lunedì 25 novembre 2013

LA TUTA y NINCO NANCO: las fuerzas de autodefensa y el bandolerismo

Come sa chi mi segue, il mio punto vista rispetto ai fenomeni criminali è connotato anche e forse soprattutto da un viscerale disincanto che mi spinge sempre oltre la notizia in sé; il mondo anglosassone definisce quest’approccio making intelligence. La cosa mi piace e soprattutto mi stimola a sempre nuove riflessioni circa l’evoluzione di un mondo, quello criminale, andando oltre il fatto di cronaca.
Allora veniamo a noi; in Messico la decennale narcoguerra per il controllo degli affari criminali si svolge tra vari attori: lo Stato alla ricerca dell’affermazione della propria identità, le organizzazioni criminali alla ricerca di potere e profitto e, più di recente anche le forze di autodifesa che stanno sorgendo in moltissime aree della nazione. Le cause di questa guerra sono essenzialmente due, l’incapacità dello stato centrale federale di controllare il territorio nazionale e le grandi potenzialità economiche generate dal traffico di stupefacenti provenienti dal triangolo del nord -Colombia, Peru e Bolivia-. Se lo stato non esercita la sua più importante prerogativa, ossia la forza per affermare le leggi che si impone, allora si apre un varco in cui la criminalità prolifera generando insicurezza sociale. Sorvolerò in questa sede le altre cause che concorrono a determinare l’attuale stato di cose, preferendo portare subito l’attenzione del lettore sull’ultimo fattore, in ordine di tempo, apparso nel già difficilissimo panorama sociale messicano, le forze di autodifesa cittadine. Prima però solo un necessario accenno al fatto che il territorio messicano è tutt’altro che omogeneo, anzi, la difficoltà di spostamento per uomini e merci ne caratterizza da sempre la storia. Le municipalità più isolate soprattutto sono da sempre in balia del potente locale di turno. Noi li potremmo chiamare, per usare un parallelismo con la storia del nostro meridione, feudatari. Questi, com’erano adusi anche i nostri, avevano necessità di personaggi violenti per controllare le proprie terre e i propri beni. Oggi le cose sono certo, in parte, cambiate tuttavia quel modo di intendere e tutelare la proprietà è rimasto pressoché il medesimo. A cambiare, comunque, è stato il nemico da fronteggiare, non più il criminale isolato o il poveraccio diseredato e affamato ma piuttosto i cartelli dei narcos e, senz’altro, lo stato centrale, considerato assente ed anche arrogante. Così in molte aree della nazione sono sorte queste organizzazioni para-militari di vigilantes, comuni cittadini e personaggi di varia natura, intenti, formalmente a difendere le proprie famiglie. Non devo certo indurre chi legge a riflettere su quanto sia facile, per chi ne avesse i mezzi e soprattutto gli scopi, fuorviare questi principi, in teoria anche condivisibili, a proprio vantaggio. Oggi nello stato della costa pacifica di Michoacan c’è un uomo, un maestro elementare, che si è convertito a questa nuova forma di autodifesa accusando i narcos e lo stato di essere in combutta a danno dei cittadini inermi incapaci di ribellarsi a questo stato di cose. LA TUTA Servando Gòmez Martinez è oggi a capo dei Caballeros Templarios che si atteggia a forza di autodifesa e tutela dei diritti dei cittadini comuni in Michoacan che, nata dalla scissione dello storico cartello di narcos La Famiglia Michoacana, è oggi la terza unione criminale per forza delinquenziale in Messico, si perché i Cavalieri templari, per finanziarsi compiono esattamente gli stessi crimini dei diretti concorrenti ossia la Federazione di Sinaloa ed I Los Zetas. La Tuta parla in pubblico, partecipa a trasmissioni televisive in diretta invitando i rappresentanti dello stato federale a recarsi nello stato di Michoacan “con rispetto”. Questa dichiarazione ripetuta spesso nei suoi proclami mi ha colpito in particolare. Il rispetto, ecco cosa chiedeva il capo brigante lucano Ninco Nanco allo stato piemontese che stava cercando di uinire l’Italia.
Qui non vado oltre, non v’è bisogno e mi dovrei dilungare su un tema a me anche caro. E allora Ninco Nanco che faceva? Il brigante, rubava ai proprietari terrieri razziava e si fidava degli emissari del Papa di Roma e dei Borboni che lo avevano anche promosso capitano. Vi sembra azzardato l’accostamento? Affatto è la storia che si ripete, certo Giuseppe Nicola Summa da Avigliano (PZ), Ninco Nanco, ci credeva veramente a Garibaldi, a uno stato giusto che facesse rispettare le leggi  che troppe volte aveva visto calpestate nelle sue terre; La Tuta sarà animata dagli stessi ideali? Difficile da dire; certo che oggi la sua organizzazione, i Cavalieri Templari, che allo lo stato chiedono un dialogo basato sul rispetto, è quella verso cui sono rivolte le attenzioni delle forze speciali federali e della marina messicana. Ninco Nanco fu tradito, sparato alle spalle e da morto lo hanno pure fotografato. Vita dura per La Tuta.