venerdì 9 gennaio 2015

Perché Parigi e perché ora.


Torno a ripetere che siamo in guerra e la strage parigina ne è la tragica conferma; tuttavia, nonostante quanto molti osservatori continuano a ripetere, questa non è una guerra di civiltà. Questo concetto era aderente alla realtà ed aveva un fondamento teorico condivisibile a cavallo dell'11/09, ma oggi il mondo è totalmente cambiato e sono cambiati soprattutto gli attori coinvolti. 
Il primo errore da non fare è sovrapporre i piani argomentativi: una cosa è il rapporto del mondo musulmano con l'occidente, altro sono i rapporti all'interno della galassia radicale islamica. Primo: in occidente, ed in Europa in particolare, il meticciato è il futuro -piaccia o no- la commistione noi/loro non può essere fermata e quindi va gestita; secondo: il terrorismo fideista nelle sue sfaccettature si contende il primato del radicalismo per monetizzare la disperazione di milioni di musulmani.
A questa premessa va ancora aggiunto il dato che mentre l'occidente è ancora fatto di stati ed organizzazioni sovranazionali rappresentative, il mondo islamico per la maggior parte è gestito politicamente da stati deboli e comunque non rappresentativi di una forte unità nazionale. Questa debolezza consente alle diverse organizzazioni radicali di sviluppare azioni terroristiche al fine preparare  il successivo salto di qualità divenendo insorgenti e quindi occupare i territori nei quali, appunto, gli stati non riescono ad esercitare la propria sovranità, basti ad esempio citare la Siria, il Mali, la Libia, la Nigeria, l'Iraq, solo per restare alle realtà più note.
Quello di Parigi non è un atto di guerra all'occidente ma una dimostrazione di forza nello scontro tra i due radicalismi di Al-Qā‘ida e dello Stato Islamico per rivendicare il primato nella lotta agli infedeli assumendo quindi un ruolo ben preciso di riferimento per tutti i musulmani radicalizzati da motivi di scontento e odio nei confronti dell'opulento occidente.
Quello di Parigi è il peggior attacco terroristico negli ultimi 20 anni e supera il numero di vittime della campagna terroristica in 1995/1996 e perfino di quella di metà degli anni '80 e '70. Inoltre questo è fondamentalmente diverso anche dai recenti attacchi in Australia, Canada e New York, che sono stati perpetrati da un cosiddetto "lupo solitario"; gli autori dell'attacco di Parigi sono stati addestrati, sono disciplinati e avevano un piano che hanno eseguito.
Tuttavia, mi concentrerei non sulla cronaca dei fatti, che come vediamo soffre di una schizzofrenia tipica del modo di fare informazione contemporanea, quanto piuttosto sul dato che i servizi d'informazione non sono in grado di prevedere questo tipo di minaccia per la semplice ragione che sono formati per contrastare un nemico che parla il loro stesso linguaggio e quindi si organizza nello stesso modo; oggi che gli stati nazionali sono in evidente crisi di sovranità gli attori in gioco si sono moltiplicati e, grazie ai fenomeni economici e tecnologici globalizzati, sono in grado di crearsi un'agenda politica ben precisa che prevede il necessario uso della violenza. 
Tra questi attori emergono per l'intrinseca pericolosità quelli che riescono a sfruttare l'intreccio affaristico terrorismo-criminalità-corruzione.  Quest'intreccio è via più l'elemento cardine da comprendere nelle sue dinamiche per affrontare una minaccia poliedrica che influirà con sempre maggiore forza nella dinamica delle relazioni internazionali non più esclusiva degli stati nazionali ma anche e sempre con maggiore evidenza di entità non statali o anti-statali.
Quando uno stato non esercita il controllo del proprio territorio è logico che il derivante vuoto di potere verrà immediatamente riempito dalle comunità locali che, sostituendosi ad esso, ne eserciteranno le prerogative regolando le attività economoniche lecite e criminali. Quest'attività di regolamentazione è possibile solamente se scendono a patti: la politica, l'economia e la criminalità locale dando vita a rapporti osmotici nell'interesse comune e convergente di gestione  del potere locale. Quando questo fenomeno si concretizza in occidente prende la forma del Sistema Mafioso che ben si conosce, quando si materializza nei paesi a debole sovranità nascono i fenomeni di terrorismo ed insorgenza.
In ultima analisi non è più credibile parlare di geopolitca senza avere in agenda la conoscenza della relazione che intercorre tra terrorismo-criminalità-corruzione.