giovedì 7 agosto 2014

La Corruzione e La Mandragola.


La panacea nella lotta alla criminalità organizzata, di ogni tipo, é una sola: la sconfitta o più realisticamente il contenimento fisiologico della corruzione. 
Premessa la necessità -ineluttabile ed indiscutibile- dell'esistenza della criminalità in ogni società, e liberando il campo dal velo d'ipocrisia perbenista che la dipinge come un fattore sociale eliminabile, le società occidentali contemporanee hanno sviluppato forme particolari di criminalità di natura oggettivamente economico-finanziaria. L’attore criminale, oggi, parte  spesso, ma non necessariamente, da situazioni di disagio che tende a risolvere attraverso attività illecite laddove queste siano remunerative al netto del calcolo costi vs benefici. Questo calcolo non riguarda la sola criminalità organizzata, ma spesso anche il cittadino che, a titolo d’esempio, si trova a dover fronteggiare una burocrazia opprimente. Tutte le forme di criminalità organizzata, le più pericolose in relazione al danno sociale che producono, hanno bisogno di ricorrere alla corruzione; è uno strumento vitale poichè  genera compromessi, potere e resilienza, ossia capacità di risposta all’attività di contrasto della legge. Questo tema avrà un più diffuso svolgimento e troverà spazio nel prossimo scritto che mi sta occupando di recente; tuttavia mi preme sin d’ora accennare all’assoluta necessità di mettere la corruzione al centro della lotta alle mafie ed alla criminalità organizzata in genere.
“…or mi parete voi quel religioso che io credevo che voi fussi…” questa frase estratta da La Mandragola, di Nicolò Machiavelli, sc. IV-66, potrebbe di per sé stessa essere usata quale viatico per la scrittura di un trattato sulla corruzione. Ovviamente non ambendo a tanto mi soffermerò più modestamente sul concetto generale che se ne può derivare, invitando tuttavia alla rilettura o, per chi non ne avesse avuto modo, alla scoperta di questa magnifica Commedia cinquecentesca che spiega con eloquio mirabile quale sia il profondo tessuto psicologico che lega l’essere umano alla sua corruttibilità. 
Quando il Machiavelli scrive questa Commedia sta attraversando un periodo di forzato esilio dopo che le vicende fiorentine lo avevano portato, al termine della sua Seconda Segreteria ed un’intensa attività diplomatica, a trascorre un lungo periodo in sua casa di campagna. Sarà questo rovescio professionale a regalare ai posteri le opere principali del Machiavelli. “…or mi parete voi quel religioso che io credevo che voi fussi…” come accennavo descrive in sé due comportamenti: il primo del corruttore ed il secondo del corrotto. 

La trama della Mandragola è semplice e richiama, ad una lettura semplicistica e superficiale, alle novelle boccaccesche dalle quali si discosta oltre che per motivi di stile, sopratutto per l’oggettiva forza che essa ed i suoi personaggi sprigionano pur non trattandosi di un’opera moralistica o didattica. Il giovane Callimaco vuole ottenere le grazie di madonna Lucrezia che, come del resto il marito Nicia, borioso, saccente e spocchioso, brama un figlio. Su questo desiderio, e quindi punto debole, farà leva il giovane affidandosi all’aiuto di un truffatore Ligurio che corromperà, appunto un frate affinché induca la donna a giacere con Callimaco. In questo rapporto tra Ligurio ed il frate ,Machiavelli esprime l’essenza della corruzione, ed appunto è Ligurio che sonda la possibilità di corrompere il frate con discorsi tendenziosi finché questi non gli disvelerà la propria assoluta disponibilità dietro -ovviamente- compenso. Quindi, i due personaggi raffigurano l’incontro di due esigenze quella di ottenere un fine, da parte di Ligurio, e quella di ottenere un vantaggio per sé, quello del frate. E’ importante notare che quando Ligurio avvicina il frate sa già che il suo tentativo potrà avere successo come desumibile da “…quel religioso che io credevo che voi fussi…” e si tratta quindi solo di verificarne la disponibilità ad essere corrotto. L’uomo integerrimo, incorruttibile, probo e onesto -come si diceva un tempo- difficilmente verrà avvicinato dal Ligurio di turno, tutt’al più quest’ultimo dovrà ricorrere ad altri sistemi se proprio non può farne a meno per piegare alla propria volontà l’incorruttibile; di solito si tratta dell’eliminazione fisica e qui ci sta il ricordo di quanti hanno pagato con la vita la propria avversione alle mafie.
Perché ho intesto tornare alle pagine scritte dal Machiavelli? Per parlare di corruzione, mi pare ovvio; la corruzione è propria dell’animo umano, non voglio, e non lo farò, ricordare su cosa si basa il peccato originale secondo la dottrina cattolica, su di un atto di corruzione. 
Essa, la corruzione, prevede sempre tre elementi costitutivi: un soggetto che vuole ottenere uno scopo, un secondo, dotato di una specifica peculiarità, pronto a favorirlo venendo meno e quindi rompendo un legame di fedeltà verso una terza parte che alla fine è quella che subisce il danno maggiore. Traslato in altri termini possiamo così rappresentare la situazione: Ligurio incarna la criminalità organizzata, il frate il pubblico ufficiale corrotto e madonna Lucrezia lo Stato che vede offesa la fiducia riposta nel suo rappresentante. Queste relazioni sono sempre presenti nei fenomeni di corruzione non solo pubblica ma anche privata; il legame di fedeltà che lega un dipendente alla propria azienda non è diverso da quello del pubblico ufficiale verso la pubblica amministrazione. Ovviamente andrebbero fatti dei logici distinguo, ma appare evidente tanto da non meritare uno specifico approfondimento.
Quando Ligurio/criminalità organizzata riesce a corrompere il frate/pubblico ufficiale, ha violato un caposaldo dell’autorità statale ovvero la sua sovranità che si fonda sulla fiducia in esso riposta dalla comunità che amministra, cioè a dire, ciascuno di noi. Se questo è il danno, non certo trascurabile per i cittadini, il vantaggio che la criminalità acquisisce è esponenzialmente devastante poichè costruisce un legame che diverrà oggettivamente indissolubile con una pedina importante, il corrotto, che oramai dopo il primo peccato - anche semplicemente veniale - sarà e resterà alla mercé del ricatto criminale.
Non va neanche sotteso il ruolo che assume il marito di Lucrezia, Nicia nell'intera struttura compositiva; l'uomo, già descritto nelle sue principali caratteristiche é tristemente paradossale poichè per raggiungere il suo scopo, avere un erede, é pronto a concedere la propria moglie ad uno sconosciuto che attiri su di se il veleno della Mandragola necessaria per facilitare la procreazione. Beh questo ruolo si attaglia perfettamente, in modo particolare al politico di turno che, pur di ottenere i voti, un seggio, un ruolo, una carica è pronto a ricorrere ai servigi di qualsiasi personaggio. Nicia è pragmatico poichè volendo un figlio è pronto a mettere da parte qualsiasi remora morale e per questo fine disposto a qualsiasi compromesso.
Ma come se non bastasse non è finita qui, il paradosso, la beffa, questa si veramente boccaccesca, è che madonna Lucrezia non solo ci sta a donare la sua - virtù - al seduttore e truffatore Callimaco ma ci prende tanto gusto da giurargli complicità eterna alla faccia del marito. Ora ditemi voi se una Commedia scritta nel 1512 non raffigura perfettamente ancora oggi il vizio italiano di giacere con gusto con il truffatore e corruttore di turno e pure bearsene. 
Se qualcun leggendo intravedesse in questo post una critica all'Italia sbaglierebbe. Una critica non all'Italia ma agli italiani, ecco questo é il suo scopo.