mercoledì 26 febbraio 2014

La Corruzione e l'Italia del Sistema Mafioso

Il mio professore di antropologia culturale all’università, Gualtiero Harrison, trattando dello spirito dell’uomo, assegnava alla sua capacità di confronto il valore aggiunto che ne ha determinato la sua evoluzione. Il confronto come paritetica possibilità di scambio intellettuale; dove c’è una relazione dialogica tra individui c’è necessariamente crescita. Questa relazione deve essere paritaria, ossia le idee devono essere espresse ed agire in un ambiente di pari opportunità per innescare il processo virtuoso che determinerà gioco forza un passo in avanti sul sentiero della conoscenza.
Io, da parte mia ci ho sempre creduto e ne sono ancora convinto; ne sono tanto convinto che non comprendo, proprio non comprendo, come l’attuale situazione critica del nostro paese in particolare non venga letta ed affrontata partendo prioritariamente dal ristabilimento di regole in cui sia il confronto paritario ad informare qualsiasi rapporto  di natura sociale ed economico. Laddove non c’è un giusto scambio culturale non può esserci sviluppo e quindi crescita: è semplicemente fisiologico. Attenzione a non pensare che per culturale debbano intendersi filosofiche questioni di natura trascendentale; qui si tratta di idee, di buone pratiche, di libera, ma soprattutto di giusta, concorrenza. Ora che ci penso, in effetti parlando di concorrenza è luogo comune dire libera, difficilmente si aggiunge giusta: sarà un caso.
L’affastellarsi di ragionamenti di natura economica e finanziaria degli ultimi anni non ha mai dato spazio ad un’attenta e sincera riflessione sul male preponderante di questa società: la corruzione. Sto affrontando questo tema nella preparazione del mio prossimo libro sul modello mafioso al fine di dimostrare l’evidenza empirica di come la società italiana viva nella più diffusa corruzione sin dalla sua unità politica ed amministrativa allorché nascevano, si nel Mezzogiorno, le mafie che, con il tempo, non solo hanno “conquistato” un terzo del territorio nazionale, ma soprattutto hanno diffuso la politica della corruzione quale strumento di relazione economica privilegiato. Attenzione perché questo è decisivo per la comprensione della nostra storia passata, recente, ma sopratutto del nostro presente: le mafie si compongono sempre di tre entità, quella criminale, quella politica e quella finanziaria. Si tratta sempre, e senz’altro, come dimostrerò nel mio scritto, sin dall’Unità d’Italia del convergere d’interessi specifici di attori, inseriti nei gangli del potere, che del connubio con le mafie hanno fatto un proprio asset al quale non sono disposti a rinunciare e per il quale sono disposti anche ad entrare in conflitto con lo Stato generando una lotta intestina dalle tinte sempre -grigie-.  
Questo sistema si basa ed ha un solo collante: la corruzione. E quindi mi meraviglia, anzi mi allibisce che non ci sia una primaria attenzione al tema finanche dopo quanto recentemente dichiarato in sede europea dalla Commissione Europea a tal proposito. Piccolo inciso, veramente inizia a diventare penoso essere continuamente ripresi dalla -mamma- Europa che dopo i compiti a casa in economia ora deve anche darci lezioni di morale; proprio a chi, fino a prova del contrario, la civiltà l’ha esportata, ma oggi tant’è!
Dicevo, la corruzione,  la Commissione Europea in data 3 febbraio corrente anno, ha pubblicato un rapportino di 16 cartelle sulla situazione in Italia alla lotta alla corruzione. 
Io come d’abitudine, prima di parlarne, l’ho persino letto, e non è stato piacevole affatto. In sostanza ci si dice siete moralmente pessimi in quanto consentite al dilagante fenomeno della corruzione di prosperare ad ogni livello partendo dai vertici politici ai quali assicurate l’impunità. La legge 190 del 2012 che avrebbe dovuto, tra l’altro, recepire una chiara indicazione sempre europea, attenzione concordata anche con noi, sull’inasprimento della lotta alla corruzione, in sostanza è una specie di gioco delle tre carte: confondere le idee per cambiare il meno possibile, ma proprio il meno, meno, meno. Patetica, la relazione europea, seppur nelle forme garbata, è una chiara e motivata bocciatura a questa emblematica iniziativa legislativa parlamentare.
Vi risparmio volentieri i dettagli di cui ognuno sarebbe bene prendesse visione per comprendere quanto da scolaretti gli italiani vengano trattati, o meglio, riescano a dare modo di essere trattati: altro che sorrisini Merkel- Sarkozy.
La corruzione, che non è solamente mafiosa ne tantomeno investe solo la pubblica amministrazione, ma anche pesantemente il settore privato, genera un circolo vizioso che depaupera  la linfa vitale di questo Paese destinandolo a divenire colonia di chiunque abbia un qualche capitale speculativo. Gli esempi neanche li citerò per mero amor di Patria. 
Il sistema mafioso ha sclerotizzato questo Paese come avrò modo di raccontare; nel frattempo consiglio la lettura oltre che del rapporto della Commissione europea in argomento anche dello studio del 2010 a cura del “Center for the study of Democracy" che considera il caso italiano scolastico per definire il rapporto esistente tra mafie e corruzione delle alte sfere.
Buona lettura.

Antonio De Bonis