venerdì 28 febbraio 2014

Perché El Chapo si è arreso?



Il recente arresto di Joaquin "El Chapo" Guzman mi rammenta un film già visto molto da vicino, l’arresto nel febbraio del 1993 del capo indiscusso della mafia, Cosa Nostra Siciliana, Salvatore Riina.
Per chi non è particolarmente informato circa gli sviluppi e la storia della guerra tra i cartelli criminali in Messico per il controllo non solo dei traffici di sostanze stupefacenti, certo cocaina ma non solo, è bene ricordare che questa guerra ha lasciato, a oggi, circa 90.000 morti ammazzati (cifra per difetto in ragione della circostanza che non si contano le persone scomparse e quelle di cui non è stata neanche denunciata la sparizione).
Come ho già avuto modo di far rilevare, l’ascesa del Chapo al vertice della Federazione di Sinaloa è dovuta ad una scelta a tavolino presa anni addietro, dai boss dell’epoca, che condusse alla spartizione delle aree d’influenza nel Messico a favore delle maggiori organizzazioni criminali in relazione alla necessità di sostituire i cartelli colombiani di Medellin e Cali, distrutti dagli interventi congiunti delle forze colombiane e statunitensi, nella gestione del narcotraffico internazionale di cocaina. 
Guzman, El Chapo, beneficiò del controllo della Federazione di Sinaloa di cui è stato al vertice, ma di cui non è mai stato il padrone; certo intorno a lui per varie ragioni si è creato il mito del Chapo. Questa è, appunto, tornando all’incipit di questo pezzo, una caratteristica che accomuna tutte le mafie e tutte le organizzazioni criminali di cui i media s’interessano. Creare il mito aiuta a fare notizia ma non certo a fare informazione. Salvatore Riina non era il capo dei capi ma era senz’altro un capo della Cosa Nostra Siciliana; a questi livelli considerati gli enormi interessi, economici e politici in gioco è assurdo, semplicistico e senz’altro ingenuo pensare a un capo dei capi. Salvatore Riina è stato arrestato e la Cosa Nostra Siciliana ha subito avuto un ennesimo presunto “capo dei capi”; ridicolo esprimersi in questo modo e senz’altro favorevole alle stesse mafie che dietro quest’alone “mitologico” del capo dei capi, continuano a prosperare, nel nostro Paese sin dalla sua Unità.
El Chapo, se realmente è lui quello arrestato recentemente, in considerazione a una serie di rumors che stanno circolando in queste ora circa un presunto scambio di persona, probabilmente aveva fatto il suo tempo così come fu per Salvatore Riina. Queste organizzazioni criminali in ragione dei rapporti che stringono con il mondo della politica e dell’economia hanno un fisiologico bisogno di ricambio al vertice; è sempre successo ed è anche logico. La figura del capo si logora con il tempo soprattutto in relazione al mutamento delle politiche dello stato in cui agisce. La politica ha la necessaria esigenza di tranquillizzare la pubblica opinione e gli investitori allo scopo di legittimare la propria autorità. I criminali, dal canto loro, sono consapevoli di dover mettere in conto la detenzione o la morte violenta e questo è un abito mentale che s’impara ad acquisire da subito in quel mondo.
Il Guzman è stato arrestato, racconta la versione ufficiale, mentre si trovava da solo in un albergo -vista mare- con moglie. L’uomo più ricercato in Messico dallo stato e dai rivali? Grande fegato o estrema incoscienza. Secondo il mio avviso, un personaggio del genere, come un primo ministro, non può permettersi questo tipo di privacy, se non circondato da un piccolo esercito a tutela sua personale ma soprattutto degli interessi di cui è garante con la propria organizzazione.
Vedremo: sarà interessante costatare se Joaquin Guzman sarà estradato o meno verso gli Stati Uniti e quale sarà la reazione alla sua cattura nel mondo criminale e nella società civile.

Saranno le evidenze logiche a indirizzarci nella giusta direzione; allo stato delle cose sembra più logico pensare che sia stata una resa concordata.