lunedì 24 novembre 2014

Africa e terrore


Medio Oriente, Siria ed Iraq, Africa, Sahel e Mali, Somalia e Nigeria, il terrore e l'insicurezza caratterizzano la vita quotidiana di milioni di persone inermi e rassegnate vittime di un gioco politico del quale spesso non conoscono, e comunque non capiscono, le ragioni. Il terrore diffuso è il risultato di giochi di potere che si autoalimentano a favore di alcuni centri di potere che sfruttano la miseria delle popolazioni locali con un dualismo cinico ed abbietto. E' un gioco assurdo i cui protagonisti  creano milizie, fideste o laiche, alimentate dalla manodopera reclutata nei ceti più negletti, poichè facilmente sedotta da guadagni certi, che vengono mandati a combattere una guerra che investe le comunità locali che vengono direttamente colpite da queste milizie poichè facile e sacrificabile bersaglio in uno scontro tra terrorismo, e quindi insicurezza ed instabilità, e potere costituito, ossia pretesa garanzia di sicurezza. Ancora una volta gli unici a rimetterci -in ogni caso e comunque- sono le comunità povere e neglette del territorio sempre in balia degli eventi determinati da strategie decise a tavolino da poteri superiori. In questo continuo scontro tra insicurezza e sicurezza  si gioca il futuro di intere nazioni in teatri internazionali sempre più riottosi a piegarsi a qualsiasi regola condivisa nell'ottica di una nuova forma di medioevo a-polare in cui i poteri si sono moltiplicati e incidono nelle dinamiche di qualsiasi nazione. In Somalia, da anni, gli eredi delle Corti Islamiche, coagulo d'interessi economici e di vari warlords, organizzazione nata sulle ceneri della guerra civile degli anni Ottanta, i giovani radicali islamici di al-Shaabab, milizia affiliata al franchising di al-Qaida, contrastano il governo centrale sostenuto dalla comunità internazionale e supportato dalle forze dell'African Union Mission in Somalia (AMISOM), un'operazione di regionale di peacekeeping  dell'Unione Africana sotto l'egida dell'ONU   http://amisom-au.org/. Questo conflitto interno alla Somalia investe la vita quotidiana delle comunità che sempre più stesso divengono vittime inconsapevoli di assurde atrocità. Il caso più emblematico riguarda le forze terrestri di contro insorgenza fornite dal Kenia all'AMISOM che operano in Somalia confrontandosi con la milizia degli Shaabab. Si è innescato un perverso scambio di operazioni militari e rappresaglie che ha per vittima prevalentemente la popolazione civile. Tutto si è radicalizzato quando nel 2012 le forze keniote hanno sottratto alla milizia islamica il controllo del porto commerciale di Kysmaio sul golfo di Aden interrompendo un consistente flusso di capitali generati dal controllo del contrabbando di carbone verso i paesi della penisola arabica controllato dagli Shaabab. 
Per rappresaglia, quest'ultimi hanno portato lo scontro direttamente in Kenia realizzando un attentato kamikaze nel centro commerciale di Westgate Mall in Nairobi che ha provocato la morte di 70 persone. Più di recente, il 21 novembre la polizia keniota ha fatto irruzione in una moschea di Mombasa ed ha arrestato alcuni giovani ritenuti essere affiliati ad al-Shaabab, sequestrando armi e documenti. La risposta non si è fatta attendere e infatti il 28 successivo un commando di miliziani si è vendicata sequestrando un pullman di pescatori  che si recavano per affari nella capitale Nairobi.
Il commando ha fermato il mezzo in territorio keniota e dopo avere lasciato andare i mussulmani ha trucidato 28 cittadini kenioti; la scelta delle vittime è stata dettata daun macrabo rituale per cui  coloro i quali non sapevano recitare i versi del Corano venivano  freddati sul posto con un colpo in testa. Quindi, ancora una volta, le vittime di questa nuova epoca del terrore altro non sono che poveracci in cerca di sopravvivenza e che spesso altro non trovano che una morte perfino beffarda.