mercoledì 30 ottobre 2013

Caracas-Parigi-Napoli - 1.3 Tonnellate di cocaina

Riprendo il discorso e vorrei parlare nuovamente dell’ingente sequestro di cocaina avvenuto di recente all’interno dell’aeroporto di Parigi su ci eravamo soffermati con alcune riflessioni e domande inerenti non tanto l’essenza del fatto in sé stesso, che appare chiaro nelle sue linee generali, quanto piuttosto su alcune dinamiche di natura organizzativa e gestionale.
Un analista e blogger venezuelano, Francisco Toro, ci aiuta con le sue parole a mettere subito in luce un punto molto importante poiché ricorda che l’aeroporto di Maiquetia di Caracas è gestito per la sicurezza dalla Guardia Nazionale venezuelana e che un qualunque passeggero in transito, arrivo o partenza è sottoposto a controlli rigidissimi che non lasciano scampo finanche ad un chilo di caffè da gustarsi, quale souvenir  una volta tornati a casa. La Guardia Nazionale con una forza di circa 100.000 effettivi è l’organizzazione militare che in sostanza controlla la sicurezza della nazionale in tutti i suoi aspetti; l’organo politico deve necessariamente avere con questo apparato militare un rapporto saldo ed equilibrato basato su reciproci interessi che necessariamente non possono divergere. 
Le varie voci mediatiche venezuelane ma anche gli analisti d’area internazionali concordano nell’affermare che la movimentazione di un tale carico di cocaina non è cosa facile e che questo non sarebbe mai stato imbarcato se non con la complicità diretta della manovalanza aeroportuale ma soprattutto organizzativa di gerarchie militari con responsabilità di alto livello; ricordiamo si tratta di una operazione di 200 milioni di euro.
Il sistema escogitato per far viaggiare i carichi si è rivelato tutto sommato semplice: in partenza venivano trattenuti i bagagli dei passeggeri e sostituiti con altrettanti riempiti di cocaina che venivano prelevati all’aeroporto parigino dai referenti dell’organizzazione acquirente. Ovviamente, dal canto loro, i passeggeri una volta atterrati e resisi conto che il proprio bagaglio non li aveva seguiti presentavano reclamo. E’ questa ripetuta circostanza che sembra aver messo in allarme le autorità francesi anche se, in effetti, parrebbe più logico esserci alle spalle un’attività di polizia decisamente più articolata a livello di collaborazione tra diversi paesi europei.
Questa considerazione ci riporta a riflettere su chi fosse il destinatario del carico sequestrato. Anche in questo caso gli analisti di settore concordano individuato nella ‘ndrangheta l’acquirente del flusso di cocaina proveniente dal Venezuela come per altro già accaduto in passato a conferma di un rapporto fiduciario già consolidato nel tempo. In effetti quest’affermazione difficilmente può essere confutata dato il ruolo mondiale di brokeraggio acquisito dalla ‘ndrangheta. Tuttavia la circostanza che, come scoperto dalle forze italiane e francesi coinvolte nell’operazione di polizia, la città di destinazione finale del carico fosse Napoli potrebbe aprire ulteriori nuovi ed interessanti scenari circa i rapporti tra le organizzazioni mafiose italiane.
Dal punto di vista analitico inoltre  restano ancora da verificare e valutare le ripercussioni che la perdita del carico necessariamente comporteranno sia in Venezuela che in Italia, tanto per l’organizzazione che verosimilmente collabora all’esportazione con i militari quanto, e soprattutto per chi il carico lo aveva acquistato. Chi pagherà e soprattutto in che modo?