giovedì 24 aprile 2014

COME LO STATO FAVORISCE LE MAFIE Il solito errore della tecnica ladro scaccia ladro

Lo stato messicano di Michoacan ha sempre avuto un ruolo importante nell’economia messicana in relazione alle risorse minerarie ed ai porti sulla costa pacifica, primo fra gli altri quello di acque profonde di Lazaro Cardenas, unico porto del Pacifico in grado di gestire navi mercantili transoceaniche di ultima generazione che attualmente costituisce l'unica alternativa a Panama. L’importanza di questa regione, inoltre, è data dalla circostanza che essa si trova su una delle direttrici principali del flusso di cocaina che dai paesi produttori del sud del continente, Perù, Bolivia e Colombia, risale fino al Nord America, gestito in gran parte dal cartello di Sinaloa. Storicamente all’interno dello stato l’organizzazione criminale egemone, la famiglia Michoacana, ha gestito sotto la propria responsabilità il suo tratto della rotta della cocaina in accordo con quella di Sinaloa finché, come sistematicamente accade con frequenza ciclica per le organizzazioni criminali, gelosie interne ne hanno indebolito la struttura che è stata soppiantata negli ultimi anni da una nuova formazione criminale: i Cavalieri Templari. Nulla di esoterico o trascendente riguarda questa formazione criminale se non una ridicola manifestazione esteriore che si richiama ai cavalieri di Cristo d’origine medioevale. I novelli Cavalieri Templari messicani, molto più prosaicamente si dedicano al traffico di sostanze stupefacenti, sequestri a scopo di estorsione, ed estorsioni in genere a danno della cittadinanza e delle imprese. Con l’acquisizione dei primi capitali si sono dedicati con profitto anche alla produzione di anfetamine di cui sono oramai divenuti produttori di primissimo piano a livello mondiale grazie all’accesso dei precursori chimici che arrivano dalla Cina direttamente nel porto di Lazaro Cardenas che è sotto il loro controllo grazie alla corruzione degli impiegati portuali. Insomma sono i padroni degli affari illeciti dell’intero stato di Michoacan.

Il governo federale, nell’ambito della complessiva strategia del presidente Pena Neto di contenimento della guerra tra narcos, che non rappresenta certo un buon viatico per gli investitori stranieri soprattutto in un momento economico di congiuntura favorevole per il Messico, ha istituito un’apposita commissione per lo sviluppo economico, sociale e la sicurezza in Michoacan. A questi due attori, stato e criminalità organizzata, nell’anno appena trascorso se ne è aggiunto un terzo: le forze di autodifesa. Queste organizzazioni di cittadini, reclamando l’assenza e l’incapacità del governo federale di assicurare la sicurezza delle varie comunità, si sono autoproclamate forze di difesa, si sono armate e affrontano direttamente i Cavalieri Templari. Ora é evidente che non si tratta, se non in alcuni casi, di strutture formate da normali cittadini stanchi del terrore che la narco guerra genera in Messico, quanto piuttosto di bande di criminali che sfruttano il malcontento generale per armarsi e tentare distruggendo il cartello dei Cavalieri Templari di prenderne il posto nelle diverse comunità rurali e cittadine. Questa verità, supportata da diverse fonti, é nota anche al governo federale che tuttavia ha sfruttato queste forze di autodifesa per compiere diverse azioni di polizia che hanno permesso di giungere all’arresto della maggior parte dei personaggi di vertice dei Cavalieri Templari, eccezion fatta per il più carismatico Servando Gomez Martinez detto La Tuta, ancora libero.

Il governo federale, nell’ambito della complessiva strategia del presidente Pena Neto di contenimento della guerra tra narcos, che non rappresenta certo un buon viatico per gli investitori stranieri soprattutto in un momento economico di congiuntura favorevole per il Messico, ha istituito un’apposita commissione per lo sviluppo economico, sociale e la sicurezza in Michoacan. A questi due attori, stato e criminalità organizzata, nell’anno appena trascorso se ne è aggiunto un terzo: le forze di autodifesa. Queste organizzazioni di cittadini, reclamando l’assenza e l’incapacità del governo federale di assicurare la sicurezza delle varie comunità, si sono autoproclamate forze di difesa, si sono armate e affrontano direttamente i Cavalieri Templari. Ora é evidente che non si tratta, se non in alcuni casi, di strutture formate da normali cittadini stanchi del terrore che la narco guerra genera in Messico, quanto piuttosto di bande di criminali che sfruttano il malcontento generale per armarsi e tentare distruggendo il cartello dei Cavalieri Templari di prenderne il posto nelle diverse comunità rurali e cittadine. Questa verità, supportata da diverse fonti, é nota anche al governo federale che tuttavia ha sfruttato queste forze di autodifesa per compiere diverse azioni di polizia che hanno permesso di giungere all’arresto della maggior parte dei personaggi di vertice dei Cavalieri Templari, eccezion fatta per il più carismatico Servando Gomez Martinez detto La Tuta, ancora libero.
Il problema é che ora il governo, nonostante gli sforzi fatti ed in corso e malgrado i vari ultimatum sempre rinnovati, non riesce a far deporre le armi a queste organizzazioni che restano attive nei rispettivi territori di origine. Con alcuni rappresentati di esse, Alfredo Castillo, ufficiale di governo che presiede la citata commissione, ha ripetutamente intavolato trattative arrivando ad una situazione di compromesso che prevede la data di scadenza dell’11 maggio prossimo per depositare le armi lunghe da fuoco ed entrare così a far parte delle forze regolari rurali dell’esercito. Ora, al di la di quanto concretamente accadrà, se e quante di queste organizzazioni locali lasceranno le armi e si scioglieranno, una cosa è certa ancora una volta uno stato scende a compromesso con dei banditi per un giusto fine, rinunziando alla sua prerogativa fondamentale che risiede nel legittimo esercizio della violenza autorizzando in tal modo altri al suo esercizio. Ritengo a questo punto indispensabile ricorrere al modello mafioso delineatosi a seguito della specifica esperienza italiana a cui faccio ricorso per sostenere quanto deleterie siano queste politiche. Le mafie italiane, nate sul finire del Settecento hanno avuto la loro prima legittimazione da parte del potere proprio allorquando sono state chiamate in soccorso dello stato per gestire situazioni emergenziali. E’ stato così per la mafia siciliana che nasce, in quegli anni,  da quelle formazioni di criminali assoldate dai proprietari terrieri a difesa dei propri possedimenti con l’avvallo della legge borbonica oppure ancora, proprio nel 1860 allorché a Napoli, in attesa dell’arrivo di Giuseppe Garibaldi proveniente dalla Sicilia, il prefetto, con il Re in fuga a Gaeta, si rivolge ai camorristi arruolandoli nelle fila della gendarmeria per contenere la situazione di sbando in città. Ovviamente in entrambi i casi si sono generate formazioni criminali che non hanno mai più spezzato il legame stretto con le autorità ricevendone, per ringraziamento dell’opera svolta, coperture e favori. Ecco come l’esperienza storica delle mafie italiane può aiutare a valutare alcune politiche come quella intrapresa dal governo federale messicano che se da un lato ottengono, nell’immediato, il risultato di indebolire un’organizzazione criminale come quella dei Cavalieri Templari, dall’altro creano un problema ancora maggiore, essendosi piegate ad un accordo con la criminalità che presto chiederà il conto come certamente vedremo nei mesi e negli anni a venire.
La ricerca storica, finalizzata a circoscrivere i modelli comportamentali delle organizzazioni criminali dimostra come alcune dinamiche siano ricorrenti indipendentemente dagli aspetti antropologici, culturali e geografici che caratterizzano le singole organizzazioni criminali e quindi è senz’altro utile il lavoro di comparazione di questi modelli con le realtà criminali contemporanee al fine di prevederne gli sviluppi per adeguare  le relative politiche di contrasto. In tale quadro, nel caso in argomento, appare evidente che una volta sceso a compromesso con le organizzazioni di autodifesa –in particolare oggi nello Stato di Michoacan-, ma in futuro anche nel resto del Paese come sembra scontato, il governo messicano, non potrà esercitare a pieno le proprie prerogative nei confronti delle stesse esigendo il rispetto della legge. Questo poiché, come sappiamo, nelle fila di queste organizzazioni militano membri della criminalità organizzata che saranno, in qualche modo legittimati da questo tipo di accordi (come nei due casi italiani). Ed ancora, un domani se l’autorità  statale non è stata capace di fronteggiare l’organizzazione dei Cavalieri Templari non potrà sperare di aver migliore risultato con chi colmerà il vuoto di potere aperto dal suo indebolimento. Quindi, in sostanza, si aprirà, con molta probabilità una fase di transizione in cui nuovi attori criminali sostituiranno i vecchi con l’aggravante che l’aver inglobato i militanti delle forze di autodifesa nei ranghi delle forze regolari dell’esercito rurale permetterà a quelli, tra questi criminali, l’esercizio della forza sul territorio con la legittimazione governativa avvalendosi ovviamente di tale potere per corrompere i funzionali locali creando in questo modo ulteriore potere criminale.
In buona sostanza, percorrere accordi di varia natura, come sta accadendo in altri paesi dell’America latina è una politica estremamente pericola che non deve essere percorsa soprattutto in caso di stati deboli sotto il profilo dell’autorità coercitiva.

Antonio De Bonis