giovedì 24 luglio 2014

Guatemala Criminale. Dall’impero Maya a quello dei trasportistas.


La regione centrale del continente americano, la mitica Mesoamerica descritta da illustri etnografi, unarea dincredibile fascino,  e' oggi certamente uno dei luoghi meno sicuri al mondo, come rilevato freddamente dagli indici di mortalità per cause legate alla criminalità, secondo molteplici autorevoli studi tra cui il Transnational Organized Crime in Central America, prodotto da UNODOC del settembre 2012  www.unodc.org
Studiando lAmerica Latina, il Messico e il Triangulo del Norte, El Salvador, Honduras e Guatemala, 
http://www.icesi.edu.co sono ripiombato, tirato a forza dai contemporanei eventi storici di quei Paesi, nella Sicilia mafiosa del Novecento; ma, forse più degli altri,  è in effetti proprio il Guatemala ad esprimere le maggiori similitudini con lesperienza della criminalità mafiosa sicula. 
Nello scrivere sull'argomento, sicuramente la principale sfida che mi appresto a fronteggiare riguarda la difficoltà di concentrare in un pezzo, tali e tanti sono i fatti da considerare, quanto andrebbe riportato circa le origini e lattuale situazione della sicurezza in Guatemala. 
Partiamo dal fatto che il Guatemala è lunico Paese centro americano in cui è dispiegata una missione dellO.N.U., la CICIG International Commission Against Impunity in Guatemala http://www.cicig.org, fortemente voluta dagli Stati Uniti dAmerica, evidentemente più per motivi dinteresse nazionale che umanitari, in ragione del forte interesse geopolitico e strategico che questo paese riveste nellambito delle priorità di sicurezza americane. 
Sin da questa prima evidenza emerge una riflessione fondamentale per la comprensione dellattuale situazione nellarea che faccio risalire alla dottrina Truman, ufficialmente inaugurata nel discorso presidenziale del 12 marzo 1947, nella quale si certificava a mo' di monito che lAmerica si sarebbe opposta in qualsiasi parte del mondo ad unulteriore espansione dellarea dinfluenza dellU.R.S.S.. Noi italiani ne abbiamo sia sofferto le conseguenze ma soprattutto goduto i benefici e quindi ben sappiamo come questa opposizione si sia estrinsecata materialmente; anche i Paesi centro americani sono stati oggetto di politiche di contenimento dellinfluenza sovietica. Queste politiche, in buona sostanza, si sono risolte nelle azioni della CIA volte, a seconda delle circostanze, a destabilizzare e poi stabilizzare i governi dellintera area quando questi sterzavano troppo a sinistra. 
Ma cosa ha a che vedere questa evidenza storica con la situazione odierna? Lo spiego: i governi che nei decenni si sono avvicendati, anche quelli dispirazione marxista leninista supportati dalla grande Madre Russia, non avevano alcun interesse, e quindi figuriamoci volontà, di costruire un apparato amministrativo moderno ed efficace poiché sarebbe divenuto ovviamente difficilmente controllabile; ecco quindi che, dopo la caduta dellequilibrio atomico, quale risultato proprio del confronto tra le grandi potenze, i paesi dellAmerica centrale e latina si sono trovati praticamente abbandonati a se stessi in una situazione di vacuum di sovranità nazionale che esprimeva questa prerogativa fino ai territori più remoti. In questa oggettiva situazione, con un mercato della droga in esplosione chi altri poteva trarne beneficio? La criminalità, ovviamente, e vediamo ora in che modo.
Da lungo tempo il Guatemala, lHonduras, il Belize e Il Salvador sono paesi di contrabbando di merci dal sud al nord America e viceversa. Ma da una decina di anni alle merci che abitualmente attraversano questi confini se ne sono aggiunte altre: le sostanze stupefacenti. Vale la pena chiarire un punto determinante: i confini tra questi Paesi non sono come per automatismo siamo portati ad immaginare aree insormontabili rigidamente controllate. Qui la norma é esattamente lopposto; i confini sono del tutto aleatori e neanche le comunità che abitano nelle zone rurali a ridosso degli stessi spesso sanno indicarli. In quanto poi alle zone confinarie presiedute dalle forze governative, anchesse non sono certo impermeabili ai traffici illeciti grazie alla piaga della diffusissima corruzione. Con questo viatico é evidente che la grande criminalità organizzata dellAmerica latina, colombiana e messicana in particolare, non poteva non estendere i propri interessi nellarea. La spinta decisiva si é avuta intorno alla fine degli anni ottanta allorché la pressione internazionale ha spinto le autorità americane e soprattutto colombiane a smantellare la rotta dei Caraibi che consentiva alla cocaina prodotta nei paesi andini di proseguire per il nord America e lEuropa; era più che naturale che lattenzione dei criminali si rivolgesse ai territori del centro America che offrivano garanzie di riuscita di una molteplicità di traffici illeciti sotto vari profili. La posizione geografica, le condizioni di povertà generalizzate, il basso livello di capitale sociale, lendemica corruzione e lassenza delle autorità statali nei centri rurali, lesistenza di reti di contrabbando già collaudate hanno consentito alle organizzazioni criminali di radicarsi sul territorio.
Queste reti di contrabbando erano gestite da famiglie del luogo che avevano prevaricato e sostituito, sotto vari profili, lautorità statale esattamente come avvenne nella Sicilia ottocentesca dove i latifondisti divennero in molti casi protettori di mafiosi o mafiosi essi stessi: li chiamavano Galantuomini questi personaggi in grado di controllare intere comunità che dipendevano - in tutto e per tutto - dalla loro volontà mentre nel Guatemala contemporaneo li chiamano los Señores. In particolare questi personaggi si trovano nella regione di  Gualan al confine con lHonduras che, insieme a quella di Matalacan e Sayaxché rappresentano i territori maggiormente afflitti dalla criminalità organizzata poichè attraverso di essi si raggiunge il Messico, lHonduras e il Salvador. Los Señores si occupano di tutto nellambito delle rispettive comunità rurali e sono rispettati acquisendo quella che in Sicilia si chiamava omertà e rispetto. Come è chiaro,  lo studio comparato delle forme evolute di criminalità organizzata riserva sempre sorprese più o meno inaspettate. Se in Gualan comandano los Señores, nel resto del paese comandano le famiglie di transportistas ed i loro capos, che sono responsabili i primi dei carichi che gestiscono in appalto per conto terzi, solitamente i grandi cartelli messicani, i secondi delle singole aree di transito che in Messico si chiamano plazas il cui controllo ha generato, e genera, le centinaia di morti nella guerra tra i vari cartelli di narcotrafficanti.  

In buona sostanza, laddove lo stato centrale é assente, ed a livello locale esiste una struttura sociale ancorata ad unorganizzazione di tipo familista, avulsa dal contesto generale anche storico, i detentori del potere tenderanno a riprodurre di generazione in generazione le condizioni sociali che ne consentono la gestione ricorrendo a qualsiasi mezzo lecito e non.
In Guatemala, e nei paesi confinanti, lorganizzazione sociale é tuttora ferma al passato e lo sviluppo sociale é frenato dai centri dinteresse economici politici e criminali che in virtù di questa arretratezza e soprattutto operando in simbiosi, possono perpetrare il proprio potere. 

Quello del Guatemala é uno tra i casi più interessanti per chi, come me, studia i fenomeni criminali in maniera non descrittiva poiché un approccio sistemico genera virtuosamente processi cognitivi che possono essere replicabili in contesti differenti a beneficio di comunità eterogenee a livello internazionale. In tale quadro, esso merita certamente un ulteriore approfondimento che sarà oggetto di futuri miei interventi sul tema.