martedì 24 settembre 2013

Le Vittime


Il costo in vite umane della narcoguerra messicana


Narco-guerra agghiacciante: impiccagioni e corpi smembratiLa narcoguerra in Messico, iniziata come una guerra tra grandi aggregazioni criminali nel 1989 dopo l’arresto di Miguel Angel Félix Gallado (a cui viene attribuita la lungimiranza di affidare a diverse compagini criminali altrettante aree d'influenza in Messico innaugurando in questo modo la gestione  imprenditoriale del mercato degli stupefacenti in Messico), divenuta poi, con l’avvio della dura politica di contrasto ai narcos avviata dal Presidente Calderon dopo la sua elezione nel 2006, oltre che una guerra tra organizzazioni rivali per la conquista delle diverse plazas, anche una guerra contro lo Stato, ha mietuto un incredibile numero di vittime tale da poter essere considerata causa di sterminio di massa.
Ciò ha indotto il nuovo presidente messicano, Enrique Peña Nieto, ad un deciso cambiamento di rotta in politica interna, non incentrando più questa sulla lotta alle organizzazioni criminali fine a se stessa, ma cercando di contrastare l'espansione di questi fenomeni criminali con un deciso sviluppo economico del paese che dovrebbe portare ad un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, ad una sensibile riduzione del crimine ed al relativo contestuale aumento della sicurezza interna.
Per comprendere la crudezza di questa guerra è doveroso ricordare che questa, convenzionalmente iniziata l’11 dicembre del 2006 a fronte della decisione del governo Calderon di iniziare una vasta operazione contro il crimine organizzato nello stato di Michoàcan, alla fine del medesimo anno aveva già contato circa 500 morti tra gli appartenenti alle diverse organizzazioni criminali coinvolte nel narcotraffico. Come già detto il governo Calderon, nel tentativo di contenere i conflitti tra bande criminali in un ambito fisiologico, privilegiò l’uso della violenza e, alla fine del 2010 erano state, poiché ritenute responsabile di questo crimine, arrestate 121.199 persone appartenenti per  lo più al Cartello del Golfo e ai Los Zetas, una emanazione del primo che ha da tempo  raggiunto la sua autonomia come organizzazione criminale.
A causa della narcoguerra in Messico, ad oggi, sono decedute circa 90.000 (ma fonti non ufficiali parlano di almeno 150.000) persone, con un incremento di morti vertiginoso tra il 2006 ed il 2011 – gli anni della Presidenza Calderon – e comunque fra le vittime di questa inusitata carneficina dovremmo non soltanto inserire coloro che sono stati uccisi ma anche coloro i quali non sono mai stati denunciati come scomparsi  e comunque tutti coloro che da tale guerra hanno ricevuto un danno primario o secondario che sia.
La vittimologia ci impone a questo punto di operare una distinzione tra le vittime della narcoguerra, secondo la classificazione in vittime attive, ovvero aggressive quindi i narcos che muoiono combattendo tra loro e contro lo Stato ed in vittime passive ovvero accidentali, professionali, simboliche o trasversali. Perché in effetti in questa guerra non muoiono soltanto i -combattenti-  inseriti nelle diverse organizzazioni criminali ma anche un altissimo numero di civili tra i quali è doloroso annoverare, tra gli altri, migliaia di donne e bambini.
Tra le altre vittime, inoltre vanno citate le migliaia di migranti che dal sud del continente americano cercano di raggiungere il ricco nord rischiando la propria vita nel viaggio lungo e doloroso, se non mortale, di trasferimento verso gli States.
Infine, appare doveroso citare le centinaia di giornalisti che sono stati eliminati poiché asseritamente responsabili di privilegiare questa o quella organizzazione criminale a scapito delle concorrenti inducendo così numerose testa giornalistiche a rinunciare, per paura di rappresaglie verso i propri corrispondenti, al diritto di cronaca astenendosi dal coprire quella giudiziaria afferente la narcoguerra.
Un ulteriore aspetto che concerne le vittime della guerra per il controllo dei flussi droga é relativo all'uso mediatico che i criminali ricercano ed ottengono attraverso i corpi delle vittime spesso smembrati, decapitati, amputati degli arti e ridotti a tronchi umani privi di qualsiasi pietas secondo la nostra sensibilità cristiana. A queste latitudini ancora riverberano antropologicamente le esperienze ataviche delle popolazioni Inca e Maya che eseguivano sacrifici efferati e scempio del corpo dei nemici vinti.
Laura Moretti