venerdì 2 agosto 2013

IL FUTURO DEI CARAIBI
La Cina aggiunge Panama alla sua
collana di perle


I FATTI:
Il 16 luglio, le autorità governative panamensi hanno fermato la navigazione del cargo nord coreano Chong Chon Gang, proveniente da Cuba, che, secondo un’indicazione d’intelligence statunitense avrebbe trasportato materiale bellico in violazione dei protocolli internazionali in materia.
In effetti, l’ispezione a bordo ha verificato che, occultate da tonnellate di zucchero grezzo, venivano custodite varie componenti di armamenti militari di provenienza sovietica dirette alla Corea del Nord.

ANALISI:  
Il fatto in se rientra nelle normali dinamiche di elusione degli embarghi della comunità internazionale nei confronti di quei paesi ritenuti colpevoli di violazioni reiterate del diritto internazionale, nonché in un altrettanto diffuso sistema di mercato parallelo illegale di compravendita di armamenti militari.
Quello che interessa far rilevare, partendo da questo episodio, è l’accresciuta importanza che l’area caraibica ha assunto, ma soprattutto assumerà nel prossimo futuro.
La Cina sta per iniziare la costruzione in Nicaragua di un canale alternativo a quello di Panama, che i cinesi della HK Nicaragua Canal Development avrebbero in concessione d’uso per 50 anni rinnovabile per altri 50; nell’anno 2012 è stata fondata l’Alleanza del Pacifico da Messico, Colombia, Perù e Cile, con lo scopo di garantire la libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone e favorire la crescita, lo sviluppo e la competitività dei paesi membri.
Il settimo vertice dell’Alleanza ha, data la crescente rilevanza economica e politica assunta da quest’ultima, visto presenti in qualità di osservatori: Costa Rica (che dopo aver ratificato un trattato di libero commercio con la Colombia diventerà membro del blocco), Panama (candidato alla membership), Spagna, Canada, Guatemala, Uruguay, Nuova Zelanda, Australia e Giappone. Altri 7 paesi hanno chiesto ed  ottenuto in questa occasione lo status di osservatore: Ecuador, El Salvador, Francia, Honduras, Paraguay, Portogallo e Repubblica Dominicana.
Inoltre, sin dal secondo semestre del 2012, sono stati eseguiti numerosi ed ingentissimi sequestri di cocaina sia nei porti honduregni che, ad esempio, in quello di Hong Kong, di carichi di proprietà e gestiti dalle organizzazioni criminali messicane. Il tutto, anche alla luce dello stabilizzarsi della domanda nei mercati occidentali, induce a ritenere prossimo un ulteriore cambiamento nello scenario internazionale del traffico di cocaina, assegnando ancora una volta all’intera area caraibica, ed in particolare alle coste sul Pacifico della Colombia, di Panama, del Perù e dell’Equador, nuovamente un ruolo determinante nella materiale gestione delle rotte di traffico verso il crescente e fiorente mercato orientale.
Queste didascaliche informazioni sono sufficienti a prefigurare un nuovo sviluppo dell’intera area e, di conseguenza, un acuirsi delle attività degli importanti attori, politici economici e criminali interessati al controllo dei flussi commerciali che transitano attraverso la rete di trasporto su queste rotte. 
L’interesse cinese nell’intera area sud americana è determinato dalla necessità di approvvigionamenti di risorse energetiche e dalla contestuale ricerca di acquisizione di aree portuali indispensabili già oggi per determinare il peso strategico di paesi di questa importanza internazionale.
E’ in tale quadro che vanno letti tutti i tentativi cinesi, indipendentemente dalla latitudine di aggiungere una nuova perla alla propria collana.