venerdì 12 dicembre 2014

Mafia 0.1, l'evoluzione.


L'Italia è concretamente ed ineludibilmente giunta ad una fase di possibile ed auspicabile transizione e cambiamento. Ancora una volta -come vent'anni orsono- questa opportunità scaturisce  dall'azione della magistratura che in questi giorni, da Roma, con l'indagine denominata Mafia Capitale, ha mostrato al Paese ed al mondo intero, qual'è il suo male profondo da estirpare con determinazione e improcastinabile tempismo: la corruzione! 
Alla corruzione è legato il successo di qualsiasi organizzazione criminale che agisce sfruttando il metodo mafioso indipendentemente dal luogo e contesto in cui agisca. Le mafie, allorquando grazie alla corruzione non riescono a sfruttare il potere politico ed economico, sono delle semplici organizzazioni criminali e possono essere agevolmente sconfitte dallo stato! Chiarisco subito quale differenza esiste tra Metodo Mafioso e Modello Sistemico Mafioso. Il metodo mafioso è lo strumento per mezzo del quale le associazioni criminali riescono a prevaricare il libero arbitrio delle proprie vittime attraverso la forza intimidatrice che deriva dal vincolo associativo creando il fenomeno dell'omertà, ossia la scarsa propensione a denunciare i torti subiti; il modello sistemico mafioso, invece, rappresenta il passaggio  criminologico successivo in virtù del quale interagiscono, sfruttando il metodo mafioso, per il medesimo fine dell'arricchimento e ricerca del potere, oltre alle organizzazioni di criminali anche forme devianti di politica ed economia. Questa interazione è possibile esclusivamente grazie alla corruzione che rompe il legame di fedeltà al quale è tenuto il corrotto in ragione della propria posizione, sia esso un pubblico ufficiale o un privato impiegato d'azienda.
L'indagine della procura romana "Mafia Capitale" che in questi giorni sta scuotendo l'Italia al di la della sua valenza politica mette in evidenza una novità assoluta nel panoramama giurisprudenziale italiano nel contrasto alle organizzazioni criminali di tipo mafioso ossia la possibilità di colpire qualsiasi organizzazione criminale che faccia ricorso al metodo mafioso indipendentemente dai legami con le mafie storiche quali mafia siciliana, camorra e 'ndrangheta. 
Finalmente, come auspicato da tempo, un giudice ritiene possibile che il metodo mafioso possa essere attribuito anche ad un'organizzazione criminale non rientrante nel novero di quelle classiche e, in questo modo, rendere teoricamente possibile in futuro contrastare qualsivoglia organizzazione criminale, italiana o straniera, che per perseguire i propri fini impieghi l'intimidazione mafiosa, ricorrendo al corpus normativo relativo ai reati di mafia. In verità qualche tentativo in questa direzione si è registrato in passato ma ancora non ha innescato il processo virtuso che condurrebbe ad una armonica, aderente e consolidata giurisprudenza in materia.
"Mafia Capitale" è la storia di un gruppo di personaggi di varia estrazione criminale, alcuni con passato da terrorista, di facilitatori e di politici corrotti le cui cointeressenze hanno generato un'organizzazione criminale che agiva secondo il Modello Sistemico Mafioso realizzando reati classici di criminalità e fiumi di denaro corrompendo gli amministratori locali per ottenere appalti di vario genere dal comune di Roma. Quest'indagine conferma ancora una volta che le mafie oramai non sono più solamente quelle classiche legate ad un territorio specifico, che per altro hanno perso, per vari motivi, gran parte del loro potere criminale, ma anche, e soprattutto, quelle organizzazioni criminali capaci di intessere rapporti con i sistemi economici e politici corrompibili e corrotti. Uno dei maggiori indagati, Massimo Carminati, intercettato dai Carabinieri, parlando con un affiliato esprime questo concetto: "...esiste un mondo di sopra ed uno di sotto che fisiologicamente devono trovare un punto di contatto; questo contatto da sempre si realizza in una Terra di mezzo in cui tutti collaborano ai fini illegali perche quelli del mondo di sopra hanno bisogno dei criminali...".
E' chiaro a chiunque che questa criminalità mafiosa, svincolata dal vecchio modello di controllo fisico di un territorio, ricalca i prototipi criminali di tutte le organizzioni delinquenaziali di maggior spessore a livello mondiale indipendetemente dall'origine. Ogniqualvolta ed ovunque, un'organizzazione criminale ricorre al metodo mafioso dell'intimidazione e mette a disposizione della politica e dell'economia corrotta la propria attività prende vita un'organizzazione di livello superiore che configura il Modello Sistemico Mafioso ben più efficacie e resiliente di qualsiasi semplice organizzazione criminale anche mafiosa.
La mafia siciliana come ho anticipato nel mio pezzo Mafia 0.0 sta attraversando una fase di ritorno alle orgini avendo perso gli agganci del vecchio Modello Sistemico Mafioso di riferimento che le ha consentito di prosperare per decenni, mentre ad esempio lo stesso non si può ancora affermare per la 'ndrangheta nonostante l'attività dura di contrasto ancora forte e virulenta. Allora comprendiamo il perchè oggi mentre in Sicilia le forze di polizia mettono a segno numerose attività investigative colpendo duramente le vecchie famiglie mafiose, nonstante tutto, sulla 'ndrangheta si incontrano ancora numerose difficoltà. In Italia, inoltre, va aggiunto ancora che operano diverse organizzazioni
criminali straniere, albanesi, nigeriane, rumene, georgiane e ucraine e tutte vengono perseguite come associazioni criminali semplici, mentre, come auspichiamo, anche in relazione al passo avanti in materia scaturito dall'attività della Procura di Roma, si potrà iniziare a riconoscere per esse l'aver agito sfruttando la forza d'intimidazione del metodo mafioso prima che esse si radichino sul territorio al punto di essere pronte al salto di qualità per entrare a far parte del Modello Sistemico Mafioso come accadde, ad esempio, alla criminalità italiana americana newyorkese a partire dagli anni Cinquanta del Ventesimo secolo.
Individuare, e descrivere questi due modelli di comportamento criminale consente di poter studiare e suggerire alla politica le necessarie contromisure per fronteggiare queste nuove e virulente forme criminali che attecchiscono soprattutto nei paesi ad alto indice di corruzione portandoli al fallimento.

mercoledì 10 dicembre 2014

Master in Geopolitica online 'Caos & Poteri'.


Finalmente siamo prossimi all'inzio della sesta edizione del master di alta geopolitica "CAOS & POTERI" organizzato dall'associazione culturale Oltreilimes, dalla Società per l'Organizzazione Internazionale SIOI e dalla rivista italiana di geopolitica Limes.
Prima di lasciare la parola per l'introduzione del master al direttore della rivista Limes, Lucio Caracciolo, vorrei brevemente parlare del dominio "Geopolitica dei fenomeni criminali" che curerò personalmente. 
Si tratta di una novità assoluta nel panorama della formazione in tema di geopolitca che prende atto con coraggio e lungimiranza del fatto che i fenomeni criminali -oramai definitivamente globalizzati- esercitano un forte impatto tanto sulle singole comunità quanto sugli Stati determinando, per logica conseguenza, anche sensibili effetti sugli equilibri internazionali. 
Tratteremo quindi i fenomeni classici di criminalità internazionale quali i traffici illeciti di varia natura, ma parleremo anche della corruzione e di come essa incida pesantemente sulla sovranità nazionale; del ruolo dei media nel trattare e presentare i fenomeni criminali e di come la criminalità sia sempre più connessa ai fenomeni d'insurgency come nel caso recente dell'ISIS o quello di al-Shaabab o ancora di Boko Haram  o delle milizie centro africane. 
Chiunque volesse acquisire nuove chiavi di lettura e d'interpretazione di quanto avviene ogni giorno intorno a noi, influenzando anche inavvertitamente le nostre vite, troverà questo master un validissimo strumento acquisendo nel contempo un metodo d'analisi geopolitica dei fatti del mondo.  
Premesso questo, lascio presentare il master a Lucio Caracciolo, direttore della rivista di geopolitica Limes.



Il Master di Geopolitica online “Caos & Poteri” è organizzato  congiuntamente dalla Società Italiana per l'Organizzazione Internazionale (Sioi), da Limes e dalla associazione culturale Oltreillimes, su piattaforma e-learning.

Il percorso formativo, riprendendo il filo conduttore del master 2013-2014, intende approfondire le logiche del mutamento che si manifestano all’interno di scenari complessi particolarmente significativi in cui si muovono e interagiscono i grandi fenomeni finanziari. 

In questo contesto, vecchi e nuovi attori si alternano sulla scena politica e le dinamiche economiche e/o geopolitiche inducono fenomeni di espansione o di balcanizzazione. Particolare attenzione sarà rivolta ai cambiamenti climatici, sotto il profilo sia delle relative cause che delle loro conseguenze, nonché ai trends energetici che sono ormai il motore primo delle scelte politiche ed economiche.

L’attività didattica si svolge interamente online, a cadenza settimanale attraverso videolezioni (moduli tematici), aggiornamenti flash su temi di attualità (rubrica Il punto) e assidui incontri interattivi (conference room), per un totale di 40 ore di didattica audiovisiva e interattiva e almeno 100 ore di tutoraggio dedicato ai corsisti (di cui l’80% one-to-one). 

L’utilizzo di strumenti multimediali consente ai corsisti di interagire con i tutor e con gli altri partecipanti, secondo orari e modalità personalizzati. Due tutor didattici e un tutor informatico accompagneranno i corsisti nell’uso della piattaforma, nelle attività di interazione di gruppo sul forum, in conference room e nella impostazione della tesina finale (circa 30 mila battute, in linea con i temi trattati dal corso).

Le domande di iscrizione, accolte in ordine cronologico di arrivo, devono essere presentate compilando il modulo online sul sito www.sioi.org, versando contestualmente la quota di iscrizione al corso, pari a euro 950,00.

Prima di salutarvi ricordo che è previsto un ulteriore sconto per i lettori di questo blog previ contatti diretti scrivendomi all'indirizzo antonio@antoniodebonis.com
A presto 


venerdì 5 dicembre 2014

Metodo e Sistema Mafioso


Per un mio profondo senso di pudore non ho mai voluto usare l'immagine che caratterizza questo pezzo perché ritengo che certe esperienze debbano restare un fatto personale e perché d'altro canto non volevo perpetuare moralmente lo scempio che se ne è fatto a livello mediatico e personale quale feticcio e strumento di generica millanteria.
Ma arriva il momento di affermare con chiarezza e rivendicare con fierezza l'idea di fondo che ha ispirato la vita di uomini e donne che come loro sono stati ammazzati semplicemente  perché non piegatisi ai tentativi di corruzione, vero male assoluto e unico elemento propulsore per lo sviluppo dei fenomeni criminali di tipo mafioso e del Sistema Mafioso.
Lo spunto è dato dall'ennesima commedia italiana messa in scena in questi giorni nella capitale condita da candido pudore, fatua indignazione, immeritate rivendicazioni ma soprattutto colpevole ignoranza. Mi spiego: nessuno può oramai rivendicare ed appellarsi al diritto di non sapere come funziona il sistema clientelare di questo paese che ne ha sclerotizzato il sistema nervoso e drenato quello sanguigno. 
In una abusata intervista Giovanni Falcone parlò della mafia siciliana come di un fenomeno umano che sarebbe, in quanto tale, giunto ad una naturale fine; non ho mai condiviso questa affermazione pur comprendendone il senso reale poiché credo si riferisse non alla mafia come fenomeno criminale quanto piuttosto specificamente all'esperienza "corleonese". 
Le mafie, tutte le mafie, in tutto il mondo, come la mia esperienza pratica e di studio evidenzia, in quanto fenomeno delinquenziale possono agevolmente essere contrastate e sconfitte dalle forze dell'ordine per essere ridotte a meri fenomeni di devianza. Tanto è vero che, ad esempio, le numerose operazioni antimafia portate a termine di recente in Sicilia hanno colpito le famiglie dei mandamenti storici di Palermo, impensabili per numero, dimensioni ed efficacia anni addietro. Questo è stato possibile perché oggi la mafia siciliana non ha più le coperture, e non solo quelle politiche, di un tempo, che vengono meno per il semplice fatto che non ci sono lucrosi affari all'orizzonte in cui far convergere i propri interessi. In Italia, o meglio in gran parte di essa, è fortissima, ancora oggi, non solo la presenza delle mafie storiche, che ribadisco potrebbero essere spazzate via in breve tempo, ma soprattutto l'azione pervasiva e predatoria di quello che non è il semplice metodo mafioso, ovvero il ricorso alla forza intimidatrice che promana dal vincolo associativo ottenendo una diffusa omertà, per commettere i reati tipicamente mafiosi dell’estorsione, dei traffici illeciti in particolare (per capirci quello previsto dall'attuale formulazione del 416/bis c.p.), -sul quale vengono surrettiziamente schiacciate le responsabilità del malgoverno indicando quale unico responsabile la mafia in senso lato- quanto piuttosto il Sistema Mafioso che vede la convergente cointeressenza della criminalità mafiosa, ma anche e soprattutto di poteri criminali economici e politici. 
Le società, in modo particolare quelle occidentali, si fondano su tre poteri dominanti: politico, economico e criminale; questi agiscono in un continuo altalenarsi di equilibrio e squilibrio in cui ognuno cerca di guadagnare spazio a discapito dell'altro. In paesi come quelli nordici è ancora oggi la politica ad avere il sopravvento sugli altri due che vengono quindi limitati nelle rispettive azioni e derive; negli stati falliti è ovviamente la criminalità, nelle sue diverse forme, ad avere preso il sopravvento sulla politica facendo affari con i poteri economici di cui diviene complice ed, infine, in stati di mezzo come il nostro la politica arranca non esprimendo più il suo potenziale di regolamentazione della vita collettiva lasciando ampio spazio all'azione criminale della bassa politica, della cattiva economia e delle mafie. Un sistema che si perpetua, si autoassolve e continua a distruggere l'Italia.
Ieri era il boss Frank Coppola che sin dagli anni Sessanta, dal suo esilio dorato di Pomezia sul litorale laziale, aveva esteso gli interessi della mafia siciliana sulla capitale, mentre oggi è Massimo Carminati, non un mafioso in senso stretto ma un uomo che ha sempre vissuto nella Terra di Mezzo, a parlare di questo Sistema Mafioso come inevitabile portato della società italiana ed ineludibile coacervo d'interessi illeciti; una Terra di Mezzo da occupare a qualsiasi costo e soprattutto tramite qualsivoglia compromesso grazie allo strumento più efficace in assoluto: la corruzione. 
Di certo non solo in Italia l’unico crimine che più degli altri è responsabile del degenerare delle comunità è la corruzione, capace di sedurre chiunque come ci ricorda il detto "tutto ha un prezzo"; la corruzione è, senza tema di smentita, il reato da colpire con maggiore forza dissuasiva e coercitiva poiché rappresenta il volano di qualsiasi attività illecita di un certo spessore. La corruzione fa venire meno il patto di fede sottoscritto dal corrotto e questo vale per il privato e con peggiori effetti per il pubblico. Il basista di una rapina, fornendo indicazioni ai rapinatori, viola il patto di fedeltà che ha sottoscritto con il suo datore di lavoro alla stregua della badante che fornisce indicazioni ai suoi complici per violare l’appartamento dei suoi datori di lavoro, violando il patto di fedeltà verso chi l’ha assunta. Ma quando a violare questo patto è un pubblico ufficiale l’atto è ancora più grave oltre che per i danni oggettivi che può arrecare alla comunità perché egli viola il patto di fedeltà assunto con lo stato e quindi con tutti noi che finiamo per pagarne le conseguenze morali e materiali.
Ridotto il fenomeno della corruzione si ridurrebbe il potere tanto delle mafie quanto dei vari circoli di malaffare che operano secondo il Sistema Mafioso; non è assolutamente tollerabile una legislazione che non combatta con ferocia e iperbolicamente con accanimento questo reato. Il corruttore ed il corrotto devono temere le conseguenze delle proprie azioni e non poter contare sulla mellifluità legislativa in materia.
Le mafie esistono è vero, ma tanto più quest'assunto è accettato tanto maggiore è la colpevole ignavia dei più che all'ombra di essa fanno affari e carriere a detrimento dell'intera collettività che se non crede agli asini che volano è solo perché non se ne parla.
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