martedì 14 ottobre 2014

Insurgency


La polizia di Hong Kong sgombra le strade dalle barricate e la vita in città ritorna alla normalità dopo l’intervento di personaggi  asseritamente affiliati alla criminalità delle Triadi cinesi.
Ancora una volta abbiamo un esempio di come il potere, quando non può risolvere un problema di ordine pubblico con i mezzi convenzionali a disposizione, appalta volentieri l’incombenza ad altre forze, in questo caso, come per altro accade sempre più di frequente, alla criminalità organizzata.
Oggi, tuttavia, intendo far risaltare il ruolo dei movimenti studenteschi come “soggetti terzi” che possono determinare profonde alterazioni negli equilibri di un Paese dando vita, nei casi estremi, anche a fenomeni d’insorgenza. Il tema è caldo; e nel mondo contemporaneo ha assunto una posizione privilegiata nell’agenda delle relazioni internazionali.
Per affrontarlo è utile ripercorre le tappe salienti, in una breve sintesi, dell’evoluzione dei fenomeni d’insorgenza.
La guerra del Vietnam rientra a buon titolo nello scontro in piena guerra fredda tra Usa ed URSS ed ha avuto, tra le varie conseguenze, anche quella di forgiare il primo modello teorico di counterinsurgency denunciando per la prima volta apertamente il problema dell’insorgenza.  Gli stati maggiori americani furono costretti a ripensare i modelli operativi nei teatri di guerra in quanto chiamati a combattere contro un nemico nuovo: uno schieramento militare addestrato alla guerriglia. Quindi, è da questo periodo storico che prendono corpo gli studi di counterinsurgency che rientravano nell’alveo della strategia di contenimento e contrasto dell’Unione Sovietica, marxista-leninista e della Cina maoista, sullo sfondo della politica del “Death by a thousand small cuts” ossia: ogni fenomeno d’insorgenza non pone un problema di per sé, ma tutti insieme possono essere catastrofici.
Questo è un passaggio importante poiché le forze armate statunitensi continueranno per tutta la guerra fredda a cesellare modelli operativi di reazione all’insorgenza avendo quale punto di riferimento il nemico rosso, sovietico e cinese, sclerotizzandone le linee guida che, una volta venuto giù il muro di Berlino, si riveleranno subito inadeguate.
Fino ad allora gli insorgenti erano considerati dei rivoluzionari nel senso puro: “…un movimento organizzato finalizzato a rovesciare un regime attraverso lo scontro armato…” (Joint Publication 1-02, Department of Defense Dictionary of Military and Associated Terms, April 2001, as amended through January 2007, p. 263.)  Nel tempo, tuttavia, anche questa definizione ha subito i giusti adattamenti alle nuove situazioni di fatto che i militari americani andavano affrontando soprattutto in Medio Oriente giungendo alla più recente: “...organizzata e protratta lotta finalizzata ad indebolire il controllo e la legittimità delle forze governative allo scopo di acquisire il potere o forza politica aumentando il potere del movimento insorgente…” (FM 3-24/Marine Corps Warfighting Publication (MCWP) 3-33.5, Counterinsurgency, Washington, DC: Headquarters, Department of the Army, and Headquarters, U.S. Marine Corps, December 2006, p. 1-1)
Oggigiorno l’insorgenza, in quanto forma di sovversione dello status quo, ha assunto un ruolo primario nelle relazioni ed equilibri internazionali poiché rappresenta lo strumento tattico ideale per chi ha la necessità di rendere instabile una qualsiasi area geografica del pianeta. Creare, alimentare, o supportare una forma d’insorgenza permette di conficcare una spina nel fianco anche simultaneamente a più di un nemico e, in considerazione delle specificità locali, indebolire i Paesi convolti in situazioni di crisi che potrebbero durare anni. Inoltre, elemento tutt’affatto di scarsa rilevanza, risponde magnificamente all’esigenza di allontanare dalla percezione della pubblica opinione nella propria homeland gli effetti negativi che un coinvolgimento diretto con propri uomini sul terreno comporterebbe.
Tornando alla notizia d’apertura, come permesso, i movimenti studenteschi posso essere strumentalizzati, nei confronti internazionali, in chiave di destabilizzazione al pari di altri soggetti quali i movimenti etnici, quelli confessionali, o persino di criminalità organizzata.
Il mondo contemporaneo multipolare vive di conflitti a-simmetrici combattuti da forze senz’altro non convenzionali come gli eserciti del Novecento "La guerra è la politica dello Stato proseguita con altri mezzi” Clausewitz C. (1837), Della guerra, Einaudi, Torino, p. 18.; oggi al fine d’indebolire qualunque avversario si ricorre all’insorgenza interna onde destabilizzarne le strutture minando il potere politico attraverso la perdita di consenso e quello economico in ragione delle spese di counterinsurgency.