giovedì 5 settembre 2013

LA CRIMINALITA'


Questione di parole ma ancor più di concetti


Molto di frequente sentiamo parlare, soprattutto a livello mediatico, di criminalità, di mafia, di organizzazioni criminali, di mafie straniere ed altro, ancora senza avere in realtà perlomeno un quadro di riferimento concettuale. Questa mancanza induce ad una certa confusione che non aiuta certo a comprendere i termini di questo annoso problema; di seguito proviamo a fare un minimo di chiarezza.
La criminalità è la fenomenologia di comportamenti devianti dalle regole che può manifestarsi con azioni di singoli individui oppure attraverso fatti di associazionismo. Nell’affrontare il tema  della criminalità ci si imbatte necessariamente in un concetto mai chiaramente definito e ancor meno condiviso a livello nazionale ed internazionale e quindi appare utile una, seppur schematica, classificazione dei diversi piani criminali che normalmente agiscono in ogni contesto sociale:
  • la criminalità diffusa, che costituisce una minaccia di minore entità ma che si è presentata pervasiva ed aggressiva, riflesso di situazioni di devianza, di illegalità proprie delle sacche sociali maggiormente degradate;
  • la criminalità organizzata, che si struttura in modo funzionale alla gestione di disegni criminali più complessi, quali il traffico di droga, la tratta degli esseri umani ed i reati ad essa correlati, nonché la commissione di rapine;
  • una criminalità di tipo mafioso, caratterizzata dalla presenza qualificata di matrici criminali in un determinato contesto sociale che esercita una costante pressione sul territorio (attuata mediante attività illecite secondarie, destinate a garantire ai gruppi di minore profilo operativo entrate sufficienti a fronteggiare le sempre maggiori spese organizzative) e rincorre il profitto illecito anche inserendosi nei settori economico-finanziario e condizionando l’apparato amministrativo;
  • la criminalità internazionale, riconducibile alla capacità di compagini criminali strutturate e ben organizzate di condurre attività illecite in almeno un paio di stati. E' una criminalità di rango tipica del secolo scorso in cui era molto difficile poter interagire con criminali che provenissero da paesi al di fuori del proprio blocco geopolitico, ossia occidentale oppure orientale; non impossibile, ma senz'altro molto complicato a causa della rigida chiusura delle frontiere est-ovest;
  • infine quella transnazionale, figlia del mondo post-bipolare e globalizzato in cui le compagini criminali, quelle organizzate e mafiose, quindi quelle maggiormente evolute sotto il profilo criminologico, riescono, purtroppo con sempre maggiore facilità, a travalicare i confini nazionali svolgendo le proprie redditizie attività criminali come una normale società d'affari, sfruttando le debolezze della comunità internazionale derivanti, per lo più dalla profonda differenza di esperienza giuridica nell'affrontare queste nuove potenti realtà criminali.
Invero, nel recente passato in ambito Organizzazione delle Nazioni Unite è stata stipulata la Convenzione sul Crimine Organizzato di Palermo nell’anno 2000, la quale ha avuto il merito principale di conferire rilevanza penale al reato di natura transnazionale individuando una definizione di gruppo criminale organizzato come: un gruppo strutturato, esistente per un periodo di tempo,  composto da tre o più persone che agiscano di concerto al fine di commettere uno o più reati gravi, o reati stabiliti dalla Convenzione, al fine di ottenere, direttamente o indirettamente, un vantaggio finanziario o altro vantaggio materiale.
Questa semplice enunciazione é stata il frutto di una lunga mediazione a livello mondiale -tra le svariate esperienze giuridiche- che rappresenta ancora oggi il  punto di partenza a cui fare riferimento per perseguire il reato a carattere transazionale proprio delle organizzazioni più pericolose per l'intrinseca capacità di travalicare le frontiere.
La presunzione di aver fatto un minimo di chiarezza mitiga l'arroganza di essermi cimentato in questo tentativo nella speranza di aver aggiunto non ulteriori vani concetti ma elementi di comprensione.