martedì 30 settembre 2014

Il Gran Canal e l’espansione Cinese in Sud America


Nell’ascoltare, ancora, e nonostante tutto, la pletora di discorsi che animano quotidianamente la dialettica politico-mediatica italiana finalizzata a dissipare le cortine di fumo dei non-fatti, alzate dall’azione del governo e dei principali attori che amministrano la cosa pubblica, avverto un montante fastidio. Neppure l’adagio mal comune mezzo gaudio ormai mi apporta alcun sollievo soprattutto quando volto lo sguardo all’azione di coloro i quali vengono additati come responsabili dei nostri mali. La Cina, per esempio, prima fra gli imputati, fermo restando che siamo stati noi ad accettarne l’ingresso nel  WTO, volenti o nolenti, al netto delle critiche che le vengono mosse, spesso surrettiziamente, in relazione alle violazioni dei diritti umani, è un soggetto politico ed economico con una chiara visione geopolitica. Questo non è un mero esercizio di alta strategia ma la pragmatica visione dell’interesse nazionale; del dove vogliamo portare la nostra collettività, e soprattutto del come realizzare l’intento.
Oggi 30 settembre il ministro degli affari esteri cinese Wang Yi è arrivato in Messico,su invito del suo omologo Jose Antonio Meade, per presenziare al sesto incontro bilaterale finalizzato a concretizzare una partnership economica strategica tra i due Paesi. Il Messico, scartandosi dall’influenza degli Stati Uniti d’America, e questo non è un aspetto di secondo piano, ha deciso di affidarsi anche agli investimenti cinesi per realizzare il piano di riforme, in particolare nei settori energetico, delle telecomunicazioni che dovrebbero apportare un grande giovamento all’economia messicana lanciandola definitivamente tra le grandi potenze economiche mondiali.
Nel contempo, mentre le autorità governative cinesi preparavano la strada alle aziende nazionali per operare economicamente in Messico, una tra esse, la HKND annunciava che il progetto di costruzione del Gran Canal in Nicaragua procede speditamente e che i lavori inizieranno a dicembre prossimo. Certo, la data del 2019 per la realizzazione dei quasi 300 chilometri di corso sembra, soprattutto a noi italiani ottimistica, ma con i cinesi, non è detto. Ad ogni modo la cosa oramai pare si farà.
Le autorità cinesi hanno una visione e un quadro complessivo di priorità che, al contrario di quanto accade in Italia, sono il frutto di una strategia e non viceversa.

Morale: prima di caricare la macchina per iniziare il viaggio forse sarebbe opportuno pensare alla meta.

lunedì 29 settembre 2014

Insurgents, criminals and Permanent World War I


The future is this: a permanent war characterized by a variable geometry and fought by actors, mostly defined as insurgents who are opposed not by armies in the classic sense but by their evolved form. Besides, even the very concept of war as a form of conquest or defense, has changed and adapted to the contemporary world.
The regular armies can now rely on technological assets that permit to carry out acts of war at distance without direct involvement: the drones and the contractors, sophisticated term which replaces the less polite mercenaries.
Armies and mercenaries, however, does not represent a key element of the First Permanent World War being mere instruments operating in contrast to the onset groups that are the real stars of this evolving geopolitics framework.
The today’s insurgent are the subversive of yesterday; it is always matters to overturn an established power in order to replace it with something new and different.
In essence, those who, generally and generically, are defined terrorists, now as then, are insurgents, revolutionaries, who may have started their own war through acts of terrorism but that, over time, seek to structure and establish giving rise to militant organizations most articulate.
This distinction is crucial in dealing with the present global geopolitical situation as it enables us to understand the operational dimension of the main actor in the First Permanent World War: the insurgency.
Terrorists and insurgents; let me point out the main difference before proceeding further.
A terrorist group is an entity which has in itself the precursors to develop into a subversive militia once  circumstances permit, while a subversive group, revolutionary or insurgent, has already achieved this higher stage characterized by more complex  military capabilities, economic and policy power.
Such a movement needs to be structured to operate in a given area, and most importantly with the requirement to escape the meshes of the power that it opposes. For this reason it is inevitable build a logistical capacity adequate to manage militants, equipment, ammunition and supplies in general; all this takes place on a specific   territory and involves huge costs. Here, these two aspects are already indicators of the importance and inevitable need for any form of insurgency to come into contact with organized crime anywhere in the world due to the fact that it always controls the channels of illegal trade -the smuggling routes- thanks to which you can find and get any goods, move everything you need and even do business with it directly in order to finance the huge costs the insurgency.
And it is, as I will analyze in detail in the future, in this general framework that realizes the synergy of interests between illegal insurgents, criminals, profiteers and opportunists of various kinds of profession.
In substance and in summary, the USA, is no longer the sole arbiter of world equilibrium because it has to deal with other powers of different levels and weight, such as China, Russia, India, Japan, Pakistan and more closely with the countries of Latin America.
Today the actors are many and the only way that the United States, but also other countries, including emerging, have for survive is to ensure that none of the big players at the international table prevail. To achieve this result as were used to the Roman divide et impera,  divide and rule. 

It is starting from this need that logically makes sense the concept of the First Permanent World War: great powers have only one way to fight others: destabilize the geopolitical world sensitive theaters engaging the rival powers in terms of cost economic and political equilibrium.

So in this new world the insurgents and crime will work closely together and are intended to have a bright future.

venerdì 26 settembre 2014

La Prima Guerra Mondiale Permanente Networked Insurgency Terrorismi e criminalità organizzata


Il futuro è questo: una guerra permanente, a geometria variabile, combattuta da attori, perlopiù definibili come insorgenti che vengono contrastati non già da eserciti nell’accezione classica, ma da una loro forma evoluta. D'altronde anche lo stesso concetto di  guerra, intesa come forma di conquista o di difesa, ha subito un adattamento alla contemporaneità.
Gli eserciti regolari oggi possono contare su assets  tecnologici che conducono azioni di guerra a distanza, i droni, o umani da impiegare in vece dei veri e propri quadri regolari: i contractors, sofisticato termine che sostituisce il meno garbato mercenari.
Eserciti e mercenari, tuttavia, non rappresentano l’elemento chiave della Prima Guerra Mondiale Permanente essendo meri strumenti operativi a differenza dei gruppi d’insorgenza che sono i veri protagonisti di questa evoluzione geopolitica.
Gli insorgenti di oggi sono i sovversivi di ieri; si tratta comunque ed in ogni caso di rovesciare un potere costituito al fine di sostituirlo con qualcosa di nuovo e diverso.
In buona sostanza, quelli che, generalmente e genericamente, vengono definiti terroristi, oggi come allora, sono degli insorgenti, dei rivoluzionari, che possono aver avviato il proprio percorso per mezzo di atti di terrorismo ma che, nel tempo, cercano di  strutturarsi ed affermarsi dando vita ad organizzazioni militanti più articolate d’insorgenza vera e propria.
Questa distinzione è decisiva nell’affrontare l’attuale situazione geopolitica mondiale poiché ci consente di comprendere la dimensione operativa del principale attore della Prima Guerra Mondiale Permanente: l’insurgency.
Terroristi ed insorgenti; chiariamone la principale differenza prima di procedere oltre.
Un gruppo terrorista è una entità che ha in sé stessa i prodromi per svilupparsi in una milizia sovversiva laddove le circostanze lo consentiranno, mentre un gruppo sovversivo, rivoluzionario o insorgente, ha già raggiunto questo stadio superiore caratterizzato dalla operatività di una struttura articolata militare, economica e politica.
Un movimento d’insorgenza, come accennato e logico che sia, ha bisogno di strutturarsi per operare in un determinato territorio e per di più con l’obbligo di sfuggire alle maglie del potere che esso contrasta. Perché tutto questo funzioni è inevitabile dotarsi di una capacità logistica adeguata allo spostamento dei militanti, degli equipaggiamenti, delle munizioni, dei rifornimenti in genere; tutto questo avviene sul territorio e comporta costi enormi. Ecco, questi due aspetti sono già indicatori dell’importanza e inevitabile necessità, per qualsiasi forma d’insorgenza, di entrare in contatto con la criminalità organizzata che ovunque nel mondo controlla i canali di commercio illegale -il contrabbando- grazie al quale è possibile reperire qualsiasi merce e spostare qualsiasi cosa, nonché fare affari con essa direttamente allo scopo di finanziare gli enormi costi che l’attività d’insorgenza comporta.
Ed è, come analizzerò nel dettaglio in futuro, in questo quadro generale che si realizza la sinergia d’interessi illeciti tra insorgenti, criminali, affaristi di vario genere ed opportunisti di professione.
In sostanza e ricapitolando, gli USA, non più arbitro unico nel gioco degli equilibri mondiali, deve confrontarsi con altre potenze di diverso livello e peso, quali Cina, Russia, India, Giappone, Pakistan e, più da vicino con i Paesi considerati -il giardino di casa propria- ovvero quelli dell'America latina. 
Una volta tutto era più semplice essendo riusciti, gli americani, a contrastare l'unico reale antagonista l'URSS stabilendo, grazie alla deterrenza nucleare un equilibrio a due che è durato a lungo; oggi gli attori, come detto, sono molteplici e l'unica via che gli USA, ma anche gli altri paesi, emergenti compresi, hanno -per evitare di soccombere- è quella di evitare che nessuno dei giocatori al tavolo internazionale prevalga. Per ottenere questo risultato è tornata di prorompente attualità la massima romana -dividi et impera- nella versione più caduca del dividi e sopravvivi. 
E' partendo da questa necessità che assume un senso logico il concetto di Prima Guerra Mondiale Permanente poichè le grandi potenze per evitare che una prevalga ha un solo mezzo: destabilizzare i teatri mondiali sensibili dal punto di vista geopolitico impegnando le potenze rivali in termini di costi economici ed equilbri politici. Tutti contro tutti con ogni mezzo.
Quindi, in questo nuovo mondo gli insorgenti e la criminalità, che come detto operano in stretta sinergia, sono destinati ad avere un futuro radioso.

mercoledì 24 settembre 2014

The Islamic State: Insurgency and crime, the Networked Insurgency.



It is the right time to tackle a topic crucial for me to understand the synergy of interests between the international powers that alter the course of world events.
First of all, it should be understood that governments, all governments in this century, have less power than ever in fact others are actors and international factors that are able to assert themselves: the lobbies or centers of interest, however, not wanting to convey a priori negative meaning to this category.
Thus, in the contemporary scene, the theme should be added to the definition antithetical to institutional policy: the insurgency, that is the challenge for the most violent of the established power.
The outbreaks of revolt on the planet are hundreds, indeed we can certainly assert that where there is power, there is -in nuce- insurgency. This topic deserves, because of the social consequences that entails, careful thought and a lot of luck to deal with it; but few address the issue from a more and more important aspect is to say, the relationship that, with increasing frequency, the insurgency connections with organized crime, local and international.
So we have: centers of power-political-onset-crime. These are the actors playing their parts on the current geopolitical stage.
The first mistake often committed by superficiality, is the overlap of insurgency with terrorism; absolutely wrong. Terrorism is just a tactic of a more comprehensive strategy in which the insurgent may, if deemed appropriate and if it may pay,  use. We may assert that an insurgent is a revolutionary; one who wants to change the status quo and that to achieve this goal is often willing to make even agreements with the devil. And these agreements are made systematically and almost always with the same demon: the crime.
It is even logical that it happens because a revolutionary group have the necessity to quickly and effectively adopt a structure and available resources to invest in his project. Of course organized crime can easily furnish weapons, means and men to recruit, logistics facilities, and especially contacts and relationships. Today, wars are done in this way at a lower level compared to the tables of international diplomacy which often merely to take note, or at least to regulate, agreements made elsewhere. Insurgents and criminals shaking relationships, do business and build structure for the future. There are dozens examples in the past, and for anyone who wants to go into that topic I suggest an approach to the history of the Sicilian Separatist Movement on the Forties focusing on the agreement between the Sicilian mafia and the future political representatives of the nascent Italian Republic sealed by the murder of the bandit Salvatore Giuliano; the very first and only state-negotiation mafia that has always been under the eyes of all but only some evoke.
The Islamic State of Iraq and the Levant certainly took advantage of the interests of many international players who have used it both in anti-Iranian anti-Syrian strategy even in the knowledge that one day in the future it would present the bill. But in international politics you deal with a problem at a time, say it is short-sighted choice.
Here this is one of the aspects of crime, especially organized: offer its services with the double advantage acquiring immediately a new  customer and maybe a future political “friend”.

The Islamic State of Iraq and the Levant is nothing but the result of local and international interests that have generated an actor who is not at all out of control, on the contrary it plays exactly the role that has been assigned to: generate a situation of permanent global instability that has been stigmatized by the catholic Pope with the  expression World War III. I would rather speak of the First Permanent World War in which a new actor takes part and play a multi-purpose, multi-service and above all reliable and fundamental role: the organized crime.

lunedì 22 settembre 2014

Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante Ossia: insurgency e criminalità, quindi Networked Isurgency.



E’ arrivata la giusta ora di affrontare un tema a me caro poiché decisivo per la comprensione delle sinergie d’interessi tra i poteri internazionali che alterano il corso degli eventi mondiali: la criminalità organizzata ed i suoi risvolti in geopolitca . 
Innanzi tutto, va compreso che i Governi, tutti i governi in questo secolo, contano relativamente e sempre meno; altri sono gli attori ed i fattori internazionali che riescono a farsi valere: le lobbies o centri d’interesse, non volendo comunque trasmettere a questa categoria un’accezione aprioristicamente negativa.
La politica ha il suo peso, ribadisco molto più limitato che in passato, in ragione degli interessi di parte che la indirizzano. Inutile fare esempi tanto questo è logico ed evidente a tutti, spero.
Quindi, nello scenario contemporaneo, va aggiunto il tema antitetico per definizione alla politica istituzionale: l’insorgenza, ossia la contestazione per lo più violenta del potere costituito.
I focolai di rivolta sul pianeta sono centinaia, anzi si può senz’altro asserire che laddove c’è potere, esiste -in nuce- insurgency; a cambiare sono, eventualmente, i relativi criteri d’espressione. Questo argomento merita, in ragione delle ricadute sociale che comporta, attente riflessioni e molti per fortuna se ne occupano; pochi però affrontano il tema partendo da un aspetto sempre più determinante vale a dire il rapporto che, con sempre maggiore frequenza, lega l’insorgenza alla criminalità organizzata, locale ed internazionale.
Schematizziamo: centri di potere-politica-insorgenza-criminalità. Questi sono gli attori che recitano le rispettive parti sul proscenio geopolitico attuale.
Il primo errore, che spesso si commette per superficialità, è il sovrapporre la figura dell’insorgente a quella del terrorista; sbagliato. Il terrorismo è solo una tattica di una più articolata strategia a cui l’insorgente può, se ritenuto opportuno e pagante, fare  ricorso. Diciamo che l’insorgente è un rivoluzionario; uno che vuole modificare lo status quo e che per raggiungere questo obbiettivo spesso è disposto a fare anche accordi con il diavolo. E questi accordi si fanno sistematicamente e quasi sempre con lo stesso demonio: la criminalità. E’ logico che ciò accada poiché in qualsiasi scenario mondiale un gruppo rivoluzionario in quale altro modo rapido ed efficace può dotarsi di una struttura senza avere a disposizione ingenti e disponibili risorse da investire nel progetto? Ovviamente ricorrendo ad attività illegali ed offrendo futuri vantaggi; ed allora ecco che è naturale l’accordo con chi è disposto ad investire e che non ha difficoltà a reperire armi, mezzi, uomini da reclutare, strutture logistiche, e soprattutto contatti e relazioni. Oggi le guerre si fanno in questo modo ad un livello inferiore rispetto ai tavoli internazionali della diplomazia che spesso si limita a prendere atto, o tutt’al più a regolare, accordi presi altrove. Insorgenti e criminali stringono relazioni, fanno affari e costruiscono gli assetti futuri. Esempi ve ne sono a decine anche in passato, e per chi avesse voglia di approfondire l’argomento suggerisco un approccio alla storia del Movimento Separatista Siciliano degli anni Quaranta e dell’accordo mafioso tra i criminali siciliani ed i futuri referenti politici della nascente Repubblica italiana suggellato dall’omicidio di “stato” del bandito Salvatore Giuliano; la prima, ed unica trattativa stato-mafia che è sempre stata sotto gli occhi di tutti ma che solo alcuni evocano. 
Chiusa l’italica parentesi, torniamo a parlare d’insorgenti e lo faccio occupandomi dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, non certo l’ultima forma di ribellione organizzata in chiave fideista apparsa sulla scena mondiale. Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante senz’altro ha sfruttato gli interessi di molti attori internazionali che lo hanno usato sia in funzione anti iraniana che anti siriana pur nella consapevolezza che un domani questi, l’IS, avrebbe presentato il conto. Ma in politica internazionale si affronta un problema per volta, diciamo si è miopi per scelta. Tuttavia, quando tu al diavolo dai la pentola poi magari il coperchio riesce anche farselo da sé, o comunque a trovare qualcuno che una mano è pronto a fornirla a fronte ovviamente di compensi futuri. 
Ecco questo è uno degli aspetti della criminalità, soprattutto organizzata: offrirsi, con il doppio vantaggio di acquisire nell’immediato un cliente disposto ad acquistare illegalmente ciò di cui necessita, e senz’altro, spesso, un futuro referente politico. Ripeto è utile rivedersi quel periodo storico che tanto caro ci costa ancora oggi; la Sicilia è sempre stata un laboratorio per l’Italia, e l’Italia per il mondo: magra consolazione di questi tempi.
Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante altro non è che il frutto di interessi locali ed internazionali che hanno generato un attore che non è affatto sfuggito di mano, al contrario interpreta esattamente il ruolo che gli è stato assegnato: generare una situazione d’instabilità mondiale permanente che Papa Francesco ha stigmatizzo nell’espressione III Guerra Mondiale; io parlerei piuttosto di Prima guerra mondiale permanente a cui prende parte un esercito polifunzionale, multiservizi e soprattutto affidabile: 
la criminalità organizzata geopolitca.       

sabato 13 settembre 2014

#GEOCRIME la geopolitica del crimine.


L'evoluzione della storia ci ha portato ad essere testimoni, e
oggettivamente più di rado protagonisti, di
cambiamenti epocali che influenzeranno per un lungo periodo a
venire le matrici di sviluppo delle relazioni internazionali.

Una volta fatta questa premessa deve essere posta la giusta
attenzione su un aspetto spesso tralasciato per una serie di
fattori e circostanze: il ruolo che la criminalità organizzata,
nelle sue diverse forme, peculiarità assume e sviluppa
nel contesto delle dinamiche internazionali.

Essa, e non e questa una novità, ha sempre avuto un ruolo nelle
dinamiche sociali ed e' quindi logico che nella contemporaneità,
così aperta e fluida abbia traslato questa capacita a favore
degli attori che oggi influenzano i rapporti sociali; non più
gli stati nazionali, come accadeva nel secolo breve, bensì e
soprattutto, entità molto più indefinite che agiscono
trasversalmente agli stati, costruendo la propria valenza su
differenti regole e principi.

La criminalità organizzata gioca la sua partita al tavolo
delle relazioni internazionali semplicemente concedendo i
propri servizi al migliore offerente e già di per sé questo concetto
denuncia la responsabilità primaria del suo innegabile da
addebitare soprattutto a chi ad essa si rivolge per i propri
fini, e certo sono in tanti ossia tutti coloro i quali ambiscono al
potere da ottenere attraverso scorciatoie di per se stesse
foriere d'illegalità quasi per definizione.

Quindi, ciò premesso, e' possibile passare ad un lavoro
analitico di individuazione delle matrici comuni a questi
fenomeni di cointeressenza tra poteri, economici e politici,
privati, ma anche pubblici, per rendersi conto del fatto che essa
stessa, la criminalità, quella organizzata e quindi anche quella di
tipo mafioso, spesso finisce per assumere direttamente il potere
e conseguentemente il controllo di interi stati.

A questo punto si potrebbe cadere nell'errore di limitare,
sommariamente e superficialmente, la ricerca ai  failed
o weaked States che allontanerebbe l'analisi proprio
dall'aspetto più interessante relativo, invece, a quelle realtà
che pur essendo fortemente infiltrate dai poteri criminali
riescono a mantenere una facciata presentabile.


Ad ogni modo è, come spesso accade, la geografia politica a fornirci il giusto
viatico per la nostra ricerca ed analisi su questi rapporti e
per farlo si deve partire, secondo logica empirica, dalle innumerevoli
aree di crisi internazionali.

Con la fine degli equilibri del bipolarismo deterrente, gli USA
hanno commesso l'errore di cullarsi sugli allori da mono potenza
a stelle e strisce, vittoriosa sull'URSS, tralasciando la
ricerca e costruzione di un equilibrio internazionale futuro e duraturo
nella erronea convinzione di non avere più' avversari.

In natura il caos genera sempre qualcosa di nuovo e diverso ed
altrettanto avviene nell’ambito dell’evoluzione delle società'
umane che sono in costante mutamento; ed infatti mentre
gli Sates erano presi nei festeggiamenti autocelebrativi,
a cui hanno partecipato tutti i paesi europei a rimorchio,
il mondo andava avanti, andava oltre nella fisiologica urgenza
di trovare nuovi equilibri. In questo quadro generale di
vitale mutamento alcuni attori, più' di altri, hanno
colto al balzo le nuove opportunità, ritagliandosi un ruolo
prima impensabile; tra questi due in modo particolare hanno
saputo imporsi: i poteri economici, in forma anche lobbistica e
la criminalità' anche in forma organizzata.

I concomitanti cicli economici sfavorevoli hanno funzionato da acceleratore, volano e catalizzatore per la loro definitiva affermazione.
Ovviamente questa evoluzione ha avuto anche una vittima che ha
dovuto segnare il passo a favore delle emergenti forze in campo:
la politica.

E' logico che essa perdesse la propria forza con
l'affermarsi dei nuovi potentati economici e si piegasse ad essi
consentendo, in linea generale, il depauperamento delle proprie
prerogative di regolamentazione ed organizzazione sociale
consentendo, in definitiva, alle lobbies economiche ed alla
criminalità' organizzata di acquisire un ruolo internazionale.

Oggi lo scenario, il tavolo da gioco, e' uno solo; la dimensione
nazionale e' rilegata alla gestione di affari minori sempre in sub ordine
ad interessi superiori. Tutti gli stati-nazione sono -comunque- soggetti
a scossoni generati  da forze ad essi esterne.

Recalcitrare non e' solo inutile, ma soprattutto stupido.

Prima di approfondire l’analisi della natura di questi attori, e della loro
Valenza, bisogna riconoscere l'elemento scatenante che e' alla
base di qualsiasi attività' umana: la ricerca del benessere o il
semplice miglioramento delle condizioni vita.

Quindi, va prioritariamente considerato che ogni forma di
regolamentazione sociale dovrebbe per definizione anelare al bene dei
propri membri mentre i poteri economici e criminali perseguono
il fine del proprio stesso benessere. Questo concetto ha riflessi
non solo oggettivamente morali ma anche pratici poiché' incide sull'approccio
che questi attori hanno nell'agone mondiale. 

Criminali e lobbies economiche non hanno scrupoli morali perseguendo
esclusivamente il lucro mentre  gli stati teoricamente il bene dei cittadini.

Nella quotidianità, tuttavia, accade che anch'essi, gli stati, siano afflitti 
da deviazioni di natura etica e morale che genera la corruzione
rendendoli permeabili agli interessi criminali.
Si genera in questo modo un coacervo ed una commistione d'interessi illeciti
che finiscono per avere un peso anche nelle relazioni internazionali.


lunedì 8 settembre 2014

La geopolitica e la criminalità



Il mondo nuovo si sta organizzando attraverso un processo complesso che prescinde dalla volontà di un solo attore, ma che è il frutto di un gioco corale di riposizionamento necessario dopo fine del bipolarismo delle super potenze atomiche USA-URSS.
L‘evoluzione dell'umanità è scandita da cicli storici, che evolvono, così come quello che stiamo vivendo, e che finiscono per influenzare la vita quotidiana di tutti noi. In passato questi cambiamenti avvenivano in ambienti chiusi in cui il potere costituito agiva lontano dalle masse, non essendo ritenuto di alcuna utilità, e quindi necessario,  il loro coinvolgimento nei processi decisionali; oggi lo stesso risultato si raggiunge sfruttando la ridondanza informativa che genera  -nei più- stanchezza mentale dovuta a scarsa attitudine ed abitudine alla riflessione che si traduce quindi  in indifferenza.
L'attenzione a quello che accade nel mondo è limitata ad una superficiale valutazione di ordine morale buono/cattivo prescindendo completamente da una qualsiasi valutazione soggettiva in un suicidio critico che continua a rilegare le masse ad attore passivo di un gioco le cui regole vengono scritte e violate sempre dagli stessi poteri, oggi più economici che politici a differenza di quanto accadeva fino al secolo scorso.
La massa Euroasiatica è scossa da dinamiche geopolitiche che mettono in discussione la consolidata egemonia del gigante americano. L'espansione europea ad est, Balcani compresi, ha snaturato l'idea stessa di Europa rendendo oggi ardua un'attività definitoria dell’Europa futura che va strutturandosi; la Russia, compressa da queste spinte occidentali (europee e americane) ai suoi confini, reagisce -come altro non può oggettivamente fare- alzando barriere di difesa allo scopo di assicurarsi il controllo dei territori che ritiene, non ingiustamente, dover ricadere sotto la propria sfera di pertinenza.
Il Celeste Impero, che ancora oggi è in sostanza la Terra di Mezzo, bada agli affari propri interagendo con chiunque sia funzionale ai propri interessi consapevole del fatto che questa politica pagherà sempre in ragione del suo asset demografico e quindi economico. Le nuove sfere d'influenza quindi sono rozzamente definite e si tratta, ora e nei prossimi anni, di risolvere alcune questioni non di poco conto: il ruolo dell'India, dell'America centrale e boreale; del Giappone e del Pacifico, ed infine del Medio Oriente lasciando, purtroppo ancora il continente africano al suo destino di terra di tutti e di nessuno, men che meno degli africani.


Tuttavia, in questo tragico gioco, una nuova variabile è emersa e va senz'altro evidenziata: la criminalità organizzata, nazionale ed internazionale, ed il ruolo che svolge in questo grande gioco.

venerdì 5 settembre 2014

Rare earths, corruption and mafias, and raison d'État.

黑道白道实为无间道 
The white and black street are the same thing


They have absurd names, cacophonous and unpronounceable, are 17; or better to specify Scandium and Yttrium + 15 other items belonging to the family of lanthanides such as Promethium, Dysprosium, Lutetium, Europium, Gadolinium. 

Not all know that they exist but, especially in the West, in the world of consumerism, all of us use them every day. I'm talking about the rare earths elements, those minerals that are found in nature and have particular chemical characteristics that make them indispensable for an incredible array of applications in the fantasy world of new technologies: hard disk, satellites, lasers, digital cameras, wind turbines, fluorescent lamps, and much more military interest.
The largest producer in the world in terms of extractive capacity is, to date, the Republic of China, with about 45% of the total availability. Obviously, in this context, in the context of market economy, the PRC acts in a regulated international market taking advantage of its  position connected to the extraction capacity. The know-how and the capacity of influencing global price are both economic factors being part of a specific geopolitical dossier, such as that of the gas or the capacity of  purchasing foreign debts.
In this context, it is clear that the government has the predominant interest of manage this dossier without any interference due to the fact that it falls within the perspective of national security.
So far everything seems to fall in the canons of the normal prerogatives of each sovereign state, but going deeper on this interesting topic it turns out that the Chinese government has a problem: the alleged interference of organized crime, corrupting public officials appointed to manage mining of rare earths elements, competes with the central power. Inviting to pay attention to the doubtful formula I used deliberately: alleged. That China has a crime problem is well known but that the Chinese government will denounce the capacity of organized crime to conduct such a business was least expected. Even more ironic is the fact that led to the discovery of the interest for this criminal business. In fact, at the central level "... have become realized ..." at some point that does not add up; in 2010, the quotas set for the extraction of 89,200 tons were extracted but it turned out about 119, why? The culprit was appointed to be of course the  organized crime operating in the regions of extraction capable to  corrupt of local officials and thus play an extractive illegal smuggling illegal smuggling of the product. The issue has forced the central government to announce measures against corruption that till now we do not know if and how much has been effective.
To what extent is it possible that the reading of the facts is this? This is the question to fully assess the news itself.
Of course we know that this is a very sensitive issue and, as I said - strategic - so it cannot be treated lightly; we know that a strongly authoritarian regime has in the exercise of administrative structures thorough its control his real strength; yet we know that the PRC is linked in the field of rare earths elements by international trade agreements within the W.T.O. framework that also bind to the fulfillment of existing contracts; we know that the economic policy of “cap and trade” favors the limitation of the good circulation in order to act on the price; and finally we know, and who has not thought about this aspect it is good to do it early, the Chinese security services are among the most efficient in the world and therefore cannot underestimate this issue.
All this being said, do we still believe that the local organized crime has been able, although in agreement with corrupt officials, to managing extraction from mine sites, processing of raw material, placing on the market and the transfer abroad of tons of these minerals?
It 'obvious that organized crime has played a role but not the one presented by Chinese authorities.
The organized crime in this case seems to have been a reasonably actor serving the higher interests - and of course unmentionable – for the state (cfr. Machiavelli). It is at least unlikely that the central government had been unaware of what was happening in the mining areas, it is more logical to think that organized crime was using as a scapegoat on which to impose the large production surplus in excess of the amount agreed at the international level in order to not shake off the price torn to buyers.
In this case, and once again, it is clear that the states, and all states without exception, need organized crime.
Everything depends on the circumstances.



mercoledì 3 settembre 2014

Terre rare, corruzione e mafie, e ragion di stato


Hanno dei nomi assurdi, cacofonici ed impronunziabili, sono 17; o per meglio specificare Ittrio e Scandio + 15 altri elementi appartenenti alla famiglia dei lantanidi Promezio, Disprosio, Lutezio, Europio, Gadolinio e via di fantasia.
Non tutti ne conoscono l'esistenza ma, soprattutto in occidente, nel mondo del consumismo, tutti li utilizziamo quotidianamente. Sto parlando appunto delle terre rare, ossia di quei minerali che si trovano in natura e che hanno particolari caratteristiche chimiche indicate dalla IUPAC da renderli indispensabili per una serie incredibile di applicazioni nel mondo fantastico delle nuove tecnologie: hard disk, satelliti, laser, macchine fotografiche digitali, pale eoliche, lampade fluorescenti e tanto altro ancora d'interesse militare.
Il maggior produttore al mondo in termini di capacità estrattive è, a tutt'oggi, la Repubblica Popolare Cinese con circa il 45% dell'intera disponibilità. 

Ovviamente in questo ambito, nel contesto del mercato economico, la RPC detta legge ed agisce regolando il mercato internazionale sfruttando la posizione di rendita che i giacimenti, e ancor più la capacità estrattiva avanzata, le assicurano. La regolamentazione interna di questo know how e del prezzo oltre che essere fattori economici integrano anche uno specifico dossier di natura geopolitica al pari di quello del gas o della stessa capacita d'acquisto di debiti esteri.
In tale quadro, è evidente che il governo ha il predominante interesse di gestire -senza alcuna interferenza- questo dossier che rientra chiaramente nell'ottica della sicurezza nazionale. 
E fin qui tutto sembra rientrare nei canoni delle normali prerogative di ogni stato sovrano, ma andando più a fondo su questo interessante tema si scopre che il governo cinese ha un problema: la presunta ingerenza della criminalità organizzata che, corrompendo i funzionari pubblici deputati alla gestione delle miniere di terre rare, fa  concorrenza al potere centrale. Richiamo l’attenzione sulla formula dubitativa a cui ho fatto a bella posta ricorso: supposta. Che anche la Cina avesse problemi di criminalità era cosa nota e fisiologica ma che il governo cinese ne denunciasse la capacita di gestione di un'attività così importante era cosa meno attesa. Ancora più paradossale è la circostanza che ha portato alla scoperta dell'interesse criminale per questo business. Infatti, a livello centrale “… si sono resi accorti…” ad un certo punto che i conti non tornavano; nel 2010 le quote fissate per l'estrazione erano di 89.200 tonnellate ma ne risultarono estratte circa 119, come mai? Chi aveva disatteso le indicazioni governative?! Ovviamente chi altri se non la criminalità organizzata che nelle regioni di estrazione poteva contare sulla corruzione dei funzionari locali e quindi svolgere un'attività estrattiva illegale contrabbandando il prodotto. La questione ha costretto il governo centrale ad annunciare misure  contro la corruzione che, ancora ad oggi, non è dato sapere se e quanto siano state efficaci.
In che misura è possibile che la lettura dei fatti sia questa? Questa è la domanda per valutare appieno la notizia in sé.
Di certo sappiamo che si tratta di una questione molto delicata e, come detto - strategica - tanto da non poter essere trattata con leggerezza; sappiamo che un regime fortemente autoritario ha nell’esercizio del controllo capillare delle strutture amministrative il punto di forza; sappiamo ancora che la RPC è legata in materia di terre rare da accordi commerciali internazionali anche in ambito WTO che la vincolano al rispetto di contratti in essere; sappiamo che la politica economica del cap and trade favorisce la limitazione del bene in circolazione al fine di agire sul prezzo; ed infine sappiamo, e chi non ha ancora riflettuto su quest’aspetto è bene inizi a farlo,  i servizi di sicurezza cinesi sono tra i più efficienti al mondo e quindi non in grado di sottovalutare la questione terre rare.
Tutto questo premesso, possiamo ancora credere che la criminalità organizzata locale abbia potuto, anche se in accordo con funzionari corrotti, gestire l’estrazione dai siti minerari, la lavorazione della materia grezza, l’immissione sul mercato ed il trasferimento all’estero di tonnellate di questi minerali?
E’ ovvio che la criminalità organizzata ha svolto un ruolo ma non quello indicato nei termini ufficiali.
La criminalità anche in questo caso sembra essere stata ragionevolmente un attore servente agli interessi superiori - ed ovviamente inconfessabili pubblicamente - statali. Si tratta, della solita per noi italiani, della nota ragione superiore dello Stato (vds Macchiavelli). Inverosimile che il governo centrale fosse stato all’oscuro di quanto andava accadendo nelle aree estrattive, è più logico pensare che usasse la criminalità organizzata quale capro espiatorio su cui far ricadere l’ingente surplus produttivo eccedente la quantità convenuta a livello internazionale anche allo scopo di non farne cadere il prezzo strappato agli acquirenti.
In questo caso, e ancora una volta, è evidente che gli stati, tutti gli stati e nessuno escluso, hanno bisogno della criminalità organizzata a cui nessuna remora si oppone perdendo efficacia davanti al “superiore interesse dello Stato”; ma questa è una faccenda di etica morale a cui ciascuno approccia come meglio crede. A me interessa far comprendere che il rapporto stato criminalità organizzata non è mai, in nessun caso, aprioristicamente manicheo. Tutto dipende dalle circostanze.   

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