mercoledì 11 settembre 2013

Los Migrantes

Il viaggio della speranza, ma spesso anche della morte






Il miraggio di una vita migliore, di sfuggire alla vita di disperazione e di sottomissione a figuri di ogni risma, in  una realtà ostile come quella delle aree urbane degradate o delle zone rurarli abbandonate dallo stato, spinge, ma é senz'altro  più vicino alla realtà dire -costringe-, ogni giorno migliaia di persone a tentare, con ogni mezzo e ad ogni costo -che spesso vuol dire la propria vita- a lasciare i luoghi di origine in tutta l'America latina e centrale ed a tentare l'ingresso clandestino negli Stati Uniti d'America.  Meglio la morte che la condizione in cui si vive nel proprio paese: questo é il messaggio sottointeso da questo fenomeno migratorio, che del resto é comune alla quasi globalità dei flussi di migranti a livello mondiale. Varcare con ogni mezzo il confine ed entrare, seppure illegalmente in quel tanto agognato “Paradiso” che garantisce loro solo sfruttamento ed emarginazione, rappresenta pur sempre una opportunità comunque di certo negata nella madrepatria.
Questi migranti sanno perfettamente  cosa li aspetta durante il viaggio per raggiungere la meta: la frontiera Messico-United States ovvero sottomettersi a qualsiasi angheria da parte della criminalità per giungere finalmente negli USA  che, tra l'altro, nell'estremo tentativo di fermare questo flusso sono giunti anche all’impiego di droni.
La frontiera con il Messico é tutt'altro che facilmente permeabile per diversi ordini di motivi: innanzi tutto perché è costituita da 3140 chilometri di deserto, in secondo luogo perché gli unici punti di transito sulla linea di confine sono essenzialmente le diverse Twin Towns, cioè le città gemelle a cavallo della frontiera militarmente controllate soprattutto sul versante statunitense. Queste sono due distinte realtà solo dal punto di vista amministrativo e politico, mentre invece sono città contigue ed omogenee da quello etnografico e culturale ed è grazie a questa contiguità fisica e culturale che qui si realizzano i traffici illeciti ancora oggi come nel  secolo scorso.
Per molti migranti in realtà il confine tra gli Stati Uniti ed il Messico è solo l’ultimo ostacolo da superare in quanto il loro viaje inizia molto prima alla frontiera tra Guatemala e Messico, attraversando il fiume Schiuate, confine questo altrettanto ostico da passare in quanto, vengono richiesti documenti nella pratica estremamente difficili da ottenere legalmente per i clandestini e, qualora questi non vengano esibiti e si cerchi di passare il confine comunque, dall’altra parte dello Schiuate si trovano gli ufficiali messicani per l’immigrazione che sparano a vista e senza pietà.
Esistono poi, ovviamente,  percorsi alternativi per evitare i posti di blocco della polizia migratoria che però sono pericolosissimi in quanto controllati da bande che derubano i migranti di ogni loro avere - finanche dei vestiti - violentano le donne e compiono sequestri di persona.
Ovviamente, là dove ci sono varchi che consentono il passaggio di uomini e merci, c’è, pronta a gestire ogni sorta di traffico illecito, la criminalità organizzata che da questo trae i suoi cospicui guadagni.
E di certo la criminalità non organizza viaggi in prima classe per migranti. Difatti è tristemente assurto agli onori della cronaca la “Bestia”, ovverosia il treno merci che consente ai migranti di attraversare il Messico e di giungere al confine con gli USA evitando i controlli della polizia migratoria.
La prima tappa del treno che da Arriaga in Chiapas porta a Ixtepec nello stato di Oaxaca dura 15 ore, durante le quali i migranti soffrono il caldo soffocante di giorno ed il freddo pungente di notte, l’assalto delle api, le violenze dei connazionali - se sono donne o gay -, ed il sonno poiché non possono addormentarsi visto il rischio di cadere dal tetto del treno.
Arrivati a Ixtepec, inizia la seconda tappa del viaggio per attraversare il Messico e, a questo punto i migranti devono, oltre che con quanto abbiamo detto, fare i conti con i Los Zetas ossia una delle più crudeli organizzazioni criminali messicane che hanno fatto della violenza più becera l'arma di controllo dei territori in cui agisce che viene esercitata sulle persone senza alcuna remora: corpi smembrati, flagellati, lasciati sotto il sole del deserto oppure impiccati alle strutture di un cavalcavia mentre ai più fortunati é riservato un semplice colpo di pistola in faccia.
Nell'agosto del 2010, nello stato settentrionale di Tamaulipas é stata rinvenuta una fossa comune all'interno di un ranch nella città di Matamoros, nota per essere stata da sempre una capitale del contrabbando verso il nord del continente, contenente 72 corpi, 58 uomini e 14 donne. I Los Zetas, avevano acquistato questo -carico- di migranti e, per la prosecuzione del viaggio avevano chiesto la disponibilità a mettersi al servizio dell'organizzazione criminale: Vuoi? No! E via un colpo in testa ed avanti il prossimo. Questa é la realtà lungo i 3000 chilometri di confine tra Messico ed Usa.

di Laura Moretti ed Antonio De Bonis