lunedì 22 settembre 2014

Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante Ossia: insurgency e criminalità, quindi Networked Isurgency.



E’ arrivata la giusta ora di affrontare un tema a me caro poiché decisivo per la comprensione delle sinergie d’interessi tra i poteri internazionali che alterano il corso degli eventi mondiali: la criminalità organizzata ed i suoi risvolti in geopolitca . 
Innanzi tutto, va compreso che i Governi, tutti i governi in questo secolo, contano relativamente e sempre meno; altri sono gli attori ed i fattori internazionali che riescono a farsi valere: le lobbies o centri d’interesse, non volendo comunque trasmettere a questa categoria un’accezione aprioristicamente negativa.
La politica ha il suo peso, ribadisco molto più limitato che in passato, in ragione degli interessi di parte che la indirizzano. Inutile fare esempi tanto questo è logico ed evidente a tutti, spero.
Quindi, nello scenario contemporaneo, va aggiunto il tema antitetico per definizione alla politica istituzionale: l’insorgenza, ossia la contestazione per lo più violenta del potere costituito.
I focolai di rivolta sul pianeta sono centinaia, anzi si può senz’altro asserire che laddove c’è potere, esiste -in nuce- insurgency; a cambiare sono, eventualmente, i relativi criteri d’espressione. Questo argomento merita, in ragione delle ricadute sociale che comporta, attente riflessioni e molti per fortuna se ne occupano; pochi però affrontano il tema partendo da un aspetto sempre più determinante vale a dire il rapporto che, con sempre maggiore frequenza, lega l’insorgenza alla criminalità organizzata, locale ed internazionale.
Schematizziamo: centri di potere-politica-insorgenza-criminalità. Questi sono gli attori che recitano le rispettive parti sul proscenio geopolitico attuale.
Il primo errore, che spesso si commette per superficialità, è il sovrapporre la figura dell’insorgente a quella del terrorista; sbagliato. Il terrorismo è solo una tattica di una più articolata strategia a cui l’insorgente può, se ritenuto opportuno e pagante, fare  ricorso. Diciamo che l’insorgente è un rivoluzionario; uno che vuole modificare lo status quo e che per raggiungere questo obbiettivo spesso è disposto a fare anche accordi con il diavolo. E questi accordi si fanno sistematicamente e quasi sempre con lo stesso demonio: la criminalità. E’ logico che ciò accada poiché in qualsiasi scenario mondiale un gruppo rivoluzionario in quale altro modo rapido ed efficace può dotarsi di una struttura senza avere a disposizione ingenti e disponibili risorse da investire nel progetto? Ovviamente ricorrendo ad attività illegali ed offrendo futuri vantaggi; ed allora ecco che è naturale l’accordo con chi è disposto ad investire e che non ha difficoltà a reperire armi, mezzi, uomini da reclutare, strutture logistiche, e soprattutto contatti e relazioni. Oggi le guerre si fanno in questo modo ad un livello inferiore rispetto ai tavoli internazionali della diplomazia che spesso si limita a prendere atto, o tutt’al più a regolare, accordi presi altrove. Insorgenti e criminali stringono relazioni, fanno affari e costruiscono gli assetti futuri. Esempi ve ne sono a decine anche in passato, e per chi avesse voglia di approfondire l’argomento suggerisco un approccio alla storia del Movimento Separatista Siciliano degli anni Quaranta e dell’accordo mafioso tra i criminali siciliani ed i futuri referenti politici della nascente Repubblica italiana suggellato dall’omicidio di “stato” del bandito Salvatore Giuliano; la prima, ed unica trattativa stato-mafia che è sempre stata sotto gli occhi di tutti ma che solo alcuni evocano. 
Chiusa l’italica parentesi, torniamo a parlare d’insorgenti e lo faccio occupandomi dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, non certo l’ultima forma di ribellione organizzata in chiave fideista apparsa sulla scena mondiale. Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante senz’altro ha sfruttato gli interessi di molti attori internazionali che lo hanno usato sia in funzione anti iraniana che anti siriana pur nella consapevolezza che un domani questi, l’IS, avrebbe presentato il conto. Ma in politica internazionale si affronta un problema per volta, diciamo si è miopi per scelta. Tuttavia, quando tu al diavolo dai la pentola poi magari il coperchio riesce anche farselo da sé, o comunque a trovare qualcuno che una mano è pronto a fornirla a fronte ovviamente di compensi futuri. 
Ecco questo è uno degli aspetti della criminalità, soprattutto organizzata: offrirsi, con il doppio vantaggio di acquisire nell’immediato un cliente disposto ad acquistare illegalmente ciò di cui necessita, e senz’altro, spesso, un futuro referente politico. Ripeto è utile rivedersi quel periodo storico che tanto caro ci costa ancora oggi; la Sicilia è sempre stata un laboratorio per l’Italia, e l’Italia per il mondo: magra consolazione di questi tempi.
Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante altro non è che il frutto di interessi locali ed internazionali che hanno generato un attore che non è affatto sfuggito di mano, al contrario interpreta esattamente il ruolo che gli è stato assegnato: generare una situazione d’instabilità mondiale permanente che Papa Francesco ha stigmatizzo nell’espressione III Guerra Mondiale; io parlerei piuttosto di Prima guerra mondiale permanente a cui prende parte un esercito polifunzionale, multiservizi e soprattutto affidabile: 
la criminalità organizzata geopolitca.