lunedì 24 febbraio 2014

Arrestato “El Chapo”" Guzman Loera il “Padrino” della federazione di Sinaloa, cartello di narcotrafficanti, ma non solo

Anche lui, alla fine, ha dovuto cedere il passo, la sua leadership è arrivata al capolinea; ma questo in fin dei conti non è neanche poi così automatico, vista la situazione delle carceri in Messico e considerato che in passato, sebbene ospite delle patrie galere, era riuscito, con i soliti metodi mafiosi, ad uscirne ovviamente dopo un soggiorno allietato da feste e festini di varia natura.
Trecento uomini armati pronti a difenderlo faranno scrivere fiumi d’inchiostro sulle circostanze della cattura e l’intera attenzione si concentrerà su questo genere di aspetti a scapito, com’è prassi consolidata oltre che in Messico anche dalle nostre parti, di riflessioni approfondite sul quadro generale.
El Chapo, come figura di leadership della Federazione criminale di Sinaloa, nasce a seguito della fine di un triumvirato criminale composto da Felix Gallardo, Neto Fonseca e Caro Quintero, che aveva diretto il narcotraffico messicano, con buona pace delle autorità governative fortemente corrotte. Il triunvirato aveva fatto il suo tempo e andava preparata una nuova strategia per il futuro che si annunciava decisamente favorevole per i narcos messicani pronti a soppiantare nel ruolo di leader internazionali di cocaina i cartelli di Medellin e Cali, smantellati dagli sforzi americani ed internazionali. Del triumvirato viene salvato, e lasciato in libertà solamente “Il Padrino” Felix Gallardo, giusto per il tempo necessario, prima di essere tolto di mezzo -morto ammazzato-, di risistemare le maggiori plazas del narcotraffico affidando proprio a El Chapo lo Stato di Sinaloa fondamentale per gli equilibri criminali dell’intera Mesoamerica.
Ora, fino ad oggi El Chapo era, in pratica, la figura più nota e rappresentativa dell’intera galassia criminale messicana e, in quanto, leader della Federazione di Sinaloa, considerato inafferrabile.
Ma come la storia criminale insegna a chi ha una certa memoria dei fatti, non si pensi di aver sconfitto l’organizzazione criminale. Le mafie, ed i cartelli Messicani sono organizzazioni di tipo mafioso ed hanno da un lato fisiologicamente bisogno di ricambi e dall’altro di sottostare a dinamiche ad esse stesse superiori ma di cui sono parte integrante. 
Un’ulteriore considerazione va senz’altro portata all’attenzione del lettore: non è affatto vero che Guzman fosse il capo della Federazione di Sinaloa che, come evidente anche dalla stessa denominazione, è composta da una molteplicità di attori criminali, se non del medesimo carisma, senz’altro dello stesso livello; ma si sa mediaticamente è giocoforza creare il mito. C’è sempre bisogno di avere un nemico da additare quale responsabile di tutto ed anche El Chapo ha subito questa sorte.
Oggi il Messico è difronte ad una incredibile opportunità di sviluppo e crescita che lo vede senz’altro un potenziale attore di primissimo piano in tutta l’America del Sud ed egemone, potenzialmente, in quella Centrale. L’attuale presidente Pena Nieto con il suo piano di rinascita, ha l’obbiettivo di presentare il Messico agli investitori stranieri sotto una luce diversa dallo stato che negli ultimi anni ha registrato, a causa della narco-guerra interna, ufficialmente 90.000 morti. 
La caduta del Chapo, il piccoletto, è senz’altro un bel -regalo- a questa nuova  era del Messico.
Il re è caduto, viva il Re

Antonio De Bonis