martedì 30 settembre 2014

Il Gran Canal e l’espansione Cinese in Sud America


Nell’ascoltare, ancora, e nonostante tutto, la pletora di discorsi che animano quotidianamente la dialettica politico-mediatica italiana finalizzata a dissipare le cortine di fumo dei non-fatti, alzate dall’azione del governo e dei principali attori che amministrano la cosa pubblica, avverto un montante fastidio. Neppure l’adagio mal comune mezzo gaudio ormai mi apporta alcun sollievo soprattutto quando volto lo sguardo all’azione di coloro i quali vengono additati come responsabili dei nostri mali. La Cina, per esempio, prima fra gli imputati, fermo restando che siamo stati noi ad accettarne l’ingresso nel  WTO, volenti o nolenti, al netto delle critiche che le vengono mosse, spesso surrettiziamente, in relazione alle violazioni dei diritti umani, è un soggetto politico ed economico con una chiara visione geopolitica. Questo non è un mero esercizio di alta strategia ma la pragmatica visione dell’interesse nazionale; del dove vogliamo portare la nostra collettività, e soprattutto del come realizzare l’intento.
Oggi 30 settembre il ministro degli affari esteri cinese Wang Yi è arrivato in Messico,su invito del suo omologo Jose Antonio Meade, per presenziare al sesto incontro bilaterale finalizzato a concretizzare una partnership economica strategica tra i due Paesi. Il Messico, scartandosi dall’influenza degli Stati Uniti d’America, e questo non è un aspetto di secondo piano, ha deciso di affidarsi anche agli investimenti cinesi per realizzare il piano di riforme, in particolare nei settori energetico, delle telecomunicazioni che dovrebbero apportare un grande giovamento all’economia messicana lanciandola definitivamente tra le grandi potenze economiche mondiali.
Nel contempo, mentre le autorità governative cinesi preparavano la strada alle aziende nazionali per operare economicamente in Messico, una tra esse, la HKND annunciava che il progetto di costruzione del Gran Canal in Nicaragua procede speditamente e che i lavori inizieranno a dicembre prossimo. Certo, la data del 2019 per la realizzazione dei quasi 300 chilometri di corso sembra, soprattutto a noi italiani ottimistica, ma con i cinesi, non è detto. Ad ogni modo la cosa oramai pare si farà.
Le autorità cinesi hanno una visione e un quadro complessivo di priorità che, al contrario di quanto accade in Italia, sono il frutto di una strategia e non viceversa.

Morale: prima di caricare la macchina per iniziare il viaggio forse sarebbe opportuno pensare alla meta.