sabato 25 gennaio 2014

Operazione Piovra (Karakatiza), la criminalità eurasiatica in Italia: i moldavi.


Fatto.
Il 22 gennaio, le forze di polizia italiane hanno portato a temine un’ulteriore fase investigativa, che conclude un periodo d’indagini iniziate nell’anno 2006, dell'inchiesta denominata Piovra, Karakatiza in rumeno, lingua ufficiale della Moldavia. Sono state arrestaste 14 persone, tutti moldavi, poiché ritenuti dal Giudice per le indagini preliminari di Venezia responsabili di vari reati predatori quali, estorsioni, furti, nonché di tratta degli esseri umani e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, nell’ambito di un’unica associazione criminale di tipo mafioso.

 
Analisi
Quest’indagine rappresenta un’assoluta novità nel panorama giurisprudenziale italiano, poiché, per la prima volta, un’associazione criminale a composizione etnica euroasiatica viene definita mafiosa da un giudice che ha valutato il materiale probatorio raccolto dagli investigatori in anni d’indagine.  In effetti, in passato, questo era già accaduto per un’organizzazione criminale nigeriana, che esprimeva anch'essa la propria mafiosità all’interno della propria etnia.  Questo pronunciamento, tuttavia, segna senz’altro un passaggio ulteriore nella comprensione delle dinamiche criminali in continua evoluzione nel mondo contemporaneo. L’essere mafioso oggi è senz’altro qualcosa di diverso rispetto a quello che è, purtroppo ancora molto sentito, il retaggio di una folclorizzazione di stereotipi mediatici che vogliono il mafioso solo siciliano, forse calabrese o campano ma comunque legato ad un territorio ben determinato. Non è più esclusivamente in questi termini che deve essere affrontato il problema della criminalità di tipo mafioso; oggi come le indagini sopra richiamate dimostrano, l’essere mafioso può prescindere dall’origine sia degli individui che dalle aree in cui essi operano. L’elemento importante, ma non certo l’unico per come previsto dalla norma art. ex 416/bis, da considerare per individuare la mafiosità di un’organizzazione criminale è senz’altro la forza intimidatoria che promana dal vincolo considerata nei suoi effetti sulle persone e non più in collegamento ad un territorio ben individuato. Ed ecco che la ‘ndrangheta, per esempio, in ragione di ciò può agevolmente svilupparsi in regioni come Lombardia, Piemonte, Veneto, Lazio, Emilia e Liguria, oppure all’estero come in Canada ed Australia, ma anche Belgio e Germania. Ed infatti i moldavi arrestati con l’operazione Karakatiza intimidivano i connazionali che vessavano prevaricandone la volontà controllando il mercato delle spedizioni e viaggi verso la madrepatria. In passato questo comportamento criminale è stato accertato anche per altre etnie come gli ucraini, ma mai si era giunti a decretarne la mafiosità. 
Recentemente mi sono occupato su queste pagine della criminalità etnica georgiana e di come questa agisca in Italia; per i moldavi vale, con alcuni distinguo, il discorso già fatto. Esiste un referente nazionale incaricato di gestire le attività criminali delle cellule di moldavi operanti sul territorio nazionale, ciascuna facente capo ad un supervisore. Il referente nazionale, il  “Patron”, a sua volta è inserito in una struttura che rientra, ed ha i suoi referenti, nell’ambito della criminalità euroasiatica. Le organizzazioni moldave, come quelle georgiane, considerano il territorio italiano, ed europeo più in generale, non un territorio di conquista da contendere alle altre mafie, quanto piuttosto un territorio di caccia al fine di accumulare capitali da reinvestire in patria o in attività finanziarie lecite. Corollario ne è che nessuna  situazione conflittuale è mai emersa rispetto alle attività della criminalità autoctona. In sostanza, quindi, si tratta di forme criminalità predatorie che sfruttano anche la propria comunità agendo, questo si, con fare tipicamente mafioso come oggi ha riconosciuto il G.I.P. di Venezia. 
Ritengo a questo punto doveroso esaminare anche altri aspetti inerenti queste organizzazioni criminali. Partiamo dal presupposto che un'organizzazione criminale è a tutti gli effetti un gruppo sociale e che come tale può essere letto e compreso; si tratta quindi di un insieme di individui che interagiscono, in modo dretto o indiretto, in continuità fra loro aderendo a schemi stabili ma non rigidi e che vengono riconosciuti come membri della comunità. Ovviamente ciascun individuo è chiamato ad assolvere un ruolo ben definito che si concretizza in una serie di comportamenti attesi e vincolanti; soprattutto nelle associazioni criminali l’individuo è ridotto al ruolo che assume e che l’organizzazione gli riconosce, spersonalizzando e rendendo pressoché secondario, anzi ininfluente, il fattore umano che non assume un proprio valore ai fini dell’organizzazione malavitosa. Quindi, ci rendiamo conto di quanto i diversi ruoli, nell’ambito dell’organizzazione criminale, siano preponderanti ai fini stessi dell’esistenza del sodalizio; infatti, e non è certo una mera coincidenza, tutte le organizzazioni criminali si poggiano, e fanno leva, su riti e codici per la definizione dei ruoli dei propri affiliati. E qui emerge quello che secondo me è uno degli aspetti più interessanti dal punto di vista criminologico e cioè l'iconografia religiosa a cui anche la criminalità non si sottrae e che esplicita figurativamente i valori ed i fini di queste organizzazioni criminali. Questa è una caratteristica delle associazioni criminali evolute, come quelle mafiose in particolare, che rispetto a quelle di criminalità comune presentano una sostanziale differenza: la volontà di perpetrazione e durata nel tempo. Al fine di ottenere questa continuità le organizzazioni criminali, onde perseguire l’arricchimento illecito ed il potere che oggettivamente ne deriva, hanno bisogno di codici e rituali in funzione di catalizzatore per generare e mantenere vivo il rapporto tra membro ed organizzazione.   

Anche la criminalità moldava non sfugge a questa regola che viene spesso relegata ad una mera questione di folclore perdendo di vista la specifica funzione che abbiamo illustrato. Rituali e codici sono fondamentali sopratutto nel nostro mondo occidentale fortemente influenzato dalla religione cristiana; ad essa fanno riferimento per una serie di motivazioni che comunque io, in questa sede, ridurrei alla riconosciuta superiorità della trascendenza ed anche alla necessità di mantenere un contatto diretto con il “popolino” poco istruito e quindi solitamente fortemente influenzato dalla metafisica. Da qui i rituali con immagini di santi a cui fare voto e riferimento, madonne e cristi e tutta l’iconografia religiosa. Questa commistione tra sacro e profano può generare certo disorientamento nel neofita, ma basterebbe tenere mente che sempre di ruoli ben definiti si tratta, indipendentemente dalle forme esteriori di formule, riti, nomi e giuramenti. 
I criminali dell’est, russi, georgiani, moldavi, azeri, ceceni e così via hanno formato una propria cultura criminale sin dall’epoca della Grande Russia zarista nell’alveo della cultura religiosa slavo-ortodossa e ad essa fanno riferimento; da qui le immagini tatuate sul corpo che illustrano fisicamente il proprio percorso criminale comprensibile a chi di quel mondo fa parte ed è capace d’interpretarne i significati attraverso i simboli esteriori.