domenica 12 ottobre 2014

Il nuovo evo-medio - Medioevo e speranza.


Qual è il timore, la paura, che più delle altre oggi affanna i nostri sforzi quotidiani? Quella del futuro, senz’altro ma  questa è sempre stata propria dell’uomo. No, deve esserci qualcosa di più vivido, di più presente nei nostri pensieri, qualcosa che affiora, su cui riflettiamo e subito rimuoviamo perché problemi più immediati ci distraggono salvandoci dalla frustrazione derivante dalla sensazione d’insuperabile impotenza.
Questa frustrazione ha il suo fondamento nell’incapacità che spesso ci limita nella ricerca di un quadro organico, comprensibile o meno, della condizione in cui viviamo. I nostri problemi sono, tutto sommato evidenti, ma quello che ci manca è il quadro d’insieme, la chiave di lettura che ci permetta di decifrare il messaggio ridondante e continuo che ci bombarda attraverso tutti i canali sociali con cui entriamo in relazione.
Lo iato tra il nostro vivere quotidiano e quanto accade nel mondo sembra essere assolutamente incomprensibile in quanto abituati a ragionare con le categorie d’interpretazione della realtà del Diciannovesimo secolo nella falsa convinzione di appartenere - ancora - ad uno stato nazionale che è il nostro punto di riferimento a cui demandiamo il carico d’interazione con il resto del pianeta.
Non è più così, e prima ce ne rendiamo conto meglio sarà.
L’Italia, ma non solo, non si è attrezzata per il mondo nuovo che, ben prima della caduta del Muro di Berlino, si andava formando.
Quanto accade oggi, in qualsiasi parte del mondo ci interessa, più o meno direttamente, senz’altro ma comunque ha effetti sulla nostra vita quotidiana. La nascita dell’Organizzazione Mondiale del Commerci WTO ha avuto effetti sulla struttura economica, commerciale e finanziaria molto più profondi di quanto abbiano avuto le due guerre mondiali. I futuri accordi commerciali, tra i quali quello di partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti TTIP tra USA e Unione Europea in breve disegneranno  nuovi equilibri commerciali che ovviamente ci interesseranno perché ci coinvolgeranno in ogni caso; di conseguenza, l’andamento delle politiche statunitensi avrà sempre maggiori effetti sulla nostra quotidianità. Ora, questo esempio deve essere esaminato come  uno dei mille e mille rapporti economici che si sono instaurati e che modificano costantemente l’architettura degli interessi economici nel mondo contemporaneo.
La globalizzazione altro non è che la decentralizzazione del potere con il relativo sbilanciamento dei centri decisionali, e quindi della sfera politica, di quella commerciale e finanziaria creando nuovi centri d’interesse mondiali trasversali e insensibili ai rigidi confini nazionali.
Oggi il mondo è preda di caos ed anarchia.
Nessuno è in grado di controllarne ed indirizzarne le politiche globali, basta guardarsi intorno.
Il Medio Oriente con il collasso della Siria e dell’Iraq è destabilizzato al punto che la situazione avrà senza meno ripercussioni ben oltre la Mesopotamia; la Libia e lo Yemen sono in preda al panico, il Libano e Israele vivono in perenne stato di guerra; le Primavere arabe non hanno apportato alcun vantaggio alle popolazioni disorganizzate che ne erano state le artefici e che essendo state deluse possono cadere facilmente preda di movimenti d’insorgenza; Afghanistan e Pakistan possono sprofondare in un simile abisso in ogni momento; l’Europa ha la guerra ai suoi confini, e non è attrezzata per farvi fronte; l’intera Africa è sotto costante pressioni sia dal suo interno, per mano delle rivolte endogene, sia dalla vorace fame di sfruttamento delle sue risorse da parte delle potenze internazionali; il Pacifico è tornato ad essere un oceano “di guerra” a causa degli interessi commerciali che scatenano appetiti di tutti i Paesi che vi si affacciano; l’Asia è sotto pressione da parte della Cina che è tornata a sentirsi minacciata dal Giappone e dalla Russia. Tutto questo cos’ha a che fare con noi? Tutto, tutto questo, ha effetti sulla nostra vita quotidiana. Le politiche governative, per qualsiasi stato nazionale, oggigiorno servono esclusivamente a mediare tra quanto avviene all’esterno e quanto accade all’interno del Paese. Quindi, possiamo desumere che, a contare, in ragione degli effetti che produce, è senz’altro quanto accade nel mondo; tutto quanto accade, e indipendentemente da dove, ha in qualche misura effetti concreti sulle nostre vite; quindi, comprendere la situazione internazionale non è più solamente un problema della diplomazia o dei governi, ma è una questione che deve coinvolgere chiunque abbia voglia di comprendere e avere un ruolo, o quantomeno anche solamente rendersi conto dei motivi per i quali i governi nazionali  sono indotti a talune scelte.
Siamo tornati al medioevo: abbiamo gli imperi, America, Russia e Cina, abbiamo le gilde commerciali, WTO e gli altri accordi commerciali transcontinentali; abbiamo le milizie di mercenari pronti ad offrire i propri servizi a chiunque possa pagare; abbiamo le organizzazioni non governative e quelle confessionali.
Tutti possono agire ovunque favorendo e sfruttando il caos contemporaneo.
A dispetto della percezione comune, per fortuna oramai sempre meno condivisa, il Medioevo ha rappresentato una svolta nell’evoluzione umana preparando la modernità; nel medioevo affondano le radici del pensiero rinascimentale e illuminista che porterà al riconoscimento, attraverso le rivoluzioni inglese, americana e francese, dei diritti inalienabili dell’uomo rendendolo un po’ più libero.
Come nel Medioevo gli Imperi di oggi sanno di non poter prevaricare i concorrenti e quindi saranno costretti ad adottare politiche di contenimento cercando di indebolire l’avversario in un gioco di – tutti contro tutti – senza vincitori. Anche i più grandi di oggi USA E Cina rientrano in questo quadro non avendo certo la forza, economica e/o militare, di assurgersi a guardiano del pianeta.
Quindi, la situazione è questa: viviamo un nuovo Medioevo in cui tutto quello che accade ha effetto su di noi; tuttavia, la buona notizi è che abbiamo i mezzi per leggere i fatti del mondo e comprenderne, e i più attenti, finanche anticiparne, gli effetti sulle nostre vite.
Ora tocca a noi decidere cosa fare.