lunedì 30 settembre 2013

CARATTERISTICHE DELLE ATTUALI CONCEZIONI DI CONTRASTO ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA





La falce o il bisturi?
 


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 Ci sono delle domande a cui facciamo spesso ricorso ed a cui continuiamo a non riuscire a rispondere in modo soddisfacente e definitivo.
 Tra queste una che mi spinge ancora oltre nelle mie ricerche é senz'altro questa: è possibile sconfiggere la criminalità organizzata? Non quella qualunque, che rientra nei parametri fisiologici di ogni aggregazione umana e che i criminologi definisco -forme di devianza-, quanto piuttosto quella che si insinua subdolamente nei gangli delle strutture deputate ad organizzare e gestire la convivenza civile. Io vorrei di fatto capire se, come e attraverso quale strategia, metodo, tattica e strumenti, sia possibile contrastare i fenomeni criminali più pervicaci e perniciosi, quelli che affliggono le società non solo in quanto fenomeno criminale tout court.
In parte appare chiaro che l'aver usato il verbo contrastare evidenzia un sentimento pessimista che di per se stesso é un'implicita risposta negativa. Tuttavia, anche partendo da questa posizione senz'altro difensiva, si possono sviluppare politiche e strategie tese quantomeno a contenere e limitare gli effetti nefasti che la criminalità organizzata determina ancor più oggi nel mondo contemporaneo, sempre più gestito -non che in passato non lo fosse ma di certo non lo era con tale intensità - dai poteri economici che, non essendo espressione dello Stato Nazionale ottocentesco, non rispondono se non all'etica del profitto.
Detto questo e ribadito che la criminalità non può in alcun modo essere cancellata dalla faccia della terra poiché alcune sue forme sono intrinseche all'essere umano, ci avviciniamo ora alla conoscenza delle due principali teorie, oggi sempre più spesso discusse, sul come affrontare la criminalità organizzata nella sue varie dimensioni, nazionale, internazionale, transnazionale e sovranazionale, come da me stesso definita quella che arriva a penetrare uno stato sovrano al punto di influenzarne le scelte anche in materia di relazioni internazionali con effetti geopolitici.
Sono certo che a tutti noi nel corso della nostra esistenza è capitato di sentire dire più o meno questa frase: “Basta! è ora di tolleranza zero contro...”
Ecco, questo approccio in tema di contrasto alla criminalità organizzata ritorna periodicamente ed è soprattutto molto caro al mondo della politica poiché suona bene come slogan soprattutto elettorale, tendendo capziosamente a sottintendere la capacità di mettere in pratica quanto declamato. Falso, la tolleranza zero  è risultata inapplicabile nella realtà persino nei contesti sociali più evoluti e quindi con un sostrato di società civile adeguato.
Questo approccio prevede:
Ø  l'esistenza di un contesto sociale coeso e sviluppato;
Ø  la capacità dello stato di destinare le risorse adeguate a questa politica anti-crimine;
Ø  l'indiscriminata attenzione verso tutte i reati e le organizzazioni criminali che li commettono, che si riflette nel colpire investigativamente chiunque, prescindendo da scelte investigative.
Mentre le prime due sono circostanze di natura sociologica, l'ultima alinea centra il punto focale in un ottica criminologica evidenziandone lo stesso limite: non è immaginabile la concreta realizzazione di quanto richiesto in nessun contesto nel panorama internazionale. Di esempi se ne potrebbero fare a decine ma basti rifarsi per speditezza al contesto italiano; qualcuno è obbiettivamente in grado di affermare che in Italia sia stata applicata una simile politica anticrimine? Ovviamente no ed i motivi sono molteplici: scarsezza di risorse economiche, vastità del problema, mancanza di un modello chiaro che si riflette nella natura emergenziale dei provvedimenti legislativi, ma sicuramente la "tolleranza zero" funziona bene in campagna elettorale.
Negli Stati Uniti d'America la strategia della Zero Tolerance ha avuto un certo effetto positivo esclusivamente in contesti limitati, ad esempio a singoli quartieri di città come Boston e Los Angeles negli anni '70 ed '80 del secolo scorso ed in relazione a fenomeni criminali limitati che coinvolgevano al più gangs locali implicate nella commissione di reati in ristretti ambiti territoriali. Non risultano altre esperienze positive e che soprattutto abbiamo interessato organizzazioni criminali di rango che sono l'oggetto della nostra speculazione.
La politicità di questa teoria trova un chiaro esempio nella formula coniata dall'amministrazione dell'ex presidente messicano Felipe Calderon che in due occasioni ebbe a lanciare la c.d. Mano Dura 1 e 2 per contrastare la guerra tra organizzazioni criminali che da oramai un decennio strazia la società di quel paese. Dal 2006, momento in cui la prima Mano Dura venne promossa, ad oggi gli omicidi ed i reati connessi all'operatività delle sei principali compagini criminali messicane sono aumentati esponenzialmente. Facile rilevare che questa politica con uno Stato assente in gran parte del territorio nazionale non poteva che essere destinata al fallimento.
Come appare chiaro il punto debole di questo approccio è senz'altro quello dell'allocazione delle adeguate risorse al sostenimento di un simile sforzo organizzativo, investigativo, giudicante ed infine coercitivo. Altro punto di criticità è che colpire tutti significa indirizzare gli sforzi nei confronti di figure di secondo e terzo piano con un dispendio di risorse vanificato dalla possibilità di sostituire quest'ultime con relativa facilità e quindi non incidendo di fatto sull'efficienza sostanziale dell'organizzazione di appartenenza. Dal punto di vista teoretico, questo approccio si sostanzia nella teoria della Broken Window, sviluppata negli Stati Uniti d'America che è stata sviluppata nel mondo accademico statunitense nei primi anni '80; teoria che prevede la necessità di perseguire con la medesima intensità qualunque crimine al fine di comunicare alla società di riferimento la presenza ed efficienza dello stato e alle organizzazioni delinquenziali, la certezza che saranno perseguite per il reati commessi. Laddove, invece, ciò non avvenga si innescheranno fenomeni di reiterazione ed emulazione dovuti al calcolo probabilistico di non essere individuati e quindi perseguiti. Infatti molteplici studi hanno dimostrato che ogni criminale mette comunque in conto il dover passare un certo lasso di tempo in prigione ma che, evidentemente, ne deve pur sempre valere la pena per determinarsi a  rischiare.
L'approccio molto caro alla politica ed alle strutture operative statunitensi è quello definito Focused-deterrence strategies   che si basa sulla scelta dell'obbiettivo, sia esso un individuo o un'organizzazione specifica, in un'area determinata oppure indipendentemente da essa. L'idea su cui si basa questo approccio è che, colpendo il vertice, l'intera organizzazione sarà indebolita al punto che ripetuti colpi potrebbero determinarne la sconfitta. E' l'approccio classico derivante in particolare, per rendere un esempio a tutti probabilmente noto, dall'esperienza maturata nei confronti dell'organizzazione terroristica al-Qāʿida. Le forze d'intelligence occidentali e statunitensi in particolare hanno affrontato questa sfida contro un pericolo di tipo terrorista scendo sul campo di una guerra asimmetrica sposando la teoria del Focused-deterrence e selective-tergeting ottenendo, pare, un discreto risultato.
Forti di questa esperienza, degli scarsi risultati degli altri approcci, non ultimo quello della tolleranza-zero, in molti hanno ritenuto di poter mutuare anche nel campo del contrasto alla criminalità organizzata il selecting-targeting approach non considerando, o considerando non determinanti le assolute differenze tra combattere un nemico di natura ideologica ed uno motivato dalla semplice avidità di denaro facile com'é quello criminale.
Ancora una volta, l'esperienza italiana ci porta a riflettere su un esempio a portata di mano; la mafia siciliana, la camorra o la 'ndrangheta, posso affermare non siano state sconfitte a tutt'oggi nonostante si sia scelto, nel tempo, questo tipo di approccio anti-crimine. Mitizzare il capo-dei-capi è solo una mera operazione mediatica e capziosa dal punto di vista delle forze di polizia, per vantare un trofeo che poco o nulla incide nelle carni delle rispettive organizzazioni criminali. Il Re è morto,  viva il Re. Ma poi tutto ritorna esattamente come prima. In Messico qualcuno con una certa dose di realismo può realmente credere che la potentissima Federazione di Sinaloa possa risentire più di tanto dell'eventuale arresto del famoso Joaquin Guzman "El Chapo"? Banalità assoluta, i milioni di dollari in gioco e gli interessi relativi sostituiranno in breve chiunque sarà chiamato ad esercitare il ruolo di capo. Si tratta di luoghi comuni buoni per le masse che devono essere comunque rassicurate.
Ma allora cosa fare? Prendere coscienza prima di tutto degli effetti che questo tipo di criminalità organizzata, transnazionale e mafiosa, determina nella vita quotidiana delle persone in ragione della capacità di penetrazione nei gangli vitali degli stati, partendo ovviamente dai più deboli per arrivare, senza falsi pudori, alle democrazie avanzate occidentali.






giovedì 26 settembre 2013



 The Victims
The cost in human lives of the Mexican drug war


The drug war in Mexico, started in1989 as a conflict between large criminal aggregations, after the arrest of Miguel Angel Felic Gallado (who is credited with the foresight to entrust several different criminal teams as many areas of influence in Mexico, hushering this way the entrepreneurial management of the drug market in the country), it’s then transformed, with the start of the harsh policy to combat the narcos  initiated by President Calderon, after his election in 2006, as well as in a clash between rival organizations for the conquest of several plazas (markets), even a war against the state, which claimed an incredible number of victims, so that it can be considered cause of mass extermination.
This prompted the new Mexican President, Enrique Peña Nieto, a sharp change of direction in the internal policy, no longer focused on the fight end in itself criminal organizations, but aimed to thwart the expansion of these criminal phenomena with a strong economic development of the country, which should lead, through a significant reduction of crime and the relative simultaneous increase of internal security, to  an improvement of living conditions of the population.
To understand the rawness of this war, conventionally started 11 December 2006 against Calderon Government's decision to begin a large operation against organized crime in the State of Michoácan, it’s necessary to remember that, at the end of the same year, had caused nearly 500 deaths among those belonging to the different criminal organizations involved in drug trafficking.
The Calderon’s Government, as mentioned above, in an effort to contain conflicts between criminal gangs in a physiological context, privileged the use of violence and, at the end of 2010, had been arrested, as deemed responsible for this crime, 121,199 individuals, mostly belonging to the Gulf cartel and Los Zetas, an offshoot of the first that has long reached its autonomy as a criminal organization.
Because of the drug war in Mexico, died, until today, about 90,000 people (unofficial sources estimate at least 150,000), with a dramatic increase of deaths between 2006 and 2011 (the years of Calderon's Presidency). Among the victims of this unprecedented carnage, however, should include not only those who were killed, but even those who have never been reported as missing, and finally all those who, from this war, have received a personal injury, whether primary or secondary.
The victimology requires us to make a distinction between victims of the drug war, subdividing them into active  victims, or aggressive victims, i.e. the narcos who die fighting among themselves and against the state, and passive victims, i.e. accidental, professional, symbolic or transverse victims.
Because in fact, in this war, do not die only fighters entered in the various criminal organizations, but also a high number of civilians, among whom are painfully counted, among others, thousands of women and children.
Among the other victims, should also be mentioned the thousands of migrants from the South of the American continent try to reach the wealth of the North, risking their lives in the long and insidious journey, often fatal, to reach the United States.
Finally, it’s seem important to mention hundreds of journalists killed or disappeared, allegedly responsible for promoting this or that organization to the detriment of competitors, inducing this way several newspapers to give up the freedom of the press, for fear of reprisals to their correspondents.
Another aspect about the victims of the war to achieve the control on the drug flows concerns the use of media, that criminals seek and obtain, exposing the bodies of the victims, often dismembered, decapitated, amputated limbs and reduced to human trunks, showing a total lack of compassion, compared to Christian sensibility.
At These latitudes still reverberate, anthropologically, ancestral experiences of the Incas and Mayans, who performed heinous sacrifices and destruction of the body of enemies won.
 
 

Las Victimas


Las Victimas

El costo en vidas humanas de la narcoguerra mexicana
 
La narcoguerra en México, comenzada en 1989 como un conflicto entre las  grandes agregaciones criminales, después de la detención de Miguel Ángel Félix Gallado (que se acredita con la previsión de confiar a diferentes equipos como influir en las áreas criminales en México, marcando de esta manera el comienzo de la gestión empresarial del mercado de drogas en el país), luego se transformò, con la apariciòn de la dura politica de lucha contra el narcotràfico,  iniciada por el Presidente Calderòn, después de su elección en 2006, así como en un enfrentamiento entre organizaciones rivales para la conquista de distintas plazas, también en una guerra contra el Estado, que ha reclamado un increíble número de víctimas, que pueden considerarse causa de exterminio masivo.
Esto obligó el nuevo Presidente de México, Enrique Peña Nieto, a un brusco cambio de dirección en la política interna, ya no centrada, en sí mismo, en la lucha final contra las organizaciones criminales, sino que destinada a hacer frente a la expansión de estos fenómenos criminales con un substancial desarrollo económico del país, lo que debería llevar, a través de una reducción significativa de la delincuencia y el simultáneo aumento relativo de la seguridad interna, a una mejora de las condiciones de vida de la población.
Para comprender la crudeza de esta guerra, convencionalmente comenzada el 11 de diciembre de 2006, contra la decisión del gobierno de Calderón para iniciar una operación a gran escala contra la delincuencia organizada en el estado de Michoacán, es necesario recordar que, como en el final de ese mismo año, abía causado cerca de 500 muertes entre los pertenecientes a las diferentes organizaciones criminales involucradas en el tráfico de drogas.
El gobierno de Calderón, como se ha mencionado, en un intento para contener los conflictos entre bandas de delincuentes en un contexto fisiológico, se dio prioridad  al uso de la violencia y, al final de 2010 había sido detenido, como responsables de este crimen, 121.199 personas, enmarcadas sobre todo para el Cartel del Golfo y Los Zetas, una rama del primero que durante mucho tiempo ha alcanzado su autonomía como organización criminal.
Debido a la narcoguerra, en México, se detectaron 90.000 muertos (fuentes no oficiales estiman no menos de 150.000), con un dramatico incremento en las muertes entre 2006 y 2011 (los años de presidencia de Calderón). Entre las víctimas de esta matanza sin precedentes, sin embargo, hay que incluir no sólo a los que fueron asesinados, sino también a aquellos que nunca han sido reportados como desaparecidos y, finalmente, todos los que han recibido una guerra de una lesión personal, ya sea primaria o secundaria.
La victimología nos obliga, ahora, a distinguir entre las víctimas de la narcoguerra, subdivididas en víctimas activas, agresivas, es decir, los narcos que mueren víctimas de entre ellos mismos y contra el estado, y víctimas pasivas, es decir accidentales, profesionales, simbolicas o transversales. Porque de echo, en esta guerra, no mueren sólo los combatientes inscritos en las diversas organizaciones criminales, sino también un gran número de civiles, incluyendo ir dolorosamente numerado, entre otros, miles de mujeres y niños.
Entre las otras víctimas, también hay que mencionar a los miles de migrantes que  del sur del continente americano tratan de alcanzar la riqueza del norte, arriesgando sus vidas en el viaje largo y insidioso, a menudo mortal, para llegar a los Estados Unidos.
Por último, parece importante mencionar los cientos de periodistas eliminados, porque presuntamente responsables de de favorecer tal o cual organización criminal, en detrimento de los competidores, induciendo de esta manera varios periódicos a renunciar a la libertad de prensa, absteniéndose de cubrir noticias judiciales la narcoguerra, por temor a represalias a sus corresponsales.
Otro aspecto acerca de las víctimas de la guerra por el control de los flujos de drogas, en los medios de comunicación, es el uso que los delincuentes buscan y obtienen la exposición de los cuerpos de las víctimas , a menudo desmembrados, decapitados, con las extremidades amputadas, demostrando una falta total de sensibilidad de respeto a la piedad cristiana. Estas latitudes aún resuenan, antropológicamente, las experiencias ancestrales de los Incas y los Mayas, conocidos por los atroces sacrificios y la destrucción brutal del cuerpo de los enemigos vencidos.




 

martedì 24 settembre 2013

Le Vittime


Il costo in vite umane della narcoguerra messicana


Narco-guerra agghiacciante: impiccagioni e corpi smembratiLa narcoguerra in Messico, iniziata come una guerra tra grandi aggregazioni criminali nel 1989 dopo l’arresto di Miguel Angel Félix Gallado (a cui viene attribuita la lungimiranza di affidare a diverse compagini criminali altrettante aree d'influenza in Messico innaugurando in questo modo la gestione  imprenditoriale del mercato degli stupefacenti in Messico), divenuta poi, con l’avvio della dura politica di contrasto ai narcos avviata dal Presidente Calderon dopo la sua elezione nel 2006, oltre che una guerra tra organizzazioni rivali per la conquista delle diverse plazas, anche una guerra contro lo Stato, ha mietuto un incredibile numero di vittime tale da poter essere considerata causa di sterminio di massa.
Ciò ha indotto il nuovo presidente messicano, Enrique Peña Nieto, ad un deciso cambiamento di rotta in politica interna, non incentrando più questa sulla lotta alle organizzazioni criminali fine a se stessa, ma cercando di contrastare l'espansione di questi fenomeni criminali con un deciso sviluppo economico del paese che dovrebbe portare ad un miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, ad una sensibile riduzione del crimine ed al relativo contestuale aumento della sicurezza interna.
Per comprendere la crudezza di questa guerra è doveroso ricordare che questa, convenzionalmente iniziata l’11 dicembre del 2006 a fronte della decisione del governo Calderon di iniziare una vasta operazione contro il crimine organizzato nello stato di Michoàcan, alla fine del medesimo anno aveva già contato circa 500 morti tra gli appartenenti alle diverse organizzazioni criminali coinvolte nel narcotraffico. Come già detto il governo Calderon, nel tentativo di contenere i conflitti tra bande criminali in un ambito fisiologico, privilegiò l’uso della violenza e, alla fine del 2010 erano state, poiché ritenute responsabile di questo crimine, arrestate 121.199 persone appartenenti per  lo più al Cartello del Golfo e ai Los Zetas, una emanazione del primo che ha da tempo  raggiunto la sua autonomia come organizzazione criminale.
A causa della narcoguerra in Messico, ad oggi, sono decedute circa 90.000 (ma fonti non ufficiali parlano di almeno 150.000) persone, con un incremento di morti vertiginoso tra il 2006 ed il 2011 – gli anni della Presidenza Calderon – e comunque fra le vittime di questa inusitata carneficina dovremmo non soltanto inserire coloro che sono stati uccisi ma anche coloro i quali non sono mai stati denunciati come scomparsi  e comunque tutti coloro che da tale guerra hanno ricevuto un danno primario o secondario che sia.
La vittimologia ci impone a questo punto di operare una distinzione tra le vittime della narcoguerra, secondo la classificazione in vittime attive, ovvero aggressive quindi i narcos che muoiono combattendo tra loro e contro lo Stato ed in vittime passive ovvero accidentali, professionali, simboliche o trasversali. Perché in effetti in questa guerra non muoiono soltanto i -combattenti-  inseriti nelle diverse organizzazioni criminali ma anche un altissimo numero di civili tra i quali è doloroso annoverare, tra gli altri, migliaia di donne e bambini.
Tra le altre vittime, inoltre vanno citate le migliaia di migranti che dal sud del continente americano cercano di raggiungere il ricco nord rischiando la propria vita nel viaggio lungo e doloroso, se non mortale, di trasferimento verso gli States.
Infine, appare doveroso citare le centinaia di giornalisti che sono stati eliminati poiché asseritamente responsabili di privilegiare questa o quella organizzazione criminale a scapito delle concorrenti inducendo così numerose testa giornalistiche a rinunciare, per paura di rappresaglie verso i propri corrispondenti, al diritto di cronaca astenendosi dal coprire quella giudiziaria afferente la narcoguerra.
Un ulteriore aspetto che concerne le vittime della guerra per il controllo dei flussi droga é relativo all'uso mediatico che i criminali ricercano ed ottengono attraverso i corpi delle vittime spesso smembrati, decapitati, amputati degli arti e ridotti a tronchi umani privi di qualsiasi pietas secondo la nostra sensibilità cristiana. A queste latitudini ancora riverberano antropologicamente le esperienze ataviche delle popolazioni Inca e Maya che eseguivano sacrifici efferati e scempio del corpo dei nemici vinti.
Laura Moretti

sabato 21 settembre 2013


Los Migrantes (The Migrants)


The journey of hope, but many times the death


The lure of a better life, to escape the life of despair and submission to characters of all backgrounds, in a hostile reality as that of degraded urban areas or rural areas abandoned by the state, forces, but it’s closer to reality to say “constrains”, every day, thousands of people to try, by any means and at any cost, which often means their lives, to leave their places of origin throughout Latin America and to attempt illegal entry in the United States of America. Better death than the condition in which you live in your own country: this is the message implied by this migratory phenomenon, which incidentally is common to almost all of the flows of migrants worldwide. Crossing the border by any means to enter, albeit illegally, in that coveted "paradise" that guarantees  only exploitation and marginalization, is still a chance, however, certainly denied at their homeland. These migrants know perfectly what awaits them during the journey to the final destination: the Mexico-United States border or to be submitted to any oppression by crime to arrive finally in the USA that, among other things, in an attempt to stop this flow, came even to the use of drones.


The border with Mexico is far from being readily permeable for several reasons: first of all because it consists of 1950 miles of desert, secondly because the only transit point on the boundary line are essentially different Twin Towns, that’s the twin cities straddling the border militarily controlled primarily on the U.S. side. These are two distinct realities only from a political and administrative point of view, while they are contiguous and homogeneous cities from an ethnographic and cultural standpoint, and it’s thanks to this cultural and physical contiguity that illegal trafficking are carried out here today as in the past century.


For many migrants actually the border between the United States and Mexico is just the latest obstacle to be overcome, since their very first viaje (journey) starts on the border between Guatemala and Mexico, across the Schiuate River, a border, this one, just as difficult to pass because local authorities require documents that, if are extremely difficult to obtain in a legal manner, become almost impossible to acquire for illegal immigrants and, if these are not performed and they try to cross the border anyway, on the other side of the Schiuate River there are Mexican immigration officers ready to shoot on sight and without mercy.


There are, of course, alternative routes to avoid the checkpoints of migratory police, but they are very dangerous, because they are controlled by gangs who rob migrants of their possessions, even clothes, rape women and carry out kidnappings.


Of course, wherever there are alternative paths that allow the passage of people and goods, there is, ready to handle all kinds of illicit trafficking , organized crime that derives from this its considerable gains.


And of course, organized crime does not organize first class travels for migrants. In fact, it is sadly risen to the headlines "la Bestia" (the Beast), that’s the freight train that allows migrants to cross Mexico and to reach the U.S. border, avoiding to be checked by la migra (the U.S. Immigration Police Office).


The first stop on the train that, from Arriaga, Chiapas, leads to Ixtepec, in the State of Oaxaca, lasts for 15 hours, during which migrants suffer the stifling heat during the day and the freezing cold at night , the assault of the bees, the violence of their compatriots, if they are women, not able to sleep, most of them, due to the risk of falling from the roof of the train.


Once in Ixtepec , begins the second leg of the journey to cross Mexico and at this point migrants must deal, in addition to what we have said, with Los Zetas (The Zeds), that’s one of the cruelest Mexican criminal organizations that have lead the most vulgar violence to become the weapon to control territories in which it operates; violence engaged on people without any hesitation: dismembered corpses, flagellated bodies, left under the desert sun or hanged to the structures of an overpass, while to the luckiest is reserved a single gunshot in the face. 


In August 2010, in the Northern State of Tamaulipas has been discovered a mass grave within a ranch in the town of Matamoros, known for being the capital of smuggling to the north of the continent, containing 72 bodies , 58 men and 14 women . Los Zetas had simply bought this “load” of migrants and, for the continuation of their journey to freedom, they their willingness to  put themselves at the service of the criminal organization: “Would you ?” ”No!” … and suddenly a shot in the head … and so on with the others to follow. This is the reality along the 1865-miles border between Mexico and the United States.
 

mercoledì 18 settembre 2013

Los Migrantes



El viaje de la esperanza, pero muchas veces de la muerte

 

El atractivo de una vida mejor, para escapar de la vida de desesperación y sumisión a personas de todo tipo en una realidad hostil como la que de las zonas urbanas degradadas o áreas rurarli abandonados por el Estado, empuja, pero sin duda es más cerca a la realidad decir -obliga-, cada dia a miles de personas a buscar por todos los medios y en todos los costos -que a menudo significa sus vida- a abandonar sus lugares de origen en toda América Latina y Central y a tentar la entrada clandestina en los Estados Unidos de América.
Mejor la muerte que la condición en la que se vive en sus país: este es el mensaje implícito en este fenómeno de la migración, que es común a casi la totalidad de los flujos de migrantes en todo el mundo.
Cruzar la frontera por cualquier medio y entrar aunque sea ilegalmente en ese "paraíso" codiciado que sólo garantiza su explotación y marginación, representa, sin embargo, una posibilidad ciertamente  negada en la madre patria.
Estos migrantes saben exactamente qué esperar durante el viaje para llegar a su destino: la frontera México-Estados Unidos es decir, someterse a cualquier tipo de opresión por el crimen y finalmente llegar a los EE.UU., que entre otras cosas, en un intento extremo por detener este flujo han llegado al uso de aviones no tripulados.
La frontera con el México está lejos de ser fácilmente permeable por varias razones: en primer lugar porque se compone de 3.140 kilómetros de desierto, y en segundo lugar porque los únicos puntos de tránsito en la frontera son esencialmente diferentes Twin Towns, es decir, las ciudades gemelas en la frontera militar controlada principalmente por el lado EE.UU..
Se trata de dos realidades distintas sólo desde el punto de vista administrativo y político, mientras que son ciudades contiguas y homogéneas del punto de vista  etnográfico y cultural y es a través de la proximidad física y cultural, que los tráficos ilegales  se llevan a cabo hoy aquí como en el siglo pasado.
Para muchos migrantes efectivamente la frontera entre Estados Unidos y México es sólo el último obstáculo a superar ya que su viaje comienza mucho antes, exactamente a la frontera entre Guatemala y México, través del río Schiuate, frontera esta  tan difícil de pasar por, porque se piden documentos en la práctica muy difícil de obtener legalmente para los inmigrantes ilegales, y, si éstos no se muestran y si se intenta cruzar la frontera sin embargo, a la otra cara de Schiuate hay los funcionarios mexicanos para la inmigración  que disparan a la vista y sin piedad.
Existen también, obviamente, las rutas alternativas para evitar los controles policiales de migración, pero son muy peligrosos ya que son controladas por bandas que roban a los inmigrantes de todas sus pertenencias - incluso la ropa - violan a las mujeres y hacen secuestros.
Por supuesto, siempre donde hay aberturas que permiten el paso de personas y mercancías, hay, listo para manejar todo tipo de tráfico ilícito, el crimen organizado que a partir de aquí se deriva sus ganancias sustanciales.
Y, por supuesto, el crimen no organiza viajes en primera clase para los migrantes. De hecho, es tristemente levantado a los honores de la croníca la "Bestia", es decir, el tren de carga que permite a los migrantes que cruzan la frontera a México y llegan a los EE.UU. para evitar los controles de policía de migración.
La primera etapa  del tren que de Arriaga Chiapas lleva a Ixtepec en el estado de Oaxaca tiene una duración de 15 horas, durante las cuales los migrantes sufren el calor sofocante durante el día y mucho frío de noche, el asalto de las abejas, la violencia de sus compatriotas - si son mujeres u homosexuales - y dormir ya que no pueden conciliar el sueño debido al riesgo de caer desde el techo del tren.
Una vez en Ixtepec, comienza la segunda etapa del viaje para cruzar el México y en este punto los inmigrantes deben, además de lo que ya hemos dicho,  hacer frente a Los Zetas, que es uno de los más crueles organizaciones criminales mexicanas, que han hecho de la violencia más vulgar las armas de control de los territorios en los que opera que se ejerce sobre las personas sin ninguna vacilación: cuerpos desmembrados, flagelados, tirados bajo el sol del desierto o ahorcados a las estructuras de un paso elevado, mientras que los más afortunados se reserva una simple bala en la cara.
En agosto de 2010, en el norteño estado de Tamaulipas fue encontrada una fosa común en un rancho en la ciudad de Matamoros, que siempre ha sido conocido por ser la capital de contrabando hacia el norte del continente, que contiene 72 cuerpos, 58 hombres y 14 mujeres.
Los Zetas, habían comprado-este-carga de migrantes y, para la continuación del viaje habían pedido sus voluntades de estar al servicio de la organización criminal: ¿Lo Quieres? ¡No! Y así una bala en la cabeza y adelante el proximo. Esta es la realidad a lo largo de la frontera de 3.000 kilómetros entre México y los EE.UU..

Laura Moretti

lunedì 16 settembre 2013

Le gangs giovanili, oggi

I ragazzi della via Pal, ieri


I Ragazzi della via Pal é senz'altro il romanzo ungherese più popolare e noto, l'autore, Molnar Ferenc, sfrutta narrativamente lo scontro tra due bande rivali di ragazzini per esplorare e portare alla luce uno dei momenti fondamentali di ciascun essere umano: il passaggio dalla adolescenza all’età matura. Il marcato egocentrismo adolescenziale porta l’individuo a privilegiare il proprio mondo fantastico rispetto a quello reale della famiglia, della scuola, degli amici di gioco, dei -grandi- in generale; si forma così una forte componente egocentrica che ne segnerà la specificità del carattere in età matura. Si tratta di un processo di riconoscimento ed approprazione dell’io profondo che informerà il carattere della futura fase dell’età matura; questa dicotomia: io e gli altri, il rapporto tra queste due entità, determinerà il futuro nel senso più ampio. Maturano gli schemi sociali e relazionali verso forme non più limitate all'aspetto ludico ma decisamente aperte agli altri avviandosi verso una socialità in connessione con il resto del mondo e quindi di confronto; nasce il sentimento di amicizia in senso profondo e pieno, di condivisione, di solidarità e di appartenenza ad un gruppo.
Nella maggior parte dei casi la scelta del gruppo é direttamente collegata all'ambiente allargato in cui si é cresciuti ossia -per noi occidentali- generalmente la famiglia, la scuola, il vicinato ed il quartiere. Questo passaggio nella vita di ogni individuo é senz'altro quello che finirà per caratterizzarne le scelte future e purtroppo non sarà mai replicato e replicabile in nessuna forma in futuro; é un unicum nella vita di ciascuno di noi.
Dicevo, tutto questo avviene e si sviluppa e struttura in relazione essenzialmente all'ambiente in cui ci si trova a vivere; quindi é facile derivarne che, in presenza di situazioni di degrado, gli individui possano facilmente cadere nell'errore -spesso non per colpa oggettiva ma a causa delle circostanze- di scegliere aggregazioni delinquenziali, in specie le c.d. gangs,  le bande giovanili.
Già nel recente passato ho trattato questo tema preannunciando il futuro sistematico studio di quanto nei prossimi anni anche in Italia -a mio parere- prenderà piede: un fenomeno delinquenziale giovanile organizzato in bande. E' senz'altro vero che in realtà non si tratti di un fenomeno assolutamente inedito, ma quello che una molteplicità di segnali inducono a configurare, é una sua evoluzione verso forme nuove e pericolose  per i singoli e per la collettività.
Abbiamo parlato già delle bande sud americane operanti negli States ed in America Latina, tra cui rammentiamo la Mara Salvatrucha 13 e quella del Barrio 18, ma anche delle bande dei latinos, italiani per nascita, residenti nell'Hinterland milanese o genovese. In questi casi va rilevato innanzitutto il contesto degradato di provenienza che già ne determina un potenziale di minaccia.
Questo preambolo é propedeutico e introduce all’esame di ulteriori novità in tema di bande giovanili aggiungendo ulteriori elementi per una, seppur ancora schematica definizione delle tipicità nel panorama delle forme criminose che assumono le bande giovanili.
L'occasione mi viene fornita da due notizie recentissime e senza alcun collegamento diretto.  
Il 15 settembre a Bologna si sono affrontati in una mega-rissa ragazzi italiani, per schematizzare, ricchi contro poveri.

Una bolla esplosa nella placida realtà di un venerdì bolognese quando, all'improvviso, come usciti dal nulla, circa 250 ragazzi, tutti tra i 14 e i 18 anni, hanno trasformato i viali alberati, le aiuole e il lago con i cigni dei Giardini Margherita, polmone verde a ridosso del centro medievale, in un mega ring: botte, inseguimenti, pugni, calci, urla. «Una rissa così non si vedeva da anni» è stato il commento, attonito, di alcuni testimoni. E la stessa Procura dei minori ha riconosciuto «l'abnormità del numero delle persone coinvolte».
Corriere della sera.it
15/09/2013


Si tratta di bande giovanili composte da ragazzi italiani che, ad oggi, non sembra abbiano altre intenzioni se non quella di prevaricare il classico nemico in una sfida che tutto sommato ancora rientra, se non fosse ovviamente per i reati commessi, in un quadro accettabile.
Diverso é quanto accaduto a Roma nella serata di ieri allorché una banda di giovani, dai 17 ai 25 anni, del Bangladesh é entrata in un internet point e, dopo aver picchiato i presenti -tutti connazionali- hanno rapinato l'incasso del locale. Leggendo i giornali questi ragazzi vengono giornalsiticamente definiti il branco. E' un errore di non poco conto poiché queste azioni non sono il frutto di un'esigenza estemporanea ma di un percorso criminale in pieno itinere come dimostra il numero dei partecipanti. Infatti, sappiamo che le bande giovanili si formano aggregando accoliti che vengono chiamati alla prova del, per così dire, battesimo criminale, commettendo prima reati semplici ed all'interno della banda stessa, spesso si tratta di violenze prevaricatrici verso i neofiti per poi essere coinvolti in azioni come quella di ieri sera Roma.
Internazionalmente il fenomeno delle bande giovanili ha una sua precisa dignità, essendo seguito da presso dalle autorità; per quanto riguarda l’Italia esso é senz'altro trascurabile rispetto ad altre priorità ma va tenuto ben presente che, come le altre esperienze esistenti in giro per il mondo mostrano, esso può -in determinate circostanze- evolvere verso forme criminali organizzate e quindi di maggior pericolo.
Una delle principali prerogative dell’analista risiede nella capacità di produrre, quale frutto del ciclo d’intelligence, una previsione, sia essa possibile o probabile, basata su singole informazioni che possono, eventualmente disegnare un quadro generale di riferimento. E’ con tale consapevolezza che sin d’ora va ricordato e tenuto presente che in grandi città come Milano, Roma e Genova il fenomeno delle bande giovanili è già una realtà e che, come le notizie degli ultimi mesi dimostrano può ulteriormente evolversi verso forme di maggiore devianza. Ricordiamo che, soprattutto per quanto riguarda le bande di giovani latinos italiani, in considerazione dello specifico background culturale, ma soprattutto dei collegamenti che le varie organizzazioni di narcotrafficanti dell'area centro americana stanno cercando di stringere con essi, rappresentano senz’altro il fenomeno di maggiore interesse dal punto di vista del ricercatore ma anche, ovviamente, dal punto di vista di chi opera a protezione della pubblica sicurezza.
Per quanto mi riguarda questo fenomeno é assolutamente degno di un costante monitoraggio, studio, analisi ed ulteriore approfondimento, nella convinzione che esso, in un futuro prossimo, giungerà ad un punto di maturazione criminale allorché le bande più strutturate ed efficaci dal punto di vista criminale saranno cooptate dalle organizzazioni criminali transnazionali per partecipare alla realizzazione di determinati reati tra i quali, ovviamente, in primis quello del traffico di sostanze stupefacenti.
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