mercoledì 31 luglio 2013

GENTLEMEN, WE CHANGE

THE NEW COURSE OF THE ANTI-CRIME POLICY IN MEXICO


Trevino “Z-40” Morales, since 2008 leader of the criminal organization of Los Zetas, in hegemonic control of the coast of the Gulf of Mexico and the major criminal “plazas”, has been arrested near the border with the United States. As always happens in these cases, with a ritual that we Italians know well, You witness the carousel of declarations of victory and award of merit. Certainly this is an important fact in the fight against Mexican crime that marks a point in favor of the authorities, but that this should be considered and evaluated.
Definitely most interesting it’s, without doubts, the sharp change in political perspective concerning the new policy inaugurated by the President Pena Nieto since the inaugural speech last year that, breaking with the past, provides for Mexico a long-term strategy, thirty-year duration, based on the simple assumption that the country, with all the necessary requirements for a solid economic development, can solve the problem of internal security reaching a widespread wellness.
This change of strategy obviously has consequences in relations with United States, also affected by policy renewal, especially related to immigration. In fact, the Democratic administration of President Obama, already in 2009,  with the “Dream Act”, launched a strong signal, perhaps taking into account the specific weight of Hispanic electorate, intended to stop the deportation of illegal immigrants arrived very young in the United States, studying in college or training in the armed forces, studying in college or training in the Armed Forces, thus preventing that United States could lose young talents, which are then, ultimately, American citizens, anticipating essentially the immigration reform, commissioned by the second Obama administration, already approved by the Senate and awaiting the final approval by the Chamber of Deputies.
This reform, transversely supported by Democrats and Republicans, although with different instances, making the work of the Group of Eight (composed by four Democratic senators and four Republicans) the right combination of political osmosis, involves synthetically the regularization of about 11 million illegal immigrants in the United States, facing the closure of the border, strongly requested by Republicans.
This change of perspective in the history of Mexican politics is particularly aimed at the resolution of the serious social problems that afflict the Mexico nowadays, which are the results of the old course of Mexican politics. In fact, as recently brought to attention by the “Soleterre” association, supported by the efforts of activists of various nationalities to denounce the violation of the rights of Central American migrants, it should not go unnoticed yet the ordeal to which dozens of migrants from poor and neglected areas of South and Central America are undergoing in hope of a less painful and sadly inevitable future that awaits them in the countries of origin.

Beyond the ordinary strategies of law enforcement against organized crime, which passes through the forms of judicial repression, marked by moments of satisfaction as in the case of the arrest of Trevino Morales, that paradoxically do not affect deeper into the fight against the organized crime because so far they had not the desired effects, as expected before, it seems at least a good sign the change of political approach to this tragic problem that plagues Mexico, but also, and perhaps above all, the entire sub tropical portion of the American continent.   

translate by Ernesto Cosentini


HUBS CRIMINALI
(SOON IN ENGLISH)

La Repubblica di Moldavia è un’enclave tra la Russia, l’Ucraina e la Romania ed ha acquisito la sua indipendenza il 27 agosto del 1991. Diversi fattori culturali, economici e politici, hanno determinato lo sviluppo di un fiorente mercato nero in cui rientrano a vario titolo circa il 60% degli affari statali. 
Di particolare rilievo è l’attività di riciclaggio del denaro proveniente da attività illegali che vede coinvolti alcuni locali istituti di credito e numerose società di comodo istituite al solo scopo di giustificare investimenti sospetti. In quest’ambito vanno ricondotte anche le relazioni con l’autoproclamata Repubblica di Transnistria, continuate nonostante il sanguinoso conflitto locale del 1991. Quest’ultima, incastonata tra i fiumi Prut e Dnistr, una volta conosciuta come Bessarabia,  permane prioritaria per gli interessi strategici dell’Unione Europea, attraverso la Romania e della Russia contemporanea, in relazione alla sua collocazione geografica consentendole di influenzare, sotto vari aspetti, le politiche di Romania ed Ucraina, mantenendo un ruolo chiave nell’importante scacchiere est europeo.
Gli innumerevoli sforzi di pacificazione dell’area da parte della comunità internazionale, sin dalla fine del conflitto del 1991, non hanno portato ad alcuna soluzione mediata determinando uno status quo che non appare modificabile in futuro, per cui in sostanza soprattutto la Russia ha vinto un’ennesima partita geopolitica grazie al sostegno a repubbliche autoproclamate come appunto la Transinistria, ma anche il Nagorno-Karabakh ed Abkazia.
Fin qui si tratterebbe esclusivamente di questioni di geopolitica e quindi di strategia e di priorità interne ad ognuno degli stati coinvolti, se non  fosse che la Transnistria, come ampiamente riconosciuto dalla stessa comunità internazionale, è un  epicentro di attività criminali di ogni genere ad uso di chiunque abbia necessità di svolgere operazioni illegali. Quello della Transnistria, come sappiamo, non è l’unico Paese in cui le attività illecite vengono tollerate nonostante le ripercussioni sulla sicurezza internazionale in nome di una preponderante esigenza di equilibri geo-strategici; pensiamo all’Albania ad esempio nata per volontà statunitense al fine di acquisire una forte influenza nell’area balcanica con buona pace dell’Unione europea. Albania che, sebbene ne vadano riconosciuti gli sforzi d’avvicinamento agli standard europei, permane uno paese fortemente influenzato dalla criminalità organizzata e che genera criminalità attraverso le organizzazioni autoctone in numerose aree europee ed oltre. Oppure, alla Nigeria in cui gli attori criminali sono anche coinvolti direttamente nel conflitto intra etnico per l’acquisizione del controllo del Paese e quindi posizioni di vantaggio per i propri traffici illeciti.

Inutile continuare con l’elencazione di realtà con queste caratteristiche, importante è avere chiaro il concetto dell’esistenza di questo genere di aree di crisi o hubs criminali e soprattutto condividere la necessità di contrastarne l’ulteriore sviluppo onde limitarne gli effetti negativi sulla sicurezza globale.      

mercoledì 24 luglio 2013

Georgiani in Italia

Il 18.07.2013, in Firenze, la Polizia di Stato, all'interno di un'abitazione privata, ha rinvenuto il cadavere del cittadino georgiano Nodar LOMADZE, nato il 17.04.1980, deceduto a seguito di ferite multiple da arma da taglio.
Questo è il secondo, perlomeno di cui si abbia contezza, omicidio perpetrato in Italia nell’ambito della comunità criminale di matrice etnica georgiana. In precedenza in Bari il 06/01/2012 era stato ucciso Revaz TCHURADZE nell’ambito di un regolamento di conti tra i due clans rivali  KUTAISI e TBLISI-RUSTAVI per il controllo delle estorsioni in danno dei connazionali. In quest’ultimo caso le indagini svolte hanno fatto piena luce sull’operatività in Italia delle due diverse fazioni criminali, animate da uno scontro decennale, sia in madrepatria sia soprattutto in Russia, per il controllo esclusivo delle attività criminali in cui entrambe sono coinvolte. In tale quadro, anche a livello europeo è oramai assodato questo stato di cose tanto da indurre l’Agenzia europea di Polizia EUROPOL a costituire un tavolo permanente d’analisi investigativa.
Per pura coincidenza, nella medesima giornata del 18 luglio, i carabinieri di Roma concludevano un’autonoma attività investigativa che consentiva l’arresto di 37 georgiani responsabili di decine di furti in abitazione ricorrendo alla tecnica del key bumping che consente l'apertura delle porte con serratura europea senza lasciare segni di effrazione.
Ad oggi, ed in virtù delle informazioni disponibili, il fenomeno delinquenziale in argomento si evidenzia per la commissione di reati contro la proprietà, perpetrati in aree ad elevato tenore di vita del territorio nazionale. Le differenti cellule delinquenziali georgiane operanti in Italia hanno origine in due città: Kutaisi, la storica, e Tblisi, l’attuale capitale, la cui valenza criminale è di tutta evidenza, per quanto emerso dalle indagini, che oltre alla capacità criminosa intrinseca ad esse, hanno certificato i collegamenti internazionali di cui entrambe fanno uso per i propri fini illeciti. Si tratta di organizzazioni strutturalmente molto simili a quelle di tipo mafioso nostrane, i cui componenti fanno riferimento all’autorità dei “Vor v zakone[1]”, ossia ladri in legge, come generalmente tradotto[2].

Gli ultimi episodi, l’omicidio in Firenze e gli arresti in Roma, confermano in toto il quadro generale già delineato in passato che vede nel territorio italiano il mutuarsi sia delle tecniche criminali e complessivo modus operandi georgiano, già consolidatisi in altri paesi europei, sia il riverberarsi della contrapposizione violenta dei clan RUSTAVI e KUTAISI per il controllo anche della piazza criminale italiana.
In questo quadro generale, non dovrebbe essere ulteriormente dilazionato un piano d’intervento complessivo ed unitario nell’affrontare il contrasto di questa forma criminale che ha il suo punto di forza nella commissione di un reato a basso profilo criminologico come il furto in appartamento, tuttavia strumentale, in questo caso, all’accumulazione di fondi da reinvestire nei più lucrosi traffici di armi, diamanti, esseri umani e sostanze stupefacenti.












[1]     L'iniziazione di un "Vor" avviene nel corso di una cerimonia denominata "Korovanat", incoronazione, generalmente una riunione conviviale, durante la quale vengono sottoposte al giudizio di un'assemblea di altri "Vor” le qualità, i meriti e le azioni dell'aspirante che, qualora superata la prova, presta giuramento e viene incoronato. Nella scala gerarchica criminale, al di sotto del capo, si trovano gli “Smatriasci” (supervisori) che dirigono le bande dei “Baiot” (combattenti). Esiste una struttura consultiva denominata “Bratskíj Krug” (cerchia di fratelli), costituita da un numero variabile di “Vor”, per la soluzione di conflitti interni e, in genere, di situazioni emergenziali. I “Vor” cercano di evitare contrasti rispettando la competenza territoriale e, infine, soltanto un “Vor” può chiedere, nel corso di un summit criminale denominato Shodka la messa a morte di un altro “Vor” qualora questi abbia violato gli accordi già stabiliti; in tal caso si dice che “ha la corona appesa alle orecchie”.
[2]     Per oggettive ragioni storiche, sarebbe più opportuno tradurre la locuzione in ladri autorizzati dalla legge, nella necessità di riferirsi con chiarezza alle radici storiche in cui questa figura criminale è nata. Infatti, in epoca staliniana, al fine di controllare l’enorme massa di detenuti, comuni e politici, le autorità impiegavano detenuti particolarmente feroci per mantenere l’ordine all’interno delle carceri. Ovviamente ad essi erano consentite attività ad altri precluse; con il tempo queste figure hanno assunto un carisma proprio che si riverberava anche all’esterno, se liberi.

giovedì 18 luglio 2013

Politica, economia e criminalità.


Tutti noi percepiamo gli anni recenti e, purtroppo soprattutto quelli futuri, come un periodo di stringente, e per alcuni versi ineluttabile ciclo economico critico. Gli ultimi governi, seppur con ovvi differenti approcci, hanno indistintamente e ragionevolmente, parlato agli italiani della condivisibile urgenza di affrontare, in via prioritaria, le problematiche afferenti il lavoro, la fiscalità e la produttività.
Più in generale, sono stati portati all'attenzione del dibattito pubblico altri temi come la necessità di riforme, anche istituzionali, ad esempio in tema di giustizia o di struttura della pubblica amministrazione; il tutto finalizzato a consentire al paese di uscire dal lungo, troppo lungo e quindi oramai strutturale, periodo di crisi economica nazionale.
In tale quadro generale, emerge con chiara, e mi si passi, disarmante evidenza, l'assenza del tema della lotta alla criminalità organizzata in quanto causa e portatrice di nefasti effetti economici nel  mercato del lavoro, nella fiscalità e nella crescita produttiva.
Il nostro -sistema paese- è fortemente integrato nella struttura comunitaria che, tra l'altro, abbiamo voluto in quanto paese fondatore, che si è costruita in nuce sull'idea della libera concorrenza in un libero mercato regolato e che quindi è tema di economia prim'anche che di politica.
Oggi è a tutti evidente che quest'ultima è fortemente influenzata dai poteri economici avendo perso il primato delle scelte nell’interesse generale; il rovesciamento di questo primato ha determinato l’indebolimento delle barriere poste a freno dell’interesse di parte sulla collettività generando una fase nella quale entità prive di remore etiche agiscono senza vincoli, libere di ricorrere a qualsivoglia mezzo per raggiungere i propri fini. 
La criminalità di rango, quella organizzata e mafiosa, in quanto sistema economico parassitario aperto ai mercati mondiali in affari con qualsiasi entità politica e lobbistica, determina indubitabili effetti economici negativi che producono un generale depauperamento delle attività economiche.
I padri fondatori delle comunità individuarono nel mercato libero e regolato la chiave di volta del costruendo edificio europeo in quanto consapevoli che avrebbe determinato un processo virtuoso finalizzato all'unità politica a patto che esso si fosse svolto in uno spazio di giustizia e libertà.
In questo spazio non può e non deve operare, se non fisiologicamente, una criminalità organizzata che, da fattore meramente criminale è diventata attore economico iniquo.

Pertanto, appare quantomeno insensato non includere il contrasto alla criminalità organizzata, intesa come portatrice di profondi effetti economici, nell'agenda delle immediate priorità del paese da affrontare non già, ma sarebbe meglio dire non solo, per contenerne gli effetti etici, quanto piuttosto, in questo momento storico, quelli direttamente connessi al mondo economico nella sua interezza.
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