lunedì 28 ottobre 2013

1.3 TONNELLATE DI COCAINA

Secondo voi quale organizzazione criminale può pianificare e gestire l’importazione di 1.300 chili di cocaina? 

Per chi segue gli sviluppi della criminalità internazionale, la risposta è quasi ovvia, scontata, quasi banale: la ‘ndrangheta. E sembra proprio che anche in quest’occasione sia proprio la ‘ndrangheta uno degli attori coinvolti in questo negocio che è stato fatto andare all’aria dalle autorità francesi. Nei primi giorni del settembre scorso, infatti, in un areo dell’Air France, giunto all’aeroporto parigino Charles de Gaulle proveniente da quello di Caracas, capitale del Venezuela, le unità del servizio antidroga francese individuavano una trentina di valige contenenti il quantitativo record, per un unico sequestro, in Francia di 1.3 tonnellate di cocaina. Bene, dicevamo la ‘ndrangheta, ed in effetti i francesi hanno, insieme a tre cittadini britannici, fermato anche tre italiani e, da più fonti, uno dei tre sembra essere i controllore dello sdoganamento della merce per conto dell’associane criminale italiana. Poco male, fin qui tutto sembra essere abbastanza chiaro e rientrare in una cronaca ripetitiva di sequestri di droga se non fosse che per la eccezionale quantità. 

Ciò che dal punto di vista di chi scrive assume una diversa importanza attiene alla gestione del carico in partenza. Mi spiego: conseguentemente al sequestro francese, e sicuramente nell’ambito di una cooperazione internazionale di polizia, sono state arrestate una ventina di persone a vario titolo impiegate presso lo scalo venezuelano compreso il responsabile del desk Air France. Non è ancora questo particolare che attrae l’attenzione; la circostanza molto più interessante è che tra questi vi fossero alcuni militari. Ed allora la domanda: com’è possibile trasportare fino in aeroporto, far passare la dogana ed imbarcare una trentina di valige cariche di cocaina assume un valore analitico. La risposta la danno le stesse autorità venezuelane poiché riferiscono che il carico non è passato dai normali controlli di dogana ma da un’area franca cui i militari hanno accesso. Gli stessi, grazie allo status particolare di cui godono nel paese, sarebbero entrati in aeroporto e raggiunto sotto bordo la stiva dell’aeromobile hanno proceduto, con l’ausilio del personale civile corrotto e connivente alla sistemazione del carico.

Si badi sistemazione del carico tutt’altro che agevole poiché 1.300 chili da stipare nella stiva di un aeromobile devo essere sistemati con la massima cura. Ad ogni modo il coinvolgimento dei militari è chiaro in aeroporto ma ancora viene da chiedersi come questi avessero la disponibilità di un simile carico dal valore di circa 200 milioni di euro. Molto difficile anche per una mente ingenua pensare che i militari incaricati del trasporto siano i reali proprietari dello stupefacente. Più probabile, viste le necessarie coperture per organizzare e gestire un simile affare che a essere coinvolti ci siano anche personaggi di rango superiore. Analisti di settore lo danno per scontato ed è difficile non concordare.  Questo per noi è il punto essenziale ovvero: quale valore assegnare al fatto che appartenenti all’esercito, che ricordiamo ha giocato un ruolo decisivo nella transizione del dopo Chávez sostenendo la presidenza Maduro, traffichino tonnellate di cocaina con la ‘ndrangheta. Sì perché questa circostanza ci riporta all’aspetto geopolitico che la criminalità organizzata ha assunto poiché viene da chiedersi: a che livello l’esercito venezuelano è corrotto, visto l’enorme quantitativo di cocaina in questa sola occasione sequestrata, e quanto questo sia stato infiltrato dalle organizzazioni criminali che gestiscono in America meridionale i traffici di droga e infine chi pagherà per la perdita di questo carico? Tutte domande cui gli eventi futuri daranno probabilmente risposte; vedremo.