mercoledì 24 luglio 2013

Georgiani in Italia

Il 18.07.2013, in Firenze, la Polizia di Stato, all'interno di un'abitazione privata, ha rinvenuto il cadavere del cittadino georgiano Nodar LOMADZE, nato il 17.04.1980, deceduto a seguito di ferite multiple da arma da taglio.
Questo è il secondo, perlomeno di cui si abbia contezza, omicidio perpetrato in Italia nell’ambito della comunità criminale di matrice etnica georgiana. In precedenza in Bari il 06/01/2012 era stato ucciso Revaz TCHURADZE nell’ambito di un regolamento di conti tra i due clans rivali  KUTAISI e TBLISI-RUSTAVI per il controllo delle estorsioni in danno dei connazionali. In quest’ultimo caso le indagini svolte hanno fatto piena luce sull’operatività in Italia delle due diverse fazioni criminali, animate da uno scontro decennale, sia in madrepatria sia soprattutto in Russia, per il controllo esclusivo delle attività criminali in cui entrambe sono coinvolte. In tale quadro, anche a livello europeo è oramai assodato questo stato di cose tanto da indurre l’Agenzia europea di Polizia EUROPOL a costituire un tavolo permanente d’analisi investigativa.
Per pura coincidenza, nella medesima giornata del 18 luglio, i carabinieri di Roma concludevano un’autonoma attività investigativa che consentiva l’arresto di 37 georgiani responsabili di decine di furti in abitazione ricorrendo alla tecnica del key bumping che consente l'apertura delle porte con serratura europea senza lasciare segni di effrazione.
Ad oggi, ed in virtù delle informazioni disponibili, il fenomeno delinquenziale in argomento si evidenzia per la commissione di reati contro la proprietà, perpetrati in aree ad elevato tenore di vita del territorio nazionale. Le differenti cellule delinquenziali georgiane operanti in Italia hanno origine in due città: Kutaisi, la storica, e Tblisi, l’attuale capitale, la cui valenza criminale è di tutta evidenza, per quanto emerso dalle indagini, che oltre alla capacità criminosa intrinseca ad esse, hanno certificato i collegamenti internazionali di cui entrambe fanno uso per i propri fini illeciti. Si tratta di organizzazioni strutturalmente molto simili a quelle di tipo mafioso nostrane, i cui componenti fanno riferimento all’autorità dei “Vor v zakone[1]”, ossia ladri in legge, come generalmente tradotto[2].

Gli ultimi episodi, l’omicidio in Firenze e gli arresti in Roma, confermano in toto il quadro generale già delineato in passato che vede nel territorio italiano il mutuarsi sia delle tecniche criminali e complessivo modus operandi georgiano, già consolidatisi in altri paesi europei, sia il riverberarsi della contrapposizione violenta dei clan RUSTAVI e KUTAISI per il controllo anche della piazza criminale italiana.
In questo quadro generale, non dovrebbe essere ulteriormente dilazionato un piano d’intervento complessivo ed unitario nell’affrontare il contrasto di questa forma criminale che ha il suo punto di forza nella commissione di un reato a basso profilo criminologico come il furto in appartamento, tuttavia strumentale, in questo caso, all’accumulazione di fondi da reinvestire nei più lucrosi traffici di armi, diamanti, esseri umani e sostanze stupefacenti.












[1]     L'iniziazione di un "Vor" avviene nel corso di una cerimonia denominata "Korovanat", incoronazione, generalmente una riunione conviviale, durante la quale vengono sottoposte al giudizio di un'assemblea di altri "Vor” le qualità, i meriti e le azioni dell'aspirante che, qualora superata la prova, presta giuramento e viene incoronato. Nella scala gerarchica criminale, al di sotto del capo, si trovano gli “Smatriasci” (supervisori) che dirigono le bande dei “Baiot” (combattenti). Esiste una struttura consultiva denominata “Bratskíj Krug” (cerchia di fratelli), costituita da un numero variabile di “Vor”, per la soluzione di conflitti interni e, in genere, di situazioni emergenziali. I “Vor” cercano di evitare contrasti rispettando la competenza territoriale e, infine, soltanto un “Vor” può chiedere, nel corso di un summit criminale denominato Shodka la messa a morte di un altro “Vor” qualora questi abbia violato gli accordi già stabiliti; in tal caso si dice che “ha la corona appesa alle orecchie”.
[2]     Per oggettive ragioni storiche, sarebbe più opportuno tradurre la locuzione in ladri autorizzati dalla legge, nella necessità di riferirsi con chiarezza alle radici storiche in cui questa figura criminale è nata. Infatti, in epoca staliniana, al fine di controllare l’enorme massa di detenuti, comuni e politici, le autorità impiegavano detenuti particolarmente feroci per mantenere l’ordine all’interno delle carceri. Ovviamente ad essi erano consentite attività ad altri precluse; con il tempo queste figure hanno assunto un carisma proprio che si riverberava anche all’esterno, se liberi.