venerdì 21 marzo 2014

Gli ignavi e le mafie

Il 3 dicembre 1874 il Consiglio dei Ministri, presieduto da Marco Minghetti, deliberò  la presentazione alla Camera di uno schema di legge per vari provvedimenti eccezionali di pubblica sicurezza atti a combattere il malandrinaggio; in data 3 luglio 1875 inizio' la propria attività la “Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia”, composta da nove membri: tre deputati, tre senatori e tre di nomina regia. La prima Commissione antimafia ante litteram.
Alessandro Avogadro Di Casanova La Commissione, fra l’altro, audì il Comandante Generale militare della Sicilia, Alessandro Avogadro di Casanova, affinché  illustrasse il servizio che fino ad allora aveva svolto dall’esercito per la repressione del malandrinaggio. Tra le molteplici cose interessanti, il generale, militare, ma uomo di cultura, dichiarò: “…in Sicilia a ogni questione di cose la stampa sostituisce un questione di persone...”.
Qualche giorno fa alcuni quotidiani hanno riportato chi più, chi molto meno, la notizia riguardante la richiesta, da parte dei familiari, della riapertura delle indagini relative all’omicidio del Procuratore Capo di Torino Bruno Caccia, avvenuto il 26 giugno 1983. La richiesta, fondata su una serie corposa di indicazioni e dati oggettivi, finalizzata all’avvio di una nuova fase investigativa, è ora pendente presso la Procura di Milano. In sostanza viene ipotizzato che il movente alla base dell’omicidio Caccia non sia, come afferma la versione ufficiale consegnata alla storia, da individuare nell’odio verso il magistrato nutrito dallo ‘ndranghetista Domenico Belfiore, ma piuttosto dalle indagini che il Procuratore Caccia stava svolgendo su attività di riciclaggio nei casinò piemontesi ad opera di Cosa Nostra siciliana con l’aiuto di colletti bianchi, banchieri e spioni. La notizia non ha suscitato alcuna reazione ne tanto meno discussione.
Al contrario da un paio di settimane circa la carta stampata e quella virtuale si occupano con pruriginoso interesse dei fatti della Dama Bianca.  
E questo e' il motivo per cui il mio incipit riporta l’episodio del Generale Avogadro di Casanova davanti alla Commissione parlamentare del 1875; i siciliani avevano, senz’altro loro malgrado, inventato una moderna tecnica di disinformazione, decisamente sofisticata, che tanto successo ha avuto nella storia non solo del Regno ma anche, e soprattutto repubblicana e  che ancora oggi ha epigoni in tutto il mondo.
L’episodio della Dama Bianca è di facile lettura dal punto di vista criminologico; qualcuno è disposto a perdere cinquantamila euro per colpire qualche nemico sfruttando la signorina che avvezza ad altri ambienti piuttosto che quelli delle patrie galere, senz’altro sarà prodiga di particolari con i magistrati che la interrogheranno. Per me la notizia e la storia finiscono qui, ma la pubblica opinione la pensa evidentemente in modo differente vista l’attenzione a questa storia dedica.
Ed il fatto che dopo trent’anni forse potremo capire perché e quali centri d’interesse mafioso erano stati messi in pericolo dal lavoro di un magistrato al punto di valere la propria stessa vita che interesse suscita?
Sento già obiettare: ma in fondo è una storia andata, chiusa, lontana, e poi a cosa serve capire a distanza di tanto tempo, oramai tutto è cambiato.
Ecco proprio questa è l’ignavia su cui le mafie, attenzione non la mafia che in se stessa non esiste come entità, fanno affidamento per perpetuare le proprie attività illecite. Non è affatto vero che tutto è cambiato, il tempo è passato, gli uomini, i personaggi, nel senso pirandelliano, sono cambiati ma la storia è sempre la stessa ed allora capire i fatti non è mai solo un esercizio da storici, ma soprattutto un dovere a beneficio di chi verrà.  

Antonio De Bonis