sabato 18 gennaio 2014

Tracking the evolution of Organized Crime by InSightCrime



E' con piacere che segnalo la pubblicazione Game Changers/2013, disponibile all’indirizzo http://www.insightcrime.org/news-analysis/insight-crimes-game-changers-2013 della fondazione http://www.insightcrime.org con base in Washington che si occupa di tracciare ed analizzare l'evoluzione della criminalità' organizzata nelle Americhe. Consiglio anche una visita al loro sito che nel tempo ha subito una positiva evoluzione con aggiornamenti sempre più on time e senz'altro validi anche dal punto di vista criminologico. Ovviamente stiamo parlando di un'area fortemente pervasa dalle attività della criminalità organizzata connessa prevalentemente al narcotraffico di cocaina, eroina e marijuana, ma che non disdegna affatto di dedicarsi a qualsiasi altra attività illecita che consenta l’acquisizione di capitali, in prevalenza e a titolo d’esempio i sequestri di persona e le estorsioni.
Questo e-book scaricabile dal sito di Insightcrime fornisce una visione condivisibile in quanto in linea con le mie mie stesse ricerche ed analisi svolte nel corso dell’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle. Per i lettori di lingua italiana fornirò un succinto riassunto delle principali circostanze emerse nel corso del 2013, innervazione alle attività della criminalità organizzata nelle americhe.
Innanzi tutto, tra gli altri aspetti giustamente messi in evidenza, io porrei particolare attenzione all’aumento del consumo di droghe all’interno degli stati dell’America Latina, all’evoluzione dei vari processi di mediazione tra le più importante organizzazioni criminali ed i governi, nonché tra organizzazioni stesse, ed infine il fallimento dei tre stati El Salvador, Honduras e Guatemala che vengono indicati anche come il Triangolo del Nord. 
L’aumento del consumo di droghe interno agli stati produttori e di transito, così come in Brasile ed Argentina, rappresenta un'ulteriore seria minaccia a qualsiasi processo di emancipazione gli stati mettano in campo per contrastare molteplici fattori quali, tra gli altri, l’aumento della micro criminalità, l’aumento delle pressioni interne alle diverse organizzazioni criminali per il controllo anche materiale dei diversi territori di consumo ed anche una questione di natura sanitaria dovendo in qualche modo provvedere anche alle cure per i tossicodipendenti. 
I processi di pace in corso tra i governi e le organizzazioni criminali e tra le organizzazioni stesse sono tutti finalizzati, per quanto concerne i governi coinvolti, ad abbassare il tasso di omicidi e violenza in generale al fine di fornire sia una risposta alle rispettive popolazioni in termini di sicurezza interna, sia alle potenze straniere che hanno o che vorrebbero avere interessi economici in loco. In particolare va senz’altro segnalato il processo di pace in corso in Colombia su cui il presidente Juan Manuel Santos ha subito, fin dal momento della sua elezione nel 2010, puntato cercando di un accordo con le FARC per porre la parola fine a cinquant’anni di guerra civile nel paese. Il processo di pace è stato avviato nel 2012 in Norvegia ed ora continua a Cuba purtroppo senza grossi risultati; proprio in questi giorni le FARC,  a dimostrazione di una positiva volontà di fondo, hanno dichiarato una tregua unilaterale. Queste ultime sono ancora il gruppo insorgente più ricco in attività grazie al traffico di coca, marijuana ed eroina. Le stime, riportate anche  da Insightcrime parlano di 8.000 uomini armati nelle campagne e circa 30.000 in organico che costerebbero circa 200 milioni di dollari annui. D’altronde non va taciuto che in Colombia questo è solo uno dei problemi; il cartello degli Urabenos, un tempo egemone solo nelle campagne, oramai controlla anche una parte di Medellin strappando territorio a quello che resta della Oficina de Envigado, nata dalle ceneri del cartello di Medellin fondato da Pablo Escobar 
ucciso in città esattamente 20 anni orsono. La Oficina de Envigado, lungi dall’essere una realtà criminale coesa, è composta da una pletora di medio/piccole bande, le 120 Combos o street gangs. Le oficina de Cobro, per definizione, controllano parte del territorio urbano ed hanno le loro strutture di riciclaggio e di sicari. Anche tra queste due principali organizzazioni criminali è in corso una mediazione per raggiungere una tregua ma, qualora ciò accadesse, sarebbe solo al fine di potenziare gli affari illeciti mettendo ancora a maggior rischio la tenuta delle organizzazioni governative che difficilmente potrebbero fronteggiare la minaccia di un’ondata di corruzione generata dal rinnovato potere corruttivo ed intimidatorio di cartelli ancor più potenti.

Infine, la questione dei tre stati che costituiscono il Triangolo del Nord, El Salvador, Guatemala ed Honduras. In effetti è veramente arduo poter asserire che qui le autorità governative hanno il controllo dei rispettivi territori; tutt’altro, essi stessi sono fortemente pervasi dalla criminalità organizzata che, data la disponibilità di enormi capitali, è in grado di corrompere anche gli alti livelli dirigenziali e di ricorrere a strutture finanziarie senz’altro pronte a gestire i capitali illeciti senza grosse remore in paesi i cui prodotti interni non godono di buona salute. Insomma una serie di fattori inducono a ritenere che anche per il prossimo futuro l’intera area sarà soggetta a forti sollecitazioni generate dagli equilibri che di volta in volta le organizzazioni criminali saranno in grado di raggiungere nei rapporti  con i rispettivi governi e tra di loro.
Quest’ultima valutazione è valida anche per il Messico ancora alla costante ricerca di una soluzione al problema "guerra tra cartelli" che tra l’altro ha visto, nell’anno appena trascorso, la definitiva apparizione di un terzo attore, oltre al governo federale e ai grandi cartelli, in particolare i Los Zetas e la Federazione di Sinaloa,  le forze di autodifesa.
In gran parte dei 31 stati messicani, ma ovviamente in quelli dove la violenza della narco guerra è più forte, sono sorte delle organizzazioni di privati cittadini che si sono organizzate in strutture di difesa cittadina. E’ chiaro che la frustrazione delle comunità, soprattutto le più isolate e piccole ha giocato un ruolo determinate nello sviluppo di questo fenomeno che comunque interessa anche i centri urbani. Lo stato non garantisce la sicurezza ed allora è chiaro che ci si organizza contro lo strapotere della criminalità organizzata che in una parte  consistente del territorio messicano è la legge. 
Tuttavia, questa situazione genera una serie di ulteriori problematiche; per prima cosa la legittimazione di queste organizzazioni di autodifesa che i diversi governi locali gestiscono in autonomia non coordinandosi con il governo federale e poi, e forse soprattutto la concreta affidabilità di queste organizzazioni di cittadini. In Messico questo è un fenomeno affatto nuovo, sono sempre esistite nelle comunità, soprattutto rurali, forme di vigilanza privata, e spesso queste si sono tramutate in bande di criminali peggiorando una situazione già critica. In questi mesi  nello stato del Michoacan è in corso una vera offensiva della marina messicana, da sempre chiamata a compiti di polizia, e dei federali contro i Cavalieri Templari, una vera e propria organizzazione criminale, che rivendica impropriamente il ruolo di forza di autodifesa, nata dalle ceneri di uno dei grandi cartelli di narcos messicani, la Famiglia Michoacana. I Cavalieri Templari,
 e qui si potrebbe senz’altro aprire tutto uno specifico discorso sulla scelta di questo appellativo, sono dei trafficanti di droga che rivendicano di non avere altra scelta per proteggere la popolazione michoacana dall’attività degli altri cartelli della droga.
Come avrete senz’altro compreso, in America centrale e latina la situazione è estremamente frammentata e confusa. Tuttavia ogni sforzo deve essere fatto al fine di comprendere anche gli effetti che il modificarsi degli equilibri derivanti da accordi o tregue di non aggressione, dai mutamenti delle rotte dei narcotici, dalle risposte dei singoli governi, genereranno sul traffico internazionale di cocaina e, più di recente, metanfetamine di cui il Messico è oramai uno dei principali produttori mondiali, perché questi effetti avranno ripercussioni anche sul comportamento e quindi sulle attività delle organizzazioni criminali nostrane.
Quello che oggi accade altrove domani interesserà, volendo o non volendo, anche me.