mercoledì 16 ottobre 2013

Il DRONE: l’arma bellica che condizionerà le nostre vite in un futuro oramai prossimo.

Prima parte

Pensate stia esagerando? La definireste un’iperbole? Una provocazione forse? Nulla di tutto questo, è la semplice realtà. Il termine drone deriva dall'inglese drone che significa fuco ed è senz'altro onomatopeico, fonosimbolico per indicare un qualcosa che produce un ronzio, un rumore di fondo.
Chiarito sommariamente questo aspetto quello che ovviamente di più ci attrae è il perché del sempre più massiccio impiego di quest’arma da guerra –perché di questo si parla- nei più disparati teatri strategici, siano essi zone di guerra o aree tribali sensibili come il Waziristan  in Pakistan che ospita terroristi islamici e non. Riportato sommariamente che la storia dei droni non è cosa di questi anni ma viene da lontano ed ha circa un secolo alle spalle, possiamo individuare due fasi principali nel loro impiego bellico più recente: quella segnata dalla politica estera dell’amministrazione repubblicana della dinastia Bush e, successivamente, quella democratica del presidente Obama. La definitiva svolta in favore del loro impiego su scala si ha con l'utilizzo militare dei droni durante le operazioni belliche in Iraq nel 2005 con circa 150 voli di veivoli aerei non pilotati. Da quel momento in avanti i droni faranno parte integrante del sistema militare americano fino a diventarne un elemento fondamentale guarda caso proprio con l’amministrazione del democratico e premio Nobel per la pace Barak Obama. E sì, il simpatico ed accattivante presidente schierato pubblicamente contro la guerra, da intendersi ovviamente come politica militare dei suoi predecessori, non potendo per forza di cose eliminare la guerra in sé ha pensato bene di cambiarne il volto. Proprio così questo ha fatto Barak Obama: ha cambiato il modo in cui gli americani pensano e penseranno la guerra in futuro. E lo ha potuto fare proprio grazie ai droni. Spieghiamo: dopo l’11 settembre sappiamo tutti come l’America si sia risvegliata da quindici anni di delirio di onnipotenza derivati dalla convinzione di aver battuto il nemico sovietico. Cosa imparano da questa catastrofe epocale gli analisti americani del Pentagono, ma anche il semplice e rozzo texano: possiamo essere colpiti in casa in ogni momento senza sapere da chi. Perché se è vero che il nemico mitizzato era Osama Bin Laden quello che faceva paura era l’idea di cui Bin Laden era portavoce ossia l’antiamericanismo del fondamentalismo islamico. Ma allora come combattere un nemico che non ha più un’identità precisa? Semplice: portiamo la guerra in tutti quei luoghi dove questo nemico può avere quartiere; e così si giustificano con la famosa azione preventiva tutte le guerre repubblicane: anni, migliaia di morti, anche americani, popolazione civile spesso prostrata, situazione internazionale in fibrillazione.
Poi arrivano i droni ed Obama. Il drone spersonalizza, è una protesi dell’essere umano, senza essere umano (se non per coloro che gestiscono i comandi a migliaia di chilometri) è un’arma perfetta che ha in sé molti pregi, osserva, colpisce, è precisa, è tutto sommato economica e non comporta perdite umane con buona pace dell’opinione pubblica interna che non tollera più i due soldati americani in media caduti all’estero ogni giorno. Allora Obama che fa? Annuncia il ritiro delle truppe schierate in Afghanistan ed Iraq ed ordina la produzione di massa dei droni cambiando le regole d’ingaggio che fissa in un modello comportamentale chiamato Disposition Matrix
Questo modello essenzialmente prevede una linea decisionale che ha al suo vertice nel presidente, ultimo decisore ed una serie di uffici (oggi in America é molto sentito il dibattito sul se e come diminuire l’influenza della CIA a favore dei militari del Pentagono) che predispongono una Kill List indicando i vari obbiettivi da colpire. Tutto abbastanza semplice come nello stile anglossassone: ti faccio un bel modello e tu lo segui, in questo modo si ottiene la normalizzazione della guerra. Tuttavia ancora una cosa va precisata i primi obbiettivi della kill list erano persone di prima fila delle organizzazioni terroristiche ora con i Signature Strike, ossia obiettivi che potenzialmente posso essere pericolosi per gli interessi strategici americani, il livello di certezza si è abbassato. Fermo restando che sarebbero comunque da considerare quali sono poi i criteri definire  pericoloso un obbiettivo.
Comunque, ricapitolando, gli americani hanno cambiato la guerra del futuro: non più campi di battaglia definiti ma aree d’interesse in cui sistemare basi protette, con il consenso degli stati ospitanti, chiuse in se stesse senza contatti con i civili locali, pronte a qualsiasi emergenza da cui gestire (grazie a poche truppe scelte) i droni da impiegare ove ritenuto necessario. E cosi dopo la Cina anche gli Stati Uniti stanno mettendo in atto la propria politica della c.d. Collana delle perle. I cinesi ricercano il controllo dei porti in altri paesi al fine di proteggere i propri commerci mentre gli americani costruiscono basi militari dove è possibile quali avamposti per il controllo dei propri interessi strategici.
I droni come accennato, ma come meglio racconteremo nel prossimo post dedicato al tema, hanno già iniziato a modificare i comportamenti umani partendo dai risvolti bellici, come spesso accade nei passaggi epocali della storia.