venerdì 12 dicembre 2014

Mafia 0.1, l'evoluzione.


L'Italia è concretamente ed ineludibilmente giunta ad una fase di possibile ed auspicabile transizione e cambiamento. Ancora una volta -come vent'anni orsono- questa opportunità scaturisce  dall'azione della magistratura che in questi giorni, da Roma, con l'indagine denominata Mafia Capitale, ha mostrato al Paese ed al mondo intero, qual'è il suo male profondo da estirpare con determinazione e improcastinabile tempismo: la corruzione! 
Alla corruzione è legato il successo di qualsiasi organizzazione criminale che agisce sfruttando il metodo mafioso indipendentemente dal luogo e contesto in cui agisca. Le mafie, allorquando grazie alla corruzione non riescono a sfruttare il potere politico ed economico, sono delle semplici organizzazioni criminali e possono essere agevolmente sconfitte dallo stato! Chiarisco subito quale differenza esiste tra Metodo Mafioso e Modello Sistemico Mafioso. Il metodo mafioso è lo strumento per mezzo del quale le associazioni criminali riescono a prevaricare il libero arbitrio delle proprie vittime attraverso la forza intimidatrice che deriva dal vincolo associativo creando il fenomeno dell'omertà, ossia la scarsa propensione a denunciare i torti subiti; il modello sistemico mafioso, invece, rappresenta il passaggio  criminologico successivo in virtù del quale interagiscono, sfruttando il metodo mafioso, per il medesimo fine dell'arricchimento e ricerca del potere, oltre alle organizzazioni di criminali anche forme devianti di politica ed economia. Questa interazione è possibile esclusivamente grazie alla corruzione che rompe il legame di fedeltà al quale è tenuto il corrotto in ragione della propria posizione, sia esso un pubblico ufficiale o un privato impiegato d'azienda.
L'indagine della procura romana "Mafia Capitale" che in questi giorni sta scuotendo l'Italia al di la della sua valenza politica mette in evidenza una novità assoluta nel panoramama giurisprudenziale italiano nel contrasto alle organizzazioni criminali di tipo mafioso ossia la possibilità di colpire qualsiasi organizzazione criminale che faccia ricorso al metodo mafioso indipendentemente dai legami con le mafie storiche quali mafia siciliana, camorra e 'ndrangheta. 
Finalmente, come auspicato da tempo, un giudice ritiene possibile che il metodo mafioso possa essere attribuito anche ad un'organizzazione criminale non rientrante nel novero di quelle classiche e, in questo modo, rendere teoricamente possibile in futuro contrastare qualsivoglia organizzazione criminale, italiana o straniera, che per perseguire i propri fini impieghi l'intimidazione mafiosa, ricorrendo al corpus normativo relativo ai reati di mafia. In verità qualche tentativo in questa direzione si è registrato in passato ma ancora non ha innescato il processo virtuso che condurrebbe ad una armonica, aderente e consolidata giurisprudenza in materia.
"Mafia Capitale" è la storia di un gruppo di personaggi di varia estrazione criminale, alcuni con passato da terrorista, di facilitatori e di politici corrotti le cui cointeressenze hanno generato un'organizzazione criminale che agiva secondo il Modello Sistemico Mafioso realizzando reati classici di criminalità e fiumi di denaro corrompendo gli amministratori locali per ottenere appalti di vario genere dal comune di Roma. Quest'indagine conferma ancora una volta che le mafie oramai non sono più solamente quelle classiche legate ad un territorio specifico, che per altro hanno perso, per vari motivi, gran parte del loro potere criminale, ma anche, e soprattutto, quelle organizzazioni criminali capaci di intessere rapporti con i sistemi economici e politici corrompibili e corrotti. Uno dei maggiori indagati, Massimo Carminati, intercettato dai Carabinieri, parlando con un affiliato esprime questo concetto: "...esiste un mondo di sopra ed uno di sotto che fisiologicamente devono trovare un punto di contatto; questo contatto da sempre si realizza in una Terra di mezzo in cui tutti collaborano ai fini illegali perche quelli del mondo di sopra hanno bisogno dei criminali...".
E' chiaro a chiunque che questa criminalità mafiosa, svincolata dal vecchio modello di controllo fisico di un territorio, ricalca i prototipi criminali di tutte le organizzioni delinquenaziali di maggior spessore a livello mondiale indipendetemente dall'origine. Ogniqualvolta ed ovunque, un'organizzazione criminale ricorre al metodo mafioso dell'intimidazione e mette a disposizione della politica e dell'economia corrotta la propria attività prende vita un'organizzazione di livello superiore che configura il Modello Sistemico Mafioso ben più efficacie e resiliente di qualsiasi semplice organizzazione criminale anche mafiosa.
La mafia siciliana come ho anticipato nel mio pezzo Mafia 0.0 sta attraversando una fase di ritorno alle orgini avendo perso gli agganci del vecchio Modello Sistemico Mafioso di riferimento che le ha consentito di prosperare per decenni, mentre ad esempio lo stesso non si può ancora affermare per la 'ndrangheta nonostante l'attività dura di contrasto ancora forte e virulenta. Allora comprendiamo il perchè oggi mentre in Sicilia le forze di polizia mettono a segno numerose attività investigative colpendo duramente le vecchie famiglie mafiose, nonstante tutto, sulla 'ndrangheta si incontrano ancora numerose difficoltà. In Italia, inoltre, va aggiunto ancora che operano diverse organizzazioni
criminali straniere, albanesi, nigeriane, rumene, georgiane e ucraine e tutte vengono perseguite come associazioni criminali semplici, mentre, come auspichiamo, anche in relazione al passo avanti in materia scaturito dall'attività della Procura di Roma, si potrà iniziare a riconoscere per esse l'aver agito sfruttando la forza d'intimidazione del metodo mafioso prima che esse si radichino sul territorio al punto di essere pronte al salto di qualità per entrare a far parte del Modello Sistemico Mafioso come accadde, ad esempio, alla criminalità italiana americana newyorkese a partire dagli anni Cinquanta del Ventesimo secolo.
Individuare, e descrivere questi due modelli di comportamento criminale consente di poter studiare e suggerire alla politica le necessarie contromisure per fronteggiare queste nuove e virulente forme criminali che attecchiscono soprattutto nei paesi ad alto indice di corruzione portandoli al fallimento.

mercoledì 10 dicembre 2014

Master in Geopolitica online 'Caos & Poteri'.


Finalmente siamo prossimi all'inzio della sesta edizione del master di alta geopolitica "CAOS & POTERI" organizzato dall'associazione culturale Oltreilimes, dalla Società per l'Organizzazione Internazionale SIOI e dalla rivista italiana di geopolitica Limes.
Prima di lasciare la parola per l'introduzione del master al direttore della rivista Limes, Lucio Caracciolo, vorrei brevemente parlare del dominio "Geopolitica dei fenomeni criminali" che curerò personalmente. 
Si tratta di una novità assoluta nel panorama della formazione in tema di geopolitca che prende atto con coraggio e lungimiranza del fatto che i fenomeni criminali -oramai definitivamente globalizzati- esercitano un forte impatto tanto sulle singole comunità quanto sugli Stati determinando, per logica conseguenza, anche sensibili effetti sugli equilibri internazionali. 
Tratteremo quindi i fenomeni classici di criminalità internazionale quali i traffici illeciti di varia natura, ma parleremo anche della corruzione e di come essa incida pesantemente sulla sovranità nazionale; del ruolo dei media nel trattare e presentare i fenomeni criminali e di come la criminalità sia sempre più connessa ai fenomeni d'insurgency come nel caso recente dell'ISIS o quello di al-Shaabab o ancora di Boko Haram  o delle milizie centro africane. 
Chiunque volesse acquisire nuove chiavi di lettura e d'interpretazione di quanto avviene ogni giorno intorno a noi, influenzando anche inavvertitamente le nostre vite, troverà questo master un validissimo strumento acquisendo nel contempo un metodo d'analisi geopolitica dei fatti del mondo.  
Premesso questo, lascio presentare il master a Lucio Caracciolo, direttore della rivista di geopolitica Limes.



Il Master di Geopolitica online “Caos & Poteri” è organizzato  congiuntamente dalla Società Italiana per l'Organizzazione Internazionale (Sioi), da Limes e dalla associazione culturale Oltreillimes, su piattaforma e-learning.

Il percorso formativo, riprendendo il filo conduttore del master 2013-2014, intende approfondire le logiche del mutamento che si manifestano all’interno di scenari complessi particolarmente significativi in cui si muovono e interagiscono i grandi fenomeni finanziari. 

In questo contesto, vecchi e nuovi attori si alternano sulla scena politica e le dinamiche economiche e/o geopolitiche inducono fenomeni di espansione o di balcanizzazione. Particolare attenzione sarà rivolta ai cambiamenti climatici, sotto il profilo sia delle relative cause che delle loro conseguenze, nonché ai trends energetici che sono ormai il motore primo delle scelte politiche ed economiche.

L’attività didattica si svolge interamente online, a cadenza settimanale attraverso videolezioni (moduli tematici), aggiornamenti flash su temi di attualità (rubrica Il punto) e assidui incontri interattivi (conference room), per un totale di 40 ore di didattica audiovisiva e interattiva e almeno 100 ore di tutoraggio dedicato ai corsisti (di cui l’80% one-to-one). 

L’utilizzo di strumenti multimediali consente ai corsisti di interagire con i tutor e con gli altri partecipanti, secondo orari e modalità personalizzati. Due tutor didattici e un tutor informatico accompagneranno i corsisti nell’uso della piattaforma, nelle attività di interazione di gruppo sul forum, in conference room e nella impostazione della tesina finale (circa 30 mila battute, in linea con i temi trattati dal corso).

Le domande di iscrizione, accolte in ordine cronologico di arrivo, devono essere presentate compilando il modulo online sul sito www.sioi.org, versando contestualmente la quota di iscrizione al corso, pari a euro 950,00.

Prima di salutarvi ricordo che è previsto un ulteriore sconto per i lettori di questo blog previ contatti diretti scrivendomi all'indirizzo antonio@antoniodebonis.com
A presto 


venerdì 5 dicembre 2014

Metodo e Sistema Mafioso


Per un mio profondo senso di pudore non ho mai voluto usare l'immagine che caratterizza questo pezzo perché ritengo che certe esperienze debbano restare un fatto personale e perché d'altro canto non volevo perpetuare moralmente lo scempio che se ne è fatto a livello mediatico e personale quale feticcio e strumento di generica millanteria.
Ma arriva il momento di affermare con chiarezza e rivendicare con fierezza l'idea di fondo che ha ispirato la vita di uomini e donne che come loro sono stati ammazzati semplicemente  perché non piegatisi ai tentativi di corruzione, vero male assoluto e unico elemento propulsore per lo sviluppo dei fenomeni criminali di tipo mafioso e del Sistema Mafioso.
Lo spunto è dato dall'ennesima commedia italiana messa in scena in questi giorni nella capitale condita da candido pudore, fatua indignazione, immeritate rivendicazioni ma soprattutto colpevole ignoranza. Mi spiego: nessuno può oramai rivendicare ed appellarsi al diritto di non sapere come funziona il sistema clientelare di questo paese che ne ha sclerotizzato il sistema nervoso e drenato quello sanguigno. 
In una abusata intervista Giovanni Falcone parlò della mafia siciliana come di un fenomeno umano che sarebbe, in quanto tale, giunto ad una naturale fine; non ho mai condiviso questa affermazione pur comprendendone il senso reale poiché credo si riferisse non alla mafia come fenomeno criminale quanto piuttosto specificamente all'esperienza "corleonese". 
Le mafie, tutte le mafie, in tutto il mondo, come la mia esperienza pratica e di studio evidenzia, in quanto fenomeno delinquenziale possono agevolmente essere contrastate e sconfitte dalle forze dell'ordine per essere ridotte a meri fenomeni di devianza. Tanto è vero che, ad esempio, le numerose operazioni antimafia portate a termine di recente in Sicilia hanno colpito le famiglie dei mandamenti storici di Palermo, impensabili per numero, dimensioni ed efficacia anni addietro. Questo è stato possibile perché oggi la mafia siciliana non ha più le coperture, e non solo quelle politiche, di un tempo, che vengono meno per il semplice fatto che non ci sono lucrosi affari all'orizzonte in cui far convergere i propri interessi. In Italia, o meglio in gran parte di essa, è fortissima, ancora oggi, non solo la presenza delle mafie storiche, che ribadisco potrebbero essere spazzate via in breve tempo, ma soprattutto l'azione pervasiva e predatoria di quello che non è il semplice metodo mafioso, ovvero il ricorso alla forza intimidatrice che promana dal vincolo associativo ottenendo una diffusa omertà, per commettere i reati tipicamente mafiosi dell’estorsione, dei traffici illeciti in particolare (per capirci quello previsto dall'attuale formulazione del 416/bis c.p.), -sul quale vengono surrettiziamente schiacciate le responsabilità del malgoverno indicando quale unico responsabile la mafia in senso lato- quanto piuttosto il Sistema Mafioso che vede la convergente cointeressenza della criminalità mafiosa, ma anche e soprattutto di poteri criminali economici e politici. 
Le società, in modo particolare quelle occidentali, si fondano su tre poteri dominanti: politico, economico e criminale; questi agiscono in un continuo altalenarsi di equilibrio e squilibrio in cui ognuno cerca di guadagnare spazio a discapito dell'altro. In paesi come quelli nordici è ancora oggi la politica ad avere il sopravvento sugli altri due che vengono quindi limitati nelle rispettive azioni e derive; negli stati falliti è ovviamente la criminalità, nelle sue diverse forme, ad avere preso il sopravvento sulla politica facendo affari con i poteri economici di cui diviene complice ed, infine, in stati di mezzo come il nostro la politica arranca non esprimendo più il suo potenziale di regolamentazione della vita collettiva lasciando ampio spazio all'azione criminale della bassa politica, della cattiva economia e delle mafie. Un sistema che si perpetua, si autoassolve e continua a distruggere l'Italia.
Ieri era il boss Frank Coppola che sin dagli anni Sessanta, dal suo esilio dorato di Pomezia sul litorale laziale, aveva esteso gli interessi della mafia siciliana sulla capitale, mentre oggi è Massimo Carminati, non un mafioso in senso stretto ma un uomo che ha sempre vissuto nella Terra di Mezzo, a parlare di questo Sistema Mafioso come inevitabile portato della società italiana ed ineludibile coacervo d'interessi illeciti; una Terra di Mezzo da occupare a qualsiasi costo e soprattutto tramite qualsivoglia compromesso grazie allo strumento più efficace in assoluto: la corruzione. 
Di certo non solo in Italia l’unico crimine che più degli altri è responsabile del degenerare delle comunità è la corruzione, capace di sedurre chiunque come ci ricorda il detto "tutto ha un prezzo"; la corruzione è, senza tema di smentita, il reato da colpire con maggiore forza dissuasiva e coercitiva poiché rappresenta il volano di qualsiasi attività illecita di un certo spessore. La corruzione fa venire meno il patto di fede sottoscritto dal corrotto e questo vale per il privato e con peggiori effetti per il pubblico. Il basista di una rapina, fornendo indicazioni ai rapinatori, viola il patto di fedeltà che ha sottoscritto con il suo datore di lavoro alla stregua della badante che fornisce indicazioni ai suoi complici per violare l’appartamento dei suoi datori di lavoro, violando il patto di fedeltà verso chi l’ha assunta. Ma quando a violare questo patto è un pubblico ufficiale l’atto è ancora più grave oltre che per i danni oggettivi che può arrecare alla comunità perché egli viola il patto di fedeltà assunto con lo stato e quindi con tutti noi che finiamo per pagarne le conseguenze morali e materiali.
Ridotto il fenomeno della corruzione si ridurrebbe il potere tanto delle mafie quanto dei vari circoli di malaffare che operano secondo il Sistema Mafioso; non è assolutamente tollerabile una legislazione che non combatta con ferocia e iperbolicamente con accanimento questo reato. Il corruttore ed il corrotto devono temere le conseguenze delle proprie azioni e non poter contare sulla mellifluità legislativa in materia.
Le mafie esistono è vero, ma tanto più quest'assunto è accettato tanto maggiore è la colpevole ignavia dei più che all'ombra di essa fanno affari e carriere a detrimento dell'intera collettività che se non crede agli asini che volano è solo perché non se ne parla.

mercoledì 26 novembre 2014

Africa and its tragedy: al-Shaabab contend AMISOM.


Middle East, Syria and Iraq, Africa, the Sahel and Mali, Somalia and Nigeria, terror and insecurity characterize the daily life of millions of people helpless and resigned victims of a political game which often do not know, and worse do not understand.
The terror spread is the result of power-games that feed in favor of certain centers of power that exploit the misery of the local population with a dualism both cynical and abject. It is an absurd game whose protagonists create militias, fideist or secular, fueled by people recruited in most neglected classes, as easily seduced by money, which then are sent to fight a war that paradoxically involves the same local communities to whom they belong, that are directly affected and expendable target in a clash between terrorism/insecurity and instability, and the central power that is supposed to guarantee safety. Once again the only losers -in any case and anyway- are the poor communities and neglected land increasingly at the mercy of events determined by strategies decided elsewhere. 
The battle between security and insecurity will affect  the future of entire nations in international theaters increasingly riotous to bend to any rule and so creating  a new form of the Middle Ages or a-polarity World in which the powers have increased and affect the dynamics of any nation. 
In Somalia, for years, the heirs of the Islamic Courts, clot of economic interests and various warlords, an organization founded on the ashes of the civil war of the Eighties, the young Islamic radicals of al-Shaabab, militia affiliated with the franchise of al-Qaida, is contrasting the central government supported by the international community and by the forces of the African Union Mission in Somalia (AMISOM), operation of the regional African Union peacekeeping under UN auspices. 
This internal conflict in Somalia invests the daily life of the communities that increasingly become unwitting victims of  absurd atrocities. The most emblematic case concerns land forces counterinsurgency provided by Kenya AMISOM operating in Somalia confronting the militia of Shaabab. It has triggered a perverse exchange of military operations and reprisals damaging victims who are mostly civilians. Everything was radicalized in 2012 when Kenyan forces forced to withdraw the Islamic militia controlling at that time the commercial port Kysmaio and so interrupting a consistent flow of capital generated by the control of smuggling of coal to the countries of the Arabian Peninsula managed by al-Shaabab.
In retaliation, the latter brought the clash directly in Kenya homeland making a suicide bombing in the commercial center of Westgate Mall in Nairobi that killed 70 people. Most recently, on November 21 the Kenyan police raided a mosque in Mombasa and arrested some young people believed to be affiliated with al-Shaabab, seizing weapons and documents. The answer is not long in coming, and in fact the following 28 an armed militia took revenge and seized a busload of fishermen who went to business in the capital Nairobi. The commandos stopped the vehicle in Kenyan territory and go after leaving the Muslims and murdering 28 Kenyan citizens; the choice of victims was dictated by a macabre ritual: those who did not know how to recite the verses of the Quran were gunned down on the spot with a shot to the head. So, once again, the victims of this new age of terror are nothing but poor people in search of survival but sometime finding nothing more than a mocking death.

lunedì 24 novembre 2014

Africa e terrore


Medio Oriente, Siria ed Iraq, Africa, Sahel e Mali, Somalia e Nigeria, il terrore e l'insicurezza caratterizzano la vita quotidiana di milioni di persone inermi e rassegnate vittime di un gioco politico del quale spesso non conoscono, e comunque non capiscono, le ragioni. Il terrore diffuso è il risultato di giochi di potere che si autoalimentano a favore di alcuni centri di potere che sfruttano la miseria delle popolazioni locali con un dualismo cinico ed abbietto. E' un gioco assurdo i cui protagonisti  creano milizie, fideste o laiche, alimentate dalla manodopera reclutata nei ceti più negletti, poichè facilmente sedotta da guadagni certi, che vengono mandati a combattere una guerra che investe le comunità locali che vengono direttamente colpite da queste milizie poichè facile e sacrificabile bersaglio in uno scontro tra terrorismo, e quindi insicurezza ed instabilità, e potere costituito, ossia pretesa garanzia di sicurezza. Ancora una volta gli unici a rimetterci -in ogni caso e comunque- sono le comunità povere e neglette del territorio sempre in balia degli eventi determinati da strategie decise a tavolino da poteri superiori. In questo continuo scontro tra insicurezza e sicurezza  si gioca il futuro di intere nazioni in teatri internazionali sempre più riottosi a piegarsi a qualsiasi regola condivisa nell'ottica di una nuova forma di medioevo a-polare in cui i poteri si sono moltiplicati e incidono nelle dinamiche di qualsiasi nazione. In Somalia, da anni, gli eredi delle Corti Islamiche, coagulo d'interessi economici e di vari warlords, organizzazione nata sulle ceneri della guerra civile degli anni Ottanta, i giovani radicali islamici di al-Shaabab, milizia affiliata al franchising di al-Qaida, contrastano il governo centrale sostenuto dalla comunità internazionale e supportato dalle forze dell'African Union Mission in Somalia (AMISOM), un'operazione di regionale di peacekeeping  dell'Unione Africana sotto l'egida dell'ONU   http://amisom-au.org/. Questo conflitto interno alla Somalia investe la vita quotidiana delle comunità che sempre più stesso divengono vittime inconsapevoli di assurde atrocità. Il caso più emblematico riguarda le forze terrestri di contro insorgenza fornite dal Kenia all'AMISOM che operano in Somalia confrontandosi con la milizia degli Shaabab. Si è innescato un perverso scambio di operazioni militari e rappresaglie che ha per vittima prevalentemente la popolazione civile. Tutto si è radicalizzato quando nel 2012 le forze keniote hanno sottratto alla milizia islamica il controllo del porto commerciale di Kysmaio sul golfo di Aden interrompendo un consistente flusso di capitali generati dal controllo del contrabbando di carbone verso i paesi della penisola arabica controllato dagli Shaabab. 
Per rappresaglia, quest'ultimi hanno portato lo scontro direttamente in Kenia realizzando un attentato kamikaze nel centro commerciale di Westgate Mall in Nairobi che ha provocato la morte di 70 persone. Più di recente, il 21 novembre la polizia keniota ha fatto irruzione in una moschea di Mombasa ed ha arrestato alcuni giovani ritenuti essere affiliati ad al-Shaabab, sequestrando armi e documenti. La risposta non si è fatta attendere e infatti il 28 successivo un commando di miliziani si è vendicata sequestrando un pullman di pescatori  che si recavano per affari nella capitale Nairobi.
Il commando ha fermato il mezzo in territorio keniota e dopo avere lasciato andare i mussulmani ha trucidato 28 cittadini kenioti; la scelta delle vittime è stata dettata daun macrabo rituale per cui  coloro i quali non sapevano recitare i versi del Corano venivano  freddati sul posto con un colpo in testa. Quindi, ancora una volta, le vittime di questa nuova epoca del terrore altro non sono che poveracci in cerca di sopravvivenza e che spesso altro non trovano che una morte perfino beffarda. 

mercoledì 19 novembre 2014

La Nueva Alianza de la Paz y Gulf Cartel Zetas


One thing is the state, another the nation, and yet another people. Today what is happening in Mexico expresses better than any sociological study the different levels of "consciousness" as the  intimate feel both individual or collective.
At the end of September 43 boys, students in a rural community in the Mexican state of Guerrero, disappeared after being "kidnapped" in the town of Iguala by local police forces. The federal authorities have identified the town's mayor and his wife as the instigators of the kidnapping and subsequent murder of the boys because allegedly belonging to a rival criminal faction of that to which the two belong.
In itself this may seem hyperbolic to the point of not being credible, but this is Mexico of the last thirty years. Since about a month, broke out multiple protests across the country despite the assurances given by the federal government which has since taken steps to arrest the persons identified as directly responsible.
In fact, if the conscience of the state can be satisfied by the mere exercise of jurisdiction, so it cannot be said for that of a nation and  people
The Mexicans as a nation are subjected for decades to the depletion of the values of civil life due to non-exercise of state sovereignty in most of the territory. Alternating governments, strategies, tactics, have not reached the threshold of decency. If the collective consciousness as a nation is not satisfied even less is that of the people who now seems to rebel against this state of affairs. This news must have been perceived as a threat even by criminal organizations which always sniff, as real predators do, environmental changes and adapt to them. For a couple of days the leaders of two cells of the notorious cartels narcos of Los Zetas and the Gulf, fierce enemies, with a notice via the Internet, said it would establish a truce called La Nueva Alianza de la Paz y Gulf Cartel Zetas renouncing to kidnaps and extortion, the criminal activities that most affect the lives of everyday Mexicans.

domenica 16 novembre 2014

L'Europa sfida l'Orso Russo e gioca con il "fuoco"


Il parlamento europeo ha detto sì all’accordo di partnership commerciale Dctfa “zona di libero scambio globale ed approfondito” tra l’Unione e la Moldavia. Interessante, al di là della routine di ricerca di sempre nuovi mercati per le commercializzazione dei prodotti interni dell’unione, è un inciso dell’accordo che estende la sua forza “…all’intero territorio nazionale riconosciuto dalla Repubblica di Moldavia…”. E qui bisogna aprire una riflessione poiché la formula pattizia sottende in concreto il territorio dell’autoproclamata, dal 2 settembre 1990, repubblica di Transnistria che non riconosce l’autorità moldava ed è di fatto sotto tutela Russa. 
Si tratta di un’evidente sfida alla Russia di Vladimir Putin.
La questione Moldava si deve inquadrare politicamente in un preciso contesto; Moldavia vuol dire Romania e questa vuol dire Europa. Vladimir Putin è consapevole di non poter esercitare alcuna forma d’ingerenza militare diretta, diversamente da quanto avvenuto in Georgia ed Ucraina, poiché l’Europa non resterebbe inerte così come la stessa NATO, e quindi, in questo quadrante geostrategico, la partita si giocherà ricorrendo ad un mazzo di carte differente: quello del soft power di cui Mosca, dai tempi della guerra fredda, non è più abituata a servirsi. Soft power vuol dire sfruttare la capacità d’intelligence, di pressione diplomatica e di ricatto energetico, ma anche d’impiego della criminalità organizzata. Un esempio di quanto questa regione sia sensibile sotto questo profilo lo si trova nel post Terrorism-civil-wars-and-crime-how-does it work nel quale traccio alcuni profili connessi all’operatività della criminalità organizzata di origine slava che nella regione dell’auto proclamata repubblica di Transnistria (in russo Приднестровская Молдавская Республика, Repubblica Moldava di Pridnestrov’e, uno stato indipendente de facto ma non riconosciuto come tale dai Paesi membri dell'ONU essendo considerato de iure parte della Repubblica di Moldavia) ha trovato un ambiente favorevole a qualsiasi attività illegale e criminale con il sostegno anche di diversi stati tra i quali la stessa Russia che ha supportato, ma più prosaicamente voluto, la creazione di quest’area franca nel cuore europeo.   
La politica estera di Putin, spesso accusata di revanscismo, trova, e bisogna dirlo, un suo fondamento nel trattamento che le è stato riservato quale scotto da pagare per aver perso la partita geopolitica della Guerra Fredda dall’occidente che per l’ennesima volta ha ignorato il consiglio di sir Winston Churchill su come trattare gli sconfitti evitando umiliazioni e tradimenti. La Russia avverte il senso di accerchiamento che dall’esterno cerca di limitare la sua sfera d’influenza e ad esso reagisce. Certo, le recenti sanzioni economiche legate alla crisi ucraina hanno effetto e non può certo essere considerata una coincidenza la dichiarazione resa ieri 14 novembre a Brisbane, a margine del G20, dal presidente Putin che ricordava alla Germania, affinché l’Unione comprenda, che queste costeranno 300.000 posti di lavoro ai tedeschi.
Ora, seppure l’Unione ha senz’altro bisogno di aumentare le relazioni commerciali agevolate da patti bilaterali al fine di dare ossigeno alle esportazioni, la Moldavia non sembra essere una soluzione definitiva e determinante, l’ultima spiaggia, al punto da dover accettare le conseguenze che un’ulteriore area di crisi ai confini orientali comporterebbe.  
La Guerra fredda ora tornata in auge non è in realtà  mai terminata nonostante la battaglia vinta con la caduta del muro di Berlino ed il cambio ideologico in Russia che ha spazzato via l’ingombrante eredità rivoluzionaria. Oggi il presidente Putin ha le mani libere in patria e carte da giocare nell’agone internazionale per contrastare le mosse di un’Europa divisa ed in crisi, ed un’America ridimensionata a causa dei suoi stessi errori. 
La strategia estera degli Stati Uniti verso l’Europa è sempre più marcata dal ricatto economico che presto diverrà esplicito con l’adozione del Trattato transatlantico per il commercio e gli investimenti TTIP il quale, nell’intenzione statunitense, sottrarrà l’Europa all’influenza russa e cinese.
Crisi economiche, guerra fredde, calde o tiepidine, trattati economici e zone franche, la moltiplicazione dei poteri e la diminuzione di quello dello stato-nazione, oramai ridotto ad un attore fra i tanti in campo, rende il futuro sempre più incerto e quindi è necessario dotarsi di  strumenti utili alla comprensione dei fatti; sviluppare un nuovo spirito critico questo è l’imperativo.

mercoledì 12 novembre 2014

43 studenti ammazzati e la coscienza del Messico e dei messicani


Una cosa è lo Stato, un’altra è la sua nazione ed ancora altro è il suo popolo. Oggi quanto accade in Messico esprime meglio di qualsiasi trattato sociologico le diverse  sfumature di “coscienza” intesa come il proprio sentire intimo -collettivo ed individuale-.
Alla fine di settembre 43 ragazzi, studenti di una comunità rurale dello Stato messicano di Guerrero, sono scomparsi nel nulla  dopo essere stati “sequestrati” nella cittadina di Iguala dalle locali forze di polizia. Le autorità federali hanno individuato nel sindaco della cittadina ed in sua moglie i mandanti del sequestro, e presumibile successivo assassinio dei ragazzi poiché asseritamente appartenenti ad una fazione criminale rivale di quella a cui i due apparterrebbero.
Mi rendo conto che in sé tutto questo possa apparire iperbolico al punto di non essere credibile, ma questo è il Messico degli ultimi trent’anni. Per i dettagli sull’episodio narrato si legga il pezzo sulla rivista l’Internazionale .
Da un mese circa si moltiplicano le manifestazioni di protesta in tutto il Paese nonostante le assicurazioni fornite dal governo federale, che nel frattempo ha provveduto ad arrestare i soggetti individuati come diretti responsabili, non hanno placato gli animi sempre più esacerbati.
Infatti, se la coscienza dello Stato può essere soddisfatta dal semplice esercizio della giurisdizione, tanto non può dirsi per quella di una nazione e di un popolo. I messicani come nazione sono sottoposti da decenni al  depauperamento dei valori propri di una civile  convivenza a causa del mancato esercizio della sovranità statale in gran parte del territorio. Si alternano i governi, le strategie, le tattiche, ma i risultati non raggiungono la soglia della decenza. Se come nazione la coscienza collettiva non è soddisfatta ancora meno lo è quella del popolo che oggi pare ribellarsi a questo stato di cose. Questa novità deve essere stata percepita anche dalle organizzazioni criminali che come sempre avviene annusano, da veri predatori, i cambiamenti ambientali e ad essi si adattano. Da un paio di giorni i capi di due cellule dei famigerati cartelli di narcos dei Los Zetas e del Golfo, agguerriti nemici da quando le due organizzazioni, una filiazione dell’altra, si sono scisse, una decina d’anni orsono, hanno pubblicamente, con un avviso via internet, dichiarato di voler stabilire una tregua denominata  La Nueva Alianza de la Paz Cartel del Golfo y Zetas  rinunciando ai rapimenti ed alle estorsioni, attività criminali che maggiormente affliggono la vita di tutti i giorni dei messicani.

Casi eclatanti come il massacro di 43 ragazzi non fanno bene agli affari criminali; si esasperano le coscienze, si accendono i riflettori anche internazionali e le autorità sono “costrette” a fare qualcosa e qualcuno deve pagare finché gli animi non si placano, ma più di ogni altra aspetto per la criminalità, per le bande criminali conta non perdere il contatto, la vicinanza, il compromesso, se non il dialogo con la popolazione con cui condivide i territori. Quest’aspetto è decisivo da sempre la criminalità deve avere una qualche forma di connivenza con la popolazione altrimenti sarebbe espulsa facilmente dal corpo sociale che invece, come un cancro infetta moltiplicandosi attraverso un processo di metastasi a cui è difficile sottrarsi. Anche in questa circostanza appare come dal punto di vista sociologico lo Stato e la Nazione, nell’era contemporanea si vanno separando poiché il primo non riesce più ad esercitare il dominio della forza, sua prerogativa, lasciando che il corpo sociale cada preda del virus criminale a cui non riesce a porre fronte attraverso idonee cure che, non solo esistono ma suonano finanche stancamente ripetute come un mantra: lotta alla corruzione, al riciclaggio, istruzione e welfare.
Forse la misura è colma, ma io non sono di questo avviso; gli interessi in gioco, economici e quindi di potere, sono enormi e soprattutto gli equilibri stabiliti dalla corruzione  difficilmente possono essere scardinati da un accordo partito dal basso come quello stabilito dal comandante “Kelin” appartenente ai Los Rojos del cartello del Golfo e del comandante “R1” dei Los Zetas.
I prossimi giorni ci diranno se anche la coscienza popolare si è appagata oppure vive di un sentimento più profondo di quella dello stato e della nazione.

lunedì 10 novembre 2014

I greet my entry in the Platform of Experts on the phenomena of organized crime run by Europol


The contemporary world is suffering from a very interesting paradox because it seems so small when we consider the relatively simple way to achieve any destination all around it, while there is so much to understand about its dynamics if we think on a global scale considering the fact that what happens elsewhere always generates effects in our closer space. And that is why we are forced to change our attitude to acquiring a multi-disciplinary thinking.
The multidisciplinary is not the ability to know as much as possible in different fields of study but interacting in order to share the different specific knowledge in order to build a "Strong Thought".
It is in this context that Europol, the European Police Agency tasked with fighting crime in Europe, has launched a project to analyze, study and sharing research expertise to the world of open practitioners and academic, namely Europol Platform of Experts.
With pleasure I greet my entry in this international forum of experts to whom I am honored to be became a member.

Saluto il mio ingresso nella piattaforma di esperti in fenomeni di criminalità organizzata gestita da Europol



Il mondo contemporaneo soffre di un paradosso assai interessante poiché sembra tanto piccolo se consideriamo la  relativa semplicità di raggiungere qualsiasi meta mentre ci appare tanto grande se per comprenderne le dinamiche siamo costretti a ragionare su scala globale,  tant'è che quanto accade altrove genera sempre effetti anche nel nostro spazio più prossimo. Ed è per questo che siamo forzati dai cambiamenti sociali a modificare il nostro abito mentale acquisendo una necessaria attitudine al pensiero multidisciplinare.
La multidisciplinarietà non è la capacità di conoscere quanto più possibile in diversi campi di studio, quanto al contrario far interagire in uno spazio di ricerca le diverse specifiche conoscenze al fine di costruire un “Pensiero Forte”.
E’ in tale quadro che EUROPOL, l’agenzia di polizia europea deputata alla lotta alla criminalità in Europa, ha avviato un progetto di analisi, studio ricerca e condivisione di expertise aperto al mondo dei pratictioners e accademico, Europol Platform of Experts.
Con piacere saluto il mio ingresso in questo consesso internazionale di esperti del quale mi onoro essere entrato a fare parte.
   

giovedì 6 novembre 2014

Un paese in declino, come le sue mafie.


Una volta la criminalità italiana vantava un rango di rilievo riconosciuto e rispettato internazionalmente, oggi non è così, cos’è accaduto?
Prima d’ogni altra considerazione va subito chiarito che questa situazione di fatto non dipende direttamente dai successi che sempre ci sono stati negli anni dall’attività di polizia giudiziaria che -nonostante tutto- ha continuamente svolto egregiamente la propria funzione, ma è da mettere in relazione alla perdita di potere economico del paese Italia.
A qualcuno quest’affermazione può sembrare una forzatura, ma prendendo nella giusta considerazione alcuni aspetti salienti della storia patria recente e del modus operandi delle organizzazioni mafiose italiane, magari attraverso una riflessione non pregiudiziale dei fatti, la si può condividere. 
Dal secondo dopoguerra le mafie storiche italiane, quella siciliana, la camorra campana e la ‘ndrangheta calabrese, hanno, con diversa ed alterna fortuna, goduto di momenti più o meno favorevoli in relazione all’andamento economico e politico del Paese. Il boom economico degli anni Cinquanta ha pompato miliardi di lire nell’edilizia assistita dallo stato e nella realizzazione di opere pubbliche, in particolare nel Mezzogiorno, foraggiando l’economia illegale mafiosa attraverso la corruzione, le estorsioni ed una concorrenza sleale. L’investimento criminale di questi capitali ha consentito l’ingresso delle mafie nel circuito mondiale dei grandi traffici illeciti di droga e sigarette generando una spirale di guadagni incredibile.
Ma quando, a ridosso degli anni Novanta, il Paese ha perso il suo potere geopolitico internazionale connesso all’interesse americano di presenza in Italia, ben ripagato con politiche economiche di favore e garanzie finanziarie a tutela del debito pubblico, sono crollati tutta una serie di equilibri che in un ventennio hanno portato il sistema Italia al collasso. Ad esempio oggi è impensabile che lo stato si sobbarchi una spesa pubblica di miliardi euro pari a quella sostenuta per la ricostruzione dell’Irpina flagellata dal terremoto del 1980 che ha finito per rimpinguare, quale effetto collaterale, le casse della Camorra napoletana. Oggi i soldi non ci sono e quindi, a cascata, le mafie avendo perso potere economico hanno perso le coperture politiche e quindi sono divenute vulnerabili all’azione delle forze di polizia come dimostrato dal crescente numero di operazioni di polizia andate a buon fine negli ultimi anni. Il tutto inoltre ha determinato l’ulteriore effetto negativo per le organizzazioni criminali nostrane della perdita di potere negoziale internazionale.
Un’eccezione va senz’altro fatta per la ‘ndrangheta, ma il tema è complesso e merita una più ampia valutazione da rimandare ad altra sede.
Qualche giorno fa a Napoli i Carabinieri hanno concluso un’operazione antidroga che ha portato all’arresto di alcuni corrieri che gestivano un trasporto di  droga proveniente dalla Spagna per conto del clan di camorra dei Nuvoletta-Gionta-Contini. Sapere oggi che uno dei più agguerriti, ricchi e potenti clan della malavita organizzata napoletana ed italiana è ridotto a mediare con i rappresentanti in Spagna i carichi di  hashish provenienti dal Marocco getta una chiara luce su quanto questi siano oramai ridotti a figure di secondo piano nel panorama della criminalità internazionale. Una volta i siciliani di Cosa Nostra erano in grado di andarsi a prendere in nord Africa, grazie alle flotte dei pescherecci mazaresi, qualsiasi carico di droga; oggi evidentemente l’asse dei traffici si è definitivamente spostato in Spagna dove sono presenti anche i rappresentati delle famiglie italiane di mafia. Si potrebbe, qualcuno potrebbe, gioire di questa situazione. In effetti un lato positivo senz’altro va evidenziato, ovvero la minor capacità di profitto che le organizzazioni criminali italiane stanno soffrendo, tuttavia, ed è questo l’aspetto che va evidenziato con chiarezza, questa situazione ha un lato assolutamente negativo e preoccupante poiché le mafie oggi sono tornate a finanziarsi attraverso quei reati che più di altri colpiscono direttamente la popolazione da vicino ossia l’estorsione e l’usura. In questo modo si ripropone il quadro criminologico storicamente tipico della Mafia, Camorra e ‘ndrangheta che ne ha determinato con il tempo, e in concomitanza di risvolti sociali favorevoli, lo smisurato sviluppo degli anni Sessanta, Settanta ed Ottanta del secolo trascorso.
E’ oggi che l’attenzione verso questi reati, estorsione ed usura in particolare, deve essere massima prima che questi fungano da volano per i futuri fasti della criminalità organizzata e mafiosa nostrana.  

martedì 4 novembre 2014

Yemen, al-Qua'ida, al-Houti and the future of the Arab world


Having recently captured the capital Sanaa 30,000 rebels, belonging to the Yemeni Shiite tribes who recognize themselves in the action of the insurgent movement al-Houthi have completed the President Abed Rabbo Mansour to form a new broad-based government by ensuring, if not, to be ready for any alternative solution.
The pressure exerted by the Shiite tribes, under the umbrella insurgent al-Houthi militia, has reached a crucial phase since it has practically obtained the goal of influencing the political life of the country if, as seems inevitable, the President Mansour shall comply with the request. The al-Houthi militia, it must be said, however, has announced the intention to continue to fight both the militants of al-Qaeda and both Americans and Jews, according to the well noted litany "Death to America, Death to Israel, Damn Jews and victory for Islam" chorus that evokes the times of the Iranian revolution whose followers seem to act in support of al-Houthi.
The clash between Sunni and Shiite factions repeats what is happening in Syria and Iraq by defining a scenario of all-out struggle between different conceptions of Islam and Islamic law.
So putting in a proper light that the issue is confessional and inside the Islamic world should be added that the decisive role in all these disputes is covered by the tribes that are the real, true and irrefutable master of the territory. The nineteenth-century idea of the nation-state, exported by the British and French colonialism, in these countries has failed and has no reason to exist and so did  the concept of democratic change that turned out to be ephemeral.
A century of nationalism has served the West to contain and control this territories. This is an obvious fact, and remains so, but it should be taken in consideration and  encouragement of a different political relationship with this world. What is the relationship, for example, we want to engage with the Islamic State? An exclusively military is absurd because unsustainable from an economic standpoint, but more importantly from the cultural and pragmatic perspective. Twenty years of war, military confrontation does not solved the issues on the table of diplomacy but it always create new ways of antagonism. The transition from the age of nation-states does not pass through the imposition of western model of democracy falling from a system that is based on a cultural and philosophical “journey” that the Arabs have not experienced. Rather it goes through the mediation of new and different forms of collaboration useful as a basis for future business relations even decades to come. I believe that it would be better to let these people organize themselves according to their own cultural patterns giving rise to a new phase of development in the area certainly attractive from the point of view of trade relations to the west. In this way you will also curb the  radicalism thanks to an interconnected world. The Arab Springs are the results of an instance starting from below, by the people, this is the real news that should be pointed out. In Egypt, the radicalism of the Muslim Brotherhood was defeated and deflated as soon as its policies have proved to be not in line with the needs of the population.
In essence, the efforts of military and cultural abuse have failed and so it should be good to give way to the most appropriate communications policy and sharing.
More than democracy it is the case to export ideas whose value counter effectively any radicalism of which no people feel naturally the need.

lunedì 3 novembre 2014

YEMEN, al-Qua‘ida, al-Houtni e il futuro del mondo arabo.


Dopo aver di recente occupato la capitale SANAA 30.000 ribelli, appartenenti alle tribù sciite yemenite che si riconoscono nell’azione del movimento insorgente di al-Houthi, hanno ultimato al presidente Abed Rabbo Mansour di formare un nuovo governo di ampia rappresentanza assicurando, in caso contrario, di essere pronti a qualsiasi soluzione alternativa.
La pressione esercitata dalle tribù sciite, sotto l’ombrello dell’insorgente milizia di al-Houthi, è giunta ad una fase cruciale poiché ha praticamente raggiunto lo scopo d’influenzare la vita politica del paese qualora, come sembra inevitabile, il presidente Mansour ne accolga la richiesta. Quest’ultimi, va detto, hanno comunque annunciato di voler continuare a combattere sia i militanti di al-Qaeda sia americani ed ebrei, secondo la litania ripetuta nelle piazze “Death to America, Death to Israel, Damn Jews and victory for Islam” ritornello che evoca i tempi della rivoluzione iraniana i cui epigoni sembrano agire a supporto di al-Houtni.
Lo scontro tra le fazioni sunnite e sciite ripete quanto accade in Siria ed Iraq definendo uno scenario di lotta senza quartiere tra differenti concezioni dell’Islam e della legge coranica con buona pace delle cosi dette primavere arabe.
Quindi, mettendo in giusta evidenza che la questione è confessionale ed  interna al mondo islamico va aggiunto che il ruolo decisivo in tutte queste dispute rivestito dalle tribù che sono le reali, vere e inconfutabili padrone del territorio. L’idea ottocentesca degli stati nazionali, esportata dal colonialismo inglese e francese, in questi territori ha fallito e non ha più ragione d’essere, figuriamoci come possa trovare albergo il concetto di alternanza democratica che si è rivelato effimero come ogni tentativo.
Un secolo di nazionalismo è servito all’occidente per contenere e controllare territori di cui si è servito; questa ovvia constatazione è, e resta tale, e deve essere assunta a viatico di una diversa politica di relazione con quel mondo. Che rapporto, ad esempio, vogliamo instaurare con lo Stato Islamico? Di tipo esclusivamente militare è assurdo anche perché insostenibile dal punto di vista economico, ma prima ancora dal punto di vista pragmatico e culturale. Vent’anni di guerre nell’area insegnano che il confronto militare non risolve le questioni sul tavolo delle diplomazie ma le acuisce creando sempre nuovi fronti di antagonismo. La transizione dall’epoca degli stati nazionali non passa attraverso l’imposizione del modello occidentale di democrazia calando dall’alto un sistema che si basa su di un percorso filosofico e culturale che gli arabi non hanno vissuto. Piuttosto passa per la mediazione di nuove e diverse forme di collaborazione utili quali base per le future relazioni anche commerciali dei prossimi decenni. Ritengo che oggi convenga lasciare che questi popoli si  organizzino secondo i propri modelli culturali dando vita ad una fase nuova di sviluppo nell’area senz’altro appetibile dal punto di vista delle relazioni commerciali per l’occidente. In tale modo non si alimenterebbe il radicalismo che in un mondo interconesso non avrebbe più il pretesto dell’occidente invasore e corruttore. Le primavere arabe sono il frutto di un’istanza partita dal basso, dal popolo, questa è la vera novità che deve essere assecondata. In Egitto il radicalismo dei fratelli musulmani giunto al potere è stato sconfitto e sgonfiato non appena le sue politiche si sono dimostrate non essere in linea con le esigenze della popolazione.
In sostanza gli sforzi di prevaricazione militare e culturale hanno fallito e quindi dovrebbe sarebbe un bene lasciare il passo alla più adeguata politica della comunicazione e condivisione.
Più che democrazia sarebbe il caso esportassimo idee il cui valore contrasterebbe efficacemente qualsiasi radicalismo di cui nessun popolo sente il bisogno ed a cui facilmente ricorre se non quado si ritiene prevaricato.




martedì 28 ottobre 2014

Welcome back old mafia!


Background noise, institutional redundancy, aseptic media information and anti mafia professionals act as a smokescreen and asphyxiating gases harmful and toxic for understanding the evolutionary processes of the mafias in Italy. In this bleak picture, the best thing to do, as when at school we had problem to solve equation, better to start from the very simple and clear steps.
What happens to the Sicilian Mafia is a theme; what is doing The Cosa Nostra, the Corleonesi, who set the agenda of the criminal in Sicily, and far beyond, for over thirty years is another story.
These monolithic organization as indisputable no longer exist; today is something different and its management structure is engaged with issues away from the “streets” being interested in preserving the assets accumulated in the golden years through a strategy that seeks points of mediation in the balance and relationships in an unmentionable game that has to board the courtrooms in which take place during this time dozens of trials in The Cosa Nostra.
On the street, in the neighborhoods of Palermo, in the old districts, in the villages of western Sicily the Mafia is changing. In the past I have talked about the mafia 0.0 and the role played by the boss in prison because of ranks, respect and consideration that they have gained through years of crime in dictating the strategies by projecting their own will continuing to manage their illegal business. This is a common occurrence at any latitude and type of criminal organization and must be fixed in mind in due consideration for understanding the evolution of global organized crime.
To give a practical example let's talk about what happens in the criminal environment of the Mafia notorious neighborhood of Brancaccio in Palermo.
Recently, Antonino Zarcone member of the Bagheria’s family, is  cooperating with prosecutors in Palermo, unveiling the strategies and above all the antagonisms within the family; one speaks about a kind of soft line by a faction against a hard line supported by another with consequent fibrillation.
I think there is no need to highlight the fact that the gangs, just as in any corporation, choose strategies resulting change in corporate structure of the board and the CEO, because of the hope of gain.
The repentant argues that "soft line" of Cesare Lupo has create an upheaval in the triumvirate Sacco, Lupo and Faraone who held the family under the orders by Giuseppe Arduino. A charge that has withstood already being examined by the trial judges who sentenced Sacco to sixteen years in prison.
A Risky operation because it requires the annexation of the village of Villabate going to war in particular with "Lo Nigro family of Corso dei Mille" in Palermo. By who Sacco could have received the approval to change the balance and the geographical boundaries of the districts is not yet clear but probably the Graviano family is still able to dictate the strategies of the mafia in Palermo.
This example leads me to define how the current situation is comparable to the historical phase of the Sicilian Mafia in the early years of the twentieth century when the organization, suffering the aftermath of its historical evolution in the Italy’s post-unification period, had not  dedicated to the lucrative business that will arose a little later thanks to the two world wars in the entire country.
In Italy today due to the economic decline the Mafia does not have significant revenue opportunities, certainly not comparable to those of the past, cigarettes, drugs and contracts.
It returns to commit those crimes that directly affect the lives of the ordinary people and first and foremost the request of the Pizzo through which the Mafia began his criminal history.
The Pizzo is the first means by which the Sicilian Mafia, the Calabrian ‘Ndrangheta and the Campanian Camorra have conquered the territory and with time the political friendships and support trough corruption.   
In recent years in Sicily and Campanian in particular, the political friendships have come declining for a number of reasons including the emerging national economic crisis and therefore lower flows of public money on which to put hands together with a general political situation much smoother that does not allow positioning inn such a way to ensure guarantees of sorts in perspective and therefore does not ensure any investments.
Many are waiting to see an economic recovery that we all hope meanwhile maintaining a low  profile the mafias are reconstructing the relational networks starting from the control of the territory in the security that in the future they will be able to go back to rely on usual political and financial friends.
Welcome back old mafia!

lunedì 27 ottobre 2014

Bentornata vecchia mafia.


Rumori di fondo istituzionali, asettica ridondanza mediatica, antimafia e professionismo dell'antimafia fungono da cortina fumogena e asfissiante gas tossico deleteri per  la comprensione dei processi evolutivi della criminalità mafiosa in Italia. In tale desolante quadro la cosa migliore da fare, come quando a scuola l'equazione non riusciva, è ripartire dai passaggi semplici e chiari. 
Cosa accade alla mafia siciliana è un tema; cos’è dell’organizzazione di Cosa Nostra  e dei corleonesi, che hanno dettato l’agenda criminale della Sicilia, e non solo, per oltre trent’anni è altra storia.
Questi come organizzazione monolitica e indiscutibile non esistono più; oggi sono qualcosa di  diverso e la sua  struttura di vertice è impegnata con problemi lontani dalle piazze di criminalità e dalla strada essendo interessata a conservare i patrimoni accumulati negli anni d’oro attraverso una strategia che cerca punti di mediazione negli equilibri e nelle relazioni inconfessabili in un gioco che ha per scacchiera le aule dei tribunali nelle quali si svolgono in questo periodo decine di processi a Cosa Nostra.
In strada, nei quartieri palermitani, nei vecchi mandamenti, nei paesini storicamente di mafia della Sicilia occidentale le stanno cambiando. In passato ho parlato di mafia 0.0,  e del ruolo svolto dall'ambiente delle carceri in ragione del rango, del  rispetto e della considerazione che i boss reclusi hanno guadagnato con anni di malavita, nel dettare le strategie proiettando la propria volontà all’esterno spesso continuando a gestire indisturbati i propri affari illeciti. Questa è una ricorrenza comune a qualsiasi latitudine e tipologia di organizzazione criminale e deve essere sempre tenuta nella giusta considerazione per comprendere l’evoluzione della criminalità organizzata.
Per fare un esempio pratico parliamo di quanto avviene nell’ambiente criminale di uno dei quartieri di mafia palermitana: Brancaccio.
E’ notizia recente che un pentito, Antonino Zarcone, della famiglia di Bagheria, collaborando con i magistrati palermitani, stia disvelando le strategie e soprattutto gli antagonismi in seno all’organizzazione di Brancaccio ed ai suoi principali esponenti; si parla di linea morbida da parte di una fazione o dura di un’altra con conseguenti fibrillazioni ed adattamenti. 
Penso non vi sia necessità di evidenziare il fatto che le mafie, esattamente come avviene in qualsiasi società di capitali, scelgono le proprie strategie con conseguente cambio di assetto societario, del consiglio e dell’amministratore delegato, in ragione della speranza  di guadagno.
Il pentito di Bagheria sostiene che nel mandamento di Brancaccio, la “linea morbida” di Cesare Lupo si è scontrata con quella di Nino Sacco creando uno sconvolgimento nel triumvirato Sacco, Lupo e Giuseppe Faraone che ne reggeva le sorti agli ordini, di Giuseppe Arduino. Un'accusa che ha retto già al vaglio dei giudici di primo grado che hanno condannato Sacco a sedici anni di carcere. 
Arrestato nel 2009, Sacco dopo una parentesi di libertà prima di tornare in carcere nel 2011, avrebbe cercato di fare la voce grossa tentando finanche di annettere la famiglia di Villabate al mandamento di Brancaccio. 
Un'operazione rischiosa perché pretendere l’annessione di Villabate significava entrate in guerra in particolare con i “Lo Nigro di corso dei Mille”. Da chi Sacco potrebbe avere ricevuto l'autorizzazione -in carcere- per modificare gli equilibri e i confini geografici dei mandamenti non è ancora chiaro ma probabilmente la corrente dei Graviano è tutt’ora in grado di dettare le strategie mafiose dell’area. 
Quest’esempio mi porta a definire quella attuale come una situazione paragonabile alla fase storica della mafia siciliana dei primi anni del Novecento quando l’organizzazione isolana, risentendo degli strascichi storici della sua evoluzione post-unitaria, non si era ancora dedicata ai lucrosi affari che di li a poco avrebbero investito, anche grazie alle due guerre mondiali, l’intero Paese.

L’Italia di oggi, per la base mafiosa non presenta grandi opportunità di guadagno, senz’altro non paragonabili a quelle del passato, sigarette,  droghe ed appalti -la povertà del paese si riflette anche in questo fenomeno-. 
Ed allora cosa resta ai mafiosi di oggi?
Tornare a commettere quei reati che influiscono direttamente sulla vita delle persone poiché a differenza dei predetti li colpisce direttamente e personalmente primo fra tutti la richiesta del pizzo attraverso la quale la mafia ha iniziato la sua storia criminale.
Il pizzo,  è stato il primo strumento attraverso il quale le mafie, siciliana, calabrese e campana hanno conquistato il territorio e con il tempo le amicizie politiche
Negli ultimi anni in Sicilia e Campania in particolare, le amicizie politiche sono venute diminuendo per una serie di concause tra le quali emergono la crisi economica nazionale e quindi minori flussi di denaro pubblico su cui mettere le mani nonché una situazione politica generale decisamente più fluida che non permette posizionamenti tali da assicurare garanzie di sorta in prospettiva e che quindi non assicura eventuali investimenti.
In molti stanno a guardare aspettando una ripresa economica che tutti auspichiamo mentre le mafie mantenendo un basso ricostruiscono le reti relazionali partendo dal controllo del territorio nella sicurezza che in futuro potranno tornare a contare sulle amicizie di sempre politiche e finanziarie. 
Ben tornata vecchia mafia.   

venerdì 24 ottobre 2014

An adjournment on the Mexican war on cartels


Eight years have passed since 2006, when the then Mexican President Felipe Calderon launched a formal program to fight organized crime in order to eradicate the problem of drug trafficking in Mexico, with the aim of  gain a soothing identity on the international scene.
However, the war for control of illicit trafficking and crime continues to claim innocent victims too.
Surely, when the initiative was set up the damages to the Mexican image were already big deep. The phenomenon of drug trafficking in Mexico has at least started since the Thirties of the last century, although the real surge in favor of Mexican drug traffickers has occurred with the end of the hegemony, in Colombia, of the Medellin and Cali cartels in the Eighties; circumstance that has allowed the Mexican drug traffickers to make a qualitative leap in the management of the flow of cocaine produced in Peru, Colombia and Bolivia, no longer as mere transporters, but directly as entrepreneurs in the traffic circuit. This led to a turf war for the management of the trafficking plazas and routes into the United States, Europe and the rest of the world, which to nowadays has done thousands of deaths among criminals and civilians; it is useless to show a figure due to the fact that in my opinion no one can reasonably estimate a precise one.
Today, after years in which the major criminal organizations have been fought and allied, because of the surrounding circumstances, resulting in bloody gang wars, we can photograph a situation by identifying seven key Mexican criminal organizations.

The strategy of the current presidential administration is based on the Roman concept of dividi et impera as well as the elimination of the vertices of each of the major criminal organizations relying on the disruptive effect it should ensure.
The primary need of the Mexican administration is undoubtedly to reduce the negative international impact that such a war produce just when the country is trying, through courageous economic and social reforms to become part of the international economic ghota.
In this context, any policy to tackle serious organized crime shall not be excluded a priori.
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