domenica 16 novembre 2014

L'Europa sfida l'Orso Russo e gioca con il "fuoco"


Il parlamento europeo ha detto sì all’accordo di partnership commerciale Dctfa “zona di libero scambio globale ed approfondito” tra l’Unione e la Moldavia. Interessante, al di là della routine di ricerca di sempre nuovi mercati per le commercializzazione dei prodotti interni dell’unione, è un inciso dell’accordo che estende la sua forza “…all’intero territorio nazionale riconosciuto dalla Repubblica di Moldavia…”. E qui bisogna aprire una riflessione poiché la formula pattizia sottende in concreto il territorio dell’autoproclamata, dal 2 settembre 1990, repubblica di Transnistria che non riconosce l’autorità moldava ed è di fatto sotto tutela Russa. 
Si tratta di un’evidente sfida alla Russia di Vladimir Putin.
La questione Moldava si deve inquadrare politicamente in un preciso contesto; Moldavia vuol dire Romania e questa vuol dire Europa. Vladimir Putin è consapevole di non poter esercitare alcuna forma d’ingerenza militare diretta, diversamente da quanto avvenuto in Georgia ed Ucraina, poiché l’Europa non resterebbe inerte così come la stessa NATO, e quindi, in questo quadrante geostrategico, la partita si giocherà ricorrendo ad un mazzo di carte differente: quello del soft power di cui Mosca, dai tempi della guerra fredda, non è più abituata a servirsi. Soft power vuol dire sfruttare la capacità d’intelligence, di pressione diplomatica e di ricatto energetico, ma anche d’impiego della criminalità organizzata. Un esempio di quanto questa regione sia sensibile sotto questo profilo lo si trova nel post Terrorism-civil-wars-and-crime-how-does it work nel quale traccio alcuni profili connessi all’operatività della criminalità organizzata di origine slava che nella regione dell’auto proclamata repubblica di Transnistria (in russo Приднестровская Молдавская Республика, Repubblica Moldava di Pridnestrov’e, uno stato indipendente de facto ma non riconosciuto come tale dai Paesi membri dell'ONU essendo considerato de iure parte della Repubblica di Moldavia) ha trovato un ambiente favorevole a qualsiasi attività illegale e criminale con il sostegno anche di diversi stati tra i quali la stessa Russia che ha supportato, ma più prosaicamente voluto, la creazione di quest’area franca nel cuore europeo.   
La politica estera di Putin, spesso accusata di revanscismo, trova, e bisogna dirlo, un suo fondamento nel trattamento che le è stato riservato quale scotto da pagare per aver perso la partita geopolitica della Guerra Fredda dall’occidente che per l’ennesima volta ha ignorato il consiglio di sir Winston Churchill su come trattare gli sconfitti evitando umiliazioni e tradimenti. La Russia avverte il senso di accerchiamento che dall’esterno cerca di limitare la sua sfera d’influenza e ad esso reagisce. Certo, le recenti sanzioni economiche legate alla crisi ucraina hanno effetto e non può certo essere considerata una coincidenza la dichiarazione resa ieri 14 novembre a Brisbane, a margine del G20, dal presidente Putin che ricordava alla Germania, affinché l’Unione comprenda, che queste costeranno 300.000 posti di lavoro ai tedeschi.
Ora, seppure l’Unione ha senz’altro bisogno di aumentare le relazioni commerciali agevolate da patti bilaterali al fine di dare ossigeno alle esportazioni, la Moldavia non sembra essere una soluzione definitiva e determinante, l’ultima spiaggia, al punto da dover accettare le conseguenze che un’ulteriore area di crisi ai confini orientali comporterebbe.  
La Guerra fredda ora tornata in auge non è in realtà  mai terminata nonostante la battaglia vinta con la caduta del muro di Berlino ed il cambio ideologico in Russia che ha spazzato via l’ingombrante eredità rivoluzionaria. Oggi il presidente Putin ha le mani libere in patria e carte da giocare nell’agone internazionale per contrastare le mosse di un’Europa divisa ed in crisi, ed un’America ridimensionata a causa dei suoi stessi errori. 
La strategia estera degli Stati Uniti verso l’Europa è sempre più marcata dal ricatto economico che presto diverrà esplicito con l’adozione del Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti TTIP il quale, nell’intenzione statunitense, sottrarrà l’Europa all’influenza russa e cinese.
Crisi economiche, guerra fredde, calde o tiepidine, trattati economici e zone franche, la moltiplicazione dei poteri e la diminuzione di quello dello stato-nazione, oramai ridotto ad un attore fra i tanti in campo, rende il futuro sempre più incerto e quindi è necessario dotarsi di  strumenti utili alla comprensione dei fatti; sviluppare un nuovo spirito critico questo è l’imperativo.