio 2015

Le mafie e la bellezza


In questi giorni di commemorazioni (di presenzialismo postumo e cattive coscienze) delle vittime di mafia e vittime per la Causa, ancora più forte riverberano le parole di una delle rarissime persone che la mafia l'hanno combattuta esclusivamente per intima convinzione. In una famiglia mafiosa, in un paese di mafia, in una regione di mafia ed in un Paese mafioso per fantozziana indole, Peppino Impastato suggerisce: "Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un'arma contro la rassegnazione, la paura e l'omertà. All'esistenza di orrendi palazzi sorti all'improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l'abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore".
Cinisi, 5 gennaio 1948 – Cinisi, 9 maggio 1978, ucciso dalla mafia.