venerdì 3 ottobre 2014

Lo Stato Islamico e la destabilizzazione quale politica di necessità


La storiella che gli americani in politica internazionale non ne azzecchino una la lascerei ai faciloni e ingenui in genere; quelli interessati per qualsiasi motivo perlomeno hanno una giustificazione. Meglio riflettere su quale possa essere la concreata priorità per gli USA che ancora oggi sono l’elemento centrale della politica internazionale. Svaniti gli effetti dell’euforia seguita alla sconfitta, io preferisco parlare di suicidio assistito, dell’URSS, gli americani si sono risvegliati in un mondo al cui tavolo geo-politico si andavano sedendo, oltre ai soliti noti, un sempre maggiore numero di commensali: Cina, India, Brasile, Pakistan, ma ancora Giappone e Russia.
Si è delineato, quindi, uno scenario in cui le relazioni e gli equilibri internazionali assumono configurazioni estremamente variabili a causa delle incertezze dei teatri geografici locali. Non esiste più la potenza unica globale e l’unico modo per non soccombere in una simile situazione è fare in modo che nessuna delle altre potenze diventi abbastanza forte da prevaricare, per i propri interessi, le altre.
Forse, dopo questa riflessione, inizia ad avere un senso logico anche la politica americana nei diversi teatri strategici mondiali. Agli Stati Uniti d’America l’unica politica che appare essere pagante, a medio e lungo termine, è quella di destabilizzare le relazioni internazionali impegnando, politicamente ed economicamente, i Paesi concorrenti in dispute locali diminuendone il potere reale.
In tale quadro teorico, la rinascita e sviluppo dello Stato Islamico appare essere provvidenziale rappresentando un forte elemento d’instabilità in tutta l’area mediorientale. Senz’altro la storia della rinascita di quello che dal giugno scorso è divenuto lo Stato Islamico merita un futuro approfondimento. 
Ma sin d'ora esprimo la convinzione che questi -affatto nuovi- insorgenti islamici abbiano approfittato dei vuoi ti potere apertisi con la crisi del regime siriano sponsorizzati in questo dalla criminalità organizzata che opera da sempre nelle regioni di consfine di Siria, Iraq, Turchia ed Iran e dai componenti del parito baath iracheno mandati a casa troppo in fretta dagli americani.