lunedì 16 giugno 2014

Il primo mezzo di contrasto alle mafie globali


In questo periodo sono alle prese con la scrittura del mio prossimo libro che ha per tema le mafie e il loro modello sotto il profilo evolutivo storico e quello criminologico al fine di rendere evidente come esse rappresentino - di per sé stesse -, e quindi se considerate nel loro aspetto di potenzialità criminale un problema, in effetti, e senza tema di smentita, di semplice soluzione. Ovviamente, la questione apre le porte ad un livello successivo di discussione che si basa sull’ovvia domanda del perché allora questi fenomeni criminali, specialmente alcuni, siano così longevi e radicati in alcune culture.
Nell’affrontare questo lavoro di studio, volutamente diacronico e sincronico al fine di dare ad esso un valore anche di fruibile attualità tanti sono gli elementi che man mano emergono; tra questi oggi voglio affrontare il tema delle merci contraffatte, della pirateria e della violazione del diritto d’autore. 

Uno dei primi elementi da considerare e che si pone a fondamento dell’attività della stragrande maggioranza delle organizzazioni criminali di livello è la loro capacità d’inserimento nel mercato del contrabbando. Aggirando le leggi di uno stato che regola la circolazione delle merci in funzione alla prerogativa di trarne profitto a vantaggio della comunità attraverso l’imposizione di accise e imposte, la criminalità fornisce merci, sia originali che contraffatte al fine ovvio di trarne un beneficio economico grazie alla domanda che proviene dal destinatario finale ovvero il consumatore, quindi - noi stessi-. Si tratta dei reati detti -senza vittima- poichè per ovvia ragione logica il destinatario dei servizi illeciti è colui il quale in effetti genera l’intera filiera crinale per il soddisfacimento di un proprio bisogno. Tra questi bisogni, per la maggior parte di una discutibile natura edonistica, primeggiano per effetti negativi le sostanze stupefacenti, i tabacchi lavorati e da un decennio con prorompente forza di numeri le merci contraffate.
L’ufficio dell’O.N.U. per la lotta alle droghe e alla criminalità organizzata in genere http://www.unodc.org che ha, tra gli altri, il compito nel monitoraggio mondiale dei fatti criminali nella loro espressione anche transnazionale, ha di recente pubblicato un resoconto, sommario, ma senz’altro efficace sul tema delle mercato illegale di merci contraffatte: 
Quando, spesso mi si pone la domanda circa l’efficacia dei mezzi di contrasto, riferendosi quasi sempre ad attività prettamente investigative o comunque afferenti la legislazione penale mi rendo conto, e cerco di discutere di quanto - a mio parere senz’altro in misura maggiore - sono efficaci pratiche di informazione e sensibilizzazione finalizzate a far riflettere su come, ed è il nostro caso attuale, alcuni comportamenti banali come l’acquisti di qualsiasi oggetto contraffatto incidano pesantemente e in positivo sulla bilancia commerciale delle mafie. Il report di cui ho segnalato la pubblicazione fornisce i dati economici di quest’attività, le cui stime, ricordo sono sempre fisiologicamente - per difetto -: 250 miliardi di dollari, migliaia di organizzazioni criminali coinvolte, milioni di persone sfruttate per la produzione di questi oggetti e interessi anche del terrorismo internazionale di varia estrazione. Il compact disc pirata, la t-shirt o la borsa “firmata” alimentano le mafie che successivamente mettono a profitto questi capitali investendoli in altre attività criminali generando una spirale perversa che si autoalimenta grazie anche a noi. 

Se riuscissimo a prendere coscienza di questo fenomeno, magari facendocene anche ambasciatori nel nostro anche piccolo cosmo relazionale avremmo senz’altro combattuto la nostra piccola guerra contro il crimine. Certo sarà anche poco emozionante, ma di certo molto efficace.