lunedì 25 agosto 2014

SOFT POWER - La Russia e la Moldavia


Quest’estate è veramente ingestibile, quasi a rappresentare climaticamente una metafora di quanto sta accadendo in giro per il mondo; un pianeta sempre più scosso da conflitti di varia natura e genere. In tale quadro trova ulteriori e nuove conferme la mia convinzione che la criminalità organizzata rappresenti una forza in campo nel grande scenario geopolitico mondiale, capace di giocare su piani diversi pur non essendo un soggetto unitario. 
La massa eurasiatica è scossa ai suoi estremi da macrodinamiche geopolitiche -parallele e convergenti- che indicano l’indebolirsi dell’egemonia americana fondata sul dollaro quale moneta di riserva, sull’hard power militare, sulla NATO e relativa conseguente capacità di pressione sulle forze alleate europee. Tuttavia, l’ubriacatura da Potenza Unica Mondiale, che ha pervaso gli Stati Uniti per un decennio, e sicuramente quantomeno fino all’11/9, si va via via trasformando in schizofrenica incapacità di affrontare la realtà del mondo che nel frattempo si agita con violenza alla ricerca di nuovi, e soprattutto diversi, equilibri.
La Russia, compressa fra i sommovimenti geopolitici ad oriente e ad occidente, avverte un fastidiosissimo senso di accerchiamento a cui anche noi europei, più che altro per colpevole asservimento agli interessi statunitensi, contribuiamo. La Russia ha davanti a se un obbiettivo strategico vitale: divenire una potenza globale svincolata dall’economia legata allo sfruttamento delle risorse primarie che non genera di per sé sviluppo. Tuttavia, questa sfida finisce in secondo piano, e resta latente nell’agenda di Mosca, poichè l’amministrazione governativa è impegnata con tutte le proprie forze nella gestione del dossier energetico che oggigiorno riveste assoluta priorità e disegna le linee geopolitiche portanti dell’intera struttura delle relazioni internazionali.
Senza prolungarmi oltre in questa pur affascinante materia, e dopo aver rammentato i casi della guerra del 2008 con la Georgia e quella ancora in via di soluzione in Ucraina per il controllo della Crimea, ma soprattutto del porto di Sebastopoli sede storica di una corposa parte della flotta russa, porterei l’attenzione sul prossimo certo territorio di scontro in Europa: la Moldavia treccani.it .
La politica estera e di difesa russa prevede il contenimento dell’avanzata dell’influenza occidentale verso il proprio spazio vitale a cui non può ovviamente rinunciare come i fatti di guerra sopra citati evidenziano chiaramente. 
La questione Moldavia si deve inquadrare politicamente in questo preciso ambito. Moldavia vuol dire Romania e questa vuol dire Europa. Vladimir Putin è consapevole di non poter esercitare alcuna forma d’ingerenza militare diretta, diversamente da quanto avvenuto in Georgia ed Ucraina, poichè l’Europa non potrebbe restarsene inerte così come la stessa NATO, e quindi, in questo quadrante geostrategico, la partita si giocherà ricorrendo ad un mazzo di carte differente: quello del soft power di cui Mosca, dai tempi della guerra fredda, non era più abituata a servirsi. Soft power vuol dire sfruttare la capacità d’intelligence, di pressione diplomatica e di ricatto energetico, ma anche d’impiego della criminalità organizzata. Un esempio di quanto questa regione sia sensibile sotto questo profilo lo si trova nel post Terrorism-civil-wars-and-crime-how-does it work nel quale traccio alcuni profili connessi all’operatività della criminalità organizzata di origine slava che nella regione dell’auto proclamata repubblica di Transnistria (in russo Приднестровская Молдавская Республика, Repubblica Moldava di Pridnestrov’e, è uno stato indipendente de facto non riconosciuto dai Paesi membri dell' ONU, essendo considerato de iure parte della Repubblica di Moldavia) ha trovato un ambiente favorevole a qualsiasi attività illegale e criminale con il sostegno anche di diversi stati tra i quali la stessa Russia che ha supportato, ma più prosaicamente voluto, la creazione di quest’area franca nel cuore europeo.
Dalla Moldavia, dalla Romania, dalla Bulgaria, e dalla Grecia, si dipana la matassa della criminalità slava, russa, ma anche armena, e georgiana, che nel contendersi il primato in casa propria, e più in generale nel mondo criminale russofono, esporta le proprie attività illegali in tutta Europa da cui riesce a dragare milioni di euro che reinveste in attività illecite il cui profitto finale genera potere. 
Quando la questione Moldava, prenderà il posto di quella Ucraina è certo che Mosca, non potendo fronteggiare la NATO militarmente a causa dell’art. 5 del trattato NATO Trattato_Nato.pdf che mette al riparto la Romania, quale paese appartenente al consesso, da eventuali invasioni, farà esercizio di soft power alimentando il fuoco delle rivendicazioni nazionaliste delle minoranze come ad esempio quella dei Gaugazi www.balcanicaucaso.org di origine turca e cristiano-ortodossi, grazie anche all’intervento della criminalità organizzata che nell’intera area è fortemente radicata ed in grado di coalizzare forze politiche determinanti per il condizionamento della pubblica opinione. Insomma, il controllo della criminalità organizzata rappresenta sempre di più un ulteriore asset a cui gli stati e le grandi potenze certamente non rinunciano. Da oramai un decennio il mondo criminale russo è scosso da una guerra intestina alla componente georgiana e tra queste e quella propriamente slava per il controllo di grandi affari criminali e legali in Russia, in Europa e anche oltre oceano. Queste sanguinose dispute hanno visto anche quale teatro l’Italia, la Francia, la Spagna e la Grecia considerati i primi come territori da conquistare e sfruttare, la Grecia quale porto franco utile anche per questioni logistiche. A Mosca avere una quinta colonna a cui eventualmente far ricorso non dispiace affatto, ma attenzione questo è un assunto valido per tutti gli stati, anche democratici. Essi infatti non hanno mai disdegnato il ricorso a patti con la criminalità quando ne hanno avvertito la necessità. Quindi, allorché si accenderanno i riflettori sul futuro più che probabile teatro di frizione russo-europeo della Moldavia dovremo considerare anche l’influenza generata dalla forze criminali nella crisi a venire.
Insomma, miei cari, questo mondo cambia velocemente e non è certo il caso di rapportarsi a questi mutamenti con le vecchie categorie concettuali del ventesimo, o ancor peggio del diciannovesimo secolo. La criminalità organizzata è utilissima agli stati, all'economia, alla politica ed a molti altri attori delle nostre società. L'ipocrita presa di distanza da questo fenomeno accontenta le menti semplici -nella migliore accezione- che conservano una visione manichea del bene e del male. Questo approccio non è purtroppo utile per comprendere i fenomeni criminali che tutti condannano ma pochi affrontano.