sabato 21 dicembre 2013

La 'Ndrangheta e la fede

In questi giorni ho assistito alla presentazione dell’ultimo libro scritto a quattro mani da Nicola Gratteri e da Antonio Nicaso  Acqua Santissima” inerente le relazioni pericolose tra mafiosi e preti in Calabria. Tralascio volentieri qualsiasi commento circa lo strascico polemico di alcune affermazioni del dott. Gratteri inerenti la figura dell’attuale pontefice romano e del suo operato poiché già ampiamente strumentalizzate dalla solita stampa sensazionalista per concentrarmi su di un quesito emerso nel corso della presentazione e che mi stuzzica molto dal punto di vista intellettuale: perché le mafie hanno attecchito nel mondo latino cattolico e non in quello teutonico protestante? Ecco in sostanza quanto lo storico Nicaso chiedeva e si chiedeva fornendo, in sostanza, una sua interpretazione ancorandola alla presenza nel mondo cristiano cattolico del sacramento del perdono legato al pentimento decisamente assente in quello protestante. In sostanza la religiosità, o forse meglio la devozione, dei mafiosi si esplicherebbe solo nel mondo cattolico perché in esso possono ottenere il perdono per le proprie nefandezze. In questo modo si giustificherebbe il nesso che lega i mafiosi ad una ritualità infarcita di santi e santini.
Io non riesco proprio ad inquadrare il tema riducendolo al rapporto peccato-pentimento.
Partiamo dalla considerazione che la rottura del mondo protestante, nordico e caratterizzato allora da una nuova borghesia commerciale, con il mondo cattolico e latino è dovuta al fatto che in quest'ultimo era in uso la consuetudine di mischiare sacro e profano sintetizzabile nella vendita delle indulgenze al fine di ripianare le casse pontificie. Non vado oltre su questo argomento certo che tutti si sia consapevoli del perché e del come per un lungo periodo storico i pontefici romani sperperavano i denari. La chiesa romana a lungo nei secoli precedenti si era posta la vexata quaestio: Gesù Cristo possedeva o no la veste che indossava? Ovvero la chiesa può avere possedimenti suoi? La linea che ha prevalso, giustificata in vario modo, riconosce la necessità per la chiesa in quanto struttura secolare di avere possedimenti propri. Traslato il concetto nella cultura influenzata, anzi forgiata direttamente dalla chiesa grazie al monopolio, durato secoli dell’educazione perlomeno in Italia e Francia, significa: la ricerca dell’arricchimento non è peccato. Concetto che nel mondo protestante è assolutamente calmierato da una forte etica morale che in essa non trova un fine, spesso diretto all’acquisizione del potere, ma uno strumento di raggiungimento del solo benessere.   Quanti taikun sapreste individuare a mente provenienti dai paesi nordici? Nessuno ne sono certo, ed in Italia? Questo per dire che le ragioni per le quali le mafie non hanno attecchito in quelle aree geografiche così com’è avvenuto da noi non è una questione di fede ma senz’altro di morale. Il secondo aspetto da considerare oltre a quello già evidenziato attiene il differente livello di presenza dello stato nei territori amministrati. Nel mondo germanico lo stato è sempre stato fortemente presente in tutti i territori in cui esercitava il potere primario di esercizio della forza e questo, nei secoli, non ha consentito che altre entità, quelle criminali, sostituissero il vacuum che, al contrario, ne ha permesso la nascita e lo sviluppo nelle aree del sud Italia. 

Questo discorso, infatti, trova ulteriore conferma se rapportato alle differenze storiche nell’amministrazione del nord e del sud Italia già in epoca pre unitaria. Tanto è vero che i territorio nordici di amministrazione sabauda ed asburgica ben amministrati e controllati non hanno riscontrato la nascita di alcuna forma criminale di tipo mafioso a differenze di quanto avvenuto in tutto il sud italiano d’esperienza borbonica.
Spero che queste poche riflessioni, sia d’ausilio a chi volesse tentare un approfondimento del tema che, per quanto mi riguarda, in relazione alle parole di Antonio Nicaso è stato chiarito: le motivazioni del ritualismo religioso delle associazioni criminali mafiose in genere, ma non solo, se penso anche a realtà come  i narcos messicani che hanno i loro santi protettori e rituali d’affiliazione oppure alle gangs giovanili latine non hanno nulla  a che fare con la fede ed il perdono in particolare quanto piuttosto con l’aura mistica che la religione porta con se ed in particolare con l’aspetto del trascendente che affranca da una vita ingiusta su questa terra.