martedì 1 luglio 2014

I Contrabbandieri e le implicazioni geopolitiche nelle relazioni tra il Venezuela e la Colombia


Recentemente il posto di frontiera tra le città di Cucuta in Colombia e San Antonio in Venezuela, è stato bloccato da una folla di contrabbandieri che hanno protestato a causa degli abusi subiti per mano della polizia venezuelana. I disturbi hanno avuto inizio sul ponte internazionale Simon Bolivar ovvero il collegamento principale tra la Colombia e il Venezuela, dove i manifestanti hanno bloccato la strada con pneumatici dati alle fiamme, bastoni, pietre e altro.
Le autorità di Caracas, al fine di interrompere o quantomeno arginare le conseguenze negative sulla propria bilancia dei pagamenti hanno aumentato il prezzo di alcuni generi alimentari nella speranza di stabilizzare l'economia arginando il flusso illegale di merci verso la Colombia, dove i prezzi sono decisamente più elevati che assorbe, attraverso il contrabbando transfrontaliero circa il 40% dei suoi prodotti nazionali. Il governo venezuelano, seriamente preoccupato da questo fenomeno, di certo non recente, ma che ultimamente ha raggiunto livelli insostenibili tanto da coinvolgere le relazioni tra i due Paesi deve ricorrere ai ripari. Le politiche economiche della Repubblica Bolivariana del Venezuela, rivoluzionate dal defunto presidente Ugo Chavez, erano e sono ancora oggi incentrate ad un pervasivo nazionalismo che riverbera i suoi effetti nella gestione delle maggiori imprese non riuscendo, tuttavia, ad attrarre capitali esteri. 

Questo stato di cose, secondo gli analisti economici internazionali, se da un lato ha consentito un forte smarcamento dall’influenza statunitense, nonostante il Venezuela esporti ancora la maggior parte del suo petrolio negli USA, per converso sta conducendo il Paese al collasso finanziario.  
In Venezuela, ad esempio, la benzina è in realtà di gran lunga più economica dell’acqua, tanto è vero che un gallone di carburante da 95 ottani costa solamente soli 5 ​​centesimi mentre un litro di acqua in bottiglia, al confronto, più di un dollaro.
Il contrabbando, lungo la frontiera condivisa con la Colombia è lunga 1.274 miglia è vecchio come il confine stesso e le città lungo la frontiera sono praticamente cresciute grazie a questo tipo di commercio illecito.
Le merci venezuelane sono spesso cinque volte meno care che in Colombia e per la benzina la differenza è ancora maggiore, infatti mentre un gallone costa 5 centesimi in Venezuela, al di qua del confine costa 4,36 dollari.
Questa situazione si ripercuote negativamente sulle relazioni tra i due Paesi che stanno ulteriormente raffreddando le relazioni bilaterali, già tese in ragione, prevalentemente, dell’influenza che gli americani esercitano in Colombia attraverso una forte presenza militare; ma non è tutto, entrambi devono affrontare i problemi legati al traffico di cocaina nell'intera area. Prima di tutto va considerato il ritorno sulla scena del narcotraffico mondiale della rotta caraibica e quindi il ritorno –al mare- venezuelano per spostare gli ingenti quantitativi dai paesi produttori, Colombia, Bolivia e Perú, verso  il Nord America e l’Europa. 



Va considerato, inoltre, che i trafficanti di cocaina, e le grandi organizzazioni criminali, al fine di riciclare gli enormi guadagni illeciti sfruttano i canali commerciali anche dell’abbigliamento; circa il 60 per cento di tutto l'abbigliamento entrare Colombia è di contrabbando e gran parte di esso è parte di filiere di riciclaggio di denaro. I signori della droga non voglio trarre profitto da queste merci, ma solo  spostare i soldi inosservati. In Colombia i vestiti sono venduti a prezzi ridicoli e anche carburante di contrabbando venezuelano è parte di questa filiera di riciclaggio. Ancora è importante notare che da alcune fonti il cartello messicano di Sinaloa, i guerriglieri colombiani e le organizzazioni criminali in genere beneficiano delle varie forme di contrabbando.
Come ho già chiarito in passato, il contrabbando è uno dei primi crimini grazie ai quali una rete criminale organizzata può facilmente accumulare denaro e quindi svilupparsi. I contrabbandieri hanno sempre operato lungo la storia e in tutto il mondo; lo hanno sempre fatto sfruttando la configurazione naturale lungo i confini che dividono gli Stati per trasferire le merci. Quest’attività ha spianato la strada per la crescita di reti criminali organizzate che operano sia a livello locale che anche a livello mondiale. Questo è stato il caso per le mafie italiane, per le Triadi cinesi o la mafia turca coinvolta nel traffico di eroina  dall'oriente verso occidente.
Il contrabbando di merci, che si spostano attraverso il lungo confine tra la Colombia e il Venezuela, ha creato una struttura molto articolata e organizzata di gatekeepers che controllano e regolano questo flusso illegale e sono al soldo delle potenti organizzazioni criminali locali. Questo fenomeno -cosi diffuso- non sarebbe possibile senza la piaga endemica della corruzione delle autorità di confine su entrambi i versanti. L’indice riportato da Transparency International stima il Venezuela al  160/177  e la Colombia 94/177 posto del ranking mondiale di corruzione evidenziando quindi la permeabilità delle strutture amministrative al fenomeno che apre le porte della criminalità alla realizzazione dei propri traffici illeciti.   
Il Venezuela e la Colombia si trovano ad affrontare molteplici problemi che hanno una forte influenza sulla situazione interna: le attività dei contrabbandieri, la criminalità organizzata, sia locale che proveniente da Paesi vicini, l’insurrezione di organizzazioni come FARC, ma che riverberano i propri effetti anche a livello di equilibri geopolitici dell’intera area centro-sud americana poiché il Venezuela è propenso a seguire le politiche chaviste, alla ricerca di partner ideologicamente affini come Ecuador, Bolivia e Nicaragua, allontanandosi da chi invece sceglie gli USA qual partner privilegiato.

Lungi dall’essere evidente una via d'uscita da seguire si conferma ancora una volta chiaramente il dato che la criminalità organizzata gioca un ruolo determinante nei rapporti internazionali laddove a questa è permesso di agire indisturbata ed a beneficio di sistemi relazionali economico-politici che ne proteggono le attività.