giovedì 23 ottobre 2014

Il Messico e la sua guerra

Sono trascorsi otto anni, dal 2006, anno in cui l’allora presidente messicano Felipe Calderon avviò formalmente un programma di lotta alla criminalità organizzata allo scopo di debellare il fenomeno del narcotraffico in Messico che  -allora come oggi- è in cerca di una tranquillizzante identità sul proscenio internazionale per il definitivo slancio economico vista la favorevole congiuntura che investe l’intero continente americano.
Tuttavia, la guerra per il controllo dei traffici illeciti e criminali continua a mietere vittime anche innocenti.  
Sicuramente, quando è stata intrapresa l’iniziativa presidenziale -i buoi erano già da tempo usciti dal recinto-. Il fenomeno del traffico di droga interessa il Messico perlomeno dagli anni Trenta del secolo scorso, anche se la vera impennata a favore dei narcos messicani si è avuta con la fine dell’egemonia, in Colombia, dei cartelli di Cali e di Medellin negli anni Ottanta; circostanza che ha permesso alle organizzazioni di narcos messicani di fare un salto di qualità nella gestione dei flussi di cocaina dai paesi produttori: Perù, Colombia e Bolivia, non più quali  meri trasportatori, ma direttamente come imprenditori del circuito di traffico. Ne è scaturita una turf war per la gestione delle rotte di traffico verso gli Stati Uniti, Europa e il resto del mondo, che ad oggi conta migliaia di morti tra criminali e civili; è inutile fare cifre, nessuno può ragionevolmente azzardarne una stima responsabile.
Attualmente, dopo anni in cui le principali organizzazioni criminali si sono combattute ed alleate, in ragione delle circostanze contingenti, generando sanguinose guerre tra bande, possiamo fotografare a situazione individuando sette principali aggregazioni criminali messicane.



La strategia dell’attuale amministrazione presidenziale è basata sul concetto del -dividi et impera- nonché sull’eliminazione dei vertici di ciascuna delle organizzazioni criminali più importanti contando sull’effetto disgregativo che dovrebbe assicurare.
L’esigenza primaria dell’amministrazione messicana è senza dubbio quella di ridurre l’impatto mediatico che la guerra criminale tra organizzazioni di narcos proietta all’esterno gravando fortemente sull’immagine di un paese che sta cercando, anche attraverso coraggiose riforme economiche e sociali, di entrare a far parte del ghota economico internazionale.
In tale quadro, qualsiasi politica, anche –pragmatica- nei confronti della grande criminalità organizzata non potrà essere scartata aprioristicamente.