lunedì 6 ottobre 2014

Il Jihad e il contrabbando


Nella storia della comunità alcuni fenomeni si perpetuano inesorabilmente e, tra questi, taluni segnano sistematicamente la sua costante evoluzione; uno però, quello migratorio, tra gli altri, ha mantenuto inalterato il potere di incidere sullo sviluppo delle singole comunità.
I movimenti migratori causati da guerre, calamità e soddisfacimento dei bisogni primari,  attraversano i confini tra le nazioni che spesso, e per fini propri più o meno connessi agli interessi nazionali, vorrebbero gestirne o limitarne la portata. Tuttavia, questi flussi sono inarrestabili come anche la cronaca contemporanea insegna.
Con altrettanta certezza si deve assumere che laddove viaggiano le persone, contemporaneamente, circolano le merci attraversando illegalmente i confini. I contrabbandieri sono determinanti per questi traffici e va da sé che essi agiscono nelle aree a ridosso delle frontiere, sfruttando la conformazione geomorfologica che la natura ha disegnato nei secoli.
I contrabbandieri traggono guadagno dal trasportare merci e persone attraverso i confini per approvvigionare i mercati di merci introvabili perché mancanti o vietate, o anche sfruttando la diversa fiscalizzazione e, per quanto riguarda i migranti, aggirando le leggi sull’ingresso e cittadinanza.
Alla Siria, nata dagli accordi segreti di Skyes-Picot del 1916 sottoscritti durante la prima guerra mondiale sulle rovine della Sublime Porta, toccherà il destino di regione di transito, area di cerniera e collegamento, tra Asia, Medioriente e Mediterraneo.
E’ questo l’elemento chiave che originerà, nel tempo, un fiorente mercato di scambi commerciali al pari di un altrettanto remunerativo traffico illegale di merci; è in questo contesto che nascono le moderne reti di contrabbandieri caratterizzate dai vincoli tribali.
Le tribù rappresentano un forte elemento politico anche in queste regioni per chiunque abbia interesse alla gestione del potere. Senza l’appoggio delle tribù locali è impensabile realizzare alcun progetto d’insorgenza e ottenere il consenso delle rispettive comunità. L’articolazione della tribù in clans e famiglie genera strutture organizzative articolate,  ovviamente non sempre omogenee, ma tuttavia senz’altro vincolanti che estendono il proprio potere ed influenza su vasti  territori in regioni cosi scarsamente abitate e soprattutto controllabili e controllate dal potere governativo.
La stessa famiglia degli Assad, in Siria, non è sfuggita a questa legge naturale, anzi, l’ha sfruttata per arricchirsi essendo riuscita a cooptare ai propri interessi le organizzazioni contrabbandiere sfruttandone i traffici illeciti. Senza ripercorrere nel dettaglio le varie cointeressenze tra regime e criminalità basti rilevare il fatto che grazie a questi accordi i contrabbandieri e gli imprenditori del contrabbando, figure di livello superiore nella scala criminale, hanno proliferato e sostenuto il regime in quanto garante dello status quo e quindi degli affari. 
La questione di primaria importanza, per comprendere l’attuale fenomeno insorgente dello Stato Islamico , investe la conoscenza e  natura dei suoi primi e principali sostenitori: la criminalità dell’intera area mesopotamica, del levante e mediterranea, turca e curda, irachena e afghana, nonché gli ex appartenenti alle strutture militari ed amministrative del disciolto esercito baatista di Saddam Hussein, troppo frettolosamente disciolto dalla coalizione occidentale.
Gli insorgenti dello Stato Islamico, che comunque non nascono oggi, e neanche ieri, ma sono anch’essi figli delle guerre post 11/9, non avrebbero avuto alcuna possibilità di raggiungere i risultati di questi mesi senza aver stretto accordi con gli ex appartenenti alle strutture militari e d’intelligence di Saddam Hussein rimasti orfani e senza padrone, e quelle criminali dell’intera area.
La facilità di spostamento, l’approvvigionamento dei materiali bellici e la capacità del loro uso rappresentano la cartina di tornasole di questo postulato.
E’ impensabile organizzare, dal nulla, una milizia paramilitare così efficiente come quella dello Stato Islamico senza il supporto di specifiche professionalità. Anche in questa situazione si è perpetuato il rito del pactum sceleris che lega criminali e forme di sovversione statuali finalizzato alla costruzione di un futuro nuovo equilibrio grazie al quale entrambi i sottoscrittori potranno trarre cospicui benefici.
Quest’analisi ha due ricadute: una teorica ed una pragmatica.
La teoria ci dice che in questo ambito lo scontro di civiltà resta sullo sfondo di un panorama che ha per soggetto principale un confronto interno alle comunità musulmane dell’area medio orientale; la pragmatica ci aiuta a comprendere le reali dinamiche che alimentano l’insorgenza dello Stato Islamico che, se non riuscirà a formare uno stato riconosciuto dalla comunità internazionale, senz’altro manterrà a lungo l’influenza in quei territori sotto l’egida del suo credo fideista.