mercoledì 29 gennaio 2014

Il Messico, le mafie, il controllo del territorio e l’informazione.

Occuparsi, come facciamo noi, di criminalità organizzata di tipo mafioso ed a carattere transnazionale ci ha condotto, oramai da anni, ad occuparci di America, centrale e latina, analizzando l’evoluzione delle singole realtà nazionali alla luce del contesto geopolitico in cui esse si inquadrano fisiologicamente. Il primo dato che emerge nitido, e che si offre quale base interpretativa dei processi sociali e politici dell’area, è senz’altro economico poiché dopo i paesi asiatici, il secondo volano dell’economia mondiale è latinos; centro e sud America sono osservati speciali dalle grandi potenze economiche mondiali alla ricerca di mercati, risorse e partnership economiche.
La storia di questa parte del continente americano, come noto, ha risentito nello scorso secolo dell’antagonismo russo-americano divenendo terreno di scontro ideologico che si é sempre riverberato in politiche di influenza diretta nelle faccende interne degli stati, in particolare dell’area latina.
Oggi il core del continente non é più rappresentato dal solo Brasile o dalle speranze, abbastanza rientrate di una ripresa a breve dell’economia argentina, quanto piuttosto dalla vitalità del Messico e dell’area di mezzo, la Mesoamerica caraibica.
Il Messico ha senz’altro una serie di assets su cui impostare la proprie politica internazionale e individuare le priorità nazionali, su cui articolare la visione strategica del Paese per i prossimi cinquant’anni. Il presidente Peña Neto ha cristallizzato le sue promesse elettorali nel Piano per il Messico che prevede la realizzazione di una serie di interventi strutturali economici e sociali al fine di creare nuove basi di sviluppo per la nazione.
In questo piano rientra anche, ma quasi a margine, la lotta alla criminalità organizzata che da decenni affligge la vita quotidiana dei messicani; rispetto al suo predecessore l’approccio non è molto cambiato: colpire i capi delle organizzazioni criminali nella speranza di diminuirne le capacità operative e, ridurre la copertura mediatica al necessario. Insomma meno se ne parla e meglio è per le politiche di sviluppo in corso.
Premesso tutto questo, prioritariamente va detto che dall’anno 2006, in cui è stata avviata formalmente la lotta ai cartelli di narcos le fonti ufficiali parlano di 90.000 morti ammazzati mentre fonti comunque accreditate parlano di 130.000. Il conteggio dei morti comunque non tiene conto delle persone scomparse e di quelle sequestrate.
Si può agevolmente comprendere come sia importante per un paese in via di sviluppo che deve attrarre capitali stranieri presentarsi con un livello di sicurezza interno all’altezza delle aspettative; ma in Messico oggi questo stato cose non risponde alla realtà.
Da quando sul finire degli anni Ottanta del secolo scorso sono cambiati gli equilibri del narcotraffico, legati alla produzione e traffico  in particolare della cocaina, il Messico ha assunto un ruolo determinante in questa filiera gestita da centinaia di organizzazioni criminali di medio livello coalizzatesi in una decina di cartelli operanti prima a livello nazionale e quindi nell’ultimo decennio anche internazionale. La principale caratteristica della criminalità messicana è legata all’aspetto geografico del paese che influenza giocoforza le rotte del narcotraffico dai principali paesi produttori Perù, Bolivia e Colombia, verso il nord America ed Europa. Ogni organizzazione è chiamata a gestire lungo le vie di comunicazione e trasporto i nodi cruciali di transito, controllando fisicamente porzioni territorio chiamate plazas, dando vita ad una guerra continua -turf war- con i rivali. Questa situazione è stata a mio parere opportunamente definita balcanizzazione della guerra criminale messicana che ancora oggi non palesa alcun segno di flessione. Lo Stato, il Governo Federale Centrale, non esercita da decenni la prerogativa dell’uso della forza a danno della sicurezza delle comunità locali e quindi del vivere quotidiano dei cittadini. Quest’ultimi, esausti da questo stato di cose, da qualche mese hanno iniziato ad organizzarsi - fenomeno questo non del tutto nuovo in Messico - in formazioni di autodifesa cittadina nel tentativo di contrastare lo strapotere criminale.
Ora, premesso che i principali cartelli criminali oggi operativi, la Federazione di Sinaloa e i Los Zetas, si trovano, rispettivamente, sulla costa occidentale e su quella orientale, ciascuno con una serie di organizzazioni criminali satelliti che agiscono a livello locale, abbiamo registrato la nascita di una formazione ibrida, che si definisce forza di difesa cittadina ma che in realtà é un’organizzazione criminale come le altre: i Cavalieri Templari.
Dovendo in questa sede soprassedere necessariamente su una serie di interessanti aspetti connessi a questa organizzazione criminale mi limiterò a trattare i fatti più recenti di cui essa si è resa protagonista.
I Cavalieri Templari nascono dalle ceneri di un’altra formazione criminale quella della Famiglia Michoacana che per decenni ha controllato le attività criminali nell’omonimo stato sul Pacifico. Da un paio d’anni circa i Cavalieri Templari hanno avuto uno sviluppo impressionante riuscendo a controllare le attività nello stato di Michoacan, ad espandersi anche a quello di Guerrero, ma soprattutto a contrastare gli attacchi delle potenti organizzazioni rivali interessate al controllo delle vie di comunicazione dal sud verso il nord e, forse più che altro, del porto di Lázaro Cardenas. Questo porto da un paio d’anni è in pieno sviluppo commerciale tanto da rivaleggiare, stando al numero di container gestiti, con quello di Los Angeles. Si tratta della principale porta d’ingresso delle merci cinesi nel continente nonché di esportazione del ferro estratto nello stato verso la stessa Cina (commercio che sembrerebbe essere gestito proprio dai Cavalieri Templari).
Mi è capitato di leggere in questi giorni un’intervista rilasciata da un funzionario governativo messicano alla rivista italiana di geopolitica Limes on line in cui il funzionario si riferiva alla realtà michoacana in termini diversi descrivendo questa come un’area tutto sommato di non grande interesse nei grandi giochi economici, leciti e non, del Messico. Eppure i dati sembrano raccontare un’altra storia. Ad esempio, come già detto, la quantità di merci movimentate nel territorio dello stato sono di assoluto rilievo, il ferro, estratto nelle aree dello stato di Michoacan è chiaramente oggetto di relazione commerciale con la Cina e rientra negli accordi commerciali discussi negli incontri a livello governativo intrattenuti tra i due presidenti messicano e cinese lo scorso anno. Il porto di Lázaro Cardenas è notoriamente controllato dai Cavalieri Templari che, come le stesse attività investigative messicane dimostrano, pare abbiano addirittura preso il controllo del trasporto su terra del materiale ferroso diretto al porto per l’esportazione, cooptando mafiosamente le attività delle ditte coinvolte in questo commercio (stesso modus operandi delle mafie italiane). Non solo, in Michoacan i Cavalieri Templari, sempre grazie al controllo del porto, riescono a far arrivare dalla Cina i precursori chimici di cui si servono per produrre le metanfetamine dirette al mercato interno, ma soprattutto nord americano, generando un quantitativo di prodotto da far concorrenza persino alla produzione europea in Belgio ed Olanda. Corollario di queste affermazioni è che lo stesso Governo Federale é stato costretto ad inviare in loco la marina per rimpiazzare i funzionari di polizia e quelli portuali al soldo dei criminali. Infine, la tesi della relativa importanza del porto di Lázaro Cardenas, che dispone di un bacino di acque profonde per ospitare navi di qualsiasi dimensione, è inficiata dai recenti fatti che riguardano da un lato la sospensione dei lavori di ammodernamento ed ampliamento del Canale di Panama e, dall’altro,  dal progetto cinese di costruzione in Nicaragua di un Canale gemello a quello panamense strategico per lo sviluppo dei commerci nel continente.
Quindi, in conclusione, è molto probabile che lo stato di Michoacan sarà  anche quest’anno teatro di sanguinosi fatti di sangue a causa delle rivalità tra cartelli criminali (è proprio di questi giorni la notizia che la Federazione di Sinaloa abbia contattato José Manuel Mireles, uno dei leader dei gruppi di autodifesa del Michoacán, che ha dichiarato alla  CNN che è giunta loro una offerta di aiuto, prontamente rifiutata, da un messaggero di Ismael "El Mayo" Zambada, uno dei fondatori del Cártel de Sinaloa) , del tentativo del Governo Federale di riappropriarsi di un importante hub commerciale qual’è il porto di Lázaro Cardenas (ed è di ieri la notizia, che il governo federale e le forze di autodifesa del Michoacan hanno firmato un accordo che istituzionalizza le forze di autodifesa ponendole sotto il controllo del Ministero della Difesa Nazionale), nonché, ultimi arrivati, dal tentavo delle comunità locali di gestire in prima persona la sicurezza delle poprie città attraverso la costituzione di forze di autodifesa la cui storia é ancora tutta da scrivere. Una cosa é certa l’azione l’azione governativa si concentrerà nei confronti del cartello dei Cavalieri Templari, in netta antitesi con il potere centrale, piuttosto che verso la Federazione di Sinaloa ed i Los Zetas che mai si sono pronunciati quali forze propriamente sovversive.

Antonio De Bonis

martedì 28 gennaio 2014

Tracking the evolution of Organized Crime by InSightCrime




It is with pleasure that I report the Game Changers/2013 publication, available at http://www.insightcrime.org/news-analysis/insight-crimes-game-changers-2013 of the foundation http://www.insightcrime.org based in Washington that takes care of drow and analyze the evolution of crime organized in the Americas. I also recommend a visit to their site which over time has been a positive trend with more and more updates on time and certainly also valid from the forensic point of view. Obviously we are talking about an area heavily permeated by the activities of organized crime related to drug trafficking mainly cocaine, heroin and marijuana, but that does not disdain at all to dedicate to any other illegal activity that allows the acquisition of capital, especially kidnappings and extortion.
This e-book downloaded from the website of Insightcrime provides a sharable vision as in line with my my own research and analysis carried out during the year that we have just left behind. For readers I will give a brief summary of the essential facts have emerged in the course of 2013, innervation to the activities of organized crime in the Americas. First of all, among other things rightly highlighted, I would place particular focus on the increased of drug use within the states of Latin America, to the evolution of the various processes of mediation among the most important criminal organizations and governments and between organizations themselves, and finally the failure of the three states El Salvador, Honduras and Guatemala, which are also referred to as the Triangle of North America.


The increase in the of drug use inside producer and transit states, as well as in Brazil and Argentina, is another serious threat to any process of emancipation the states put into the field to counter a variety of factors including, among others, the 'increase in petty crime, the increase of internal pressure to various criminal organizations for the control of different territories also material consumption and also a matter of medical nature having somehow also provide care for addicts. The ongoing peace process between the government and the criminal organizations and between the organizations themselves are all aimed, as far as the governments involved, to lower the rate of homicides and violence in general in order to provide both a response to the respective populations in terms of internal security, and foreign powers who have or who would like to have business interests in site. In particular, should certainly be reported on the ongoing peace process in Colombia, upon which President Juan Manuel Santos has focused immediately, from the moment of his election in 2010, seeking an agreement with the FARC to put an end to fifty 'years of civil war in the country. The peace process was initiated in 2012 in Norway and now continues to Cuba, unfortunately without any major results, in these days the FARC, demonstrating a positive intention, declared a unilateral ceasefire. These are still the richest insurgent group in business thanks to the trafficking of cocaine, marijuana and heroin. The estimates, also reported by Insightcrime speak of 8,000 armed men in rural areas and 30,000 in staff that would cost about $ 200 million per year. On the other hand should not be unsaid that in Colombia this is just one of the problems, the Cartel of the Urabenos, once dominant only in the countryside, now also controls a portion of Medellin snatching territory at what remains of the Oficina de Envigado, born from the ashes of Medellin Cartel founded by Pablo Escobar killed in the city exactly 20 years ago.


La Oficina de Envigado, far from being a cohesive criminal reality, is composed of a plethora of small / medium gangs, the 120 Combos or street gangs. The Oficine de Cobro, by definition, control part of the urban area and have their own recycling facilities and assassins. Even between these two major criminal organizations is an ongoing mediation to reach a truce, but should this occur, it would only be in order to enhance the illicit business putting even at greater risk the tightness of the government organizations that could hardly cope with the threat of a 'renewed wave of corruption generated by the corruptive and intimidating power of the most powerful cartels.

Finally, the issue of the three states that make up the Triangle North, El Salvador, Guatemala and Honduras. In fact it is really difficult to be able to assert here that the government authorities are in control of their territories, quite the contrary they themselves are strongly permeated by organized crime, given the availability of huge capital, is able to corrupt even the highest level of management and to use financial structures certainly prepared to operate the illegal capitals without much hesitation in countries where domestic products are not in good health. In short, a number of factors suggest that for the foreseeable future, the entire area will be subject to high stresses generated by the balances that criminal organizations will be able to reach from time to time in the reports with their respective governments and between them. That assessment is also valid for Mexico still constantly looking for a solution to the problem, "the war between cartels," which among other things has seen, over the past year, the final appearance of a third actor, in addition to the federal government and great cartels, particularly the Zetas and the Sinaloa Federation, the self-Defense Forces.
In most of the 31 Mexican states, but of course in those where the violence of the narco war is strongest, are born of the organizations of private citizens who organized themselves in defense structures.
t 'clear that the frustration of the community, especially the most isolated and small has played a certain role in the development of this phenomenon, that however, interesting urban centers too.. The state does not guarantee security, and then it is clear that ila population organizes itself against the growing power of organized crime that in which a substantial portion of Mexican territory is the law.
However, this situation creates a number of additional issues, first thing in the legitimacy of these organizations of self-defense that the various local governments manage independently not in coordination with the federal government and then, and perhaps most importantly, the actual reliability of these citizens' organizations . In Mexico this is not a new phenomenon at all, have always existed in the communities, especially in rural areas, forms of private security, and often these have been transformed into criminal gangs worsening an already critical situation. In recent months, in the state of Michoacan is being a real offensive of the Mexican Navy always called in police duties, and of the feds against Templar Knights, a real criminal organization, which claims improperly the role of self-defense force, born from the ashes of one of the great cartels of the Mexican narcos, the Family Michoacana.


The Knights Templar, and here you could certainly open the whole discourse on a specific choice of this name, are drug traffickers who claim to have no other choice to protect the michoacana population from the activities of other drug cartels. It is certainly clear that in Central and Latin America, the situation is extremely fragmented and confusing. However, every effort must be made to understand the effects that alter the balance stemming from the non-aggression agreements and truces, from changes in the routes of narcotics, from the responses of individual governments, will create the international traffic of cocaine, and more recently, methamphetamine of which Mexico is now one of the leading manufacturers in the world, because these effects will also impact on behavior and thus on the activities of criminal organizations homegrown.
What happens today elsewhere, tomorrow will affect, willingly or unwillingly, me too.

di Antonio De Bonis
tradotto da Laura Moretti
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