martedì 10 dicembre 2013

Sensazionale: la notte del Golpe Borghese io ero coinvolto!

Eccome se c’ero, lo giuro, avevo sette anni, però ricordo che quella sera dopo carosello non andai a letto! Ma procediamo con ordine.
La notte dell’Immacolata 7/8 dicembre 1970 in Italia erano in tanti a non godersi l’italico ponte favorito dalla concomitanza della festa con un martedì di riposo. Politici, militari, spioni, guardi forestali e municipali, fascisti e collaborazionisti in tanti a prendere parte a qualcosa che in effetti in pochi conoscevano nelle sue reali dimensioni, contorni e soprattutto fini. Certo uno che la sapeva quasi tutta, ma oggi possiamo affermare non tutta, era senz’altro il principe nero Junio Valerio Borghese, comandante di vecchia data rampollo nobile di una casata illustre. 

Il principe, di cui tralascio le sfumature mitiche collegate al valore militare ed alla sua coerenza intellettuale nello schierarsi a fianco dei repubblichini, in fondo è stato il front man, di un’operazione che ancora oggi non ha una verità storica condivisa. E tutto nella migliore tradizione di un periodo in cui a predominare negli affari italiani, ma più in generale occidentali, era il colore grigio. Tutto ed il contrario di tutto. Una cosa però è certa e riguarda il mio ruolo e quello di altri milioni di italiani che come me c’erano: far finta che nulla fosse accaduto. E forse è sempre stato meglio così per tutto il periodo in cui l’Italia è stata una società a responsabilità limitata che se ne stava bella al caldo della grande coperta americana. Ah! dimenticavo, quella sera anche all’ambasciata americana a Roma non si dormiva. Qualcuno potrà rilevare che il mio ruolo di ragazzino poco avrebbe inciso sul tentativo di golpe, si è vero però che ci fossi, che vivessi in quel periodo ha fatto sì che appartenessi ad una generazione, i cinquantenni di oggi, che erano stati allevati sotto una calda coperta da una mamma italiana che ti protegge e decide tutto per te. 
Tu non devi fare nulla, qualcuno lo fa per te, tranquillo; e così è andata anche dopo e me lo hanno confermato negli anni tanti fatti, tanta storia e tanti personaggi vari con cui sono entrato in contatto. Il problema però è che quella mamma, che a tutto pensava, tipicamente italiana non ha permesso alla maggior parte di noi d’imparare ad andare da soli avanti per la nostra strada. Le lotte studentesche, sindacali, politiche tutto finito in un salotto radical chic, ed allora capisco perché la mafia e la ‘ndrangheta, senz’altro più pragmatiche, contrattarono ed ottennero per la loro complicità con quella politica finanziamenti a pioggia nei territori sotto il rispettivo controllo per la costruzione d’infrastrutture inutili giacché non organiche ad un progetto, ad una visione di paese (oltre al danno anche la beffa); almeno avessero avuta quella. Roma quella notte io la ricordo bene era bellissima, fredda ma di un freddo secco invernale, quasi nevicava; io avevo cose più importanti a cui pensare che vestirmi in mimetica ed aggirarmi chissà dove aspettando che qualcuno mi dicesse cosa fare: ricordo che ero ancora inebriato dal profumo delle matite colorate e della carta stampata del mio sussidiario. Volete mettere con qualche carta topografica ultra segreta che i militari usano per aggirarsi di solito nelle campagne! Roma dicevamo. Mentre io gongolavo al caldo, in tanti erano freneticamente intenti non tanto alla riuscita o al contrasto del golpe che era da tempo nell’aria, ma soprattutto a capire come schierarsi al momento giusto azzeccando la parte che sarebbe uscita vincitrice dal quel giro di roulette. Questa attitudine non l’abbiamo ancora persa.