mercoledì 12 novembre 2014

43 studenti ammazzati e la coscienza del Messico e dei messicani


Una cosa è lo Stato, un’altra è la sua nazione ed ancora altro è il suo popolo. Oggi quanto accade in Messico esprime meglio di qualsiasi trattato sociologico le diverse  sfumature di “coscienza” intesa come il proprio sentire intimo -collettivo ed individuale-.
Alla fine di settembre 43 ragazzi, studenti di una comunità rurale dello Stato messicano di Guerrero, sono scomparsi nel nulla  dopo essere stati “sequestrati” nella cittadina di Iguala dalle locali forze di polizia. Le autorità federali hanno individuato nel sindaco della cittadina ed in sua moglie i mandanti del sequestro, e presumibile successivo assassinio dei ragazzi poiché asseritamente appartenenti ad una fazione criminale rivale di quella a cui i due apparterrebbero.
Mi rendo conto che in sé tutto questo possa apparire iperbolico al punto di non essere credibile, ma questo è il Messico degli ultimi trent’anni. Per i dettagli sull’episodio narrato si legga il pezzo sulla rivista l’Internazionale .
Da un mese circa si moltiplicano le manifestazioni di protesta in tutto il Paese nonostante le assicurazioni fornite dal governo federale, che nel frattempo ha provveduto ad arrestare i soggetti individuati come diretti responsabili, non hanno placato gli animi sempre più esacerbati.
Infatti, se la coscienza dello Stato può essere soddisfatta dal semplice esercizio della giurisdizione, tanto non può dirsi per quella di una nazione e di un popolo. I messicani come nazione sono sottoposti da decenni al  depauperamento dei valori propri di una civile  convivenza a causa del mancato esercizio della sovranità statale in gran parte del territorio. Si alternano i governi, le strategie, le tattiche, ma i risultati non raggiungono la soglia della decenza. Se come nazione la coscienza collettiva non è soddisfatta ancora meno lo è quella del popolo che oggi pare ribellarsi a questo stato di cose. Questa novità deve essere stata percepita anche dalle organizzazioni criminali che come sempre avviene annusano, da veri predatori, i cambiamenti ambientali e ad essi si adattano. Da un paio di giorni i capi di due cellule dei famigerati cartelli di narcos dei Los Zetas e del Golfo, agguerriti nemici da quando le due organizzazioni, una filiazione dell’altra, si sono scisse, una decina d’anni orsono, hanno pubblicamente, con un avviso via internet, dichiarato di voler stabilire una tregua denominata  La Nueva Alianza de la Paz Cartel del Golfo y Zetas  rinunciando ai rapimenti ed alle estorsioni, attività criminali che maggiormente affliggono la vita di tutti i giorni dei messicani.

Casi eclatanti come il massacro di 43 ragazzi non fanno bene agli affari criminali; si esasperano le coscienze, si accendono i riflettori anche internazionali e le autorità sono “costrette” a fare qualcosa e qualcuno deve pagare finché gli animi non si placano, ma più di ogni altra aspetto per la criminalità, per le bande criminali conta non perdere il contatto, la vicinanza, il compromesso, se non il dialogo con la popolazione con cui condivide i territori. Quest’aspetto è decisivo da sempre la criminalità deve avere una qualche forma di connivenza con la popolazione altrimenti sarebbe espulsa facilmente dal corpo sociale che invece, come un cancro infetta moltiplicandosi attraverso un processo di metastasi a cui è difficile sottrarsi. Anche in questa circostanza appare come dal punto di vista sociologico lo Stato e la Nazione, nell’era contemporanea si vanno separando poiché il primo non riesce più ad esercitare il dominio della forza, sua prerogativa, lasciando che il corpo sociale cada preda del virus criminale a cui non riesce a porre fronte attraverso idonee cure che, non solo esistono ma suonano finanche stancamente ripetute come un mantra: lotta alla corruzione, al riciclaggio, istruzione e welfare.
Forse la misura è colma, ma io non sono di questo avviso; gli interessi in gioco, economici e quindi di potere, sono enormi e soprattutto gli equilibri stabiliti dalla corruzione  difficilmente possono essere scardinati da un accordo partito dal basso come quello stabilito dal comandante “Kelin” appartenente ai Los Rojos del cartello del Golfo e del comandante “R1” dei Los Zetas.
I prossimi giorni ci diranno se anche la coscienza popolare si è appagata oppure vive di un sentimento più profondo di quella dello stato e della nazione.