mercoledì 26 marzo 2014

Da una passione a un libro. Per diffondere e combattere la cultura mafiosa

Antonio De Bonis è, per così dire, un “figlio d’arte”. Nato e cresciuto insieme a chi ha fatto la storia dell’antimafia, si è formato secondo le proprie inclinazioni e passioni e ora dedica interamente le proprie energie a studiare e analizzare i fenomeni criminali e la criminalità organizzata.

Da quanto tempo lavora nel settore?
Mio padre, per un caso fortuito, scampò alla strage di Ciaculli. Trasferitosi a Roma iniziò a lavorare per la prima Commissione Parlamentare Antimafia che all’epoca aveva sede in quella meraviglia che è Sant’Ivo alla Sapienza. Io in quel cortile sono cresciuto insieme a quei personaggi che dell’antimafia hanno fatto la storia.

Come è arrivato a occuparsi di mafia?
Nel 1991 sono stato chiamato, proveniente dai reparti del Generale Dalla Chiesa, a far parte del ROS di Roma, vivendo la stagione tragica delle stragi mafiose.

La lotta alla criminalità organizzata degli ultimi anni è riuscita anche solo a scalfire i poteri mafiosi in Italia?
No, nel modo più assoluto. Ed è proprio questa consapevolezza che mi ha portato alla mia attuale attività di ricerca e studio analitico di questi fenomeni. La domanda di fondo è finanche banale: in virtù di quali meccanismi i fenomeni mafiosi mondiali persistono nei secoli? La risposta è altrettanto banale: le mafie sono funzionali a qualsiasi sistema di potere, sia esso democratico sia teocratico che totalitario.

È possibile estirpare la mentalità mafiosa da quelle regioni (in Italia come all’estero) che storicamente ne sono pervase?
Certo, a condizione che si comprenda che una cosa è il modello mafioso, in quanto fenomeno meramente criminale, altro è – e questo è il cuore del problema – il sistema mafioso. Il modello mafioso è generato da fenomeni esclusivamente criminali e in quanto tali agevolmente contrastabili; il sistema mafioso no, poiché è il risultato della continua convergenza di interessi illeciti delle mafie, di attori economici, finanziari e politici. Una volta compresa questa differenza è facile capire che il danno maggiore alla società è portato dal sistema mafioso che si perpetua autorigenerandosi. Basterebbe spezzare il legame che vincola i tre attori del sistema mafioso, riconducendo le mafie a mero fenomeno criminale e gli altri attori a componenti essenziali dello sviluppo sociale. Spezzare questo legame vuol dire alzare i costi, rispetto ai benefici, del coinvolgimento dell’economia, della finanza e della politica nel relazionarsi con la criminalità di tipo mafioso. Il terreno fertile nel quale si sviluppano questi rapporti è stato senz’altro quello della corruzione che oggi purtroppo a causa del contingente periodo di crisi si è tramutato in un fenomeno ancor più preoccupante che vede l’imprenditore economico e il politico ricercare i favori delle mafie, invertendo quello che era un consolidato rapporto di forze per lo meno fino a Tangentopoli.

È vero che, come disse Bufalino, «la mafia sarà sconfitta da un esercito di maestre»?
Sì, solo un grande siciliano, testimone vivente della essenza dei fenomeni culturali che in Sicilia in particolare, ma in forme diverse anche in Campania e in Calabria hanno visto svilupparsi il modello mafioso, poteva sintetizzare con tale efficacia la soluzione al male. Insegnare la legalità è l’arma più efficace contro qualsiasi sistema mafioso e in questo mi trovo perfettamente in linea con lo spirito dell’Associazione Libera di don Ciotti. Tanto ne sono consapevole che è in fase avanzata un mio progetto in questo senso che a breve coinvolgerà alcuni licei romani.

La criminalità organizzata internazionale può essere sconfitta?
No, poiché questa è da sempre un fenomeno alimentato dagli interessi dei singoli stati. Basti pensare al traffico di armi o di sostanze stupefacenti che ancora oggi rappresentano una non trascurabile voce che comunque anche se non ufficialmente incide sul prodotto interno lordo di molti stati, in pratica di quelli che se lo possono permettere. E mi rifaccio a due degli esempi riportati nel saggio ovvero l’area Mesoamericana e il Kosovo.

Ha già altre pubblicazioni sull’argomento al suo attivo?
Sì, un libro sulla narcoguerra in Messico e un saggio che sarà a breve pubblicato dalla Rivista Italiana di Criminologia, nel quale analizzo e sostengo la necessità di un adeguamento degli strumenti normativi, in particolare dell’art. 416 bis c.p. e del Concorso Esterno in Associazione Mafiosa.

Ha un altro libro nel cassetto?
Più d’uno tra saggi, corsi universitari e libri. In particolare una lettura storiografica dei fenomeni mafiosi italiani e di come questi contrariamente a quanto si pensi e si continui a ripetere da una parte degli addetti ai lavori, siano il prodotto e non la causa del sistema mafioso. Il progetto è ambizioso poiché contrasta la vulgata che riproduce continuamente il mito delle mafie. Questo progetto si avvarrà di uno studio comparato con le realtà internazionali al fine di rilevare o verificare la riproducibilità del sistema mafioso in quei territori che potenzialmente o già di fatto esprimono caratteristiche simili a quelle emerse in Italia sin dal periodo unitario.

Quante sono state pubblicate tramite il selfpublishing?
Questa è la prima pubblicazione.

Cosa pensa dell’editoria digitale? Ritiene che l’ebook costituisca una nuova opportunità per chi vuole scrivere un libro?
Tutto il bene possibile in relazione alla semplicità e direi democraticità del mezzo.

Scrivere un libro può diventare secondo lei un’attività alla portata di tutti?
Scrivere è una delle peculiarità del genere umano che, non a caso, ha consentito uno sviluppo esponenziale del Progresso, quindi tanto più e tanti più scrivono, tanto maggiori saranno le occasioni di conoscenza e confronto.

Molti talenti e tanti ottimi libri di qualsiasi genere vengono scoperti grazie al self-publishing. Può descrivere la sua esperienza?
Il processo dal basso, assolutamente in linea con i tempi che viviamo, può senz’altro innescare un processo virtuoso che nel mio caso è partito da una prima recensione positiva, della quale sono grato, di un talent scout. In altre parole invito chiunque abbia qualcosa da dire a farlo, anzi a scriverlo.
Biografia
Nasce a Palermo nel 1963, ma da sempre vive a Roma, dove è cresciuto e ha compiuto tutti i suoi studi fino alla laurea in Mediazione Linguistica e Culturale. Dopo la laurea, seguendo le sue inclinazioni ma soprattutto le sue passioni, ha frequentato un master in Criminologia e uno in Intelligence, Sicurezza e Aree di Crisi. È in servizio nell'Arma dei Carabinieri dal 1981 ma, per motivi di riservatezza e sicurezza si omettono il profilo biografico e l'attuale incarico.Come criminologo si occupa di studiare ed analizzare i fenomeni criminali e la criminalità nazionale, internazionale e transnazionale, svolgendo l’attività di ricercatore e studioso delle diverse forme, realtà, potenzialità e minacce che la criminalità organizzata presenta e rappresenterà nel futuro.
Intervista de il mio libro Feltrinelli gruppo l'Espresso in occasione dell'uscita dell'ebook "Mafie, Potere e Geopolitica"