martedì 28 ottobre 2014

Welcome back old mafia!


Background noise, institutional redundancy, aseptic media information and anti mafia professionals act as a smokescreen and asphyxiating gases harmful and toxic for understanding the evolutionary processes of the mafias in Italy. In this bleak picture, the best thing to do, as when at school we had problem to solve equation, better to start from the very simple and clear steps.
What happens to the Sicilian Mafia is a theme; what is doing The Cosa Nostra, the Corleonesi, who set the agenda of the criminal in Sicily, and far beyond, for over thirty years is another story.
These monolithic organization as indisputable no longer exist; today is something different and its management structure is engaged with issues away from the “streets” being interested in preserving the assets accumulated in the golden years through a strategy that seeks points of mediation in the balance and relationships in an unmentionable game that has to board the courtrooms in which take place during this time dozens of trials in The Cosa Nostra.
On the street, in the neighborhoods of Palermo, in the old districts, in the villages of western Sicily the Mafia is changing. In the past I have talked about the mafia 0.0 and the role played by the boss in prison because of ranks, respect and consideration that they have gained through years of crime in dictating the strategies by projecting their own will continuing to manage their illegal business. This is a common occurrence at any latitude and type of criminal organization and must be fixed in mind in due consideration for understanding the evolution of global organized crime.
To give a practical example let's talk about what happens in the criminal environment of the Mafia notorious neighborhood of Brancaccio in Palermo.
Recently, Antonino Zarcone member of the Bagheria’s family, is  cooperating with prosecutors in Palermo, unveiling the strategies and above all the antagonisms within the family; one speaks about a kind of soft line by a faction against a hard line supported by another with consequent fibrillation.
I think there is no need to highlight the fact that the gangs, just as in any corporation, choose strategies resulting change in corporate structure of the board and the CEO, because of the hope of gain.
The repentant argues that "soft line" of Cesare Lupo has create an upheaval in the triumvirate Sacco, Lupo and Faraone who held the family under the orders by Giuseppe Arduino. A charge that has withstood already being examined by the trial judges who sentenced Sacco to sixteen years in prison.
A Risky operation because it requires the annexation of the village of Villabate going to war in particular with "Lo Nigro family of Corso dei Mille" in Palermo. By who Sacco could have received the approval to change the balance and the geographical boundaries of the districts is not yet clear but probably the Graviano family is still able to dictate the strategies of the mafia in Palermo.
This example leads me to define how the current situation is comparable to the historical phase of the Sicilian Mafia in the early years of the twentieth century when the organization, suffering the aftermath of its historical evolution in the Italy’s post-unification period, had not  dedicated to the lucrative business that will arose a little later thanks to the two world wars in the entire country.
In Italy today due to the economic decline the Mafia does not have significant revenue opportunities, certainly not comparable to those of the past, cigarettes, drugs and contracts.
It returns to commit those crimes that directly affect the lives of the ordinary people and first and foremost the request of the Pizzo through which the Mafia began his criminal history.
The Pizzo is the first means by which the Sicilian Mafia, the Calabrian ‘Ndrangheta and the Campanian Camorra have conquered the territory and with time the political friendships and support trough corruption.   
In recent years in Sicily and Campanian in particular, the political friendships have come declining for a number of reasons including the emerging national economic crisis and therefore lower flows of public money on which to put hands together with a general political situation much smoother that does not allow positioning inn such a way to ensure guarantees of sorts in perspective and therefore does not ensure any investments.
Many are waiting to see an economic recovery that we all hope meanwhile maintaining a low  profile the mafias are reconstructing the relational networks starting from the control of the territory in the security that in the future they will be able to go back to rely on usual political and financial friends.
Welcome back old mafia!

lunedì 27 ottobre 2014

Bentornata vecchia mafia.


Rumori di fondo istituzionali, asettica ridondanza mediatica, antimafia e professionismo dell'antimafia fungono da cortina fumogena e asfissiante gas tossico deleteri per  la comprensione dei processi evolutivi della criminalità mafiosa in Italia. In tale desolante quadro la cosa migliore da fare, come quando a scuola l'equazione non riusciva, è ripartire dai passaggi semplici e chiari. 
Cosa accade alla mafia siciliana è un tema; cos’è dell’organizzazione di Cosa Nostra  e dei corleonesi, che hanno dettato l’agenda criminale della Sicilia, e non solo, per oltre trent’anni è altra storia.
Questi come organizzazione monolitica e indiscutibile non esistono più; oggi sono qualcosa di  diverso e la sua  struttura di vertice è impegnata con problemi lontani dalle piazze di criminalità e dalla strada essendo interessata a conservare i patrimoni accumulati negli anni d’oro attraverso una strategia che cerca punti di mediazione negli equilibri e nelle relazioni inconfessabili in un gioco che ha per scacchiera le aule dei tribunali nelle quali si svolgono in questo periodo decine di processi a Cosa Nostra.
In strada, nei quartieri palermitani, nei vecchi mandamenti, nei paesini storicamente di mafia della Sicilia occidentale le stanno cambiando. In passato ho parlato di mafia 0.0,  e del ruolo svolto dall'ambiente delle carceri in ragione del rango, del  rispetto e della considerazione che i boss reclusi hanno guadagnato con anni di malavita, nel dettare le strategie proiettando la propria volontà all’esterno spesso continuando a gestire indisturbati i propri affari illeciti. Questa è una ricorrenza comune a qualsiasi latitudine e tipologia di organizzazione criminale e deve essere sempre tenuta nella giusta considerazione per comprendere l’evoluzione della criminalità organizzata.
Per fare un esempio pratico parliamo di quanto avviene nell’ambiente criminale di uno dei quartieri di mafia palermitana: Brancaccio.
E’ notizia recente che un pentito, Antonino Zarcone, della famiglia di Bagheria, collaborando con i magistrati palermitani, stia disvelando le strategie e soprattutto gli antagonismi in seno all’organizzazione di Brancaccio ed ai suoi principali esponenti; si parla di linea morbida da parte di una fazione o dura di un’altra con conseguenti fibrillazioni ed adattamenti. 
Penso non vi sia necessità di evidenziare il fatto che le mafie, esattamente come avviene in qualsiasi società di capitali, scelgono le proprie strategie con conseguente cambio di assetto societario, del consiglio e dell’amministratore delegato, in ragione della speranza  di guadagno.
Il pentito di Bagheria sostiene che nel mandamento di Brancaccio, la “linea morbida” di Cesare Lupo si è scontrata con quella di Nino Sacco creando uno sconvolgimento nel triumvirato Sacco, Lupo e Giuseppe Faraone che ne reggeva le sorti agli ordini, di Giuseppe Arduino. Un'accusa che ha retto già al vaglio dei giudici di primo grado che hanno condannato Sacco a sedici anni di carcere. 
Arrestato nel 2009, Sacco dopo una parentesi di libertà prima di tornare in carcere nel 2011, avrebbe cercato di fare la voce grossa tentando finanche di annettere la famiglia di Villabate al mandamento di Brancaccio. 
Un'operazione rischiosa perché pretendere l’annessione di Villabate significava entrate in guerra in particolare con i “Lo Nigro di corso dei Mille”. Da chi Sacco potrebbe avere ricevuto l'autorizzazione -in carcere- per modificare gli equilibri e i confini geografici dei mandamenti non è ancora chiaro ma probabilmente la corrente dei Graviano è tutt’ora in grado di dettare le strategie mafiose dell’area. 
Quest’esempio mi porta a definire quella attuale come una situazione paragonabile alla fase storica della mafia siciliana dei primi anni del Novecento quando l’organizzazione isolana, risentendo degli strascichi storici della sua evoluzione post-unitaria, non si era ancora dedicata ai lucrosi affari che di li a poco avrebbero investito, anche grazie alle due guerre mondiali, l’intero Paese.

L’Italia di oggi, per la base mafiosa non presenta grandi opportunità di guadagno, senz’altro non paragonabili a quelle del passato, sigarette,  droghe ed appalti -la povertà del paese si riflette anche in questo fenomeno-. 
Ed allora cosa resta ai mafiosi di oggi?
Tornare a commettere quei reati che influiscono direttamente sulla vita delle persone poiché a differenza dei predetti li colpisce direttamente e personalmente primo fra tutti la richiesta del pizzo attraverso la quale la mafia ha iniziato la sua storia criminale.
Il pizzo,  è stato il primo strumento attraverso il quale le mafie, siciliana, calabrese e campana hanno conquistato il territorio e con il tempo le amicizie politiche
Negli ultimi anni in Sicilia e Campania in particolare, le amicizie politiche sono venute diminuendo per una serie di concause tra le quali emergono la crisi economica nazionale e quindi minori flussi di denaro pubblico su cui mettere le mani nonché una situazione politica generale decisamente più fluida che non permette posizionamenti tali da assicurare garanzie di sorta in prospettiva e che quindi non assicura eventuali investimenti.
In molti stanno a guardare aspettando una ripresa economica che tutti auspichiamo mentre le mafie mantenendo un basso ricostruiscono le reti relazionali partendo dal controllo del territorio nella sicurezza che in futuro potranno tornare a contare sulle amicizie di sempre politiche e finanziarie. 
Ben tornata vecchia mafia.   

venerdì 24 ottobre 2014

An adjournment on the Mexican war on cartels


Eight years have passed since 2006, when the then Mexican President Felipe Calderon launched a formal program to fight organized crime in order to eradicate the problem of drug trafficking in Mexico, with the aim of  gain a soothing identity on the international scene.
However, the war for control of illicit trafficking and crime continues to claim innocent victims too.
Surely, when the initiative was set up the damages to the Mexican image were already big deep. The phenomenon of drug trafficking in Mexico has at least started since the Thirties of the last century, although the real surge in favor of Mexican drug traffickers has occurred with the end of the hegemony, in Colombia, of the Medellin and Cali cartels in the Eighties; circumstance that has allowed the Mexican drug traffickers to make a qualitative leap in the management of the flow of cocaine produced in Peru, Colombia and Bolivia, no longer as mere transporters, but directly as entrepreneurs in the traffic circuit. This led to a turf war for the management of the trafficking plazas and routes into the United States, Europe and the rest of the world, which to nowadays has done thousands of deaths among criminals and civilians; it is useless to show a figure due to the fact that in my opinion no one can reasonably estimate a precise one.
Today, after years in which the major criminal organizations have been fought and allied, because of the surrounding circumstances, resulting in bloody gang wars, we can photograph a situation by identifying seven key Mexican criminal organizations.

The strategy of the current presidential administration is based on the Roman concept of dividi et impera as well as the elimination of the vertices of each of the major criminal organizations relying on the disruptive effect it should ensure.
The primary need of the Mexican administration is undoubtedly to reduce the negative international impact that such a war produce just when the country is trying, through courageous economic and social reforms to become part of the international economic ghota.
In this context, any policy to tackle serious organized crime shall not be excluded a priori.

giovedì 23 ottobre 2014

Il Messico e la sua guerra

Sono trascorsi otto anni, dal 2006, anno in cui l’allora presidente messicano Felipe Calderon avviò formalmente un programma di lotta alla criminalità organizzata allo scopo di debellare il fenomeno del narcotraffico in Messico che  -allora come oggi- è in cerca di una tranquillizzante identità sul proscenio internazionale per il definitivo slancio economico vista la favorevole congiuntura che investe l’intero continente americano.
Tuttavia, la guerra per il controllo dei traffici illeciti e criminali continua a mietere vittime anche innocenti.  
Sicuramente, quando è stata intrapresa l’iniziativa presidenziale -i buoi erano già da tempo usciti dal recinto-. Il fenomeno del traffico di droga interessa il Messico perlomeno dagli anni Trenta del secolo scorso, anche se la vera impennata a favore dei narcos messicani si è avuta con la fine dell’egemonia, in Colombia, dei cartelli di Cali e di Medellin negli anni Ottanta; circostanza che ha permesso alle organizzazioni di narcos messicani di fare un salto di qualità nella gestione dei flussi di cocaina dai paesi produttori: Perù, Colombia e Bolivia, non più quali  meri trasportatori, ma direttamente come imprenditori del circuito di traffico. Ne è scaturita una turf war per la gestione delle rotte di traffico verso gli Stati Uniti, Europa e il resto del mondo, che ad oggi conta migliaia di morti tra criminali e civili; è inutile fare cifre, nessuno può ragionevolmente azzardarne una stima responsabile.
Attualmente, dopo anni in cui le principali organizzazioni criminali si sono combattute ed alleate, in ragione delle circostanze contingenti, generando sanguinose guerre tra bande, possiamo fotografare a situazione individuando sette principali aggregazioni criminali messicane.



La strategia dell’attuale amministrazione presidenziale è basata sul concetto del -dividi et impera- nonché sull’eliminazione dei vertici di ciascuna delle organizzazioni criminali più importanti contando sull’effetto disgregativo che dovrebbe assicurare.
L’esigenza primaria dell’amministrazione messicana è senza dubbio quella di ridurre l’impatto mediatico che la guerra criminale tra organizzazioni di narcos proietta all’esterno gravando fortemente sull’immagine di un paese che sta cercando, anche attraverso coraggiose riforme economiche e sociali, di entrare a far parte del ghota economico internazionale.
In tale quadro, qualsiasi politica, anche –pragmatica- nei confronti della grande criminalità organizzata non potrà essere scartata aprioristicamente.
     

lunedì 20 ottobre 2014

First Permanent World War: al-Houthi.



Eventually they succeeded. The Yemeni rebels of al-Zaidi Houthi have captured the strategic port of al-Hudaydah on the Red Sea by putting pressure on the government in Sanaa and in a sort of peril the routes of oil tankers transiting those hot waters. 
The militia, armed and confessional, with this operation puts into serious question the legitimacy of President Hadi forcing him to conclude the ongoing negotiations; Abdul-Malik al-Houthi, claims a greater political representation, a fair division of the national wealth and a federal reform of the state administration. The coup was preceded by the conquest of the city of al-Hudaydah, the fourth in the country in importance, the international airport and a military Yemeni’s army base. This city has a strategic importance to the functioning of the entire economic system of the country being the agro-industrial capital of Yemen. The port is also the hub of trade routes in the Red Sea located approximately 40 km from the oil terminal of Ras Isa which handles about 125,000 barrels of crude per day.
The future scenario in the whole region depends on the choices of the Sunni tribes who support al-Qaida in the Arabian Peninsula to counter the advance of the Shiite militia al-Houthi.
In addition, it is logical hazard, that the entire area will be directly affected by the war in Mesopotamia; if the forces of the Islamic State will succeeded in create  "the Caliphate" then also the internal balance of Yemen will suffer a backlash safe.
And in fact, not surprisingly, on 10 October, the site Mareb Press reported the birth of a new confessional fighter movement the Islamic State of Ansar in the Arabian Peninsula in openly antagonism with both al-Houthi as well as the government in Sanaa.
These facts confirm my idea about the ongoing Permanent First War World which affects nowadays in particular the Middle East.
As is the case in Yemen, where the central state is not in a position to exercise the monopoly of force, energies that are released immediately - directed by partisan interests - give rise to phenomena of insurgencies for the preservation of the status quo or for its subversion almost always violent from those who knows how to make use of violence.

domenica 19 ottobre 2014

La Prima Guerra Mondiale Permanente: Effetto Contagio.



Alla fine ci sono riusciti. I ribelli yemeniti di Zaidi al-Houthi hanno conquistato il porto strategico di al-Hudaydah sul Mar Rosso mettendo pressione sul governo di Sanaa e in discussione le rotte delle petroliere che transitano per quelle acque “caldissime” dal punto di vista strategico per il flusso di greggio mondiale. 
La milizia, armata e confessionale, con quest’operazione mette in seria discussione la legittimità del presidente Hadi forzandolo a concludere la trattativa in corso con i ribelli ed ancora in stallo. Il colpo di mano è stato preceduto dalla conquista della città di al- Hudaydah, la quarta del Paese per importanza, dell’aeroporto internazionale e di una base militare dell’esercito yemenita. L’importanza della città è strategica per il funzionamento dell’intero sistema economico del paese tanto da essere definita la capitale agro-industriale dello Yemen; il porto, inoltre, è lo snodo delle rotte commerciali del Mar Rosso situato a circa 40 km dal terminal petrolifero di Ras Isa che gestisce circa 125.000 barili di greggio al giorno. 
Abdul-Malik al-Houthi, rivendica una maggiore rappresentanza politica, una equa divisione delle ricchezze nazionali ed una riforma in senso federale dell’amministrazione statale.
Lo scenario futuro nell’intera regione dipende anche dalle scelte che faranno le tribù  in articolare quelle sunnite che appoggiano al-Qaida nella Penisola Arabica per fronteggiare l’avanzata della milizia sciita al-Houthi.
Inoltre, com’è logico azzardare, l’intera area risentirà della guerra in Mesopotamia; se le forze dello Stato Islamico riusciranno nell’intento di creare "il califfato" allora anche l’equilibrio interno dello Yemen subirà un sicuro contraccolpo.
Ed infatti, non a caso, il 10 ottobre scorso, il sito in lingua araba Mareb Press ha riportato la nascita di una nuova formazione combattente di confessionale lo Stato  Islamico di Ansar nella Penisola Araba subito dichiaratosi in apertoconflitto tanto con la milizia al-Houthi, quanto con il governo centrale di Sanaa.
Questi fatti ripropongono il timore di una prima guerra mondiale permanente che interessa in particolare alcune regioni come, appunto il Medio Oriente.

Come accade nello Yemen, laddove lo stato centrale non è in grado di esercitare il monopolio della forza, si liberano immediatamente energie che - indirizzate da interessi di parte - danno vita a fenomeni d’insorgenza per la conservazione dello status quo o per il suo sovvertimento quasi sempre violento da parte di chi della violenza sa fare uso.

mercoledì 15 ottobre 2014

Insurgency as a geopolitical tool


The police cleared the streets of Hong Kong from the barricades and the city life returns to normality after the intervention of characters allegedly affiliated with the Chinese Triads.
Once again we have an example of how power, when it cannot resolve a problem of public order by conventional available means, willingly outsources the task to other forces, in this case, as also happens more and more frequently, the organized crime.
Today, however, I intend to highlight the role of the student movements as "third parties" that can lead to a profound alterations in the balance of a country life and in extreme cases, even at insurgency phenomena. The theme is hot; and in the contemporary world has assumed a privileged position in the agenda of international relations.
To deal with it is useful to  traces the key stages, in a brief summary, focused on the evolution of the insurgency.
The war in Vietnam is part of a more complex set of relationship within the so called Cold War between the USA and the USSR, and had, among other consequences, even to forge the first theoretical model of counterinsurgency denouncing the problem. The American armed forces were forced to rethink models in the theaters of war as called to fight a new kind of enemy: a deployment army trained in guerrilla warfare. So, it is from this period of history that take shape the studies of counterinsurgency which fell within the fold of the containment strategy and contrast the Soviet Union, Marxist-Leninist and Maoist China, the background of the policy of "Death by a thousand small cuts ".
This is an important step because the United States armed forces continue throughout the Cold War to chisel operational models of reaction onset having as a reference point the “red enemy”, Soviet and Chinese, cutting guidelines that, once the Wall came down, revealed to be inadequate.
Until then, the insurgents were considered revolutionary in the pure sense: "... an organized movement aimed at overthrowing a regime through armed confrontation ...". Over time, however, even this definition has undergone the right adaptations to new situations that American soldiers were facing especially in the Middle East and came to the most recent: "… organized and protracted struggle aimed to weaken the control and legitimacy of government forces in order to gain power or political force by increasing the power of the insurgent movement ... ".
Nowadays the insurgency, as a form of subversion of the status quo, has taken a leading role in international relations and balances because it represents the ideal tactical tool for those who need to make unstable any region of the planet. Create or support a form of insurgency allows to stick a thorn in the side even simultaneously to more than one enemy and, in consideration of specific local, weaken  involved countries in crisis situations that could take years. In addition it responds perfectly to the need to remove the perception of public opinion about the negative effects that a direct involvement on the ground would entail.
Returning to the opening news, as said, student movements can be manipulated in terms of destabilization as other subjects do such as those ethnics, confessional, or even criminal.
The contemporary multipolar world lives an a-symmetrical conflict, fought by non-conventional forces, certainly not as the armies of the twentieth century were; today in order to weaken any opponent is logical resort to the insurgency as internal waves to destabilize the power structures undermining the political power through the loss of consent and income in relation to the costs of counter insurgency.

martedì 14 ottobre 2014

Insurgency


La polizia di Hong Kong sgombra le strade dalle barricate e la vita in città ritorna alla normalità dopo l’intervento di personaggi  asseritamente affiliati alla criminalità delle Triadi cinesi.
Ancora una volta abbiamo un esempio di come il potere, quando non può risolvere un problema di ordine pubblico con i mezzi convenzionali a disposizione, appalta volentieri l’incombenza ad altre forze, in questo caso, come per altro accade sempre più di frequente, alla criminalità organizzata.
Oggi, tuttavia, intendo far risaltare il ruolo dei movimenti studenteschi come “soggetti terzi” che possono determinare profonde alterazioni negli equilibri di un Paese dando vita, nei casi estremi, anche a fenomeni d’insorgenza. Il tema è caldo; e nel mondo contemporaneo ha assunto una posizione privilegiata nell’agenda delle relazioni internazionali.
Per affrontarlo è utile ripercorre le tappe salienti, in una breve sintesi, dell’evoluzione dei fenomeni d’insorgenza.
La guerra del Vietnam rientra a buon titolo nello scontro in piena guerra fredda tra Usa ed URSS ed ha avuto, tra le varie conseguenze, anche quella di forgiare il primo modello teorico di counterinsurgency denunciando per la prima volta apertamente il problema dell’insorgenza.  Gli stati maggiori americani furono costretti a ripensare i modelli operativi nei teatri di guerra in quanto chiamati a combattere contro un nemico nuovo: uno schieramento militare addestrato alla guerriglia. Quindi, è da questo periodo storico che prendono corpo gli studi di counterinsurgency che rientravano nell’alveo della strategia di contenimento e contrasto dell’Unione Sovietica, marxista-leninista e della Cina maoista, sullo sfondo della politica del “Death by a thousand small cuts” ossia: ogni fenomeno d’insorgenza non pone un problema di per sé, ma tutti insieme possono essere catastrofici.
Questo è un passaggio importante poiché le forze armate statunitensi continueranno per tutta la guerra fredda a cesellare modelli operativi di reazione all’insorgenza avendo quale punto di riferimento il nemico rosso, sovietico e cinese, sclerotizzandone le linee guida che, una volta venuto giù il muro di Berlino, si riveleranno subito inadeguate.
Fino ad allora gli insorgenti erano considerati dei rivoluzionari nel senso puro: “…un movimento organizzato finalizzato a rovesciare un regime attraverso lo scontro armato…” (Joint Publication 1-02, Department of Defense Dictionary of Military and Associated Terms, April 2001, as amended through January 2007, p. 263.)  Nel tempo, tuttavia, anche questa definizione ha subito i giusti adattamenti alle nuove situazioni di fatto che i militari americani andavano affrontando soprattutto in Medio Oriente giungendo alla più recente: “...organizzata e protratta lotta finalizzata ad indebolire il controllo e la legittimità delle forze governative allo scopo di acquisire il potere o forza politica aumentando il potere del movimento insorgente…” (FM 3-24/Marine Corps Warfighting Publication (MCWP) 3-33.5, Counterinsurgency, Washington, DC: Headquarters, Department of the Army, and Headquarters, U.S. Marine Corps, December 2006, p. 1-1)
Oggigiorno l’insorgenza, in quanto forma di sovversione dello status quo, ha assunto un ruolo primario nelle relazioni ed equilibri internazionali poiché rappresenta lo strumento tattico ideale per chi ha la necessità di rendere instabile una qualsiasi area geografica del pianeta. Creare, alimentare, o supportare una forma d’insorgenza permette di conficcare una spina nel fianco anche simultaneamente a più di un nemico e, in considerazione delle specificità locali, indebolire i Paesi convolti in situazioni di crisi che potrebbero durare anni. Inoltre, elemento tutt’affatto di scarsa rilevanza, risponde magnificamente all’esigenza di allontanare dalla percezione della pubblica opinione nella propria homeland gli effetti negativi che un coinvolgimento diretto con propri uomini sul terreno comporterebbe.
Tornando alla notizia d’apertura, come permesso, i movimenti studenteschi posso essere strumentalizzati, nei confronti internazionali, in chiave di destabilizzazione al pari di altri soggetti quali i movimenti etnici, quelli confessionali, o persino di criminalità organizzata.
Il mondo contemporaneo multipolare vive di conflitti a-simmetrici combattuti da forze senz’altro non convenzionali come gli eserciti del Novecento "La guerra è la politica dello Stato proseguita con altri mezzi” Clausewitz C. (1837), Della guerra, Einaudi, Torino, p. 18.; oggi al fine d’indebolire qualunque avversario si ricorre all’insorgenza interna onde destabilizzarne le strutture minando il potere politico attraverso la perdita di consenso e quello economico in ragione delle spese di counterinsurgency.




domenica 12 ottobre 2014

Il nuovo evo-medio - Medioevo e speranza.

Qual è il timore, la paura, che più delle altre oggi affanna i nostri sforzi quotidiani? Quella del futuro, senz’altro ma  questa è sempre stata propria dell’uomo. No, deve esserci qualcosa di più vivido, di più presente nei nostri pensieri, qualcosa che affiora, su cui riflettiamo e subito rimuoviamo perché problemi più immediati ci distraggono salvandoci dalla frustrazione derivante dalla sensazione d’insuperabile impotenza.

Questa frustrazione ha il suo fondamento nell’incapacità che spesso ci limita nella ricerca di un quadro organico, comprensibile o meno, della condizione in cui viviamo. I nostri problemi sono, tutto sommato evidenti, ma quello che ci manca è il quadro d’insieme, la chiave di lettura che ci permetta di decifrare il messaggio ridondante e continuo che ci bombarda attraverso tutti i canali sociali con cui entriamo in relazione.

Lo iato tra il nostro vivere quotidiano e quanto accade nel mondo sembra essere assolutamente incomprensibile in quanto abituati a ragionare con le categorie d’interpretazione della realtà del Diciannovesimo secolo nella falsa convinzione di appartenere - ancora - ad uno stato nazionale che è il nostro punto di riferimento a cui demandiamo il carico d’interazione con il resto del pianeta.

Non è più così, e prima ce ne rendiamo conto meglio sarà.

L’Italia, ma non solo, non si è attrezzata per il mondo nuovo che, ben prima della caduta del Muro di Berlino, si andava formando.
Quanto accade oggi, in qualsiasi parte del mondo ci interessa, più o meno direttamente, senz’altro ma comunque ha effetti sulla nostra vita quotidiana. La nascita dell’Organizzazione Mondiale del Commerci WTO ha avuto effetti sulla struttura economica, commerciale e finanziaria molto più profondi di quanto abbiano avuto le due guerre mondiali. I futuri accordi commerciali, tra i quali quello di partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti TTIP tra USA e Unione Europea in breve disegneranno  nuovi equilibri commerciali che ovviamente ci interesseranno perché ci coinvolgeranno in ogni caso; di conseguenza, l’andamento delle politiche statunitensi avrà sempre maggiori effetti sulla nostra quotidianità. 

Ora, questo esempio deve essere esaminato come  uno dei mille e mille rapporti economici che si sono instaurati e che modificano costantemente l’architettura degli interessi economici nel mondo contemporaneo.

La globalizzazione altro non è che la decentralizzazione del potere con il relativo sbilanciamento dei centri decisionali, e quindi della sfera politica, di quella commerciale e finanziaria creando nuovi centri d’interesse mondiali trasversali e insensibili ai rigidi confini nazionali.

Oggi il mondo è preda di caos ed anarchia.

Nessuno è in grado di controllarne ed indirizzarne le politiche globali, basta guardarsi intorno.

Il Medio Oriente con il collasso della Siria e dell’Iraq è destabilizzato al punto che la situazione avrà senza meno ripercussioni ben oltre la Mesopotamia; la Libia e lo Yemen sono in preda al panico, il Libano e Israele vivono in perenne stato di guerra; le Primavere arabe non hanno apportato alcun vantaggio alle popolazioni disorganizzate che ne erano state le artefici e che essendo state deluse possono cadere facilmente preda di movimenti d’insorgenza; Afghanistan e Pakistan possono sprofondare in un simile abisso in ogni momento; l’Europa ha la guerra ai suoi confini, e non è attrezzata per farvi fronte; l’intera Africa è sotto costante pressioni sia dal suo interno, per mano delle rivolte endogene, sia dalla vorace fame di sfruttamento delle sue risorse da parte delle potenze internazionali; il Pacifico è tornato ad essere un oceano “di guerra” a causa degli interessi commerciali che scatenano appetiti di tutti i Paesi che vi si affacciano; l’Asia è sotto pressione da parte della Cina che è tornata a sentirsi minacciata dal Giappone e dalla Russia. 

Tutto questo cos’ha a che fare con noi? Tutto, tutto questo, ha effetti sulla nostra vita quotidiana. Le politiche governative, per qualsiasi stato nazionale, oggigiorno servono esclusivamente a mediare tra quanto avviene all’esterno e quanto accade all’interno del Paese. Quindi, possiamo desumere che, a contare, in ragione degli effetti che produce, è senz’altro quanto accade nel mondo; tutto quanto accade, e indipendentemente da dove, ha in qualche misura effetti concreti sulle nostre vite; quindi, comprendere la situazione internazionale non è più solamente un problema della diplomazia o dei governi, ma è una questione che deve coinvolgere chiunque abbia voglia di comprendere e avere un ruolo, o quantomeno anche solamente rendersi conto dei motivi per i quali i governi nazionali  sono indotti a talune scelte.
Siamo tornati al medioevo: abbiamo gli imperi, America, Russia e Cina, abbiamo le gilde commerciali, WTO e gli altri accordi commerciali transcontinentali; abbiamo le milizie di mercenari pronti ad offrire i propri servizi a chiunque possa pagare; abbiamo le organizzazioni non governative e quelle confessionali.

Tutti possono agire ovunque favorendo e sfruttando il caos contemporaneo.

A dispetto della percezione comune, per fortuna oramai sempre meno condivisa, il Medioevo ha rappresentato una svolta nell’evoluzione umana preparando la modernità; nel medioevo affondano le radici del pensiero rinascimentale e illuminista che porterà al riconoscimento, attraverso le rivoluzioni inglese, americana e francese, dei diritti inalienabili dell’uomo rendendolo un po’ più libero.

Come nel Medioevo gli Imperi di oggi sanno di non poter prevaricare i concorrenti e quindi saranno costretti ad adottare politiche di contenimento cercando di indebolire l’avversario in un gioco di – tutti contro tutti – senza vincitori. Anche i più grandi di oggi USA E Cina rientrano in questo quadro non avendo certo la forza, economica e/o militare, di assurgersi a guardiano del pianeta.
Quindi, la situazione è questa: viviamo un nuovo Medioevo in cui tutto quello che accade ha effetto su di noi; tuttavia, la buona notizi è che abbiamo i mezzi per leggere i fatti del mondo e comprenderne, e i più attenti, finanche anticiparne, gli effetti sulle nostre vite.

Ora tocca a noi decidere cosa fare.

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