lunedì 13 gennaio 2014

LA CRIMINALITÀ EURASIATICA IN ITALIA: GLI INTERESSI ECONOMICI

 
Con piacere colgo l’occasione per rispondere ad una riflessione del Prof. Mark Galeotti relativa al mio pezzo sull’operatività della criminalità euroasiatica in Italia affrontando più nel dettaglio la questione dei flussi di capitali gestiti da questa organizzazione criminale.
Prima affrontare nello specifico il tema vanno senz’altro fatte alcune premesse per ben disporre il lettore alla comprensione delle future asserzioni. Prioritariamente va ricordato che a livello internazionale, ed europeo in particolare, abbiamo iniziato a rilevare e quindi conoscere con maggiore precisione la criminalità russofona a seguito della caduta del muro di Berlino conseguente all’auto implosione dl sistema sovietico non solo in Russia ma in tutti i suoi paesi satelliti appartenenti al Patto di Varsavia, nato in contrapposizione al blocco occidentale riunito sotto l’ombrello della NATO. 
Come noto a seguito di questo crollo, coinciso con la presidenza di Mikail Gorbaciov ed il fallimento delle politiche di ricostruzione (perestroica) e trasparenza (glasnost), il potere in Russia è stato gestito dalla fazione che faceva capo a Boris Eltsin che ha favorito la nascita di un gruppo oligarchico di privati a cui consegnò la proprietà di gran parte degli assets strategici sovietici soprattutto nel campo delle risorse primarie.  
E’ in questo periodo storico che si genera il fenomeno, in gran parte oramai giunto a termine, dell’emigrazioni di capitali russi all’estero reinvestiti nel mercato immobiliare e finanziario, che ha sottratto  enormi risorse e che ha determinato l’ascesa al potere di Vladimir Putin quale riformatore della “Grande Russia” .
E’ in tale quadro, che la criminalità di russa, soprattutto nella sua espressione slava più vicina alle alte sfere governative, viene impiegata quale strumento per svolgere una serie di attività finanziarie ed economiche spregiudicate di riciclaggio, negli Stati Uniti ed in Europa.
E’ questo il periodo storico, circa la seconda metà degli anni Novanta, in cui in Italia ci accorgiamo della presenza dei russi soprattutto sulla riviera romagnola o a Roma e Milano impegnati nell’acquisto di beni di lusso ancora introvabili in Patria. Ancora le grandi firme mondiali non avevano colonizzato le grandi città russe. 
Nel 1997 le autorità americane, impegnate in un’operazione antiriciclaggio di capitali russi a livello internazionale, segnalano a quelle italiane e di altri paesi europei, alcune transazioni finanziarie sospette; prende così avvio l’indagine Tela di Ragno che in effetti consente d’interrompere un’attività di riciclaggio di capitali in fuga dalla Russia e gestiti da malavitosi appartenenti alla Solntsevo (prende il nome da un quartiere moscovita). L’indagine in effetti raggiunge il solo e limitato risultato d’interrompere l’azione criminale poiché i responsabili per vari motivi di ordine giuridico, in sostanza, non saranno chiamati a rispondere dell’attività illecita  con pene detentive.
In questa prima fase quindi l’Europa e l’Italia sono interessate dalla criminalità russofona esclusivamente in questi termini, ovvero piattaforme per il riciclaggio di denari  sottratti in Russia. Nei rispetti territori non si avrà alcuna, seppur temuta, invasione di criminali russi.
  Ma arriviamo ai nostri giorni quando al contrario registriamo l’attività criminale da parte di organizzazioni che ricomprendiamo nella categoria concettuale di euroasiatiche in particolare georgiane e moldave. Un primo distinguo va senz’altro evidenziato: la criminalità georgiana è senz’altro più qualificata di quella moldava in ragione della propria storia criminale che la pone da sempre in contrapposizione, in Russia a quella di origine slava.
Comunque, da circa un paio d’anni accade in Europa, Italia compresa, che le organizzazioni criminali georgiane e moldave abbiano dato vita ad un’attività criminale di basso profilo ovvero il furto un appartamenti in forma organizzata.
In Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio e Regno Unito operano strutture criminali, in particolare georgiane che si dedicano a questo reato al fine unico di rastrellare capitale da reinvestire nei traffici illeciti in Russia e nel Caucaso.
Si tratta di quella che definisco accumulazione primaria che abbiamo sperimentato essere stata sempre alla base dello sviluppo delle forme più longeve e quindi gravi di criminalità mafiosa. Non potendo dilungarmi in questa sede, mi limiterò a fare l’esempio dei sequestri di persona che la ‘ndrangheta ha realizzato negli anni Settanta al fine di acquisire il capitale da reinvestire nell’acquisto dei mezzi e società per sfruttare i finanziamenti pubblici destinati alla costruzione del Porto di Gioia Tauro e del Quinto polo siderurgico italiano; o, ancora, il traffico di sigarette gestito da Cosa Nostra siciliana per accumulare denaro da reinvestire, sempre negli stessi anni Settanta nel traffico di stupefacenti.
Ecco, i georgiani ed i moldavi in Europa ed in Italia stanno accumulando capitali illeciti da reinvestire altrove attraverso lo schema che passo a delineare.
In ogni nazione operano alcune cellule criminali, supervisionate da un responsabile che a sua volta risponde a colui che viene individuato dal l’organizzazione madre per quel paese o area. Queste cellule si dedicano ai furti in appartamento su scala per così dire industriale ricorrendo alle tecniche d’effrazione più aggiornate privilegiando denari, ori e valori facilmente trasportabili. I proventi vengono immediatamente convertiti o in denaro contante oppure, l’oro, fuso in lingotti e velocemente trasferiti, per come le indagini italiane rivelano, in Svizzera per essere, denaro in contanti ed oro, convertiti in diamanti e quindi facilmente trasportabili, a favore dei capi, in Russia o nel Caucaso.
Dal punto di vista strutturale ogni cellula conta pochi elementi che possono sia sfruttare le informazioni su di un determinato obbiettivo, fornite ad esempio dalle badanti che vi prestano attività, sia da specifica attività informativa svolta attraverso il pedinamento delle vittime al fine di conoscerne le abitudini per poter colpire indisturbati. Giacché  questi ladri di professione rispondono all’imperativo del basso profilo, se scoperti fuggono o si fanno arrestare senza reagire, poiché per l’organizzazione rappresentano un valore da non sprecare, evitando ogni forma di violenza poiché sono ben consapevoli che una sola condanna per furto difficilmente gli aprirà le porte delle carceri. Inoltre appena identificati cambiano identità e paese di azione -se scoperti in Francia si spostano in Italia e così via- per poter operare liberamente e con una certa garanzia di impunibilità. Certo che con il tempo la reazione delle forze di polizia si sta adattando alla minaccia riuscendo a dimostrarne l’operatività in forma associata ma questo non è ancora sufficiente e quindi il gioco vale sempre la candela.
Ricapitolando dopo una prima fase negli anni Novanta in cui la criminalità russa usava i territori europei al solo fine di riciclare e reinvestire i capitali illeciti prodotti in patria, oggi, al contrario accumula capitale illecito commettendo reati nel territorio europeo al fine di acquisire capitali da impiegare nelle attività in Eurasia.
Ovviamente, a ben vedere, dal punto di vista del cittadino, la pericolosità criminale di queste organizzazioni è senz’altro maggiore oggi poiché ne fa le spese direttamente quando rientrando trova la propria abitazione saccheggiata. E poi può anche accadere che al danno si aggiunga la beffa quando i capi di queste organizzazioni vengono in Italia a comprarsi un villa…su quel ramo del lago di Como.

Antonio De Bonis