mercoledì 15 gennaio 2014

Il Re è morto Viva il Re! Vito Rizzuto e la decina canadese della famiglia mafiosa Bonanno



Scrivo per onorare la morte di uno degli ultimi padrini della mafia del secolo scorso. Certo questo potrà apparire politicamente scorretto ma onorare un nemico rende per prima cosa giustizia agli sforzi fatti per combatterlo esaltando i sacrifici, anche estremi, di chi in questa lotta ha perso qualcosa, molto, tutto, anche fino all’estremo sacrifico.
 Quindi nessuna velleità di essere politicamente corretto così come lontanissimo da qualsiasi ipocrisia sul personaggio Vito Rizzuto in quanto uomo ed appartenente alla criminalità organizzata di tipo mafioso, ma semplicemente spinto dall’interesse sempre più forte in me di parlare di argomenti come questo rendendo giustizia innanzi tutto, e per quanto ne possa essere capace, alla verità. Improba e forse velleitaria intenzione ma è questa che, in tutta sincerità, anima ed animerà ogni mio scritto.
Il 24 maggio 1981 Alphonse “Sonny Red Indelicato” viene ucciso da Vito Rizzuto che all’epoca aveva 35 anni. Quello della famiglia Rizzuto in Canada è un impero che ha ramificazioni in tutto il paese, negli Stati in  Venezuela, in Italia e in Colombia
É l’epoca in cui i soldi colano nelle casse della famiglia grazie alle estorsioni, alla frode, alla corruzione, agli appalti, al gioco illegale e soprattutto alla distribuzione illegale di sostanze stupefacenti.
L’omicidio Indelicato era stato ordinato, insieme a quello di altri due <bravi ragazzi> dalla famiglia Bonanno,  era stato ordinato a Vito da Joseph “Big Joe” Massino reggente della famiglia Bonanno, una delle cinque famiglie de La Cosa Nostra americana di New York, in vece di Philip Rusty Rastelli in carcere: Alphonse Indelicato, Dominik Trinchera e Joseph Giaccone, tre capodecina, volevano prendere il comando della famiglia Bonanno. Per i cinefili, o semplici interessati, consiglio visione o re-visione della trasposizione cinematografica di questa storia, il film Donnie Brasco,  basato sullo script curato dalle stesso agente infiltrato dell'F.B.I., Joe Pistone, che per sei anni visse come un soldato della famiglia Bonanno permettendo alle autorità federali di assestare un terribile colpo agli interessi criminali dei Bonanno.
Quest’omicidio segnerà la definitiva consacrazione sia della famiglia Rizzuto, agli ordini del padre di Vito, Nicolò, sia la sua come referenti dei Bonanno in Canada, o meglio nel Quebec ed a Montreal in particolare, nonostante ufficialmente sarà ancora retta dal rivale Vic Cotroni fino alla sua morte a causa di una malattia. Quella della famiglia Rizzuto è la storia emblematica di una famiglia mafiosa italo americana che affonda le proprie radici nell’appartenenza alla terra di Sicilia dell’immediato primo dopo guerra. E’ la storia di una famiglia mafiosa a tutto tondo, a suo modo fieramente degna di appartenere all’élite della mafia italo-americana. 
Il nonno di Vito Rizzuto, da cui aveva ereditato il nome com’era in uso, e forse speriamo lo sia ancora a fronte di certe usanze contemporanee di chiamare i figli con nomi quantomeno improbabili, nel nostro sud Italia, nacque a Cattolica Eraclea, nella meravigliosa valle dei Templi di Agrigento nel 1901, e sposerà in seconde nozze Maria Renda, sorella di un boss della mafia, Calogero Renda, campiere nel villaggio di Siculiana, paesino non molto distante. Vito Rizzuto senior decise di emigrare clandestinamente negli States con il cognato Calogero Renda, dove sarà ammazzato nello stato di New York il 12 agosto del 1933.
Nicolò Rizzuto, orfano di padre a 4 anni, guadagnerà l’appellativo di brigante, allora epiteto peggiorativo nella cultura siciliana poiché questi erano considerati dei semplici fuori legge e sarà arrestato la prima volta nel 1945 perché reo di aver contrabbandato 350 chili di grano.
Dal contrabbando di grano in Sicilia Nicolò farà molta strada nel mondo criminale italo americano tanto da riuscire a scalzare, ovviamente a suon di morti ammazzati e affari illegali, la componente calabrese della decina appartenente alla famiglia Bonanno di New York e storicamente diretta da Vincenzo Vic Cotroni con l’aiuto di Paolo Violi. Imparentato con la famiglia mafiosa siciliana dei Caruana e dei Cuntrera, Nicolò per molto tempo lavorerà in accordo con Tommaso Buscetta nel traffico internazionale di droga quando questi era ancora il mafioso e trafficante dei due mondi, avendo base in Venezuela, e comunque, per inciso, preferì evitare la guerra con l’emergente fazione dei Corleonesi di Luciano Leggio detto Liggio, forse, ma senz’altro anche grazie a questa scelta, consegnando quest’ultimi di fatto il potere mafioso in Sicilia facendo nascere Cosa Nostra siciliana. 
Ma torniamo a Vito Rizzuto. Il giovane Vito il 26 novembre 1966 sposa a Toronto Giovanna Cammalleri, figlia di Leonardo Cammalleri che aveva assassinato il sindacalista di Cattolica Eraclea Giuseppe Spagnolo,  da questa unione nasceranno Nicolò junior, Leonardo e Libertina. 
Già da queste notizie sulla storia della famiglia Rizzuto emergono chiari gli elementi che fino al secolo scorso hanno caratterizzato la storia delle famiglie mafiose di rango: il radicamento in un territorio in cui i nonni erano già mafiosi, poiché controllavano le terre dei nobili e dei grandi feudatari riempiendo quel vuoto di potere che il governo borbonico prima e lo stato unitario successivamente non avevano mai saputo, il primo, e, io dico, mai voluto, il secondo, colmare consegnando di fatto il sud della penisola alla criminalità con una colpevole arroganza, arriverei a dire razzista, predatoria ed opportunista dal punto di vista economico. Ed anche questo non è certo politicamente corretto ma sono pronto a parlarne e, se sarà il caso, essere smentito e quindi ammettere l’errore.
Eliminata la componente calabrese della decina Bonanno a Montreal, Nicolò riuscirà a passare il comando e la responsabilità della famiglia a Vito che però sarà accusato dell’omicidio Indelicato e, dopo 26 anni, estradato negli Usa dove sconterà 10 anni di reclusione, uscendo dal carcere nell’ottobre del 2012. La guerra tra siciliani e calabresi nella decina montrealese inizia il 14 febbraio1976, all’uscita di un sala cinematografica dove, dopo aver assistito al film il Padrino di F.F. Coppola, Pietro Sciara, nato a Siculiana, dove aveva servito come campiere nelle terre del marchese Borsellino ed aveva frequentato don Nino Manno, suocero di Nicolò Rizzuto, che nel 1963 era stato condannato in Italia per associazione mafiosa e quindi scappato in Canada, sarà ammazzato da uomini del clan Rizzuto poiché aveva sposato la causa dei calabresi di Paolo Violi tradendo i siciliani. Un mese più tardi arriverà puntuale la replica: Sebastiano Messina, un importante consigliere della famiglia Rizzuto, sarà ammazzato a sua volta. Queste morti segnano l’inizio della guerra infinita tra le due fazioni, guerra che ancora oggi non è terminata, anzi, con la morte recente di Vito si è già  aperta la stagione della sua successione. 
Chi è stato scelto dal Padrino Vito Rizzuto per reggere la famiglia dopo la sua morte? Qualcuno dice che la famiglia has been shot down, solo il futuro ha una risposta a questa domanda.
Onorare la morte di un uomo, anche un criminale, oltre che un gesto di umanità può servire, in questo caso, a riflettere sulla nostra storia e anche se questo non è politicamente corretto è sicuramente sempre meglio che  essere ipocrita.
antonio de bonis