mercoledì 6 novembre 2013

Come tutelare gli interessi nazionali: la lezione americana. Strategy to combact Transnational Organized Crime

Uno dei motivi per cui gli americani andrebbero ammirati è senz’altro la capacità di individuare le proprie esigenze a tutela della sicurezza nazionale o, in altri termini, i propri interessi. Può sembra un’ovvietà ma a ben rifletterci i paesi in grado di pianificare, e soprattutto mettere in pratica le politiche necessarie alla tutela degli interessi nazionali, sono ben pochi. 

Gli americani si avvalgono della intrinseca forza di cui dispongono sotto il profilo economico e militare per poter prescindere dalla necessità di raccordo con le controparti internazionali siano essi stati sovrani o anche organizzazioni internazionali o lobbistiche.
Quindi, una decisione presa da una amministrazione presidenziale, una volta condivisa dal congresso, conta direttamente sull’intera struttura di governance del paese che ne sostiene la messa in atto e la realizzazione.
In tale contesto rientra anche la lotta alla criminalità organizzata transnazionale 
che, nell’anno 2011 è stata cristallizzata nelle sue linee strategiche in un documento del presidente Barak Obama dal titolo: Strategy to combact Transnational Organized Crime. Questo documento ha una sua evidente importanza a livello internazionale per vari motivi: primo fra tutti il presidente della potenza americana ammette candidamente che non tutte le forze di contrasto hanno saputo mantenere il ritmo in cui si evolvevano le organizzazioni criminali transnazionali che, dal canto loro avevano subito colto le opportunità offerte da un mondo sempre più interconnesso. Premesso questo riconosce essere quella della criminalità organizzata una minaccia diretta per gli interessi nazionali sia allorché questa operi direttamente in patria sia quando riesca ad infiltrare governi ostili agli interessi americani. Nel documento strategico vengono quindi individuate chiaramente 56 priorità a cui dedicare gli sforzi delle varie amministrazioni americane nel tentativo congiunto di contenere la minaccia portata agli Stati Uniti d’America da parte delle differenti organizzazioni criminali transnazionali. Di questi punti programmatici a noi in questa sede interessano quelli riguardanti il contrasto economico agli interessi illeciti della criminalità nei cui confronti è intervenuto direttamente il presidente americano  con l’Ordine Esecutivo 13581 che ha creato un elenco di organizzazioni criminali e di criminali, aderendo ai dettami legislativi del Foreign Narcotics Kingpin Designation Act.
Quest’ultimo prevede il sequestro di tutte le proprietà e gli interessi immobiliari soggetti alla giurisdizione degli Stati Uniti, appartenenti o controllati direttamente da criminali o  da organizzazioni criminali, individuati su indicazione dell’apparato d’intelligence e di polizia dal Segretario del Tesoro di concerto con il Procuratore Generale, il direttore della CIA, il direttore del FBI, il direttore della DEA, il Segretario della Difesa ed il Segretario di Stato.
Ultimi in ordine di tempo ad essere iscritti in questa lista nera, che tra l’altro comprende già ‘ndrangheta e Camorra in quanto tali e vari affiliati, sono stati alcuni cittadini russi indicati appartenere al c.d. Brothers’ Circle che gli americani usano per designare una struttura criminale che sarebbe in grado di gestire le attività illegali di alcune delle più pericolose organizzazioni criminali euroasiatiche: russe georgiane, kazache ed uzbeche.
Gli americani con questa politica e con accordi all’estero bloccano gli interessi economici delle organizzazioni che loro ritengono criminali prima negli States e quindi, dove riescono, negli altri paesi interessati dalle attività illecite. Forse è un modo di agire opinabile sotto alcuni profili di garanzia dei diritti individuali, ma senz’altro dal punto di vista pragmatico efficace per contrastare gli interessi criminali.