lunedì 21 ottobre 2013

Criminal Hubs: la Fergana Valley




Ci sono aree, luoghi del pianeta che hanno il proprio destino scolpito nelle rocce delle proprie montagne, dei fiumi e delle riviere.

La valle di Fergana, cuore asiatico del mondo orientale, per noi occidentali da sempre sogno esotico, è una di queste. Incastonata tra la sponda asiatica del mar Caspio e la propaggine nord occidentale della Cina è divisa politicamente tra gli stati del Tajikistan, Kirghistan ed Uzbekistan, le c.d. stan countries. E’ una valle fertile grazie alla presenza dei fiumi Syr Darya ed Amu Darya e da sempre per questa sua peculiarità è stata l’area più popolata per densità dell’intera Asia. In epoca sovietica, e sotto quella dominazione, la specificità etnica, antropologica e culturale di questi popoli ha subito la violenza della divisione in realtà politiche create dal potere stalinista al fine di controllare dando vita agli attuali tre stati che a quella esperienza sono comunque sopravvissuti.
Questa regione é d’interesse per molteplici attori internazionali: Cina, Russia e U.S.A, ma anche Iran, Pakistan ed India; tutti giocano un proprio ruolo a fasi alterne ed in relazione alle contingenti altre priorità, ma tutti hanno qui le proprie antenne e seguono le vicende della valle.
E le vicende di questa valle, anche e soprattutto quelle politiche, sono legate direttamente al traffico dell’eroina afghana. Ci interessa quest’area perché anche qui come altrove, la criminalità organizzata di rango, quella che per noi risponde al modello mafioso, ha assunto un ruolo decisivo nell’influenzare le politiche governative di Tajikistan, Kirghistan ed Uzbekistan .
Da queste parti è interesse di tutti mantenere la situazione politica quanto più instabile al fine di poter meglio svolgere i propri interessi geopolitici per le grandi potenze, locali per le élites  al potere e privati per tutti gli altri.
Un attore tuttavia emerge sugli altri ed è senz’altro l’Uzbekistan, fermo restando che il suo livello di corruzione interna, la mancanza di rappresentatività delle istituzione e la trasparenza amministrativa sono pari a quelle dei Paesi vicini.

A beneficiare di questo stato di cose sono tutti coloro i quali senza scrupoli di sorta riescono a ritagliarsi un ruolo nella partecipazione alle attività illecite connesse alla principale voce economica della valle: il traffico di eroina che parte dal paese di produzione, l'Afghanistan, per raggiungere i mercati mondiali. Sfruttando la sempre valida via della seta l’eroina, oggi già raffinata, transita da questa valle attraverso il Tajikistan e quindi l’Uzbekistan, per raggiungere i mercati occidentali e russo, arricchendo tutti coloro che riescono ad avere un ruolo in questo traffico.
E qui veramente diviene difficile differenziare i soggetti coinvolti in questo traffico in base ad una qualsiasi categoria di appartenenza di classe tanto è diffuso il coinvolgimento in questa attività. Coinvolgimento che passa, anche dalla partecipazione al trasporto di eroina ma, soprattutto, in tutte le attività di contorno necessarie al funzionamento dell’intera filiera del transito.  

Non è intendimento in questa sede addentrarci nella descrizione, che pure avrebbe un suo interesse, di come avvenga il trasporto su camion dell’eroina alla luce del sole senza alcun problema lungo la strada che collega Khorog sul confine tagico-afgano, alla città di Osh nel Kirghistan, oppure ancora attraverso il nuovo collegamento viario dal confine tagico-ghirghiso verso la provincia tagica do Garm. Quello che qui ci interessa è portare l’attenzione su un ennesimo hub criminale, forse meno noto ai più, in cui ancora una volta ritroviamo quelle caratteristiche già evidenziate per casi simili: presenza di governi deboli, vie di comunicazione controllate dalla criminalità organizzata, una società civile forzata dalle circostanze politiche ed economiche ad essere connivente con queste attività illegali ed infine attori internazionali propensi a chiudere un occhio su quanto di criminale avviene pur di mantenere una posizione favorevole ai propri interessi.