giovedì 18 luglio 2013

Politica, economia e criminalità.


Tutti noi percepiamo gli anni recenti e, purtroppo soprattutto quelli futuri, come un periodo di stringente, e per alcuni versi ineluttabile ciclo economico critico. Gli ultimi governi, seppur con ovvi differenti approcci, hanno indistintamente e ragionevolmente, parlato agli italiani della condivisibile urgenza di affrontare, in via prioritaria, le problematiche afferenti il lavoro, la fiscalità e la produttività.
Più in generale, sono stati portati all'attenzione del dibattito pubblico altri temi come la necessità di riforme, anche istituzionali, ad esempio in tema di giustizia o di struttura della pubblica amministrazione; il tutto finalizzato a consentire al paese di uscire dal lungo, troppo lungo e quindi oramai strutturale, periodo di crisi economica nazionale.
In tale quadro generale, emerge con chiara, e mi si passi, disarmante evidenza, l'assenza del tema della lotta alla criminalità organizzata in quanto causa e portatrice di nefasti effetti economici nel  mercato del lavoro, nella fiscalità e nella crescita produttiva.
Il nostro -sistema paese- è fortemente integrato nella struttura comunitaria che, tra l'altro, abbiamo voluto in quanto paese fondatore, che si è costruita in nuce sull'idea della libera concorrenza in un libero mercato regolato e che quindi è tema di economia prim'anche che di politica.
Oggi è a tutti evidente che quest'ultima è fortemente influenzata dai poteri economici avendo perso il primato delle scelte nell’interesse generale; il rovesciamento di questo primato ha determinato l’indebolimento delle barriere poste a freno dell’interesse di parte sulla collettività generando una fase nella quale entità prive di remore etiche agiscono senza vincoli, libere di ricorrere a qualsivoglia mezzo per raggiungere i propri fini. 
La criminalità di rango, quella organizzata e mafiosa, in quanto sistema economico parassitario aperto ai mercati mondiali in affari con qualsiasi entità politica e lobbistica, determina indubitabili effetti economici negativi che producono un generale depauperamento delle attività economiche.
I padri fondatori delle comunità individuarono nel mercato libero e regolato la chiave di volta del costruendo edificio europeo in quanto consapevoli che avrebbe determinato un processo virtuoso finalizzato all'unità politica a patto che esso si fosse svolto in uno spazio di giustizia e libertà.
In questo spazio non può e non deve operare, se non fisiologicamente, una criminalità organizzata che, da fattore meramente criminale è diventata attore economico iniquo.

Pertanto, appare quantomeno insensato non includere il contrasto alla criminalità organizzata, intesa come portatrice di profondi effetti economici, nell'agenda delle immediate priorità del paese da affrontare non già, ma sarebbe meglio dire non solo, per contenerne gli effetti etici, quanto piuttosto, in questo momento storico, quelli direttamente connessi al mondo economico nella sua interezza.