mercoledì 31 luglio 2013

HUBS CRIMINALI
(SOON IN ENGLISH)

La Repubblica di Moldavia è un’enclave tra la Russia, l’Ucraina e la Romania ed ha acquisito la sua indipendenza il 27 agosto del 1991. Diversi fattori culturali, economici e politici, hanno determinato lo sviluppo di un fiorente mercato nero in cui rientrano a vario titolo circa il 60% degli affari statali. 
Di particolare rilievo è l’attività di riciclaggio del denaro proveniente da attività illegali che vede coinvolti alcuni locali istituti di credito e numerose società di comodo istituite al solo scopo di giustificare investimenti sospetti. In quest’ambito vanno ricondotte anche le relazioni con l’autoproclamata Repubblica di Transnistria, continuate nonostante il sanguinoso conflitto locale del 1991. Quest’ultima, incastonata tra i fiumi Prut e Dnistr, una volta conosciuta come Bessarabia,  permane prioritaria per gli interessi strategici dell’Unione Europea, attraverso la Romania e della Russia contemporanea, in relazione alla sua collocazione geografica consentendole di influenzare, sotto vari aspetti, le politiche di Romania ed Ucraina, mantenendo un ruolo chiave nell’importante scacchiere est europeo.
Gli innumerevoli sforzi di pacificazione dell’area da parte della comunità internazionale, sin dalla fine del conflitto del 1991, non hanno portato ad alcuna soluzione mediata determinando uno status quo che non appare modificabile in futuro, per cui in sostanza soprattutto la Russia ha vinto un’ennesima partita geopolitica grazie al sostegno a repubbliche autoproclamate come appunto la Transinistria, ma anche il Nagorno-Karabakh ed Abkazia.
Fin qui si tratterebbe esclusivamente di questioni di geopolitica e quindi di strategia e di priorità interne ad ognuno degli stati coinvolti, se non  fosse che la Transnistria, come ampiamente riconosciuto dalla stessa comunità internazionale, è un  epicentro di attività criminali di ogni genere ad uso di chiunque abbia necessità di svolgere operazioni illegali. Quello della Transnistria, come sappiamo, non è l’unico Paese in cui le attività illecite vengono tollerate nonostante le ripercussioni sulla sicurezza internazionale in nome di una preponderante esigenza di equilibri geo-strategici; pensiamo all’Albania ad esempio nata per volontà statunitense al fine di acquisire una forte influenza nell’area balcanica con buona pace dell’Unione europea. Albania che, sebbene ne vadano riconosciuti gli sforzi d’avvicinamento agli standard europei, permane uno paese fortemente influenzato dalla criminalità organizzata e che genera criminalità attraverso le organizzazioni autoctone in numerose aree europee ed oltre. Oppure, alla Nigeria in cui gli attori criminali sono anche coinvolti direttamente nel conflitto intra etnico per l’acquisizione del controllo del Paese e quindi posizioni di vantaggio per i propri traffici illeciti.

Inutile continuare con l’elencazione di realtà con queste caratteristiche, importante è avere chiaro il concetto dell’esistenza di questo genere di aree di crisi o hubs criminali e soprattutto condividere la necessità di contrastarne l’ulteriore sviluppo onde limitarne gli effetti negativi sulla sicurezza globale.