venerdì 5 dicembre 2014

Metodo e Sistema Mafioso


Per un mio profondo senso di pudore non ho mai voluto usare l'immagine che caratterizza questo pezzo perché ritengo che certe esperienze debbano restare un fatto personale e perché d'altro canto non volevo perpetuare moralmente lo scempio che se ne è fatto a livello mediatico e personale quale feticcio e strumento di generica millanteria.
Ma arriva il momento di affermare con chiarezza e rivendicare con fierezza l'idea di fondo che ha ispirato la vita di uomini e donne che come loro sono stati ammazzati semplicemente  perché non piegatisi ai tentativi di corruzione, vero male assoluto e unico elemento propulsore per lo sviluppo dei fenomeni criminali di tipo mafioso e del Sistema Mafioso.
Lo spunto è dato dall'ennesima commedia italiana messa in scena in questi giorni nella capitale condita da candido pudore, fatua indignazione, immeritate rivendicazioni ma soprattutto colpevole ignoranza. Mi spiego: nessuno può oramai rivendicare ed appellarsi al diritto di non sapere come funziona il sistema clientelare di questo paese che ne ha sclerotizzato il sistema nervoso e drenato quello sanguigno. 
In una abusata intervista Giovanni Falcone parlò della mafia siciliana come di un fenomeno umano che sarebbe, in quanto tale, giunto ad una naturale fine; non ho mai condiviso questa affermazione pur comprendendone il senso reale poiché credo si riferisse non alla mafia come fenomeno criminale quanto piuttosto specificamente all'esperienza "corleonese". 
Le mafie, tutte le mafie, in tutto il mondo, come la mia esperienza pratica e di studio evidenzia, in quanto fenomeno delinquenziale possono agevolmente essere contrastate e sconfitte dalle forze dell'ordine per essere ridotte a meri fenomeni di devianza. Tanto è vero che, ad esempio, le numerose operazioni antimafia portate a termine di recente in Sicilia hanno colpito le famiglie dei mandamenti storici di Palermo, impensabili per numero, dimensioni ed efficacia anni addietro. Questo è stato possibile perché oggi la mafia siciliana non ha più le coperture, e non solo quelle politiche, di un tempo, che vengono meno per il semplice fatto che non ci sono lucrosi affari all'orizzonte in cui far convergere i propri interessi. In Italia, o meglio in gran parte di essa, è fortissima, ancora oggi, non solo la presenza delle mafie storiche, che ribadisco potrebbero essere spazzate via in breve tempo, ma soprattutto l'azione pervasiva e predatoria di quello che non è il semplice metodo mafioso, ovvero il ricorso alla forza intimidatrice che promana dal vincolo associativo ottenendo una diffusa omertà, per commettere i reati tipicamente mafiosi dell’estorsione, dei traffici illeciti in particolare (per capirci quello previsto dall'attuale formulazione del 416/bis c.p.), -sul quale vengono surrettiziamente schiacciate le responsabilità del malgoverno indicando quale unico responsabile la mafia in senso lato- quanto piuttosto il Sistema Mafioso che vede la convergente cointeressenza della criminalità mafiosa, ma anche e soprattutto di poteri criminali economici e politici. 
Le società, in modo particolare quelle occidentali, si fondano su tre poteri dominanti: politico, economico e criminale; questi agiscono in un continuo altalenarsi di equilibrio e squilibrio in cui ognuno cerca di guadagnare spazio a discapito dell'altro. In paesi come quelli nordici è ancora oggi la politica ad avere il sopravvento sugli altri due che vengono quindi limitati nelle rispettive azioni e derive; negli stati falliti è ovviamente la criminalità, nelle sue diverse forme, ad avere preso il sopravvento sulla politica facendo affari con i poteri economici di cui diviene complice ed, infine, in stati di mezzo come il nostro la politica arranca non esprimendo più il suo potenziale di regolamentazione della vita collettiva lasciando ampio spazio all'azione criminale della bassa politica, della cattiva economia e delle mafie. Un sistema che si perpetua, si autoassolve e continua a distruggere l'Italia.
Ieri era il boss Frank Coppola che sin dagli anni Sessanta, dal suo esilio dorato di Pomezia sul litorale laziale, aveva esteso gli interessi della mafia siciliana sulla capitale, mentre oggi è Massimo Carminati, non un mafioso in senso stretto ma un uomo che ha sempre vissuto nella Terra di Mezzo, a parlare di questo Sistema Mafioso come inevitabile portato della società italiana ed ineludibile coacervo d'interessi illeciti; una Terra di Mezzo da occupare a qualsiasi costo e soprattutto tramite qualsivoglia compromesso grazie allo strumento più efficace in assoluto: la corruzione. 
Di certo non solo in Italia l’unico crimine che più degli altri è responsabile del degenerare delle comunità è la corruzione, capace di sedurre chiunque come ci ricorda il detto "tutto ha un prezzo"; la corruzione è, senza tema di smentita, il reato da colpire con maggiore forza dissuasiva e coercitiva poiché rappresenta il volano di qualsiasi attività illecita di un certo spessore. La corruzione fa venire meno il patto di fede sottoscritto dal corrotto e questo vale per il privato e con peggiori effetti per il pubblico. Il basista di una rapina, fornendo indicazioni ai rapinatori, viola il patto di fedeltà che ha sottoscritto con il suo datore di lavoro alla stregua della badante che fornisce indicazioni ai suoi complici per violare l’appartamento dei suoi datori di lavoro, violando il patto di fedeltà verso chi l’ha assunta. Ma quando a violare questo patto è un pubblico ufficiale l’atto è ancora più grave oltre che per i danni oggettivi che può arrecare alla comunità perché egli viola il patto di fedeltà assunto con lo stato e quindi con tutti noi che finiamo per pagarne le conseguenze morali e materiali.
Ridotto il fenomeno della corruzione si ridurrebbe il potere tanto delle mafie quanto dei vari circoli di malaffare che operano secondo il Sistema Mafioso; non è assolutamente tollerabile una legislazione che non combatta con ferocia e iperbolicamente con accanimento questo reato. Il corruttore ed il corrotto devono temere le conseguenze delle proprie azioni e non poter contare sulla mellifluità legislativa in materia.
Le mafie esistono è vero, ma tanto più quest'assunto è accettato tanto maggiore è la colpevole ignavia dei più che all'ombra di essa fanno affari e carriere a detrimento dell'intera collettività che se non crede agli asini che volano è solo perché non se ne parla.